Mercoledì 8 luglio 2026
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Cara ADUC

Codice bianco al pronto soccorso: come contestare il ticket

8 luglio 2026
Domanda 8 luglio 2026
Gentilissimi Aduc, vi scrivo per una questione di sanità pubblica.
Alcuni mesi fa ho subito un intervento di ernia inguinale in una struttura convenzionata, venendo dimesso il giorno dopo con una semplice terapia a base di antidolorifici, da assumere per qualche giorno. A dire del chirurgo, i dolori si sarebbero attenuati e sarei stato in condizione di riprendere il lavoro e le normali attività quotidiane in meno di una settimana. Tuttavia, dopo più di due settimane dall'intervento, nonostante gli antidolorifici continuavo ad avere dolori lancinanti, da svegliarmi la notte a ogni minimo movimento, oltre a una parte del tessuto al di sotto del taglio divenuta completamente insensibile, per la probabile lesione di qualche nervo. Dopo l'ennesima inefficace assunzione di Brufen, sono stato pertanto costretto a recarmi al PS di un ospedale pubblico in preda a dolori, sperando che venissero svolte le opportune indagini per identificare il tipo di lesioni e i motivi dell'allungamento dei tempi di guarigione. Mi è stato assegnato un codice triage: 3 – AZZURRO, ovvero un livello medio coerente con la serietà del problema, per quanto non grave o urgente come in caso di pericolo di vita. Purtroppo, al di là dell'offerta di una terapia antalgica, che ho dovuto necessariamente rifiutare avendola appena assunta a domicilio, e che in ogni caso avrebbe solo alleviato momentaneamente i dolori senza andare alle radici del problema, sono stato trattato con sufficienza, senza che venissero svolti accertamenti al di là di esami del sangue di routine. In particolare, uno sbarbato medico di guardia di una trentina di anni mi ha liquidato in maniera frettolosa e sgarbata, sostenendo che secondo lui era tutto perfettamente normale, e che addirittura dei nervi potevano essere stati recisi dal chirurgo di proposito, per evitare che si infiammassero a contatto con la retina contenitiva inserita nell'inguine!
Oltre il danno, a distanza di qualche mese è arrivata la beffa di una lettera di richiesta di pagamento del ticket, essendo stato dimesso con codice bianco, ovvero con una riduzione di ben due codici rispetto al triage!
Preciso che in oltre 50 anni nessun ospedale si è mai permesso di addebitarmi il ticket, dato che se mi reco in PS non è certo per farmi una scampagnata, sia per una questione di senso di responsabilità verso il SSN (per il quale peraltro pago regolarmente la mia quota di tasse) che perché avrei senz'altro di meglio da fare, ma piuttosto perché sussistono seri problemi non risolti a domicilio che richiedono urgenza di trattamento. Prova ne è che ancora oggi, a distanza di 5 mesi dall'intervento, continuo ad avvertire occasionali fastidi locali con una zona del corpo tuttora insensibile.
Ritengo pertanto tale valutazione assolutamente ingiusta e inaccettabile, per cui vi chiedo come procedere per contestare la dimissione con codice bianco e la richiesta di pagamento del ticket.
Vi ringrazio sin da ora per ogni informazione e consiglio. Cordiali saluti
Gennaro, dalla provincia di NA

Risposta ADUC
Gentile Gennaro,
confermiamo che è possibile contestare il codice colore (o il livello di priorità numerico/verbale) assegnato alla dimissione dall'ospedale o dal Pronto Soccorso.
Tuttavia dobbiamo segnalare che i tempi per agire cambiano in base al motivo della contestazione.
Se si contesta solo il pagamento del ticket economico (ad esempio per l'assegnazione di un codice bianco), si hanno solitamente 30 giorni di tempo.
Se invece l'errato codice di dimissione ha causato un danno alla salute (perché i sintomi sono stati sottovalutati e si è stati rispediti a casa erroneamente), si hanno fino a 10 anni per richiedere il risarcimento dei danni.
Nel suo caso il termine potrebbe considerarsi superato in qualunque caso. Le consigliamo di richiedere la documentazione, ovvero il verbale di dimissione e il diario clinico del Pronto Soccorso, poiché da questi si dovrebbe desumere la ragione della variazione di colore e ravvisare l'errore di valutazione.
Successivamente invi un'istanza in autotutela all'Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) o all'Ufficio Recupero Crediti dell'Azienda Sanitaria locale, avendo cura di spiegare perché i suoi sintomi (es. forti dolori, trauma importante) non dovevano essere classificati come "non urgenti". A questa istanza dovrà allegare i referti del Pronto Soccorso ed eventuali esami successivi eseguiti nei giorni immediatamente seguenti che dimostrano la gravità della patologia.
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