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Cara ADUC

Parcella avvocato quasi triplicata

17 luglio 2018
Domanda 17 luglio 2018
Buongiorno, sono un insegnante erede con mio zio (50/50) di una vecchia piccola casa che circa un anno fa, si è rivolto ad un avvocato per riottenere il diritto di passaggio da una scala "comune" a due abitazioni, la ns e quella adiacente. Il vicino aveva chiuso il passaggio ritenendo non avessimo alcun diritto di accesso. Abbiamo fatto (con mio fratello) un incontro preliminare con l'avvocato in cui, una volta esposta la questione, abbiamo chiesto un parere ed un preventivo che non ci è stato dato. Rassicurati genericamente sui costi abbiamo affidato l'incarico confidando nel fatto che conosciamo di vista l'avvocato (compaesano e dirimpettaio).
L'avvocato ha redatto, depositato e notificato alla controparte il ricorso per il reintegro nel possesso del diritto di passaggio, come deciso, in modo corretto. In seguito, su ns insistenza abbiamo da lui ottenuto un preventivo verbale di 1500 euro per lo svolgimento del possessorio. Successivamente alla notifica del ricorso, però, la controparte ha chiesto di incontrarci (nell'ufficio di un amministratore) per fare e poi firmare un accordo scritto in cui veniva costituita a ns favore una servitù di passaggio sulla famosa scala. A ciò è seguita, un mese dopo, la firma dello stesso verbale di conciliazione davanti al giudice in tribunale.
La nota spese provvisoria che abbiamo ricevuto, rispetto al preventivo verbale, è lievitata a €3.525,00+ 15% Rimb. forf. spese gen. €528,75 + 4,00% C.N.A.P. € 162,15 = € 4.215,9 (+ 22,00% I.V.A. 927,50 Tot € 5.143,40). Ora, visto che il ricorso "possessorio" (da 1,500 euro) si è fermato al primo passaggio ed è stato sostituito poi da verbale di conciliazione, con peraltro una sola comparizione delle parti in tribunale, è giusto chiedere il 280% in più di quanto previsto inizialmente? E' mia intenzione ovviamente pagare, considerando un aumento per la redazione ed il risultato del verbale di conciliazione, ma i 2.000 euro richiesti per lo stesso ed i 4.200 euro totali mi sembrano proprio eccessivi. E' eventualmente possibile o logico mandare una diffida a richiedere somme che paiono oltremodo elevate? Il caso potrebbe essere eventualmente dibattuto successivamente avvalendosi del giudice di pace? visto che dalle lettere qui contenute si desume che difficilmente l'ordine degli avvocati si degna di operare e/o decidere a favore di un cliente. Ringraziando per la cortese attenzione, saluto cordialmente.
Mario, dalla provincia di BG

Risposta ADUC
dal 2017 l'avvocato è tenuto a comunicare al clienteil preventivo dei costi della sua opera. L’art. 13, comma 5, L. n. 247/12 (come modificato dalla L. n. 124/2017) prescrive che “Il professionista è tenuto […] a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l'incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale”.
Il mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione in forma scritta, o comunque la mancanza dell’accordo sul compenso, comportera? l’applicazione del comma 6 del medesimo art. 13 e dunque, segnatamente, il ricorso ai parametri per la determinazione del costo della prestazione: a mente dell’art. 13, comma 6, infatti, i parametri si applicano – tra l’altro – quando “all'atto dell'incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta” e “in ogni caso di mancata determinazione consensuale”.
I parametri vengono determinati con decreto del Min. Giustizia ogni due anni, e se ne può richiedere copia al Consiglio dell'ordine degli avvocati.
Quindi, in mancanza di preventivo scritto, Lei può consultare le tariffe dei vigenti parametri ministeriali ed applicarle alla nota spese ricevuta, contestandola se eccessiva.
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