Cara ADUC
Avvocato distrattario ex art. 93 c.p.c.: come recuperare somme già pagate
Domanda
7 settembre 2026
Vi sottopongo una vicenda relativa al rapporto economico con un ex legale, chiedendo un parere sulla correttezza della situazione e sui rimedi per ottenere la restituzione delle somme indebitamente trattenute.
Nel 2023, quale Amministratore di Sostegno di mio padre, conferii incarico per una causa civile sulle rette RSA. Non fu redatto alcun preventivo scritto per un compenso superiore a quello poi effettivamente richiesto.
Il 26/10/2023 effettuai dal conto tutelare un bonifico di €4.987,80 (€3.500 compenso + IVA, CPA, spese), cui seguì fattura.
Con e-mail del 20/05/2026, a mia richiesta di chiarimenti, il professionista ha scritto: «quanto avrei potuto chiederle per la causa di primo grado (€7.617) [...] io, per contro, ho richiesto la somma di €3.500 oltre iva, cpa e spese esenti per un totale di €4.987,80».
Il quesito è semplice: se €4.987,80 era la somma concretamente richiesta e già interamente pagata, quale credito professionale residuo esisteva quando il legale si è dichiarato antistatario ex art. 93 c.p.c.?
Con la sentenza, le spese di lite sono state distratte in suo favore; dalla documentazione risultano pagamenti dalle controparti per complessivi €4.816,03.
Ho chiesto più volte un prospetto contabile su compenso maturato, imputazione dei €4.987,80, somme distratte e saldo residuo, senza risposta definitiva. Il 21/11/2025 avevo già inviato PEC di richiesta restituzione, con ricevuta di consegna: nessun riscontro, nessuna somma restituita.
Qualora sostenesse che i €4.987,80 fossero solo un acconto, quale prova dovrebbe fornire di un diverso compenso concordato, in assenza di preventivo scritto per importo superiore?
Il pagamento fu effettuato dal conto tutelare e rendicontato come costo della causa, con successiva approvazione del rendiconto tutelare.
Chiedo un parere su:
1. se sussistessero i presupposti per la dichiarazione di antistatario ex art. 93 c.p.c.;
2. la rilevanza del pagamento già effettuato di €4.987,80;
3. il valore della dichiarazione scritta successiva sui €3.500 richiesti;
4. come considerare le somme ricevute tramite distrazione;
5. quale somma richiedere in restituzione (ad oggi non corrisposta) e quale rimedio sia più opportuno, anche alla luce della PEC del 21/11/2025 senza riscontro.
Ringrazio anticipatamente.
Cordiali saluti,
Davide, dalla provincia di PI
Nel 2023, quale Amministratore di Sostegno di mio padre, conferii incarico per una causa civile sulle rette RSA. Non fu redatto alcun preventivo scritto per un compenso superiore a quello poi effettivamente richiesto.
Il 26/10/2023 effettuai dal conto tutelare un bonifico di €4.987,80 (€3.500 compenso + IVA, CPA, spese), cui seguì fattura.
Con e-mail del 20/05/2026, a mia richiesta di chiarimenti, il professionista ha scritto: «quanto avrei potuto chiederle per la causa di primo grado (€7.617) [...] io, per contro, ho richiesto la somma di €3.500 oltre iva, cpa e spese esenti per un totale di €4.987,80».
Il quesito è semplice: se €4.987,80 era la somma concretamente richiesta e già interamente pagata, quale credito professionale residuo esisteva quando il legale si è dichiarato antistatario ex art. 93 c.p.c.?
Con la sentenza, le spese di lite sono state distratte in suo favore; dalla documentazione risultano pagamenti dalle controparti per complessivi €4.816,03.
Ho chiesto più volte un prospetto contabile su compenso maturato, imputazione dei €4.987,80, somme distratte e saldo residuo, senza risposta definitiva. Il 21/11/2025 avevo già inviato PEC di richiesta restituzione, con ricevuta di consegna: nessun riscontro, nessuna somma restituita.
Qualora sostenesse che i €4.987,80 fossero solo un acconto, quale prova dovrebbe fornire di un diverso compenso concordato, in assenza di preventivo scritto per importo superiore?
Il pagamento fu effettuato dal conto tutelare e rendicontato come costo della causa, con successiva approvazione del rendiconto tutelare.
Chiedo un parere su:
1. se sussistessero i presupposti per la dichiarazione di antistatario ex art. 93 c.p.c.;
2. la rilevanza del pagamento già effettuato di €4.987,80;
3. il valore della dichiarazione scritta successiva sui €3.500 richiesti;
4. come considerare le somme ricevute tramite distrazione;
5. quale somma richiedere in restituzione (ad oggi non corrisposta) e quale rimedio sia più opportuno, anche alla luce della PEC del 21/11/2025 senza riscontro.
Ringrazio anticipatamente.
Cordiali saluti,
Davide, dalla provincia di PI
Risposta ADUC
Gentile Davise,
Verifichi prima di tutto se la fattura emessa all'epoca del pagamento riporta la dicitura "acconto". In questo caso, sarà difficile provare che in realtà si trattava dell'importo complessivo richiesto. L'avvocato le ha scritto che avrebbe potuto chiedere € 7.617, ma "ha richiesto" € 3.500 oltre IVA, CPA e spese. Scritto così, sembra descrivere l'importo complessivamente preteso per la causa, non un versamento in acconto. Ma occorre valutare anche il testo integrale dell'e-mail e il suo contesto.
In ogni caso, in mancanza di preventivo scritto, si applicano i parametri forensi (solitamente nei valori medi), che può consultare facilmente online inserendo il valore della causa (qui uno dei tanti calcolatori online: calcolatore online dei compensi forensi). L'importo che le ha indicato il legale (7616 euro) corrisponde per l'appunto all'importo medio dei compensi per una causa civile di valore fra 26.000 e 52.000 euro.
Quel che può fare è una domanda giudiziale (rivolgendosi ad altro legale) di accertamento del compenso effettivamente dovuto e di restituzione dell'eccedenza trattenuta
Verifichi prima di tutto se la fattura emessa all'epoca del pagamento riporta la dicitura "acconto". In questo caso, sarà difficile provare che in realtà si trattava dell'importo complessivo richiesto. L'avvocato le ha scritto che avrebbe potuto chiedere € 7.617, ma "ha richiesto" € 3.500 oltre IVA, CPA e spese. Scritto così, sembra descrivere l'importo complessivamente preteso per la causa, non un versamento in acconto. Ma occorre valutare anche il testo integrale dell'e-mail e il suo contesto.
In ogni caso, in mancanza di preventivo scritto, si applicano i parametri forensi (solitamente nei valori medi), che può consultare facilmente online inserendo il valore della causa (qui uno dei tanti calcolatori online: calcolatore online dei compensi forensi). L'importo che le ha indicato il legale (7616 euro) corrisponde per l'appunto all'importo medio dei compensi per una causa civile di valore fra 26.000 e 52.000 euro.
Quel che può fare è una domanda giudiziale (rivolgendosi ad altro legale) di accertamento del compenso effettivamente dovuto e di restituzione dell'eccedenza trattenuta
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