Cara ADUC
spese di giudizio a carico di chi vince
Domanda
20 novembre 2014
Gent.mi, Prego per informazione in merito a quanto qui di seguito vado ad esporvi, e ringrazio in anticipo per il tempo che vorrete dedicarmi:
Avendo vinto una causa civile in 1° e 2° grado di giudizio da me promossa contro so.ta di cui ero socia, ed anche contro-ricorso in cassazione promosso in primis dalla controparte (societa' in s. a.s + socio accomandatario Amm.tore), il giudice nell’emettere la sentenza ha conteggiato le spese di giudizio + spese legali che dovrebbero sostenere dalla parte che ha perso, (ma essendo gia’ trascorsi ben 14 anni, nel frattempo la societa’, dopo essere stata spolpata, e’ stata messa in liquidazione, ed il socio accomandatario, si e’ liberato dei vari beni a lui intestati per cui risulterebbe nulla tenente) il mio avvocato mi fa sapere che se questi non rispondono alla notifica trasmessa, si potrebbe procedere al pignoramento, ma nel caso non si recuperasse la cifra dovrei essere io a pagare Il conteggio di tutte le spese indicate in sentenza.
I quesiti che sono a porre, (oltre il rammarico nel constatare che la giustizia in Italia oltre essere lunghissima non e’ affatto giusta poiche’ alla fine chi vince deve anche pagare e non si trova piu’ nemmeno l’oggetto della contestazione):
- 1° Il Tribunale ha stabilito in sentenza oltre le spese di giudizio, anche le spese legali (circa 6.000 euro) da riconoscere all'avv che mi ha difeso per cui l‘importo indicato nella sentenza dovrebbe essere quanto in effetti dovrebbe spettare al mio. avvocato, O NO??!!??
ed in questo caso se il ricorrente pagasse (cosa che forse non sara’)il ns. avv. dovrebbe restituirmi la differenza per quanto io ho gia’ versato come anticipo per la causa di Cassazione, e se invece non si riuscisse a recuperare detta cifra, secondo me non dovrei pagare tutta la cifra indicata in sentenza, ma la differenza di quanto indicato in sentenza e quanto gia’ pagato.
(da tener conto che la causa non era complicata, non sarebbe stato nemmeno necessario fare ricorso)
- 2° Inoltre essendo il socio residente con la moglie (ma in regime di separazione beni) e con un figlio che lavora al quale e’ possibile siano stati intestati dei beni del padre potrebbe il pignoramento esse rivolto ai beni di tutta la famiglia??
- 3° sarebbe possibile ravvisare qualche reato penale, al fine che cio’ induca al pagamento almeno di quanto dovuto per spese??
- 4°E’ possibile fare ricorso per legge Pinto per la lunghezza delle causa iniziata nel 2000 e finita nel 2014??
In tanti anni ho speso un sacco di soldi e non ne sono venuto a capo di niente, moralmente avrei vinto, ma di fatto ho perso, spero in una vs. cortese risposta
Simonetta, da Torino (TO)
Avendo vinto una causa civile in 1° e 2° grado di giudizio da me promossa contro so.ta di cui ero socia, ed anche contro-ricorso in cassazione promosso in primis dalla controparte (societa' in s. a.s + socio accomandatario Amm.tore), il giudice nell’emettere la sentenza ha conteggiato le spese di giudizio + spese legali che dovrebbero sostenere dalla parte che ha perso, (ma essendo gia’ trascorsi ben 14 anni, nel frattempo la societa’, dopo essere stata spolpata, e’ stata messa in liquidazione, ed il socio accomandatario, si e’ liberato dei vari beni a lui intestati per cui risulterebbe nulla tenente) il mio avvocato mi fa sapere che se questi non rispondono alla notifica trasmessa, si potrebbe procedere al pignoramento, ma nel caso non si recuperasse la cifra dovrei essere io a pagare Il conteggio di tutte le spese indicate in sentenza.
I quesiti che sono a porre, (oltre il rammarico nel constatare che la giustizia in Italia oltre essere lunghissima non e’ affatto giusta poiche’ alla fine chi vince deve anche pagare e non si trova piu’ nemmeno l’oggetto della contestazione):
- 1° Il Tribunale ha stabilito in sentenza oltre le spese di giudizio, anche le spese legali (circa 6.000 euro) da riconoscere all'avv che mi ha difeso per cui l‘importo indicato nella sentenza dovrebbe essere quanto in effetti dovrebbe spettare al mio. avvocato, O NO??!!??
ed in questo caso se il ricorrente pagasse (cosa che forse non sara’)il ns. avv. dovrebbe restituirmi la differenza per quanto io ho gia’ versato come anticipo per la causa di Cassazione, e se invece non si riuscisse a recuperare detta cifra, secondo me non dovrei pagare tutta la cifra indicata in sentenza, ma la differenza di quanto indicato in sentenza e quanto gia’ pagato.
(da tener conto che la causa non era complicata, non sarebbe stato nemmeno necessario fare ricorso)
- 2° Inoltre essendo il socio residente con la moglie (ma in regime di separazione beni) e con un figlio che lavora al quale e’ possibile siano stati intestati dei beni del padre potrebbe il pignoramento esse rivolto ai beni di tutta la famiglia??
- 3° sarebbe possibile ravvisare qualche reato penale, al fine che cio’ induca al pagamento almeno di quanto dovuto per spese??
- 4°E’ possibile fare ricorso per legge Pinto per la lunghezza delle causa iniziata nel 2000 e finita nel 2014??
In tanti anni ho speso un sacco di soldi e non ne sono venuto a capo di niente, moralmente avrei vinto, ma di fatto ho perso, spero in una vs. cortese risposta
Simonetta, da Torino (TO)
Risposta ADUC
cercheremo di rispondere alle Sue domande seguendo l'ordine con cui sono state poste.
Relativamente al primo questo occorre precisare che le spese liquidate in sentenza sono vincolanti solo per il soccombente ovvero l'Avvocato non può chiedere alla parte soccombente più di quanto liquidato dal giudice in sentenza.
Diverso è, invece, il discorso col proprio cliente che potrebbe essere chiamato a sostituirsi al soccombente inadempiente.
In questo caso l'Avvocato, in base al rapporto di mandato, può chiedere al proprio cliente anche una somma maggiore rispetto a quella liquidata in sentenza.
Tale presupposto dipende dal fatto che il giudice nella quantificazione tiene conto solo della stretta attività svolta dall'Avvocato all'interno del procedimento senza contare i fax, le telefonate, gli incontri e altre attività dallo stesso svolte ma esclusivamente connesse al proprio cliente per tale ragione non opponibili ai terzi.
Alla luce della prima risposta si deduce anche la seconda risposta ovvero l'Avvocato nulla deve restituire.
Relativamente alla seconda domanda la risposta è no. Il pignoramento non può essere esteso a tutta la famiglia. Eventualmente ove vi sia il fondato sospetto e la concreta possibilità di raggiungere la prova si potrebbe tentare l'azione revocatoria al fine di reintrodurre nel patrimonio i beni artificiosamente sottratti ai creditori.
Sulla terza domanda da quanto da Lei narrato non è ravvisabile alcun reato.
La risposta alla quinta domanda è si, nel suo caso può ricorrere alla Legge Pinto.
Relativamente al primo questo occorre precisare che le spese liquidate in sentenza sono vincolanti solo per il soccombente ovvero l'Avvocato non può chiedere alla parte soccombente più di quanto liquidato dal giudice in sentenza.
Diverso è, invece, il discorso col proprio cliente che potrebbe essere chiamato a sostituirsi al soccombente inadempiente.
In questo caso l'Avvocato, in base al rapporto di mandato, può chiedere al proprio cliente anche una somma maggiore rispetto a quella liquidata in sentenza.
Tale presupposto dipende dal fatto che il giudice nella quantificazione tiene conto solo della stretta attività svolta dall'Avvocato all'interno del procedimento senza contare i fax, le telefonate, gli incontri e altre attività dallo stesso svolte ma esclusivamente connesse al proprio cliente per tale ragione non opponibili ai terzi.
Alla luce della prima risposta si deduce anche la seconda risposta ovvero l'Avvocato nulla deve restituire.
Relativamente alla seconda domanda la risposta è no. Il pignoramento non può essere esteso a tutta la famiglia. Eventualmente ove vi sia il fondato sospetto e la concreta possibilità di raggiungere la prova si potrebbe tentare l'azione revocatoria al fine di reintrodurre nel patrimonio i beni artificiosamente sottratti ai creditori.
Sulla terza domanda da quanto da Lei narrato non è ravvisabile alcun reato.
La risposta alla quinta domanda è si, nel suo caso può ricorrere alla Legge Pinto.
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