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Integrazione retta RSA
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Lettera 
7 novembre 2019 0:00
 
Buongiorno,
premetto che mio papà ultrasessantacinquenne a seguito di opposizione alle dimissioni è ora ricoverato presso una casa di cura a carico SSN. Egli ha una invalidità riconosciuta del 100% e soffre di demenza senile psicotica e in misura ridotta, di parkinson. E' già stato sottoposto a visita UVG che ha riconosciuto un percorso in RSA urgente con una fascia assistenziale ALTA. A fronte delle numerose sentenze, credo rientri tranquillamente nella casistica in cui egli non dovrebbe contribuire in alcun modo (se non con l'indennità di accompagnamento) al pagamento della retta alberghiera. Egli ha solo la pensione + l'indennità e null'altro (per un totale di 1900 euro circa). Con questa vivono mia madre e mio fratello (maggiorenne che non lavora). Da diverso tempo chiedevo all'ufficio integrazione rette di Torino di valutare la situazione economica di mio padre. Detto ufficio si è sempre rifiutato di eseguire la valutazione perchè mio padre non è inserito in RSA. Nel mese di agosto indirizzavo una email all'URC di Torino e nel mese di Ottobre alla Sindaca. In seguito, l'ufficio integrazione rette mi ha accolto per dirmi che mio papà non ha il diritto all'integrazione perchè mia mamma ha una piccola casa di proprietà in cui vive...in ogni caso si sono rifiutati di rilasciarmi però qualcosa di scritto. Su ulteriori solleciti fatti all'URC, ho ricevuto risposta a quanto scritto alla Sindaca. Vi trasmetto in allegato suddetta lettera nonchè la risposta ricevuta e protocollata in cui si dice che sulla base di quanto è stato analizzato d'ufficio, mio padre non ha diritto all'integrazione. Immagino che il termine "d'ufficio" sia stato usato per indicare una valutazione informale questo perchè appunto, non vogliono eseguire una valutazione economica formale fino a quando mio papà non è in RSA cosa che non possiamo fare, in quanto già sappiamo di non poter pagare. In ogni caso, la documentazione analizzata d'ufficio era completa e la lettera indirizzata all'URC e alla sindaca era molto esaustiva.
Sulla base di quanto è in mio possesso, c'è qualche azione che posso fare? Il difensore civico potrebbe essere una possibilità per far riconoscere il diritto di mio papà all'integrazione della retta? Il materiale che ho, è utile è suff. ad una eventuale azione giudiziaria? C'è qualcosa che posso fare? Grazie
Cordialmente
In allegato: la mia lettera all'URC/Sindaca e la risposta ricevuta che mi è stata inoltrata dall'URC inquanto il servizio d'integrazione ha risposto a quest'ultimi.
Marco, dalla provincia di TO

Risposta:
abbiamo letto i suoi allegati e a nostro avviso ha commesso un errore. Le sentenze alle quali si riferisce prevedono che, in caso di prestazioni ad elevata integrazione sanitaria per patologie quali quelle di suo padre, l'intera retta (sia parte "sanitaria" sia parte "sociale") siano a carico del servizio sanitario. Diversamente, lei chiede al comune (e non al servizio sanitario) che si faccia carico di una quota che, nel caso delle sentenze, deve essere pagata da altro soggetto, il servizio sanitario.
Ha sbagliato soggetto, in pratica. Ad oggi, suo padre - da quanto comprendiamo - è inserito in struttura di lungodegenza a carico del SSN. Qualora questa condizione venisse meno e a suo padre venisse richiesta una forma di compartecipazione, dovrebbe in prima battuta chiedere al servizio sanitario di accollarsi l'intera retta e, in caso di diniego, agire in giudizio. Il parametro da utilizzare è la tipologia di prestazioni erogate che in caso di giudizio sarebbe oggetto di valutazione tramite consulenza tecnica d'ufficio da parte del giudice. Quel che può fare, in via preliminare, è chiedere copia dei diari infermieristici di suo padre e farli esaminare ad un medico legale che valuti se la tipologia di prestazioni che gli vengono quotidianamente erogate.
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Ha risposto Emmanuela Bertucci: https://sosonline.aduc.it/info/bertucci.php
 
 
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