Cara ADUC
Deducibilità fondi pensione
Domanda
28 ottobre 2019
Buongiorno ho intrapreso un investimento previdenziale per beneficiare prevalentemente del beneficio fiscale aliquota 38%,Ma il seguente articolo mi ha messo dei seri dubbi, gradirei un vostro parere.
Pip, non fatevi allettare dal miraggio dei vantaggi fiscali e ricordatevi i costi
Fermarsi, se si è ancora in tempo
Articolo sul Fatto Quotidiano dell’11-12-2017 pag. 18
Fermarsi, se si è ancora in tempo. A fine anno molti si accingono a versare soldi in un qualche piano individuale previdenziale (pip) o fondo pensione soprattutto aperto. Li sollecitano banche, assicuratori e sedicenti consulenti finanziari. La cosa sembra convenire, in particolare per chi ha redditi alti. La pubblicità, ma anche gli articoli dettati dagli uffici stampa, sbandierano “un vantaggio fino a 2.200 euro” su poco più di 5 mila euro versati ecc.
Falso, ma purtroppo convincente. Molti che ripetono tale storiella non sono disonesti, ma solo incompetenti.
Infatti la cifra in questione è tutt’al più la minore imposta dovuta per l’anno in corso e non il vantaggio (o svantaggio) dell’operazione nel suo complesso. Per valutare il quale occorre tener conto anche dei vincoli e degli oneri che si accolla chi aderisce alla previdenza integrativa. In particolare dell’obbligo a restarvi dentro per anni con costi vari e forti rischi di malversazioni, molto facili per la totale assenza di trasparenza di fondi e pip.
Ma il periodo è natalizio, per cui vogliamo cullarci nella più cieca fiducia nella bontà della natura umana. Supporremo quindi che mai nessuno rubi nulla e perciò non terremo conto dei possibili ammanchi, ma solo dei costi ufficiali. Per giunta prenderemo i dati medi più bassi pubblicati dall’organo di vigilanza, certo non ostile ma semmai troppo partigiano a favore della previdenza integrativa. Cioè costi dell’1,2% annuo per i fondi pensione aperti e dell’1,8% per i pip su durate trentacinquennali, come da tabella 1.20 della Relazione Annuale 2016 della Covip.
Ebbene, bastano già questi per erodere quasi del tutto o trasformare in perdita il vantaggio fiscale anche nel caso dell’aliquota Irpef massima, ovvero il 43% per redditi sopra i 75 mila euro annui. Darsi la zappa sui piedi, pur di pagare meno tasse, è un classico. A ben vedere non solo in Italia.
Contro ogni principio di stato sociale le cose vanno ancora peggio con redditi più bassi. Si aggiustano invece un poco - e qui contro ogni logica previdenziale - in prossimità dell’età della pensione: avvicinandosi ai 60 anni d’età il vantaggio fiscale è valutabile in un 2-3% annuo, sempre nello scaglione reddituale più alto e in assenza di ruberie o altri costi occulti. Come un tempo con le polizze vita e ora coi piani individuali di risparmio (Pir), il vero munifico regalo del fisco è all’industria del risparmio gestito, non ai contribuenti.
Paolo, dalla provincia di PV
Pip, non fatevi allettare dal miraggio dei vantaggi fiscali e ricordatevi i costi
Fermarsi, se si è ancora in tempo
Articolo sul Fatto Quotidiano dell’11-12-2017 pag. 18
Fermarsi, se si è ancora in tempo. A fine anno molti si accingono a versare soldi in un qualche piano individuale previdenziale (pip) o fondo pensione soprattutto aperto. Li sollecitano banche, assicuratori e sedicenti consulenti finanziari. La cosa sembra convenire, in particolare per chi ha redditi alti. La pubblicità, ma anche gli articoli dettati dagli uffici stampa, sbandierano “un vantaggio fino a 2.200 euro” su poco più di 5 mila euro versati ecc.
Falso, ma purtroppo convincente. Molti che ripetono tale storiella non sono disonesti, ma solo incompetenti.
Infatti la cifra in questione è tutt’al più la minore imposta dovuta per l’anno in corso e non il vantaggio (o svantaggio) dell’operazione nel suo complesso. Per valutare il quale occorre tener conto anche dei vincoli e degli oneri che si accolla chi aderisce alla previdenza integrativa. In particolare dell’obbligo a restarvi dentro per anni con costi vari e forti rischi di malversazioni, molto facili per la totale assenza di trasparenza di fondi e pip.
Ma il periodo è natalizio, per cui vogliamo cullarci nella più cieca fiducia nella bontà della natura umana. Supporremo quindi che mai nessuno rubi nulla e perciò non terremo conto dei possibili ammanchi, ma solo dei costi ufficiali. Per giunta prenderemo i dati medi più bassi pubblicati dall’organo di vigilanza, certo non ostile ma semmai troppo partigiano a favore della previdenza integrativa. Cioè costi dell’1,2% annuo per i fondi pensione aperti e dell’1,8% per i pip su durate trentacinquennali, come da tabella 1.20 della Relazione Annuale 2016 della Covip.
Ebbene, bastano già questi per erodere quasi del tutto o trasformare in perdita il vantaggio fiscale anche nel caso dell’aliquota Irpef massima, ovvero il 43% per redditi sopra i 75 mila euro annui. Darsi la zappa sui piedi, pur di pagare meno tasse, è un classico. A ben vedere non solo in Italia.
Contro ogni principio di stato sociale le cose vanno ancora peggio con redditi più bassi. Si aggiustano invece un poco - e qui contro ogni logica previdenziale - in prossimità dell’età della pensione: avvicinandosi ai 60 anni d’età il vantaggio fiscale è valutabile in un 2-3% annuo, sempre nello scaglione reddituale più alto e in assenza di ruberie o altri costi occulti. Come un tempo con le polizze vita e ora coi piani individuali di risparmio (Pir), il vero munifico regalo del fisco è all’industria del risparmio gestito, non ai contribuenti.
Paolo, dalla provincia di PV
Risposta ADUC
l'autore dell'articolo, il prof. Beppe Scienza, ha una posizione assolutamente contraria ai fondi pensione soprattutto se confrontati con il rendimento previsto per il Tfr.
Personalmente non condivido questa posizione e se scelti con cura, i fondi pensione possono certamente costituire una buona forma di risparmio a fini previdenziali.
Naturalmente i vincoli ci sono e ci sono anche i rischi di modifiche normative che possono influire sulle rendite future, e se proprio non ci vanno bene i fondi pensione, si possono trovare altre forme per accantonare parte del reddito a fini previdenziali.
L'importante è essere consapevoli che la sola pensione pubblica non sarà più sufficiente a garantirci un tenore di vita accettabile.
Va dunque fatta un'opportuna valutazione in modo da avere un'idea realistica della data prevista per il proprio pensionamento e l'importo. Naturalmente queste stime sono possibili partendo da alcune ipotesi relative al lavoro svolto, al reddito percepito, agli anni mancanti alla pensione, al modo in cui evolverà la retribuzione ecc.
Una valutazione che ci consentirà per tempo di mettere in atto strategie per correre ai ripari, rinunciando a consumare parte del proprio reddito attuale e riservarlo per quando si andrà in pensione
----------------
Ha risposto Roberto Cappiello: https://www.aduc.it/info/cappiello.php
Personalmente non condivido questa posizione e se scelti con cura, i fondi pensione possono certamente costituire una buona forma di risparmio a fini previdenziali.
Naturalmente i vincoli ci sono e ci sono anche i rischi di modifiche normative che possono influire sulle rendite future, e se proprio non ci vanno bene i fondi pensione, si possono trovare altre forme per accantonare parte del reddito a fini previdenziali.
L'importante è essere consapevoli che la sola pensione pubblica non sarà più sufficiente a garantirci un tenore di vita accettabile.
Va dunque fatta un'opportuna valutazione in modo da avere un'idea realistica della data prevista per il proprio pensionamento e l'importo. Naturalmente queste stime sono possibili partendo da alcune ipotesi relative al lavoro svolto, al reddito percepito, agli anni mancanti alla pensione, al modo in cui evolverà la retribuzione ecc.
Una valutazione che ci consentirà per tempo di mettere in atto strategie per correre ai ripari, rinunciando a consumare parte del proprio reddito attuale e riservarlo per quando si andrà in pensione
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Ha risposto Roberto Cappiello: https://www.aduc.it/info/cappiello.php
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