Cara ADUC
Temperature di funzionamento eccessive in caldaia
Domanda
1 marzo 2023
Buon pomeriggio,
abitiamo in un condominio composto in gran parte da abitazioni e, in minima parte, da alcuni uffici.
L’impianto di riscaldamento è centralizzato, a pannelli radianti a pavimento per tutte le abitazioni, ma i pochi
uffici sono dotati solo dei cosiddetti fan-coils.
La temperatura di esercizio dell’impianto dovrebbe essere intorno ai 45°C, ma gli uffici, a causa dei fan-coils,
sono scarsamente riscaldati. Per poter avere una temperatura accettabile negli uffici, la temperatura di esercizio
della caldaia viene aumentata dal gestore, dietro richiesta degli uffici, a circa 70°C, ben venticinque gradi in
più rispetto a quella normale. Uno spreco di energia, un aggravio di costi notevole per le abitazioni, un’eccessiva
formazione di calcare nello scambiatore che ha reso necessari ripetuti e costosi interventi di manutenzione anche a
causa delle inutili sollecitazioni all’impianto idraulico. Infatti, siamo alla sostituzione della caldaia.
Tutto ciò va avanti da oltre quindici anni. Agli uffici si sommano condòmini che non sanno, o non vogliono,
manutenere correttamente il proprio impianto privato (malfunzionamenti, ostruzione di alcune serpentine) per cui ad
alcuni va bene una temperatura così elevata a compensazione delle zone non riscaldate.
Non sono servite a nulla le mie richieste, anche tramite PEC di far lavorare la caldaia a temperature normali di
esercizio; gli uffici sostengono che è loro diritto avere il calore necessario.
Recentemente per questi uffici la proprietà ha effettuato un cambio di destinazione presso il comune e sono passati
alla categoria abitazione.
Chiedo: gli uffici, alcuni stanno per essere venduti proprio come abitazione, possono imporre questo stato di cose?
Non dovrebbero forse adeguare l’impianto privato a loro spese, vista anche la situazione attuale?
Devo chiedere l’intervento degli ispettori del comune?
Cordialità,
Giacomo, dalla provincia di MI
Giacomo, dalla provincia di MI
Risposta ADUC
la dissennata gestione dell'impianto descritto, presumibilmente conseguenza di un difetto di progettazione e dell'inerzia condominiale a promuovere la separazione tra i due circuiti di alimentazione di utenze incompatibili, non puo' che trovare comunque una seria discontinuita' nell'assemblea condominiale, previa perizia affidata ad un professionista termotecnico in grado di proporre soluzioni adeguate di modifica.
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