Cara ADUC
Recesso contratto scuola privata: WhatsApp è valido o serve la PEC?
Domanda
11 luglio 2026
Buongiorno,
con la presente chiedo un Vostro parere ed eventuale assistenza in merito a una controversia relativa a un contratto di formazione sottoscritto online da mio figlio, maggiorenne, con una scuola privata per il recupero degli anni scolastici.
Il contratto è stato concluso in modalità telematica. Entro il termine previsto per la disdetta/recesso indicato nel contratto, mio figlio ha manifestato in modo chiaro e inequivocabile la volontà di non proseguire il rapporto contrattuale, inviando un messaggio WhatsApp alla scuola.
Ritengo opportuno evidenziare che WhatsApp era il principale canale di comunicazione utilizzato dalla scuola, che contattava frequentemente mio figlio tramite tale applicazione per ogni aspetto relativo al percorso formativo. Per questo motivo abbiamo ritenuto del tutto naturale utilizzare lo stesso mezzo anche per comunicare il recesso.
Il messaggio con cui veniva comunicata la volontà di recedere risulta regolarmente letto dalla scuola. Dopo tale comunicazione, ogni contatto si è interrotto fino allo spirare del quindicesimo giorno dalla sottoscrizione del contratto.
Solo allo scadere del termine, la scuola ha ricontattato telefonicamente mio figlio sostenendo che il contratto fosse ormai definitivamente perfezionato e chiedendo il pagamento dell'acconto di € 1.000. Quando abbiamo ribadito la volontà di non proseguire, ci è stato riferito che sarebbe stato necessario presentare una "rinuncia agli studi" e corrispondere comunque € 1.000 a titolo di spese amministrative già sostenute.
A quel punto abbiamo provveduto a inviare immediatamente una PEC, con la quale abbiamo confermato e formalizzato la volontà di recedere dal contratto, già manifestata tempestivamente tramite WhatsApp, chiedendo alla scuola di prendere atto della comunicazione effettuata nei termini e della conseguente cessazione del rapporto contrattuale.
Con la presente Vi chiedo cortesemente un parere sui seguenti aspetti:
se la comunicazione di recesso effettuata tramite WhatsApp, inviata entro i termini previsti e risultata ricevuta dalla scuola, possa essere considerata valida ed efficace;
se, considerato che il contratto è stato concluso online tra un professionista e un consumatore, trovino applicazione le tutele previste dal Codice del Consumo, compreso il diritto di recesso;
se la clausola contrattuale che impone l'utilizzo esclusivo della PEC per esercitare il recesso possa ritenersi legittima oppure possa essere considerata vessatoria o comunque idonea a limitare i diritti del consumatore;
se la richiesta di corrispondere € 1.000 per presunte spese amministrative, nonostante la tempestiva manifestazione della volontà di recedere, possa ritenersi legittima;
quali siano le iniziative più opportune da intraprendere per contestare le richieste economiche avanzate dalla scuola e tutelare i diritti di mio figlio.
Sono naturalmente disponibile a trasmettere tutta la documentazione utile all'esame della vicenda.
con la presente chiedo un Vostro parere ed eventuale assistenza in merito a una controversia relativa a un contratto di formazione sottoscritto online da mio figlio, maggiorenne, con una scuola privata per il recupero degli anni scolastici.
Il contratto è stato concluso in modalità telematica. Entro il termine previsto per la disdetta/recesso indicato nel contratto, mio figlio ha manifestato in modo chiaro e inequivocabile la volontà di non proseguire il rapporto contrattuale, inviando un messaggio WhatsApp alla scuola.
Ritengo opportuno evidenziare che WhatsApp era il principale canale di comunicazione utilizzato dalla scuola, che contattava frequentemente mio figlio tramite tale applicazione per ogni aspetto relativo al percorso formativo. Per questo motivo abbiamo ritenuto del tutto naturale utilizzare lo stesso mezzo anche per comunicare il recesso.
Il messaggio con cui veniva comunicata la volontà di recedere risulta regolarmente letto dalla scuola. Dopo tale comunicazione, ogni contatto si è interrotto fino allo spirare del quindicesimo giorno dalla sottoscrizione del contratto.
Solo allo scadere del termine, la scuola ha ricontattato telefonicamente mio figlio sostenendo che il contratto fosse ormai definitivamente perfezionato e chiedendo il pagamento dell'acconto di € 1.000. Quando abbiamo ribadito la volontà di non proseguire, ci è stato riferito che sarebbe stato necessario presentare una "rinuncia agli studi" e corrispondere comunque € 1.000 a titolo di spese amministrative già sostenute.
A quel punto abbiamo provveduto a inviare immediatamente una PEC, con la quale abbiamo confermato e formalizzato la volontà di recedere dal contratto, già manifestata tempestivamente tramite WhatsApp, chiedendo alla scuola di prendere atto della comunicazione effettuata nei termini e della conseguente cessazione del rapporto contrattuale.
Con la presente Vi chiedo cortesemente un parere sui seguenti aspetti:
se la comunicazione di recesso effettuata tramite WhatsApp, inviata entro i termini previsti e risultata ricevuta dalla scuola, possa essere considerata valida ed efficace;
se, considerato che il contratto è stato concluso online tra un professionista e un consumatore, trovino applicazione le tutele previste dal Codice del Consumo, compreso il diritto di recesso;
se la clausola contrattuale che impone l'utilizzo esclusivo della PEC per esercitare il recesso possa ritenersi legittima oppure possa essere considerata vessatoria o comunque idonea a limitare i diritti del consumatore;
se la richiesta di corrispondere € 1.000 per presunte spese amministrative, nonostante la tempestiva manifestazione della volontà di recedere, possa ritenersi legittima;
quali siano le iniziative più opportune da intraprendere per contestare le richieste economiche avanzate dalla scuola e tutelare i diritti di mio figlio.
Sono naturalmente disponibile a trasmettere tutta la documentazione utile all'esame della vicenda.
Risposta ADUC
Gentile Gabriele,
Il diritto di recesso va esercitato via pec o a mezzo raccomandata AR in modo che chi lo esercita possa provare, in caso di contestazioni, di essere stato tempestivo.
Vero e' che la società' usa il canale Whatsapp per comunicare con i clienti ma cio' non prova la effettiva lettura del messaggio.
In questo senso, nutriamo forti dubbi sulla validità' del mezzo utilizzato, se doveste finire in tribunale.
Il diritto di recesso va esercitato via pec o a mezzo raccomandata AR in modo che chi lo esercita possa provare, in caso di contestazioni, di essere stato tempestivo.
Vero e' che la società' usa il canale Whatsapp per comunicare con i clienti ma cio' non prova la effettiva lettura del messaggio.
In questo senso, nutriamo forti dubbi sulla validità' del mezzo utilizzato, se doveste finire in tribunale.
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