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Lettera 
9 novembre 2018 0:00
 
Buongiorno,
sono stata contattata telefonicamente per la consegna di una tessera che mi avrebbe dato la possibilità di ricevere sconti fino al 50% su articoli di aziende italiane di primaria importanza.
Mi dicono che un rappresentante sarebbe passato per mostrarmi i cataloghi, senza fare alcun riferimento all'obbligatorietà di un grosso acquisto iniziale.
Il rappresentante arriva il 10 ottobre e, sul cancello, velocemente, mi consegna un "contratto" (che allego) e che metto via (come da sue indicazioni) in attesa di un altro collega che mi avrebbe portato i cataloghi e la tessera. Stupidamente non leggo, né faccio caso a quanto da me sottoscritto.
Il 31 ottobre ricevo la visita della rappresentante con la tessera ed un catalogo dal quale avrei dovuto scegliere 2 prodotti per una spesa di 3500 euro + iva. Obietto che non ero stata informata né nel corso della prima telefonata e tantomeno dal precedente rappresentante dell'obbligo di acquisto (per quella spesa e quei prodotti, a cui non ero, tra l'altro,interessata). La rappresentante chiama in sede e, "per venirmi incontro", le viene detto di annullare il precedente contratto (che prevedeva l'obbligatorietà di questa spesa per 3 anni!) e compilarne un altro come cliente fiera (mantenendo la data di prima stipula), aggiungendo che null'altro avrebbero preteso oltre a questa vendita, con l'acquisto di una batteria di pentole MC e un materasso matrimoniale, per evitare ripercussioni legali. Ho consegnato un assegno di 1824,00 euro (corrispondente alla metà del prezzo, da saldare alla consegna dei prodotti), che non è ancora stato incassato.
A tutt'oggi non ho ricevuto notizie in merito alla consegna dei prodotti (che sono stata obbligata ad acquistare, pur non avendone bisogno).
Posso in qualche modo bloccare il pagamento dell'assegno (se la data del contratto è 10 ottobre, l'azienda è in abbondante ritardo sulla riscossione anche fuori piazza) e rescindere il contratto?
Grazie per la vostra disponibilità,
saluti,
Angela, dalla provincia di MI

Risposta:
Lei ha acquistato alcuni beni in base al 2° contratto firmato contro un pagamento in assegno bancario che a suo dire è scaduto.
In primis, nei rapporti diretti tra il traente (lei) ed il prenditore (intestatario), l’assegno bancario, anche se privo di valore cartolare, deve essere considerato come una promessa di pagamento e pertanto, in virtù del disposto normativo di cui all’art.1988 cc, comporta una presunzione giuridica dell’esistenza del rapporto sottostante, fino a che l’emittente (lei) non fornisca la prova dell’inesistenza, invalidità ed estinzione di tale rapporto.
In secundis, il venditore ha l'obbligo della consegna entro un termine pattuito o in 30 giorni dalla data di conclusione del contratto. Se non riceve in consegna il bene entro il termine pattuito o nel termine di 30 giorni, il consumatore (lei) è legittimato a risolvere il contratto, salvo il diritto al risarcimento del danno,(art. 61 cod. cons.).
Quindi se vuole recedere dal contratto deve aspettare il decorso dei termini di consegna, per poter inviare una disdetta.
 
 
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