Cara ADUC
Assicurazione chiede patente via email: è una richiesta lecita?
Domanda
5 novembre 2026
Buongiorno, fa un po' strano chiedere consiglio per un problema del genere nel 2026, ad ogni modo l'assicurazione Prima mi chiede di firmare il documento e di rispedirlo tramite email firmato, fin qui tutto ok, ma mi chiedono di inviare sempre tramite email in allegato anche il documento (patente) e questo è anomalo. Di solito quando si chiedono copie dei documenti viene predisposto un upload in https, non certo tramite tls/ssl (email) anche perché gli allegati vengono gestiti diversamente rispetto un upload sicuro. Ho provato a rispondere specificando il problema ma deve essere un indirizzo automatizzato, dato che si aspetta allegati da elaborare. Pensavo di scrivere una PEC ma vorrei qualche informazione in più sulla liceità della loro richiesta. Mi è capitato altre volte di condividere documenti, ma mai mi è stato chiesto di farlo tramite email, mi sembra una cosa stupida farlo nel 2026 quando chiunque può predisporre un upload sicuro.
Stefano
Stefano
Risposta ADUC
Gentile Stefano,
La sua osservazione tecnica è fondata: l'invio di documenti d'identità come allegato email, anche tramite connessione cifrata in transito (TLS), non garantisce la stessa sicurezza di un upload su piattaforma https dedicata, perché il documento resta poi memorizzato nelle caselle di posta (mittente, destinatario, eventuali server intermedi, backup) con minori garanzie di controllo degli accessi. Non si tratta però, di per sé, di una richiesta illecita: molte compagnie assicurative, anche di dimensioni rilevanti, continuano a usare l'email per la raccolta documentale, e questo non costituisce automaticamente una violazione normativa, ma piuttosto una scelta organizzativa che può essere definita migliorabile sotto il profilo della sicurezza.
Sul piano del GDPR, il punto rilevante non è il mezzo in sé quanto l'adeguatezza delle misure di sicurezza adottate dal titolare del trattamento rispetto al rischio. Se ritiene che la modalità scelta dalla compagnia sia inadeguata rispetto alla sensibilità dei dati trattati (documento d'identità, patente), ha facoltà di:
1. Inviare un reclamo scritto formale alla compagnia, chiedendo espressamente una modalità alternativa di trasmissione documentale (area riservata, upload https) e segnalando la propria perplessità sulla sicurezza del canale email.
2. Qualora non ottenga risposta soddisfacente, può proporre reclamo al Garante per la Protezione dei Dati Personali, segnalando la prassi come potenzialmente non conforme al principio di sicurezza del trattamento previsto dal GDPR.
3. In alternativa o parallelamente, può coinvolgere IVASS se ritiene che la prassi commerciale della compagnia sia scorretta sotto il profilo contrattuale assicurativo.
Prima di tutto questo, le consigliamo comunque di verificare se la compagnia dispone di un'area riservata online o app dove caricare i documenti in alternativa all'email: spesso questa opzione esiste ma non viene proposta di default dal primo operatore automatizzato. Una PEC formale alla compagnia, con richiesta esplicita di canale alternativo e contestuale messa a disposizione per completare la pratica, è un passo ragionevole e documentabile.
Può trovare un modulo utile per reclami su privacy e dati personali a questo indirizzo: il nostro modulo per reclami su privacy e dati personali
Per approfondire: la nostra guida su privacy, regole e diritti sul trattamento dei dati e la nostra scheda sulle nuove procedure di gestione dei documenti nelle polizze assicurative
La sua osservazione tecnica è fondata: l'invio di documenti d'identità come allegato email, anche tramite connessione cifrata in transito (TLS), non garantisce la stessa sicurezza di un upload su piattaforma https dedicata, perché il documento resta poi memorizzato nelle caselle di posta (mittente, destinatario, eventuali server intermedi, backup) con minori garanzie di controllo degli accessi. Non si tratta però, di per sé, di una richiesta illecita: molte compagnie assicurative, anche di dimensioni rilevanti, continuano a usare l'email per la raccolta documentale, e questo non costituisce automaticamente una violazione normativa, ma piuttosto una scelta organizzativa che può essere definita migliorabile sotto il profilo della sicurezza.
Sul piano del GDPR, il punto rilevante non è il mezzo in sé quanto l'adeguatezza delle misure di sicurezza adottate dal titolare del trattamento rispetto al rischio. Se ritiene che la modalità scelta dalla compagnia sia inadeguata rispetto alla sensibilità dei dati trattati (documento d'identità, patente), ha facoltà di:
1. Inviare un reclamo scritto formale alla compagnia, chiedendo espressamente una modalità alternativa di trasmissione documentale (area riservata, upload https) e segnalando la propria perplessità sulla sicurezza del canale email.
2. Qualora non ottenga risposta soddisfacente, può proporre reclamo al Garante per la Protezione dei Dati Personali, segnalando la prassi come potenzialmente non conforme al principio di sicurezza del trattamento previsto dal GDPR.
3. In alternativa o parallelamente, può coinvolgere IVASS se ritiene che la prassi commerciale della compagnia sia scorretta sotto il profilo contrattuale assicurativo.
Prima di tutto questo, le consigliamo comunque di verificare se la compagnia dispone di un'area riservata online o app dove caricare i documenti in alternativa all'email: spesso questa opzione esiste ma non viene proposta di default dal primo operatore automatizzato. Una PEC formale alla compagnia, con richiesta esplicita di canale alternativo e contestuale messa a disposizione per completare la pratica, è un passo ragionevole e documentabile.
Può trovare un modulo utile per reclami su privacy e dati personali a questo indirizzo: il nostro modulo per reclami su privacy e dati personali
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