Cara ADUC
Sistema giudiziario italiano e contenzioso con clinica
Domanda
11 febbraio 2017
Buongiorno
spero di trovare un’ancora di salvezza perchè la mia esperienza relativa al sistema giudiziario italiano è veramente pessima. Ecco 3 vicende che mi riguardano e mi hanno portato a questa conclusione:
- di fronte a denunce da più parti, siccome “mancano le prove”, un comando locale dei carabinieri non può impedire la periodica devastazione di una campagna da parte di un gregge di capre
- a inizio anni ’80 un Comune espropria un terreno, passano circa 10 anni per la conclusione di un processo che dichiara l’incompetenza del Tribunale, dopo oltre 30 anni si tenta un nuovo processo finito in Corte d’Appello che, a fronte di una normativa che si è nel frattempo evoluta, chiude la questione con poche righe interpretabili e condanna le vittime a pagare le spese legali al comune espropriante
- ed ora il problema attuale : nel 2015 pago anticipatamente 1.800 euro ad una clinica estetica per un intervento, ambulatoriale di breve durata e con alcuni giorni di convalescenza, rimandato da me 3 volte per problemi giustificati finché, mentre tento varie volte di fissare una nuova data per l'intervento via e-mail (la clinica non risponde mai al telefono), mi viene detto che la convalescenza dura ben 30 giorni. Contesto alla clinica l'omissione di questa informazione fondamentale e chiedo il rimborso dell'importo pagato un anno prima (a fronte del quale ho solo una ricevuta fiscale di 300 euro, la denuncia alla Guardia di Finanza non ha dato alcun esito). L’associazione di
consumatori a cui mi rivolgo manda una PEC/diffida, la clinica non risponde e quando, dopo oltre 2 mesi, l’avvocato dell’associazione rifiuta di procedere nella negoziazione assistita, giunge risposta dall’avv. della clinica che comunica che le mie disdette hanno arrecato un grave danno economico e quindi essendo io informata della prenotazione della sala operatoria intende procedere al recupero dei soldi, non cita alcun documento che attesti ciò che sostiene.
In base al parere offerto da un avvocato, sebbene io abbia regione, sarebbe più conveniente lasciar perdere… Se avesse ragione? Leggo infatti nel rapporto dell’Istat sul sistema giudiziario italiano nel 2015: “Negli ultimi tre anni ben 1 milione 555 mila persone hanno deciso di rinunciare ad avviare una causa civile per il timore di sostenere costi troppo elevati rispetto al vantaggio conseguibile (30,8%), per l’incertezza dei tempi di svolgimento (25,6%) o dell’esito favorevole (15,5%)”.
C’è un modo per sapere se conviene anche a me entrare a far parte della categoria dei rinunciatari, senza dover spendere una cifra per uno studio del caso (basato sullo scambio di e-mail) che magari mi costa denaro senza alcun buon esito? Si può parlare anche in questo caso di compenso “a risultato”? (E aggiungo: possibile che in Italia non si smuova niente?).
Stefania, da Padova (PD)
spero di trovare un’ancora di salvezza perchè la mia esperienza relativa al sistema giudiziario italiano è veramente pessima. Ecco 3 vicende che mi riguardano e mi hanno portato a questa conclusione:
- di fronte a denunce da più parti, siccome “mancano le prove”, un comando locale dei carabinieri non può impedire la periodica devastazione di una campagna da parte di un gregge di capre
- a inizio anni ’80 un Comune espropria un terreno, passano circa 10 anni per la conclusione di un processo che dichiara l’incompetenza del Tribunale, dopo oltre 30 anni si tenta un nuovo processo finito in Corte d’Appello che, a fronte di una normativa che si è nel frattempo evoluta, chiude la questione con poche righe interpretabili e condanna le vittime a pagare le spese legali al comune espropriante
- ed ora il problema attuale : nel 2015 pago anticipatamente 1.800 euro ad una clinica estetica per un intervento, ambulatoriale di breve durata e con alcuni giorni di convalescenza, rimandato da me 3 volte per problemi giustificati finché, mentre tento varie volte di fissare una nuova data per l'intervento via e-mail (la clinica non risponde mai al telefono), mi viene detto che la convalescenza dura ben 30 giorni. Contesto alla clinica l'omissione di questa informazione fondamentale e chiedo il rimborso dell'importo pagato un anno prima (a fronte del quale ho solo una ricevuta fiscale di 300 euro, la denuncia alla Guardia di Finanza non ha dato alcun esito). L’associazione di
consumatori a cui mi rivolgo manda una PEC/diffida, la clinica non risponde e quando, dopo oltre 2 mesi, l’avvocato dell’associazione rifiuta di procedere nella negoziazione assistita, giunge risposta dall’avv. della clinica che comunica che le mie disdette hanno arrecato un grave danno economico e quindi essendo io informata della prenotazione della sala operatoria intende procedere al recupero dei soldi, non cita alcun documento che attesti ciò che sostiene.
In base al parere offerto da un avvocato, sebbene io abbia regione, sarebbe più conveniente lasciar perdere… Se avesse ragione? Leggo infatti nel rapporto dell’Istat sul sistema giudiziario italiano nel 2015: “Negli ultimi tre anni ben 1 milione 555 mila persone hanno deciso di rinunciare ad avviare una causa civile per il timore di sostenere costi troppo elevati rispetto al vantaggio conseguibile (30,8%), per l’incertezza dei tempi di svolgimento (25,6%) o dell’esito favorevole (15,5%)”.
C’è un modo per sapere se conviene anche a me entrare a far parte della categoria dei rinunciatari, senza dover spendere una cifra per uno studio del caso (basato sullo scambio di e-mail) che magari mi costa denaro senza alcun buon esito? Si può parlare anche in questo caso di compenso “a risultato”? (E aggiungo: possibile che in Italia non si smuova niente?).
Stefania, da Padova (PD)
Risposta ADUC
non si può avere la certezza di come finirà il giudizio, e quindi se sia opportuno procedere o desistere. Agli avvocati è vietato dalla legge fare patti di quota lite, come quello che propone lei, cioè di una percentuale di compenso sulla somma ottenuta in giudizio. Può però concordare con il legale un importo X in caso di sconfitta e un importo Y in caso di vittoria.
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