Cara ADUC
Casa in comproprietà con il fratello: l'affitto richiesto dopo anni è legittimo?
Domanda
27 agosto 2026
Buongiorno.
Nel 2018 ho acquistato una casa accendendo un mutuo. Entrambi al 50% con mio fratello.
Sul rogito è scritto e firmato da entrambi che io avrei trasferito qui la mia residenza.
Dopo due anni, per via di controversie familiari mi chiede le chiavi e l'affitto, la cosa cade nel nulla.
Adesso dopo altri 3 anni si è rifatto vivo ed ha chiamato in causa me e mio marito chiedendoci arretrati del canone per oltre 80mila euro adducendo che lui non ha mai dato consenso che io abitassi qui.
Sul rogito era esplicito e lui ha firmato. Sul rogito non c'è accenno a nessun corrispettivo che io avrei dovuto versare.
La casa è stata pagata da me per quanto riguarda l'anticipo e le rate. Purtroppo, essendo rimasta senza lavoro non ho più potuto versare nulla e mio fratello, nonostante sia più che capiente, non ha pagato, quindi la banca ha risolto il mutuo ed andrà all'asta.
Secondo me questa è una lite temeraria poiché:
- sul rogito è esplicito e firmato da entrambi che io sarei venuta qui ad abitare come prima casa.
- sul rogito non vi è cenno di corrispettivo che io debba versare e tantomeno può essere deciso unilateralmente un importo
- mi ha fatto vendere la mia prima casa e investire tutto qui per renderla abitabile
- pur potendo è venuto meno all'accordo di pagare il mutuo
Potete aiutarmi? Per far valere che la sua richiesta non ha alcun fondamento.
Grazie
distinti saluti
allego ricorso ricevuto e su vs richiesta invio anche rogito (sono parecchie pagine) sulla mia mail a cui risponderete
Anna
Nel 2018 ho acquistato una casa accendendo un mutuo. Entrambi al 50% con mio fratello.
Sul rogito è scritto e firmato da entrambi che io avrei trasferito qui la mia residenza.
Dopo due anni, per via di controversie familiari mi chiede le chiavi e l'affitto, la cosa cade nel nulla.
Adesso dopo altri 3 anni si è rifatto vivo ed ha chiamato in causa me e mio marito chiedendoci arretrati del canone per oltre 80mila euro adducendo che lui non ha mai dato consenso che io abitassi qui.
Sul rogito era esplicito e lui ha firmato. Sul rogito non c'è accenno a nessun corrispettivo che io avrei dovuto versare.
La casa è stata pagata da me per quanto riguarda l'anticipo e le rate. Purtroppo, essendo rimasta senza lavoro non ho più potuto versare nulla e mio fratello, nonostante sia più che capiente, non ha pagato, quindi la banca ha risolto il mutuo ed andrà all'asta.
Secondo me questa è una lite temeraria poiché:
- sul rogito è esplicito e firmato da entrambi che io sarei venuta qui ad abitare come prima casa.
- sul rogito non vi è cenno di corrispettivo che io debba versare e tantomeno può essere deciso unilateralmente un importo
- mi ha fatto vendere la mia prima casa e investire tutto qui per renderla abitabile
- pur potendo è venuto meno all'accordo di pagare il mutuo
Potete aiutarmi? Per far valere che la sua richiesta non ha alcun fondamento.
Grazie
distinti saluti
allego ricorso ricevuto e su vs richiesta invio anche rogito (sono parecchie pagine) sulla mia mail a cui risponderete
Anna
Risposta ADUC
Gentile Anna,
le anticipiamo che una valutazione approfondita di questo genere di causa richiede necessariamente l'esame diretto degli atti da parte di un legale di sua fiducia, cui dovrà dare eventualmente mandato per difendersi davanti al giudice. Questa associazione non è uno studio legale, non può rappresentarla in giudizio. Possiamo offrirle alcuni elementi di orientamento generale sui principi che potrebbero rilevare nel giudizio, ma ogni valutazione dovrà essere rimessa al suo avvocato.
Il tema centrale, se i fatti sono come lei li descrive, è se l'atto di compravendita che richiama espressamente il trasferimento della sua residenza nell'immobile costituisca un titolo che le conferiva un diritto di godimento esclusivo (o comunque non a titolo oneroso) sull'immobile, diverso dal semplice uso paritario previsto dalla comproprietà. Se effettivamente il rogito contiene quella clausola sottoscritta da entrambi, e se non vi è alcuna previsione di corrispettivo, questo è un elemento difensivo rilevante da opporre alla richiesta di indennità di occupazione: la giurisprudenza citata nel ricorso che lei ha ricevuto riguarda il caso fisiologico di occupazione esclusiva senza titolo o consenso, non necessariamente un caso in cui il consenso all'abitazione risulti da un atto pubblico controfirmato dal richiedente stesso.
Quanto alla "lite temeraria" (responsabilità aggravata per chi agisce in giudizio con mala fede o colpa grave), è un istituto che il giudice applica solo in casi di abuso manifesto dello strumento processuale, e la sua eventuale sussistenza va valutata dal giudice all'esito della causa: è un argomento che il suo avvocato potrà eventualmente sollevare in via riconvenzionale, ma non è qualcosa che possiamo anticipare noi con certezza.
Le circostanze che lei riferisce, il mancato pagamento delle rate da parte del fratello nonostante la sua capienza economica, l'investimento personale nell'immobile, l'accordo risultante dal rogito, sono tutti elementi di fatto che vanno documentati e portati all'attenzione del giudice tramite un proprio legale, con memoria di costituzione e comparsa di risposta, nel rispetto dei termini indicati nel ricorso stesso (costituzione non oltre dieci giorni prima dell'udienza fissata). Le consigliamo di rivolgersi con urgenza a un avvocato di fiducia, portando il rogito integrale e tutta la documentazione difensiva, dato che i termini processuali sono stringenti e la posta in gioco è rilevante.
le anticipiamo che una valutazione approfondita di questo genere di causa richiede necessariamente l'esame diretto degli atti da parte di un legale di sua fiducia, cui dovrà dare eventualmente mandato per difendersi davanti al giudice. Questa associazione non è uno studio legale, non può rappresentarla in giudizio. Possiamo offrirle alcuni elementi di orientamento generale sui principi che potrebbero rilevare nel giudizio, ma ogni valutazione dovrà essere rimessa al suo avvocato.
Il tema centrale, se i fatti sono come lei li descrive, è se l'atto di compravendita che richiama espressamente il trasferimento della sua residenza nell'immobile costituisca un titolo che le conferiva un diritto di godimento esclusivo (o comunque non a titolo oneroso) sull'immobile, diverso dal semplice uso paritario previsto dalla comproprietà. Se effettivamente il rogito contiene quella clausola sottoscritta da entrambi, e se non vi è alcuna previsione di corrispettivo, questo è un elemento difensivo rilevante da opporre alla richiesta di indennità di occupazione: la giurisprudenza citata nel ricorso che lei ha ricevuto riguarda il caso fisiologico di occupazione esclusiva senza titolo o consenso, non necessariamente un caso in cui il consenso all'abitazione risulti da un atto pubblico controfirmato dal richiedente stesso.
Quanto alla "lite temeraria" (responsabilità aggravata per chi agisce in giudizio con mala fede o colpa grave), è un istituto che il giudice applica solo in casi di abuso manifesto dello strumento processuale, e la sua eventuale sussistenza va valutata dal giudice all'esito della causa: è un argomento che il suo avvocato potrà eventualmente sollevare in via riconvenzionale, ma non è qualcosa che possiamo anticipare noi con certezza.
Le circostanze che lei riferisce, il mancato pagamento delle rate da parte del fratello nonostante la sua capienza economica, l'investimento personale nell'immobile, l'accordo risultante dal rogito, sono tutti elementi di fatto che vanno documentati e portati all'attenzione del giudice tramite un proprio legale, con memoria di costituzione e comparsa di risposta, nel rispetto dei termini indicati nel ricorso stesso (costituzione non oltre dieci giorni prima dell'udienza fissata). Le consigliamo di rivolgersi con urgenza a un avvocato di fiducia, portando il rogito integrale e tutta la documentazione difensiva, dato che i termini processuali sono stringenti e la posta in gioco è rilevante.
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