Martedì 3 novembre 2026
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Cara ADUC

Sentenza di appello

22 ottobre 2015
Domanda 22 ottobre 2015
Salve, vorrei il vostro parere sull’opportunità di tentare di ricorrere, eventualmente anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, contro una sentenza di appello.
Nel 2004 ho stipulato con la mediazione di un’agenzia immobiliare un compromesso di acquisto (con versamento di caparra e pagamento di provvigioni all’agenzia) di un appartamento (civile abitazione) che solo dopo tale stipula ho rilevato essere non in regola dal punto di vista dell’abitabilità. Mi rifiutavo quindi di stipulare il rogito e chiedevo indietro il doppio della caparra alla venditrice e le provvigioni all'agenzia.
La promissaria venditrice, per evitare la mia azione legale risarcitoria, acconsentiva nel 2005 ad una transazione amichevole con la quale mi restituiva un po’ meno del doppio della caparra.
Successivamente adivo le vie legali anche contro l’agenzia per la restituzione delle provvigioni.
Nel 2008 il giudice, previa nomina di un CTU che attestò con regolare perizia la mancata abitabilità dell’appartamento, mi diede ragione e condannò l’agenzia immobiliare a restituirmi la cifra delle provvigioni, oltre che a corrispondermi un danno in via equitativa (in realtà da me non richiesto e pertanto non documentato) e a pagare tutte le spese legali del primo grado di giudizio.
Naturalmente l’agenzia fece ricorso in appello: io tentai di evitarlo (il mio avvocato mi aveva già preavvisato che l’inaspettato riconoscimento del danno mi esponeva a un forte rischio di riforma parziale della sentenza) proponendo alla controparte la restituzione di un terzo della somma incassata, ma controparte rilanciò chiedendo il doppio, e a quel punto preferii proseguire con l’appello.
La sentenza del secondo grado è stata pronunciata lo scorso Luglio: i giudici mi hanno riconosciuto la ragione nel merito dell’irregolarità dell’abitazione, con la mia ragione a non rogitare e il diritto a vedermi restituire i le provvigioni, ma torto nell’attribuzione del danno in via equitativa, non richiesto né documentato (hanno sentenziato che ogni mia pretesa era tacitata dalla transazione avuta con la venditrice…punto contestabile a mio avviso) e, in ragione di ciò, trovarono fondato motivo di condannarmi a compensare UN TERZO delle spese legali non solo dell’ultimo ma di ENTRAMBI I GRADI DI GIUDIZIO. Questo ha avuto come semplice algebrica conseguenza il fatto che io in realtà, come saldo tra entrambi i gradi di giudizio, non ho affatto riavuto indietro le provvigioni ma anzi ho sborsato in conto capitale quasi un migliaio di euro.
Pertanto, vorrei il vostro parere sull’opportunità di ricorrere nuovamente, per il fatto che la formulazione della sentenza di secondo grado ha di fatto leso e negato il mio diritto al rimborso che la sentenza stessa riconosceva.
Monica, da Ancona (AN)

Risposta ADUC
per presentare eventuale ricorso alla Corte dei diritti dell'uomo deve prima esperire tutti i rimedi interni, compresa la Corte di Cassazione. Cio' detto, chiaramente non possiamo esprimere un giudizio sulle opportunita' di successo dell'una e dell'altra non conoscendo i fatti di causa. Dovra' consultarsi con il suo legale e farsi da questi consigliare in merito all'opportunita' di proseguire l'azione.
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