Cara ADUC
Vittima del "phishing" su Poste Italiane
Domanda
13 ottobre 2008
Gent.ma Aduc,
Vi sottopongo il mio caso di vittima di quell'odiosa truffa informatica che va sotto il nome di "phishing". Ritenendo che Poste Italiane, presso i cui sportelli ho stipulato un contratto di carta postepay, abbia una precisa responsabilità nella vicenda e consapevole che Poste Italiane non sarà mai disposta a riconoscermi un bel nulla, mi rivolgo a Voi nella speranza di ottenere una qualche forma di riconoscimento e di giustizia. Allego alla presente la "lettera di reclamo" che ho inoltrato a Poste Italiane di modo che tutto il problema potrà esserVi di facile comprensione e mi dichiaro disponibilissimo a fornire qualsiasi ulteriore informazione. Vi ringrazio anticipatamente per tutto ciò che riterrete di poter fare a favore del sottoscritto. SottolineandoVi che sono uno soltanto dei tantissimi cittadini incappati in questo subdolo raggiro informatico (oramai è un fenomeno di massa) e che, per conseguenza, occorre evitare che i tanti altri cittadini, opportunamente meglio informati, si trovino a ripetere la mia spiacevole esperienza. Vi invio cordiali saluti.
LETTERA DI RECLAMO SERVIZI/PRODOTTI BANCOPOSTA
- Servizio Reclami Poste Italiane S.p.A.- Business unit monetica
- ADICONSUM (Associazione consumatori) - Roma
- p.c. Agenzia Poste Italiane - Via San Giovanni in Laterano - Roma
Oggetto: reclamo per mancata, ritardata o errata prestazione relativa ai servizi/prodotti Bancoposta.
Io sottoscritto, intestatario della carta postepay n. xxx dichiaro di essere stato vittima di una truffa in quanto fraudolentemente sono stati effettuati dei prelievi dalla mia carta postepay.
L'ammanco viene minutamente descritto nei documenti allegati, e precisamente:
.Allegato 1: denuncia presentata presso il commissariato di pubblica sicurezza;
.allegato 2: lista dei movimenti carta postepay da me stampata appena mi sono accorto dell'ammanco;
.allegato 3: lista dei movimenti carta postepay consegnatami all'Agenzia Poste Italiane di Via San Giovanni, Roma.
L'ammanco ammonterebbe a circa 500.00 euro (per prelievi non autorizzati effettuati in data 3 ottobre u.s.) cui vanno aggiunti ulteriori due indebiti prelievi di ammontare pari a 200.00 euro (effettuati in data 6 ottobre) e non ancora apparsi nella lista consegnatami dall'Agenzia Poste Italiane sopra citata. Denuncio il fatto che sono stato vittima di un raggiro in quanto ho ricevuto una e-mail (andata persa) il cui mittente si spacciava per il sito ufficiale di Poste Italiane, credibile anche nella configurazione con cui si presentava. In tale e-mail, di cui non ricordo bene i contenuti, mi si invitava a collegarmi con il sito Poste Italiane direttamente utilizzando apposito link. Ricevo, poi, una seconda mail da parte dello stesso mittente di cui stavolta conservo copia anche a dimostrazione di quanto sia stato ingannevole e subdolo il raggiro (vedasi allegato n. 4). Riconosco che con molta probabilità c'è stata da parte del sottoscritto una certa sprovvedutezza, aggravata dal fatto di non essere un esperto conoscitore del complesso mondo di internet e più in generale delle materie informatiche.
Devo tuttavia far rilevare quanto apprendo direttamente dal personale addetto al numero verde dei Servizi Finanziari Poste Italiane e cioè che si è trattato di un ennesimo caso c.d. di phishing tra le migliaia (sembrerebbe) che si stanno verificando ai danni di tanti ignari cittadini sparsi in ogni angolo di Italia. Tanto premesso, e considerata la vastità del fenomeno, giungo alla conclusione che Poste Italiane, innanzitutto, non tuteli efficacemente i propri utenti. Segnalo, infatti, che Poste Italiane, a mio personale giudizio, fin dal momento della sottoscrizione del contratto postepay, e in modo particolare in tale preciso momento, dovrebbe informare con maggiore chiarezza e precisione (di quanto non abbia ad es. fatto con il sottoscritto) ogni singolo cliente, a prescindere dal grado di competenza del medesimo, del pericolo di questo fishing. Cosa che ben avrebbe potuto/dovuto fare avvertendo, per esempio, che postepay non avrebbe fatto mai uso di e-mail per comunicare qualsivoglia notizia o per ricercare forme di contatto, tanto inserendolo espressamente nelle clausole contrattuali, perfino richiamando verbalmente il cittadino sottoscrittore. A testimonianza di quanto affermo dichiaro, infatti, che le condizioni contrattuali da me sottoscritte non informano con il risalto dovuto tale pericolo. Non solo, ma il documento a me consegnato da Poste Italiane dal titolo "sintesi delle principali clausole contrattuali" risulta in larghissima parte illeggibile (praticamente mi è stato consegnato un brogliaccio), a dimostrazione di quanta poca importanza Poste Italiane riservi ai contenuti contrattuali e per ciò stesso alla sicurezza dei propri risparmiatori. Come comprovato dall'allegato 5 (sintesi delle principali clausole contrattuali) di cui invio copia fedele, trattenendo invece l'originale. In proposito, a poco giova sostenere che dopotutto tale documento è stato da me sottoscritto solo che si consideri l'enorme disparità di posizioni contrattuali che di fatto si stabilisce in tali frangenti tra il "povero utente" costretto a richiedere un servizio e una robusta e potente organizzazione quale è configurabile Poste Italiane. La pubblicità sui rischi di phishing che pure si rileva sul sito di Poste Italiane non è, a giudizio dello scrivente, sufficiente a sollevare da ogni responsabilità Poste Italiane. Basterebbe considerare la pervasività e diffusione del fenomeno, a fronte del noto analfabetismo informatico che in Italia raggiunge livelli elevatissimi, perchè a ragion veduta si possano richiedere sforzi ben maggiori a Poste Italiane, se è vero che la sua politica aziendale è di fornire servizi di alta qualità e sicurezza ai propri risparmiatori. L'informazione su tali rischi, a mio modesto avviso, va fatta in maniera molto più incisiva e nel momento giuridicamente più qualificato e cioè a dire in quello della sottoscrizione del relativo contratto che è appunto il momento anche della massima responsabilizzazione delle parti in ordine alle conseguenze di ciò che sottoscrivono. Il fenomeno delle truffe è oramai così tanto diffuso che appare deprecabile che Poste Italiane non stia correndo ai ripari con forme di tutela/prevenzione più efficaci per i propri risparmiatori. Come sarebbe stato del pari doveroso che Poste Italiane avesse istituito una copertura assicurativa (un fondo di solidarietà, perché no!) capace di tutelare almeno in una certa misura, gli utenti da siffatti raggiri. Ciò detto vale la pena rimarcare che la migliore giurisprudenza nel definire il contratto stesso come un accordo, vale a dire consenso reciproco di due o più parti intorno ad un regolamento da esse stesse predisposto, assegna un ruolo preminente alla "conoscenza" intesa come obbligo specifico e tipico d'informazione tra le parti contrattuali sia durante l'esecuzione, sia durante le trattative. Ciò è particolarmente fondato in tutti i casi in cui vi sia disparità di posizione contrattuale tra le parti. In definitiva, si ravviserebbe un obbligo di informare che troverebbe la sua base normativa fondamentalmente negli articoli 1337, 1338 e 1375 c.c. i quali prevedono che le parti, nelle trattative, nella formazione e nell'esecuzione del contratto debbano comportarsi secondo buona fede, informando l'altro di ogni eventuale, possibile causa di invalidtà, e dunque di rischio/pericolo. Tale concetto costituisce, a sua volta, l'applicazione pratica di un principio più vasto, che è quello dell'obbligo della correttezza, che trova la propria enunciazione positiva nell'art. 1175 c.c.: "Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza". La regola di buona fede, è riconosciuta da gran parte della dottrina come una clausola generale, per meglio dire con la dottrina stessa, come la specificazione del più generale principio di solidarietà. Ed è in considerazione, innanzitutto, di questo principio, appunto di solidarietà, che chiedo, nell'impossibilità di individuare i truffatori, sia Poste Italiane a rimborsarmi della somma di cui indebitamente e fraudolentemente sono stato privato. Anche, evidentemente, in ragione delle sue mancanze. Faccio presente, infine, che ho provveduto a bloccare la carta postepay.
Antonio , da Roma (RM)
Vi sottopongo il mio caso di vittima di quell'odiosa truffa informatica che va sotto il nome di "phishing". Ritenendo che Poste Italiane, presso i cui sportelli ho stipulato un contratto di carta postepay, abbia una precisa responsabilità nella vicenda e consapevole che Poste Italiane non sarà mai disposta a riconoscermi un bel nulla, mi rivolgo a Voi nella speranza di ottenere una qualche forma di riconoscimento e di giustizia. Allego alla presente la "lettera di reclamo" che ho inoltrato a Poste Italiane di modo che tutto il problema potrà esserVi di facile comprensione e mi dichiaro disponibilissimo a fornire qualsiasi ulteriore informazione. Vi ringrazio anticipatamente per tutto ciò che riterrete di poter fare a favore del sottoscritto. SottolineandoVi che sono uno soltanto dei tantissimi cittadini incappati in questo subdolo raggiro informatico (oramai è un fenomeno di massa) e che, per conseguenza, occorre evitare che i tanti altri cittadini, opportunamente meglio informati, si trovino a ripetere la mia spiacevole esperienza. Vi invio cordiali saluti.
LETTERA DI RECLAMO SERVIZI/PRODOTTI BANCOPOSTA
- Servizio Reclami Poste Italiane S.p.A.- Business unit monetica
- ADICONSUM (Associazione consumatori) - Roma
- p.c. Agenzia Poste Italiane - Via San Giovanni in Laterano - Roma
Oggetto: reclamo per mancata, ritardata o errata prestazione relativa ai servizi/prodotti Bancoposta.
Io sottoscritto, intestatario della carta postepay n. xxx dichiaro di essere stato vittima di una truffa in quanto fraudolentemente sono stati effettuati dei prelievi dalla mia carta postepay.
L'ammanco viene minutamente descritto nei documenti allegati, e precisamente:
.Allegato 1: denuncia presentata presso il commissariato di pubblica sicurezza;
.allegato 2: lista dei movimenti carta postepay da me stampata appena mi sono accorto dell'ammanco;
.allegato 3: lista dei movimenti carta postepay consegnatami all'Agenzia Poste Italiane di Via San Giovanni, Roma.
L'ammanco ammonterebbe a circa 500.00 euro (per prelievi non autorizzati effettuati in data 3 ottobre u.s.) cui vanno aggiunti ulteriori due indebiti prelievi di ammontare pari a 200.00 euro (effettuati in data 6 ottobre) e non ancora apparsi nella lista consegnatami dall'Agenzia Poste Italiane sopra citata. Denuncio il fatto che sono stato vittima di un raggiro in quanto ho ricevuto una e-mail (andata persa) il cui mittente si spacciava per il sito ufficiale di Poste Italiane, credibile anche nella configurazione con cui si presentava. In tale e-mail, di cui non ricordo bene i contenuti, mi si invitava a collegarmi con il sito Poste Italiane direttamente utilizzando apposito link. Ricevo, poi, una seconda mail da parte dello stesso mittente di cui stavolta conservo copia anche a dimostrazione di quanto sia stato ingannevole e subdolo il raggiro (vedasi allegato n. 4). Riconosco che con molta probabilità c'è stata da parte del sottoscritto una certa sprovvedutezza, aggravata dal fatto di non essere un esperto conoscitore del complesso mondo di internet e più in generale delle materie informatiche.
Devo tuttavia far rilevare quanto apprendo direttamente dal personale addetto al numero verde dei Servizi Finanziari Poste Italiane e cioè che si è trattato di un ennesimo caso c.d. di phishing tra le migliaia (sembrerebbe) che si stanno verificando ai danni di tanti ignari cittadini sparsi in ogni angolo di Italia. Tanto premesso, e considerata la vastità del fenomeno, giungo alla conclusione che Poste Italiane, innanzitutto, non tuteli efficacemente i propri utenti. Segnalo, infatti, che Poste Italiane, a mio personale giudizio, fin dal momento della sottoscrizione del contratto postepay, e in modo particolare in tale preciso momento, dovrebbe informare con maggiore chiarezza e precisione (di quanto non abbia ad es. fatto con il sottoscritto) ogni singolo cliente, a prescindere dal grado di competenza del medesimo, del pericolo di questo fishing. Cosa che ben avrebbe potuto/dovuto fare avvertendo, per esempio, che postepay non avrebbe fatto mai uso di e-mail per comunicare qualsivoglia notizia o per ricercare forme di contatto, tanto inserendolo espressamente nelle clausole contrattuali, perfino richiamando verbalmente il cittadino sottoscrittore. A testimonianza di quanto affermo dichiaro, infatti, che le condizioni contrattuali da me sottoscritte non informano con il risalto dovuto tale pericolo. Non solo, ma il documento a me consegnato da Poste Italiane dal titolo "sintesi delle principali clausole contrattuali" risulta in larghissima parte illeggibile (praticamente mi è stato consegnato un brogliaccio), a dimostrazione di quanta poca importanza Poste Italiane riservi ai contenuti contrattuali e per ciò stesso alla sicurezza dei propri risparmiatori. Come comprovato dall'allegato 5 (sintesi delle principali clausole contrattuali) di cui invio copia fedele, trattenendo invece l'originale. In proposito, a poco giova sostenere che dopotutto tale documento è stato da me sottoscritto solo che si consideri l'enorme disparità di posizioni contrattuali che di fatto si stabilisce in tali frangenti tra il "povero utente" costretto a richiedere un servizio e una robusta e potente organizzazione quale è configurabile Poste Italiane. La pubblicità sui rischi di phishing che pure si rileva sul sito di Poste Italiane non è, a giudizio dello scrivente, sufficiente a sollevare da ogni responsabilità Poste Italiane. Basterebbe considerare la pervasività e diffusione del fenomeno, a fronte del noto analfabetismo informatico che in Italia raggiunge livelli elevatissimi, perchè a ragion veduta si possano richiedere sforzi ben maggiori a Poste Italiane, se è vero che la sua politica aziendale è di fornire servizi di alta qualità e sicurezza ai propri risparmiatori. L'informazione su tali rischi, a mio modesto avviso, va fatta in maniera molto più incisiva e nel momento giuridicamente più qualificato e cioè a dire in quello della sottoscrizione del relativo contratto che è appunto il momento anche della massima responsabilizzazione delle parti in ordine alle conseguenze di ciò che sottoscrivono. Il fenomeno delle truffe è oramai così tanto diffuso che appare deprecabile che Poste Italiane non stia correndo ai ripari con forme di tutela/prevenzione più efficaci per i propri risparmiatori. Come sarebbe stato del pari doveroso che Poste Italiane avesse istituito una copertura assicurativa (un fondo di solidarietà, perché no!) capace di tutelare almeno in una certa misura, gli utenti da siffatti raggiri. Ciò detto vale la pena rimarcare che la migliore giurisprudenza nel definire il contratto stesso come un accordo, vale a dire consenso reciproco di due o più parti intorno ad un regolamento da esse stesse predisposto, assegna un ruolo preminente alla "conoscenza" intesa come obbligo specifico e tipico d'informazione tra le parti contrattuali sia durante l'esecuzione, sia durante le trattative. Ciò è particolarmente fondato in tutti i casi in cui vi sia disparità di posizione contrattuale tra le parti. In definitiva, si ravviserebbe un obbligo di informare che troverebbe la sua base normativa fondamentalmente negli articoli 1337, 1338 e 1375 c.c. i quali prevedono che le parti, nelle trattative, nella formazione e nell'esecuzione del contratto debbano comportarsi secondo buona fede, informando l'altro di ogni eventuale, possibile causa di invalidtà, e dunque di rischio/pericolo. Tale concetto costituisce, a sua volta, l'applicazione pratica di un principio più vasto, che è quello dell'obbligo della correttezza, che trova la propria enunciazione positiva nell'art. 1175 c.c.: "Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza". La regola di buona fede, è riconosciuta da gran parte della dottrina come una clausola generale, per meglio dire con la dottrina stessa, come la specificazione del più generale principio di solidarietà. Ed è in considerazione, innanzitutto, di questo principio, appunto di solidarietà, che chiedo, nell'impossibilità di individuare i truffatori, sia Poste Italiane a rimborsarmi della somma di cui indebitamente e fraudolentemente sono stato privato. Anche, evidentemente, in ragione delle sue mancanze. Faccio presente, infine, che ho provveduto a bloccare la carta postepay.
Antonio , da Roma (RM)
Risposta ADUC
qui' il settore del sito di Posteitaliane che informa sul pishing, a nostro avviso ben dettagliato:
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Riteniamo che in giudizio Poste ben potrebbe provare di aver assolto al proprio onere informativo pubblicando tali informazioni.
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Riteniamo che in giudizio Poste ben potrebbe provare di aver assolto al proprio onere informativo pubblicando tali informazioni.
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