Cara ADUC
cambio residenza
Domanda
24 ottobre 2018
ciao sono rosaria ho 47 anni, io abito con la mia famiglia in un appartamento, e mia madre ha la residenza con me, ma non vive con me abita in un altra casa e non puo fare residenza dove vive. pero' io vorrei toglierle la residenza. mi hanno detto che se va al comune puo' dire che non ha fissa dimora e cosi togliere la residenza da casa mia, mi potrebbe aiutare e dirmi se e cosi, ho trovare un alro modo grazie
aiutatemi
Rosaria, dalla provincia di NA
aiutatemi
Rosaria, dalla provincia di NA
Risposta ADUC
Spesso si fa confusione tra residenza e domicilio: in realtà si tratta di due concetti distinti, con implicazioni giuridiche differenti.
La differenza tra residenza e domicilio è enunciata nel Codice Civile - art. 43: “Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale”.
I cambiamenti di domicilio, dimora o residenza spettano solo al soggetto interessato e non ai familiari.
Rimanere senza fissa dimora, invece, non è sempre una questione di difficoltà economica: a volte diventa una scelta per non essere reperibili, soprattutto, per il Fisco. Tuttavia, questa decisione implica notevoli ostacoli.
Chi si ritrova ad essere senza fissa dimora deve affrontare, oltre a problemi di natura economica e pratica, una serie di privazioni dal punto di vista normativo. Che cosa comporta essere senza fissa dimora? Comporta, in primis, perdere la propria residenza. E questo significa perdere anche una serie di diritti legati dalla legge alla residenza di un cittadino: il diritto alla salute (chi è senza fissa dimora può ricevere prestazioni solo dal Pronto soccorso), il diritto a rinnovare la propria carta d’identità o ad aprire una partita Iva, il diritto a qualsiasi tipo di prestazione previdenziale, anche se chi è senza fissa dimora ha lavorato per più di 40 anni pagando regolarmente i contributi. Infine, essere senza fissa dimora comporta anche perdere il diritto al voto.
Tuttavia la natura del posto in cui si vive non può essere un impedimento per l’iscrizione all’anagrafe di un Comune. Tale ufficio, infatti, deve limitarsi a registrare la presenza stabile di una persona sul territorio comunale, anche se si trova ad essere senza fissa dimora o vive nel vagone di un treno abbandonato. Il diretto interessato può iscriversi con una residenza fittizia o virtuale utilizzando un indirizzo inesistente, cioè dichiarando di abitare in una via che, in realtà, in quel paese o città non esiste. Ogni Comune deve dotarsi di una di queste vie «virtuali» dove collocare le persone senza fissa dimora che chiedono l’iscrizione anagrafica.
La differenza tra residenza e domicilio è enunciata nel Codice Civile - art. 43: “Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale”.
I cambiamenti di domicilio, dimora o residenza spettano solo al soggetto interessato e non ai familiari.
Rimanere senza fissa dimora, invece, non è sempre una questione di difficoltà economica: a volte diventa una scelta per non essere reperibili, soprattutto, per il Fisco. Tuttavia, questa decisione implica notevoli ostacoli.
Chi si ritrova ad essere senza fissa dimora deve affrontare, oltre a problemi di natura economica e pratica, una serie di privazioni dal punto di vista normativo. Che cosa comporta essere senza fissa dimora? Comporta, in primis, perdere la propria residenza. E questo significa perdere anche una serie di diritti legati dalla legge alla residenza di un cittadino: il diritto alla salute (chi è senza fissa dimora può ricevere prestazioni solo dal Pronto soccorso), il diritto a rinnovare la propria carta d’identità o ad aprire una partita Iva, il diritto a qualsiasi tipo di prestazione previdenziale, anche se chi è senza fissa dimora ha lavorato per più di 40 anni pagando regolarmente i contributi. Infine, essere senza fissa dimora comporta anche perdere il diritto al voto.
Tuttavia la natura del posto in cui si vive non può essere un impedimento per l’iscrizione all’anagrafe di un Comune. Tale ufficio, infatti, deve limitarsi a registrare la presenza stabile di una persona sul territorio comunale, anche se si trova ad essere senza fissa dimora o vive nel vagone di un treno abbandonato. Il diretto interessato può iscriversi con una residenza fittizia o virtuale utilizzando un indirizzo inesistente, cioè dichiarando di abitare in una via che, in realtà, in quel paese o città non esiste. Ogni Comune deve dotarsi di una di queste vie «virtuali» dove collocare le persone senza fissa dimora che chiedono l’iscrizione anagrafica.
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