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Cara ADUC

condominio

2 dicembre 2014
Domanda 2 dicembre 2014
Sono nudo proprietario di un appartamento in un condominio. Per motivi che non so se funzionali o estetici, i condomini i cui appartamenti si aprono tutti su una facciata e hanno lo scaldaacqua su un balcone, decidono di modificare la situazione e fare realizzare un unico generatore collocato nello scantinato, che produca/fornisca acqua calda sanitaria in comune.
Il mio appartamento si affaccia su un’altra facciata ma, poiché nel contempo si erano verificate difficoltà nell’uso della canna fumaria della mia unità abitativa, decisi di aderire all’iniziativa e di aggregarmi ai condomini di cui sopra. Subito, nella stessa assemblea in cui si discuteva della cosa, il titolare dell’impresa a cui poi fu affidata l’opera e l’ingegnere incaricato di seguirne i lavori, mi fecero presente che, essendo il mio appartamento su un’altra facciata del palazzo e non potendo utilizzare la stessa colonna di alimentazione di cui agli altri aderenti, l’allacciamento che chiedevo comportava notevoli lavori e costi di realizzazione e in più l’autorizzazione degli altri condomini perché il tubo di alimentazione doveva forzatamente passare in spazi comuni. Era una richiesta che andava esaminata, valutata e considerata nella possibilità di realizzazione.
In sostanza mi dissuasero dal confermare la mia richiesta. Decisi dunque, se non si fosse trovata altra soluzione, di risolvere il mio problema ricorrendo ad uno scaldaacqua elettrico e resi nota questa mia nuova determinazione.
Alcuni giorni prima della messa in funzione del nuovo impianto l’amministrazione del condominio mi contattò a mezzo mail e m’invitò a contattare l’impresa costruttrice per accertare se vi fossero novità. Lo feci a mezzo telefono e, al secondo tentativo, riuscii a parlare al il titolare che mi disse che ancora doveva parlare con l’ingegnere per esaminare, valutare e decidere. Sono ancora in attesa del responso (l’appartamento è in questo momento inutilizzato).
Ora, a lavori terminati e impianto funzionante ed in attesa che chi di dovere esamini, valuti e decida, l’amministrazione del condominio mi addebita Euro 134 sotto la causale: Impianto centralizzato acqua calda sanitaria – nuove pompe inverter e contatore di energia generale.
Stessa cosa, in ragione dei millesimi, per tutti gli appartamenti, anche quelli che, come il mio, non hanno beneficiato del nuovo impianto.
E’ giusto distribuire su tutti parte delle spese di realizzazione di un impianto che, di fatto, è stato concepito e portato a termine solo per una parte degli appartamenti e che, presumibilmente, tale resterà nel tempo.
Ringrazio per il cortese riscontro che spero mi permetterà di evidenziare i miei dubbi in una prossima assemblea.
Ultima cosa: nella realizzazione di un lavoro come quello descritto, fino a che punto le spese di allaccio sono da calcolare in base ai millesimi? Sino al punto di allaccio all’appartamento o maggiori costi dovuti a maggiori distanze o difficoltà gravano sul condomino.
Aldo, da Pandino (CR)

Risposta ADUC
se l'impianto è suscettibile di essere utilizzato da tutti i condomini, ed è stato approvato come innovazione per il contenimento del consumo energetico, tutti devono partecipare alle spese di installazione e manutenzione. Ma i condomini che non utilizzano questo impianto, non dovranno pagare né per le installazioni delle tubazioni che vanno ai singoli appartamenti, né per i consumi.
Se invece non si tratta di un'innovazione ai sensi dell'art. 1120 del codice civile, ma di un'innovazione gravosa (art. 1121 codice civile), allora i condomini che non intendono partecipare sono esonerati da qualsivoglia spesa.
Non sappiamo dirle se si tratta di innovazione semplice o di innovazione gravosa.
Per quanto riguarda la ripartizione delle spese, essa sarà fatta in base ai millesimi per quanto riguarda le opere comuni. Ogni condomino, poi, dovrà pagare il costo di opere che beneficiano solo lui (come una tubazione che serve solo un appartamento).
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