Giovedì 16 luglio 2026
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Cara ADUC

Penale richiesta da azienda per recesso: condizioni cambiate dopo firma

16 luglio 2026
Domanda 16 luglio 2026
Buonasera, a Marzo 2026 mi sono rivolta ad un'azienda che si occupa di umidità da risalita per chiedere un preventivo ed effettuare il lavoro su una parete a nord del mio appartamento.

Hanno fissato un sopralluogo di un loro consulente che è arrivato il 25/3, ha visionato le pareti dove andava fatto l'intervento, ha visionato il tipo di muro (ho mura parzialmente scoperte senza intonaco a casa, per cui si vede perfettamente la composizione interna). Mi ha spiegato che per mura spesse oltre un tot di cm l'intervento è previsto da entrambi i lati, mentre nel nostro caso si poteva fare solo da esterno visto lo spessore e la composizione delle mura che lui stesso ha valutato quel giorno. Questa era condizione tassativa per l'intervento nella mia casa in quanto una parte del muro interessata è occupata dal bagno, che come comunicato anche al tecnico, non avevo e non ho intenzione di rompere, in più la casa è abitata e non possiamo spostare i mobili dal muro interno, gli ambienti sono piccoli, né lasciare il muro scoperto per 15 mesi, tempo di asciugatura del prodotto.

Accetto il preventivo inviato via mail.
Il preventivo era inizialmente di 4400€ (4000 finanziato e 400€ in acconto).
Il 4 marzo vengo contattata dall'amministrativo di Agos per avviare il finanziamento e chiedo di finanziare l'intero importo, invio via mail la richiesta.

Il 2 aprile mi inviano come previsto il tecnico che doveva stabilire come e quando fare l'intervento vero e proprio, una volta arrivato a casa e dopo aver visto il muro mi notifica che l'intervento va fatto sui due lati, interno ed esterno! Gli dico che non può essere e che la persona che ha fatto il sopralluogo precedente mi aveva assicurato che si poteva fare solo da esterno, diversamente non avrei mai firmato il preventivo. Mi dice di non preoccuparmi e di avvisare l'azienda delle nuove caratteristiche dell'intervento e che per motivi che avevo comunque già indicato al primo consulente non ho intenzione di procedere.

Il 3 aprile invio quindi la mail nella quale dico che solo a seguito dell'intervento del secondo tecnico ho saputo che non posso fare intervento solo da esterno e chiedo di recedere dal contratto perché sono cambiate completamente le condizioni che mi avevano dato in partenza.

Oggi ricevo una raccomandata nella quale mi vorrebbero costringere a pagare 400€ di penale per non aver effettuato il lavoro.

Non è a causa mia che non voglio effettuare il lavoro, le condizioni per le quali ho accettato il preventivo non erano le stesse che mi hanno proposto in seguito quando effettivamente hanno deciso che il lavoro si sarebbe dovuto fare sui due lati del muro. Ho immediatamente comunicato che non era fattibile per noi farlo in quelle condizioni e non hanno neanche risposto alla mia mail.
Cosa devo pensare? Che il consulente che ha fatto il primo sopralluogo era in accordo di farci firmare il preventivo comunque? Perché anche dopo l'intervento del tecnico sapevano che avrebbero incassato 400€?
Serena, dalla provincia di FR

Risposta ADUC
Gentile Serena,
La situazione che descrive configura, se i fatti sono andati come lei riferisce, un caso di difformità tra quanto pattuito al momento della firma del contratto e quanto successivamente proposto in fase esecutiva. Non si tratta — almeno in questa fase — di una "truffa" in senso tecnico, ma di una possibile modifica unilaterale delle condizioni contrattuali da parte del fornitore, che rappresenta comunque un vizio rilevante e pienamente contestabile.

Il punto centrale è questo: se effettivamente il tecnico incaricato per il sopralluogo preliminare ha valutato le caratteristiche del muro e ha confermato che l'intervento era fattibile solo dall'esterno, e se tale indicazione ha costituito la condizione determinante per la firma del preventivo, allora la successiva comunicazione — da parte di un secondo tecnico — che l'intervento richiedeva invece anche il lato interno costituisce una modifica sostanziale delle condizioni originariamente concordate. In tal caso, lei non sarebbe tenuta ad accettare le nuove condizioni e il suo recesso sarebbe giustificato, senza che possa esserle addebitata alcuna penale.

Le consigliamo di rispondere alla raccomandata ricevuta con una lettera di contestazione scritta, inviata a sua volta con raccomandata a/r, nella quale ribadisce che il recesso è stato esercitato in conseguenza di una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali da parte del fornitore, e non per sua libera scelta. In quella lettera chieda anche la restituzione dell'acconto versato, qualora sia stato trattenuto. È importante conservare tutta la documentazione: le mail, il preventivo originale, l'eventuale conferma scritta delle condizioni di intervento, e qualsiasi comunicazione successiva.

Qualora il fornitore non risponda o insista nella richiesta della penale, può procedere con una mediazione civile (obbligatoria per le controversie in materia di contratti di appalto prima di adire il giudice) e, se necessario, con ricorso al Giudice di Pace per importi fino a 5.000 euro.

Per la lettera di contestazione può utilizzare il nostro generatore di moduli per contestazioni.

Per approfondire: la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria.
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