Cara ADUC
TIM, addebito non consentito
Domanda
25 marzo 2008
Riassumo brevemente i fatti relativi ad un disservizio da parte della TIM e/o suoi esercenti affiliati:
- in data 06/11/2006 la TIM mi sottopone una offerta che comportava la donazione di una porta USB (chiamata "chiavetta") per il collegamento in INTERNET e 500 MB di traffico mensile per una spesa rateale di 19 euro mensili (12 mesi con scadenza 07/11/2007) da domiciliare su carta di credito. Per la portabilità del servizio mi hanno fornito anche una nuova carta SIM il cui utilizzo avevo inteso essere tutto finalizzato SOLO all'offerta di cui sopra.
- in data 15/01/2008 mi arriva una fattura pari a 3714,18 relativa all'utilizzo di internet in data 12/11/2007 (cioè ad offerta SCADUTA!) per 2 ore di utilizzo e per la trasmissione di soli 600 MG!.
- lo stesso giorno invio un reclamo alla TIM di cui ad oggi non ho ancora avuto risposta (contattando l'ufficio relativo mi fanno saper che a loro il reclamo è arrivato il 4/3/2008!!).
- in data 15/03/2008 ci accorgiamo che l'addebito è stato effettuato (nonostante il reclamo tempestivo) con conseguente blocco della carta per incauto utilizzo (ovvero per il superamento del tetto mensile di 1.300 euro). Per tale operazione (scaturita solo DOPO l'accredito) sto comunque avviando un contenzioso nei confronti dell'Istituto di credito stesso.
Le domande che pongo sono le seguenti:
Posso avviare una procedura legale nei confronti della TIM?
Posso/devo far scattare denuncia contro la stessa o contro ignoti?
Devo aspettare di avere risposta al reclamo prima di procedere?
Devo per forza rivolgermi all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (della quale le varie società a tutela dei consumatori dicono TUTTO IL MALE POSSIBILE)..ovvero devo necessariamente intraprendere con la TIM un tentativo di riconciliazione prima di far scattare denunce e/o cause private?
Devo denunciare anche l'esercente che mi ha sottoposto il contratto?
Cordialmente,
Vera, da Palermo (PA)
- in data 06/11/2006 la TIM mi sottopone una offerta che comportava la donazione di una porta USB (chiamata "chiavetta") per il collegamento in INTERNET e 500 MB di traffico mensile per una spesa rateale di 19 euro mensili (12 mesi con scadenza 07/11/2007) da domiciliare su carta di credito. Per la portabilità del servizio mi hanno fornito anche una nuova carta SIM il cui utilizzo avevo inteso essere tutto finalizzato SOLO all'offerta di cui sopra.
- in data 15/01/2008 mi arriva una fattura pari a 3714,18 relativa all'utilizzo di internet in data 12/11/2007 (cioè ad offerta SCADUTA!) per 2 ore di utilizzo e per la trasmissione di soli 600 MG!.
- lo stesso giorno invio un reclamo alla TIM di cui ad oggi non ho ancora avuto risposta (contattando l'ufficio relativo mi fanno saper che a loro il reclamo è arrivato il 4/3/2008!!).
- in data 15/03/2008 ci accorgiamo che l'addebito è stato effettuato (nonostante il reclamo tempestivo) con conseguente blocco della carta per incauto utilizzo (ovvero per il superamento del tetto mensile di 1.300 euro). Per tale operazione (scaturita solo DOPO l'accredito) sto comunque avviando un contenzioso nei confronti dell'Istituto di credito stesso.
Le domande che pongo sono le seguenti:
Posso avviare una procedura legale nei confronti della TIM?
Posso/devo far scattare denuncia contro la stessa o contro ignoti?
Devo aspettare di avere risposta al reclamo prima di procedere?
Devo per forza rivolgermi all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (della quale le varie società a tutela dei consumatori dicono TUTTO IL MALE POSSIBILE)..ovvero devo necessariamente intraprendere con la TIM un tentativo di riconciliazione prima di far scattare denunce e/o cause private?
Devo denunciare anche l'esercente che mi ha sottoposto il contratto?
Cordialmente,
Vera, da Palermo (PA)
Risposta ADUC
prima di pensare ad una azione legale bisogna capire se lei ha o meno ragione. L'offerta durava fino al 07/11/2007, cosa sarebbe accaduto dopo per contratto?
Se successivamente alla scadenza sarebbero state applicate altre tariffe, e lei ha comunque navigato in internet, le somme sono dovute. Altrimenti dovra':
- contestare gli addebiti con una lettera raccomandata A/R di messa in mora al gestore telefonico: clicca qui
- intimare, sempre con una lettera raccomandata A/R di messa in mora, la revoca dell'addebito su carta di credito al gestore della carta, contestando anche allo stesso l'addebito e intimando che venga cancellato.
In caso di risposta negativa da parte del gestore alla messa in mora, si deve prima fare un tentativo obbligatorio di conciliazione presso il Co.Re.Com della propria Regione: clicca qui (Nel caso in cui il Co.Re.Com non svolga questo servizio nella propria Regione, proporre il tentativo di conciliazione presso la Camera di commercio o in alternativa verificare se il giudice di pace accetta la domanda di conciliazione). Se il tentativo di conciliazione fallisce, o non viene esperito entro 30gg dalla data della richiesta, citare il gestore in giudizio direttamente presso il giudice di pace (recarsi personalmente presso la cancelleria del giudice e redigere oralmente la citazione). In questa sede si potranno richiedere sia la liberazione immediata della linea, sia tutti i danni del caso (spese raccomandate e fax, rotture di scatole, etc.).
Se successivamente alla scadenza sarebbero state applicate altre tariffe, e lei ha comunque navigato in internet, le somme sono dovute. Altrimenti dovra':
- contestare gli addebiti con una lettera raccomandata A/R di messa in mora al gestore telefonico: clicca qui
- intimare, sempre con una lettera raccomandata A/R di messa in mora, la revoca dell'addebito su carta di credito al gestore della carta, contestando anche allo stesso l'addebito e intimando che venga cancellato.
In caso di risposta negativa da parte del gestore alla messa in mora, si deve prima fare un tentativo obbligatorio di conciliazione presso il Co.Re.Com della propria Regione: clicca qui (Nel caso in cui il Co.Re.Com non svolga questo servizio nella propria Regione, proporre il tentativo di conciliazione presso la Camera di commercio o in alternativa verificare se il giudice di pace accetta la domanda di conciliazione). Se il tentativo di conciliazione fallisce, o non viene esperito entro 30gg dalla data della richiesta, citare il gestore in giudizio direttamente presso il giudice di pace (recarsi personalmente presso la cancelleria del giudice e redigere oralmente la citazione). In questa sede si potranno richiedere sia la liberazione immediata della linea, sia tutti i danni del caso (spese raccomandate e fax, rotture di scatole, etc.).
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