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Cara ADUC

Rifornimento diesel sporco

8 agosto 2018
Domanda 8 agosto 2018
Salve, scrivo la presente per chiedere come poter far valere il mio diritto di consumatore nella vicenda che mi è capitata. In data 21/07/18 acquisto 50 euro "puliti" di diesel al distributore Tamoil di V. Senese a Firenze. Alle 14:00 mi sono messo in viaggio con la mia compagna verso l'aeroporto di Milano Malpensa per imbarcarmi per una vacanza di 1 settimana sul Mar Rosso.
All'altezza di Modena Nord alle 15:40, mentre percorrevo la A1, si accende la spia "avaria motore" e la macchina si spenge. Riesco a fermarmi in una piazzola e dato che la macchina non ripartiva chiamo il carro attrezzi. La mia auto, una BMW X1 del 2010, viene ricoverata tramite il carro attrezzi in un'officina poco distante.
Purtroppo devo rinunciare a partire dato che non riesco ad arrivare all'aeroporto in tempo. Quindi torno a Firenze. Fino al martedì 24/07/18 l'officina non mi fa alcuna diagnosi. Martedì sera verso le 18:00 il meccanico mi chiama dicendomi che la mia auto aveva un bel danno, provocato da gasolio sporco nel serbatoio. Mi fa un preventivo di 5500 €. Decido di portare la mia macchina a Firenze per farla riparare da un meccanico di mia fiducia. La diagnosi è la stessa. Dato che è agosto, il periodo delle ferie, ad oggi la mia auto è ancora in officina a Firenze in attesa di riparazione. In definitiva le 50 euro investite per acquistare carburante mi hanno "provocato" un bel pò di spese: carroattrezzi, viaggio annullato, e la riparazione. Mi chiedo e vi chiedo come far valere il mio diritto di consumatore "truffato".
In fin dei conti cosa ho fatto per dovermi meritare una spesa così grossa se non fidarmi del marchio Tamoil e del suo prodotto? Mi sento truffato e vorrei sapere come meglio muovermi in una situazione del genere. Ho anche effettuato una denuncia ai carabinieri.
In attesa di riscontro, saluto cordialmente
Gianni, dalla provincia di FI

Risposta ADUC
è necessario provare che quell’avaria è dovuta ad un rifornimento di benzina con carburante annacquato o semplicemente sporco. Tale circostanza deve essere certificata in forma scritta dall’officina che compie la riparazione.
Altro aspetto fondamentale è provare presso quale distributore abbiamo effettuato il rifornimento di carburante. La prova può essere data, ad esempio, dalla stessa ricevuta rilasciata dal rifornitore. Può essere ricavata anche nel caso di pagamento effettuato mediante bancomat o carta di credito. In caso di pagamento in contanti, le cose si complicano. Una soluzione potrebbe essere, in presenza delle telecamere di sorveglianza, di chiedere al gestore del distributore il filmato nel quale ci si rifornisce li. Per ovvie ragioni, potrebbe non essere collaborativo.
A questo punto, è possibile procedere con la richiesta di risarcimento del danno tramite raccomandata con ricevuta di ritorno indirizzandola sia al distributore che alla compagnia petrolifera, allegando la seguente documentazione:
– copia della ricevuta comprovante l’avvenuto rifornimento presso il distributore cui inoltriamo la richiesta;
– certificazione tecnica che dimostra che il danno subito dal veicolo è dovuto a un rifornimento di carburane annacquato o sporco;
– copia della ricevuta dei costi di riparazione del mezzo.
Se la presente richiesta non dovesse avere gli esiti sperati, è possibile agire per vie legali, con la possibilità di chiedere il risarcimento dei danni al veicolo e di tutti gli ulteriori danni eventualmente patiti in seguito alla rottura dell’auto. In Tribunale bisognerà dimostrare che il veicolo è stato rifornito presso quella specifica stazione di servizio e che il successivo guasto del veicolo dipende proprio dal carburante erogato (in questo può aiutare mettere in evidenza che le stesse problematiche sono state riscontrate su diverse auto che avevano effettuato anch’esse il rifornimento presso lo stesso distributore), in base alla scheda di assistenza e riparazione. Tali circostanze delineano una inequivocabile responsabilità di natura contrattuale, riguardante la qualità della merce venduta, con conseguente accollo di tutti i danni provocati dalla inadeguatezza del bene venduto.
Si faccia valere con una lettera raccomandata A/R o PEC di messa in mora:
http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora+diffida_8675.php
Nel caso in cui la società non accolga la sua richiesta, può scegliere se attivare un tentativo di conciliazione stragiudiziale presso la camera di commercio o il Giudice di Pace, oppure adire le vie legali. Qui le schede sull'argomento:
http://sosonline.aduc.it/scheda/conciliazione+camera+commercio_11797.php
http://sosonline.aduc.it/scheda/giudice+pace_15959.php
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