Mercoledì 7 ottobre 2026
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Cara ADUC

La Giustizia in Italia

2 ottobre 2017
Domanda 2 ottobre 2017
Spett.le ADUC,
in data 26/12/2011, verso le ore 18,30, sono stato coinvolto in un incidente nautico mentre mi trovavo con la mia imbarcazione a circa 1,5 miglia fuori dal porto di Alghero intento a operazioni di pesca, ancorato e con luci di fonda accese.
L'investitore dopo il fatto si è allontanato senza prestarmi soccorso e io dopo essermi ripreso dallo shock, pur dolorante per le lesioni subite, ho chiamato col mio cellulare il 113 che mi ha messo in comunicazione con l'Ufficio Circondariale Marittimo di Alghero che ha provveduto a rimorchiarmi in porto in quanto per i danni subiti non ero in grado di navigare autonomamente.
Accompagnato al Pronto Soccorso dallo stesso investitore, che tardivamente si era presentato all'arrivo in porto, ho avuto una prognosi di 10 giorni poi prorogati per altri 30 giorni.
L'investitore, anche su mia querela, è stato rinviato a giudizio presso il Giudice di Pace di Alghero per lesioni e successivamente, d'Ufficio presso il Tribunale di Sassari, per omissione di soccorso di cui allego il decreto.
Mentre il primo procedimento è decaduto per remissione della querela da parte mia, il secondo procedimento penale, prevedeva come imputazione, la violazione dell'art. 189 del Codice della Strada.
Con una mia memoria inviata al Giudice Monocratico incaricato del processo penale facevo presente, fra l'altro, la mia perplessità sulla congruità dell'imputazione perchè il fatto era avvenuto in mare e non durante la circolazione stradale, ritenendo, pertanto, più appropriata l'applicazione della norma prevista dal Codice di Navigazione all'articolo 1158, commi 1 e 2.
Il giudice in data 28/11/2016, con propria sentenza che allego, ha ritenuto non corretta la qualificazione giuridica data al fatto e quindi non applicabile l'art. 189 C.d.S. per cui ha assolto l'imputato dal reato al medesimo ascritto perchè il fatto non sussiste, ignorando completamente l'esistenza del Codice di Navigazione per l'applicazione del quale avrebbe dovuto, a mio parere, rinviare al Pubblico Ministero per formulare il corretto capo d'imputazione.
Pertanto, in data 20/04/2017, ho inviato un esposto alla Procura della Repubblica, che allego, nel quale, rifacendo la cronistoria dei fatti, ho chiesto la riformulazione corretta dell'accusa nei confronti dell'imputato.
A tutt'oggi non ho avuto alcun riscontro in merito.
Vi chiedo,perciò, nel caso di mancata risposta al mio esposto, quale azione potrei intraprendere.
Chiedo, inoltre, un Vostro giudizio su questa vicenda giudiziaria in cui, sia il Pubblico Ministero e successivamente il Giudice, ignorano l'esistenza di una precisa norma applicabile al caso e prevista dal Codice di Navigazione.
Cordiali saluti.
Salvatore, da Alghero (SS)

Risposta ADUC
per fornire una risposta alla questione da lei sottoposta sarebbe preferibile poter visionare gli atti del procedimento, cosa che ovviamente non è possibile fare "online". Le consigliamo quindi di rivolgersi ad un legale di fiducia.
In termini generali ed astratti, parrebbe invocabile da parte dell'imputato la norma di cui all'art. 649 c.p.p. che garantisce all'imputato di non essere di nuovo processato per il medesimo fatto. In sostanza, se fosse stata applicabile la diversa norma da lei segnalata alla vicenda fattuale sub iudice, il P.M. avrebbe dovuto impugnare la sentenza assolutoria, che, una volta passata in giudicato, impedisce che venga celebrato un nuovo processo per il medesimo fatto (indipendentemente dalla qualificazione giuridica a suo tempo ritenuta).
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