Cara ADUC
Autostrada imboccata per obbligo: come chiedere rimborso e risarcimento
Domanda
16 aprile 2026
Spett. Aduc,
con la presente segnalo di aver subito, lo scorso dicembre, i disagi conseguenti alla chiusura di una corsia stradale assolutamente non segnalata.
Nemmeno era possibile invertire il senso di marcia o effettuare altre manovre.
Sono stata quindi costretta ad imboccare l'unica corsia rimasta percorribile che mi ha condotta purtroppo obbligatoriamente ad imboccare la rete autostradale.
Causa lavori era chiuso anche il primo casello e, pertanto, sono potuta uscire solo dopo 23 chilometri di percorrenza.
Ho subito quindi varie conseguenze: pagamento pedaggio, percorrenza chilometrica andata e ritorno, consumo carburante e ritardo nel raggiungere la mia effettiva destinazione.
Dapprima ho segnalato la questione ad Anas che, tuttavia, mi ha risposto essere di competenza di Autostrade per l'Italia Spa.
Purtroppo sono trascorsi mesi, anche con invio di email pec a quest'ultimo Ente, senza che mi sia stato fornito riscontro alcuno.
Quindi come è possibile procedere? Esiste un'autorità preposta ai reclami?
Ringrazio sin d'ora per l'attenzione.
Mirella, dalla provincia di BL
con la presente segnalo di aver subito, lo scorso dicembre, i disagi conseguenti alla chiusura di una corsia stradale assolutamente non segnalata.
Nemmeno era possibile invertire il senso di marcia o effettuare altre manovre.
Sono stata quindi costretta ad imboccare l'unica corsia rimasta percorribile che mi ha condotta purtroppo obbligatoriamente ad imboccare la rete autostradale.
Causa lavori era chiuso anche il primo casello e, pertanto, sono potuta uscire solo dopo 23 chilometri di percorrenza.
Ho subito quindi varie conseguenze: pagamento pedaggio, percorrenza chilometrica andata e ritorno, consumo carburante e ritardo nel raggiungere la mia effettiva destinazione.
Dapprima ho segnalato la questione ad Anas che, tuttavia, mi ha risposto essere di competenza di Autostrade per l'Italia Spa.
Purtroppo sono trascorsi mesi, anche con invio di email pec a quest'ultimo Ente, senza che mi sia stato fornito riscontro alcuno.
Quindi come è possibile procedere? Esiste un'autorità preposta ai reclami?
Ringrazio sin d'ora per l'attenzione.
Mirella, dalla provincia di BL
Risposta ADUC
Gentile Mirella,
La sua situazione è purtroppo abbastanza comune: un'interruzione stradale mal segnalata che l'ha costretta a percorrere un tratto autostradale non desiderato, con spese conseguenti. Il problema è che il confine di competenza tra ente stradale e concessionario autostradale rende tutto più complicato.
Prima di tutto, è importante chiarire le responsabilità. Se la chiusura della corsia era gestita da ANAS, la responsabilità del disagio (e delle spese conseguenti) potrebbe ricadere su di essa, indipendentemente da quanto le abbiano risposto. Il fatto che Autostrade per l'Italia non abbia risposto alle sue PEC è già di per sé un comportamento censurabile.
Le consigliamo di procedere così: innanzitutto invii una diffida formale sia ad ANAS che ad Autostrade per l'Italia, in cui riassume i fatti, quantifica i danni subiti (pedaggio, carburante extra, eventuale perdita di tempo documentabile) e chiede un risarcimento entro 30 giorni. Per la redazione può usare il nostro generatore di moduli per i trasporti.
Per i danni, conservi tutte le ricevute disponibili (scontrino del casello, eventuale pieno di carburante). La nostra scheda sul risarcimento del danno può esserle utile per capire come documentare e quantificare la pretesa.
Se la diffida rimane senza esito, può rivolgersi al Giudice di Pace, competente per cause fino a 10.000 euro e che non richiede necessariamente un avvocato. In alternativa, può tentare una conciliazione tramite la Camera di Commercio.
Non esiste un'autorità di regolazione specifica per la viabilità ordinaria e autostradale con poteri di arbitrato sui singoli reclami, quindi la via giudiziale o la conciliazione restano i percorsi principali.
Faccia anche una segnalazione allo sportello del Garante della concorrenza e del mercato: il portale segnalazioni dell'AGCM.
La sua situazione è purtroppo abbastanza comune: un'interruzione stradale mal segnalata che l'ha costretta a percorrere un tratto autostradale non desiderato, con spese conseguenti. Il problema è che il confine di competenza tra ente stradale e concessionario autostradale rende tutto più complicato.
Prima di tutto, è importante chiarire le responsabilità. Se la chiusura della corsia era gestita da ANAS, la responsabilità del disagio (e delle spese conseguenti) potrebbe ricadere su di essa, indipendentemente da quanto le abbiano risposto. Il fatto che Autostrade per l'Italia non abbia risposto alle sue PEC è già di per sé un comportamento censurabile.
Le consigliamo di procedere così: innanzitutto invii una diffida formale sia ad ANAS che ad Autostrade per l'Italia, in cui riassume i fatti, quantifica i danni subiti (pedaggio, carburante extra, eventuale perdita di tempo documentabile) e chiede un risarcimento entro 30 giorni. Per la redazione può usare il nostro generatore di moduli per i trasporti.
Per i danni, conservi tutte le ricevute disponibili (scontrino del casello, eventuale pieno di carburante). La nostra scheda sul risarcimento del danno può esserle utile per capire come documentare e quantificare la pretesa.
Se la diffida rimane senza esito, può rivolgersi al Giudice di Pace, competente per cause fino a 10.000 euro e che non richiede necessariamente un avvocato. In alternativa, può tentare una conciliazione tramite la Camera di Commercio.
Non esiste un'autorità di regolazione specifica per la viabilità ordinaria e autostradale con poteri di arbitrato sui singoli reclami, quindi la via giudiziale o la conciliazione restano i percorsi principali.
Faccia anche una segnalazione allo sportello del Garante della concorrenza e del mercato: il portale segnalazioni dell'AGCM.
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