Cara ADUC
Cambio destinazione d'uso urbanistica
Domanda
2 maggio 2018
Buongiorno, sono il papà di una ragazza che ha la qualifica professionale di estetista, inserita in ambito "artigianale".
Avremmo trovato nel nostro Comune di residenza, un locale da affittare da adibire e piccolo centro estetico di ca. 40 mt., recentemente ristrutturato ed adeguato a tutte le normative vigenti in materia di igiene e salubrità pubblica e naturalmente a quelle urbanistiche avendo ottenuto la prevista agibilità, urbanisticamente definito "commerciale". Ed il proprietario, cosa da non poco conto, chiede una cifra di locazione bassa rispetto alla norma.
La problematica sorge con il Comune, che chiede di effettuare un cambio d’uso destinazione urbanistica del locale attualmente classificato con categoria catastale C/1 (negozi e botteghe), declassandolo alla categoria C/3 (Laboratori per arti e mestieri).
Infatti dopo alcuni colloqui dello stilante con i componenti/responsabili dell’Ufficio edilizia privata del Comune in indirizzo, sembrerebbe derivare da un’interpretazione di codesto personale, a parere dello scrivente errata e oramai superata, dalla quale parrebbe che l’attività di estetista della propria figlia, appartenente all’artigianato, non potrebbe essere regolarmente svolta in un locale considerato commerciale e soprattutto in categoria catastale C1; da qui la richiesta di cambio uso destinazione urbanistica.
Io ho fatto alcune approfondite ricerche dalle quale è emerso che il recente D.L. n. 133/2014 (c.d. Sblocca Italia) ha introdotto al Testo unico dell’edilizia (D.P.R. 6/6/2001 n. 380) l’art. 23 ter (Mutamento d’uso urbanistico rilevante) con il quale sono state individuate e assegnate alle unità immobiliari cinque diverse categorie e precisamente: a) residenziale; a bis) turistico-ricettiva; b) produttiva e direzionale; c) commerciale; d) rurale, eliminando di netto quella artigianale che non è più presente.
Da quanto sopra illustrato, scaturisce una semplice domanda: “in quale ambito e categoria dovrebbe quindi svolgersi un’attività professionale artigianale?”.
La normativa citata ha chiarito che il cambio destinazione d’uso urbanisticamente rilevante è solamente quello che comporta il passaggio tra una e l’altra delle cinque categorie funzionalmente autonome indicate dalla legge, indipendentemente o meno dalla realizzazione di opere (che nel caso specifico sono già state realizzate).
All’interno della stessa categoria le destinazioni d’uso, sono ritenute urbanisticamente omogenee, in quanto determinano per i Comuni, carichi urbanistici sostanzialmente equivalenti.
I Comuni debbono dettagliare le tipologie delle destinazioni d’uso degli immobili all’interno della categoria funzionale (es. prevedendo gli usi di studi professionali, ambulatori, palestre, artigianato, ecc.) non potendo naturalmente modificare le “categorie funzionali” che devono essere solo le cinque stabilite dalla legge.
Non avendo più caratteri a disposizione per illustrare la situazione, allego nota da me inviata al Comune e vi chiedo un vostro parere
Stefano, da Castelnuovo Del Garda (VR)
Avremmo trovato nel nostro Comune di residenza, un locale da affittare da adibire e piccolo centro estetico di ca. 40 mt., recentemente ristrutturato ed adeguato a tutte le normative vigenti in materia di igiene e salubrità pubblica e naturalmente a quelle urbanistiche avendo ottenuto la prevista agibilità, urbanisticamente definito "commerciale". Ed il proprietario, cosa da non poco conto, chiede una cifra di locazione bassa rispetto alla norma.
La problematica sorge con il Comune, che chiede di effettuare un cambio d’uso destinazione urbanistica del locale attualmente classificato con categoria catastale C/1 (negozi e botteghe), declassandolo alla categoria C/3 (Laboratori per arti e mestieri).
Infatti dopo alcuni colloqui dello stilante con i componenti/responsabili dell’Ufficio edilizia privata del Comune in indirizzo, sembrerebbe derivare da un’interpretazione di codesto personale, a parere dello scrivente errata e oramai superata, dalla quale parrebbe che l’attività di estetista della propria figlia, appartenente all’artigianato, non potrebbe essere regolarmente svolta in un locale considerato commerciale e soprattutto in categoria catastale C1; da qui la richiesta di cambio uso destinazione urbanistica.
Io ho fatto alcune approfondite ricerche dalle quale è emerso che il recente D.L. n. 133/2014 (c.d. Sblocca Italia) ha introdotto al Testo unico dell’edilizia (D.P.R. 6/6/2001 n. 380) l’art. 23 ter (Mutamento d’uso urbanistico rilevante) con il quale sono state individuate e assegnate alle unità immobiliari cinque diverse categorie e precisamente: a) residenziale; a bis) turistico-ricettiva; b) produttiva e direzionale; c) commerciale; d) rurale, eliminando di netto quella artigianale che non è più presente.
Da quanto sopra illustrato, scaturisce una semplice domanda: “in quale ambito e categoria dovrebbe quindi svolgersi un’attività professionale artigianale?”.
La normativa citata ha chiarito che il cambio destinazione d’uso urbanisticamente rilevante è solamente quello che comporta il passaggio tra una e l’altra delle cinque categorie funzionalmente autonome indicate dalla legge, indipendentemente o meno dalla realizzazione di opere (che nel caso specifico sono già state realizzate).
All’interno della stessa categoria le destinazioni d’uso, sono ritenute urbanisticamente omogenee, in quanto determinano per i Comuni, carichi urbanistici sostanzialmente equivalenti.
I Comuni debbono dettagliare le tipologie delle destinazioni d’uso degli immobili all’interno della categoria funzionale (es. prevedendo gli usi di studi professionali, ambulatori, palestre, artigianato, ecc.) non potendo naturalmente modificare le “categorie funzionali” che devono essere solo le cinque stabilite dalla legge.
Non avendo più caratteri a disposizione per illustrare la situazione, allego nota da me inviata al Comune e vi chiedo un vostro parere
Stefano, da Castelnuovo Del Garda (VR)
Risposta ADUC
il riferimento alle categorie catastali è improprio, non essendo in discussione la qualificazione fiscale dei locali. Lei comunque ha ragione a chiedere chiarimenti circa un presunto inserimento dell'attività di sua figlia in una categoria funzionale diversa da quella "commerciale", tra le cinque previste dal D.L. n. 133/2014. e alle quali gli enti periferici, regione e comuni, hanno l'obbligo di uniformare i propri regolamenti e/o legislazioni edilizie. Le consigliamo di formulare sinteticamente questa richiesta in autotutela, tramite lettera raccomandata AR o via PEC.
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