Cara ADUC
Spese domestiche in convivenza: come dividerle equamente tra adulti e figli
Domanda
25 maggio 2026
Buongiorno, vivo con la mia compagna e abbiamo tre figli, 2 da un precedente matrimonio.
Mi chiedevo se fosse giusto e ragionevole dividere le spese in 5 quote e in caso quanto spetterebbe a me…
Grazie dell'attenzione
Riccardo
Mi chiedevo se fosse giusto e ragionevole dividere le spese in 5 quote e in caso quanto spetterebbe a me…
Grazie dell'attenzione
Riccardo
Risposta ADUC
Gentile Riccardo,
La questione che pone riguarda la ripartizione delle spese domestiche tra conviventi, e si tratta di un tema che non ha una risposta giuridicamente univoca: la legge non impone criteri fissi per la suddivisione delle spese tra partner conviventi non coniugati, lasciando ampia libertà alle parti di accordarsi come meglio credono.
Dividere le spese in 5 quote (una per ogni componente del nucleo familiare) è una scelta ragionevole sul piano dell'equità formale, ma presenta alcune criticità pratiche: i minori tipicamente non hanno reddito proprio, quindi le loro quote ricadono necessariamente sugli adulti. Il criterio "per teste" è il più semplice, ma non necessariamente il più equo se i redditi dei due adulti sono molto diversi tra loro.
Criteri alternativi spesso adottati nella pratica sono la divisione in due quote uguali tra i due adulti (indipendentemente dal numero di figli), oppure una suddivisione proporzionale ai redditi di ciascun adulto. Quest'ultimo criterio è spesso considerato il più equo quando c'è una differenza significativa di entrate.
Per quanto riguarda i figli nati dal suo precedente matrimonio, le spese per il loro mantenimento ordinario possono essere soggette a specifici accordi o provvedimenti nell'ambito della separazione o del divorzio con l'ex coniuge: in quel contesto, la quota di mantenimento stabilita dal giudice o concordata tra le parti va considerata separatamente dalle spese domestiche condivise con la compagna attuale.
La questione che pone riguarda la ripartizione delle spese domestiche tra conviventi, e si tratta di un tema che non ha una risposta giuridicamente univoca: la legge non impone criteri fissi per la suddivisione delle spese tra partner conviventi non coniugati, lasciando ampia libertà alle parti di accordarsi come meglio credono.
Dividere le spese in 5 quote (una per ogni componente del nucleo familiare) è una scelta ragionevole sul piano dell'equità formale, ma presenta alcune criticità pratiche: i minori tipicamente non hanno reddito proprio, quindi le loro quote ricadono necessariamente sugli adulti. Il criterio "per teste" è il più semplice, ma non necessariamente il più equo se i redditi dei due adulti sono molto diversi tra loro.
Criteri alternativi spesso adottati nella pratica sono la divisione in due quote uguali tra i due adulti (indipendentemente dal numero di figli), oppure una suddivisione proporzionale ai redditi di ciascun adulto. Quest'ultimo criterio è spesso considerato il più equo quando c'è una differenza significativa di entrate.
Per quanto riguarda i figli nati dal suo precedente matrimonio, le spese per il loro mantenimento ordinario possono essere soggette a specifici accordi o provvedimenti nell'ambito della separazione o del divorzio con l'ex coniuge: in quel contesto, la quota di mantenimento stabilita dal giudice o concordata tra le parti va considerata separatamente dalle spese domestiche condivise con la compagna attuale.
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