Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
13 febbraio 2005
Mi rivolgo alla vostra Associazione per chiedere un consiglio.
Ho 74 anni il 28 ottobre 2004 sono caduta all'ingresso principale dell'abitazione dove vivo inciampando su un piolo di ferro che a cancello aperto sporge dal pavimento. Erano circa le 19.30 e la mancanza di illuminazione mi ha impedito di vedere bene. La caduta mi ha causato una frattura alla mano sinistra, due punti al mento una contusione alla spalla. persone presenti all'accaduto possono testimoniare il fatto. All'ospedale Torre Galli mi hanno curata messo i punti e ingessato la mano con una prognosi di 30 giorni. Ho denunciato l'accaduto alla Direzione del palazzo dove vivo opera " Pia comitato per le case ad uso degli indigenti di Firenze" tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Dopo qualche giorno il Comitato ha provveduto a cambiare l'illuminazione dell'atrio sostituendola con una grande luce e a rispondermi comunicandomi che per l'accaduto dovevo prendere contatti con la loro assicurazione LA Fondiaria alla quale avevano gia' fatto avere la denuncia e il certificato ospedaliero. Successivamente dopo la rimozione del gesso i medici dell'ospedale hanno ritenuto l'arto non guarito perche' troppo gonfio dolorante tumefatto e non funzionante. Visite cure fisiche prognosi tutto certificato e spedito regolarmente con raccomandata all'Assicurazione. Sono ancora in cura e la terapista prevede di chiudere la malattia a fine mese. Dunque per rimettere in funzione e non totalmente la mano ci sono voluti quattro mesi. Poi, tre giorni fa ricevo una lettera dall'assicurazione che mi informa che per loro dopo i loro accertamenti l'Opera Pia non ha alcuna responsabilita'.
Ecco adesso non so piu' come comportarmi, ed e' per questo che vi chiedo consiglio.
Io penso che la responsabilita' condominiale ci sia, perche' allora si sono precipitati a cambiare l'illuminazione? e quel piolo atto a fermare il cancello ma che a cancello aperto fuoriesce dal pavimento e' veramente a norma?
Ma il mio pensiero certo non e' sufficiente. Che cosa devo fare a questo punto?
Scrivere di nuovo alla Direzione? Mettere tutto in mano ad un avvocato?
Ho 74 e vivo con una pensione minima, una situazione che non mi permette le spese per un avvocato senza prima sapere se ci sono i presupposti per essere dalla parte della ragione.
Vi ringrazio immensamente per l'attenzione attendo una vostra risposta con fiducia.
Marisa, da Firenze
Ho 74 anni il 28 ottobre 2004 sono caduta all'ingresso principale dell'abitazione dove vivo inciampando su un piolo di ferro che a cancello aperto sporge dal pavimento. Erano circa le 19.30 e la mancanza di illuminazione mi ha impedito di vedere bene. La caduta mi ha causato una frattura alla mano sinistra, due punti al mento una contusione alla spalla. persone presenti all'accaduto possono testimoniare il fatto. All'ospedale Torre Galli mi hanno curata messo i punti e ingessato la mano con una prognosi di 30 giorni. Ho denunciato l'accaduto alla Direzione del palazzo dove vivo opera " Pia comitato per le case ad uso degli indigenti di Firenze" tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Dopo qualche giorno il Comitato ha provveduto a cambiare l'illuminazione dell'atrio sostituendola con una grande luce e a rispondermi comunicandomi che per l'accaduto dovevo prendere contatti con la loro assicurazione LA Fondiaria alla quale avevano gia' fatto avere la denuncia e il certificato ospedaliero. Successivamente dopo la rimozione del gesso i medici dell'ospedale hanno ritenuto l'arto non guarito perche' troppo gonfio dolorante tumefatto e non funzionante. Visite cure fisiche prognosi tutto certificato e spedito regolarmente con raccomandata all'Assicurazione. Sono ancora in cura e la terapista prevede di chiudere la malattia a fine mese. Dunque per rimettere in funzione e non totalmente la mano ci sono voluti quattro mesi. Poi, tre giorni fa ricevo una lettera dall'assicurazione che mi informa che per loro dopo i loro accertamenti l'Opera Pia non ha alcuna responsabilita'.
Ecco adesso non so piu' come comportarmi, ed e' per questo che vi chiedo consiglio.
Io penso che la responsabilita' condominiale ci sia, perche' allora si sono precipitati a cambiare l'illuminazione? e quel piolo atto a fermare il cancello ma che a cancello aperto fuoriesce dal pavimento e' veramente a norma?
Ma il mio pensiero certo non e' sufficiente. Che cosa devo fare a questo punto?
Scrivere di nuovo alla Direzione? Mettere tutto in mano ad un avvocato?
Ho 74 e vivo con una pensione minima, una situazione che non mi permette le spese per un avvocato senza prima sapere se ci sono i presupposti per essere dalla parte della ragione.
Vi ringrazio immensamente per l'attenzione attendo una vostra risposta con fiducia.
Marisa, da Firenze
Risposta ADUC
tanto per cominciare, la sua controparte era semmai il proprietario e non l'assicurazione: il proprietario potrebbe anche non avere una copertura assicurativa adeguata, per esempio: questo pero' non cancellerebbe il fatto di essere comunque responsabile a prescindere dalla copertura di un'assicurazione.
Il punto, pertanto, non e' cio' che risponde l'assicurazione, ma se il proprietario dell'immobile possa realmente essere ritenuto responsabile o meno. Occorre venga quindi sostenuta e dimostrata la pericolosita', oggettiva, dell'androne poco illuminato e disseminato di pezzi contundenti (o perlomeno di un significativo pezzo). In realta', a questo punto occorrerebbe che lei agisse in giudizio ed il giudice nominerebbe un perito per valutare il caso e stabilire se pericolosita' oggettiva vi potesse o meno essere (tenendo conto anche della modifica all'illuminazione).
Pertanto, dovrebbe rivolgersi al giudice di pace. Se crede, potrebbe iniziare con un tentativo di conciliazione, invece che immediatamente in contenzioso.
Il punto, pertanto, non e' cio' che risponde l'assicurazione, ma se il proprietario dell'immobile possa realmente essere ritenuto responsabile o meno. Occorre venga quindi sostenuta e dimostrata la pericolosita', oggettiva, dell'androne poco illuminato e disseminato di pezzi contundenti (o perlomeno di un significativo pezzo). In realta', a questo punto occorrerebbe che lei agisse in giudizio ed il giudice nominerebbe un perito per valutare il caso e stabilire se pericolosita' oggettiva vi potesse o meno essere (tenendo conto anche della modifica all'illuminazione).
Pertanto, dovrebbe rivolgersi al giudice di pace. Se crede, potrebbe iniziare con un tentativo di conciliazione, invece che immediatamente in contenzioso.
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