Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
25 agosto 2003
Avendo ascoltato con vivo interesse il Suo commento di oggi, su radio radicale, circa la mancanza di informazioni in paesi comunisti, come la Cuba di Fidel Castro, allego qui di seguito un interessante esempio di disinformazione assoluta e rigorosissima nei liberi paesi occidentali e democratici.
Ha sentito mai parlare dello straordinario massacro di informazione e di vite umane che sottopongo alla Sua attenzione? E mi rispondera'?
Mi scusi, ma ne dubito molto.
Cordialmente
------------------
Il diabete mellito e' una grave malattia, considerata eminentemente cronica e di alto interesse sociale, caratterizzata da complicanze assai serie, che provocano lunghe e penose sofferenze e la morte precoce. Oggi nel mondo vi sono circa centocinquanta milioni di diabetici, e soltanto negli USA, dove ve ne sono circa quindici milioni, si verificano mille morti al giorno per diabete, il che vuol dire circa diecimila morti al giorno in tutto il mondo per quella grave malattia. Per tali motivi, nel 1989 fu firmata la Dichiarazione di Saint Vincent, sotto l'egida della Organizzazione Mondiale della Sanita', dai rappresentanti di tutti i Paesi europei, che si impegnarono ad "avviare programmi per mettere in atto misure efficaci per la prevenzione delle complicanze, diminuendo di almeno un terzo i casi di cecita' e di insufficienza renale, abbattendo la meta' del numero di amputazioni degli arti per cancrena diabetica, riducendo morbilita' e mortalita' per malattie coronariche e, infine, raggiungendo fra le donne diabetiche esiti di gravidanza vicini a quelli delle non diabetiche. " Ma oggi si registra il pieno fallimento di quel programma perche' nessuno degli obiettivi e' stato conseguito, e si prevede statisticamente che il numero dei diabetici raddoppiera' nel prossimo decennio. A chiara dimostrazione dell'assoluta inefficacia delle misure di prevenzione e delle terapie attuali.
Nel 1968, a seguito di un mio studio teorico sulla struttura microscopica e sulle funzioni del fegato, fui in grado di formulare una ipotesi scientifica che dimostrava, sempre teoricamente ma su solide basi scientifiche, che il diabete non e', come si riteneva allora e si continua a ritenere "ufficialmente" oggi, una malattia autonoma, ma che e' l'espressione di una malattia del fegato, che puo' essere ben prevenuta, validamente curata ed anche guarita (http: //www. diabetenews.8m. com).
Nel 1968 avevo organizzato un'equipe per dimostrare sperimentalmente la validita' dell'ipotesi, ma l'effettuazione dell'esperimento venne arrogantemente vietata.
Nel 1976 rivolsi al ministro per la ricerca scientifica la richiesta di farmi effettuare quella verifica sperimentale. Il ministro rispose di aver mandato al presidente del CNR la mia richiesta, e che mi avrebbe comunicato le decisioni assunte appena gli fossero pervenute. ma non ebbi piu' risposta.
Nel 1978 scrissi al Presidente Pertini, denunziando i fatti. Il segretariato generale della Presidenza invito' il CNR a provvedere, ma il CNR tacque.
Nel! 991 inviai al presidente del CNR, il prof. Luigi Rossi Bernardi, una vivace lettera di protesta per l'irremovibile silenzio di quell'ente pubblico. Il prof. Rossi Bernardi rispose di aver chiesto al competente Comitato scientifico di consulenza di esprimere un parere in merito, e che sarebbe stata sua premura comunicarmi tale parere appena pervenutogli. Ma non ho avuto piu' alcuna notizia, nonostante le mie vivaci sollecitazioni.
Nel 1993, il deputato di centrosinistra Alfonso Pecoraro Scanio presento' interrogazione parlamentare sulla grave questione, che fu poi reiterata altre due volte nel 1994 e nel 1996, ma rimasta sempre senza risposta.
Nel 1995, il giornalista Fabrizio de Jorio, direttore del settimanale "la peste" edito a Roma, accetto' di pubblicare la questione in tre o quattro articoli sul suo settimanale. La notte successiva alla pubblicazione del primo articolo, fu fatta esplodere una molotov nella redazione del settimanale, accompagnata da un avvertimento di carattere mafioso. Il giornalista, terrorizzato, non pubblico' i successivi articoli.
Nel 1996, Furio Colombo, allora deputato del centrosinistra, rispose ad una mia lettera, consigliandomi, in considerazione dell'importanza della questione, di presentare una petizione alla Commissione parlamentare competente. Lo informai che avevo gia' scritto qualche anno prima alla deputata Marida Bolognesi, che era divenuta poi presidente di quella Commissione, senza aver risposta. Furio Colombo replico' che prima la Bolognesi era semplice deputata, ma ora, da presidente della Commissione Affari Sociali e Sanita', aveva l'obbligo di rispondere. Mi assicurava che avrebbe seguito di persona l'iter della mia petizione e mi assicurava che questa volta non ci sarebbe stato disattenzione e silenzio. Mandai la petizione, non ebbi alcuna risposta. Dopo alcuni mesi scrissi di nuovo a Furio Colombo facendogli notare il silenzio irremovibile. Mi rispose che lui aveva fatto quel che aveva promesso, si era interessato personalmente della questione, ma non poteva rispondere del comportamento di altri.
Recentemente, quando e' divenuto direttore dell'Unita'. gli ho scritto di nuovo, pregandolo di informare i cittadini della possibilita' di curare il diabete. Mi ha risposto cortesemente ma negativamente: la questione scientifica e' troppo complessa per essere pubblicata da un quotidiano non specializzato.
Nel 1998, scrissi al deputato di destra Mirko Tremaglia, che presento' anche lui una interrogazione parlamentare, naturalmente rimasta senza risposta. Nel frattempo, il deputato di centrosinistra Pecoraro Scanio era divenuto ministro del governo Amato. Gli scrissi: ora, da ministro, avrebbe potuto finalmente avere i dovuti chiarimenti dai suoi colleghi di governo sul losco affare del diabete.
Non ho avuto risposta.
Successivamente, anche Mirko Tremaglia e' diventato ministro del governo Berlusconi. Ho scritto a lui un'analoga lettera. La sua segretaria particolare mi ha mandato copia della lettera ricevuta in risposta alla sua richiesta di informazioni al ministero della Salute, con la quale il direttore generale di quel ministero le assicurava che avrebbe fornito le informazioni richieste appena gli fossero pervenute. Ma non ho avuto piu' notizie. Ho allora scritto nuovamente al ministro Mirko Tremaglia, dicendomi sorpreso che su questa grave questione i ministri interessati rifiutassero la risposta anche a ministri dello stesso governo. Il silenzio continua.
Intanto, nel 2000, avevo inoltrato a dieci presidenti di regione, ente al quale la legge demanda la prevenzione e la cura del diabete, richiesta di far valutare la mia ipotesi scientifica da esperti della materia, per stabilire, come era loro dovere istituzionale, se quello studio rappresentasse la soluzione del gravissimo problema del diabete. Tale impegno rientrava pienamente nei loro poteri, ed era privo di costi e di responsabilita'. Nessuno dei dieci presidenti di regione ha dato risposta o seguito alla mia istanza.
Nel 1997 avevo inoltrato denunzia penale alla procura della repubblica di Roma sui fatti che consideravo legittimamente reati omissivi. Quella procura non richiese l'archiviazione della denunzia per manifesta infondatezza. Preferi' ignorarla.
Nel 1998 denunziai questo comportamento illegittimo della procura di Roma alla competente procura di Perugia. Anche questa procura non chiese l'archiviazione, ma cestino' la denunzia.
Nel 1999, inviai al Presidente Ciampi un esposto, lamentando questo inammissibile comportamento illegale delle procure. Il Presidente fece trasmettere il mio esposto al CSM "per le valutazioni e le eventuali iniziative di competenza, con la preghiera di fornire direttamente all'interessato notizie circa l'esito della trattazione".
Dopo quasi due anni, perdurando il silenzio assoluto del CSM, ho nuovamente scritto al Presidente, lamentando questo incredibile silenzio del CSM, nonostante la disposizione data dal Presidente della Repubblica che e' il Presidente del CSM.
Il 6 dicembre 2001, con estrema correttezza, il segretariato generale ha risposto, informandomi che la mia lettera era stata trasmessa al CSM "con l'invito a voler fornire, in quanto possibile, notizie sullo stato della pratica". Anche questa lettera e' stata ignorata dal CSM.
Nel frattempo, ho ripetutamente ed insistentemente scritto ai ministri della sanita' e della ricerca scientifica, senza aver risposta.
Nel 1991, ho inoltrato a cinque diverse procure della repubblica d'Italia denunzie su tutti questi allarmanti accadimenti. Tutte e cinque le procure hanno cestinato le mie denunzie, violando la Costituzione e le leggi, oramai arrogantemente ignorate.
Ho scritto centinaia di lettere a giornali e radiotelevisioni, tutte rimaste senza risposta, ad eccezione, di una. Caso particolarmente interessante perche' riguarda il piu' "autorevole" e diffuso quotidiano d'Italia, il Corriere della Sera. Avevo scritto recentemente una delle mie solite lettere di viva protesta per il silenzio irremovibile della stampa. Dopo pochi giorni mi e' giunta risposta da parte del direttore Ferruccio de Bortoli, che forse distratto, forse non ancora al corrente della rigorosa censura di carattere mafioso che grava sulla questione, mi ha imprudentemente scritto: "Grazie della Sua lettera, che pubblicheremo. Non esiti a segnalarci iniziative e notizie. Le siamo grati anche come cittadini. p. s. Ho segnalato il vostro sito al responsabile di Corriere Salute, Riccardo Renzi raggiungibile attraverso il sito www. Corriere. it. Grazie " Naturalmente, ho tentato inutilmente di mettermi in contatto telefonico con Riccardo Renzi, la mia lettera non e' stata pubblicata e Ferruccio de Bortoli non ha piu' risposto.
E di recente si e' verificato un altro sorprendente espisodio di drammatico silenzio collettivo.
Nell'aprile del 2002, ho inviato 617 e-mail personali a tutti i 617 deputati italiani, con il significativo titolo di "attentato alla Costituzione", con cui denunziavo questi sconcertanti accadimenti. Ho ricevuto risposta soltanto da tre deputati: Emerenzio Barbieri, Marco Stradiotto, Paolo Lucchese. Ma i primi due parlamentari, certamente pentiti di aver dato imprudentemente risposta, seppur generica, su questione tanto grave, si sono poi immediatamente rifugiati in un silenzio irremovibile. Il deputato Lucchese, invece, mi ricevette a Montecitorio e mi chiese di sottoporre il mio studio sul diabete ad un diabetologo di sua fiducia, il dottor Vincenzo Provenzano di Partinico. Se quel medico avesse espresso un parere favorevole sullo studio, il deputato Lucchese, che e' anche lui medico, si sarebbe occupato "politicamente" della grave questione.
Inviai il mio studio al dottor Provenzano, che espresse il suo pieno apprezzamento sullo studio, con parere favorevole alla doverosa verifica sperimentale.
Comunicai subito al deputato Lucchese, lasciando un messaggio alla sua segreteria telefonica, il parere favorevole del diabetologo di sua fiducia. Successivamente, non avendo ricevuto alcuna risposta, gli inviai una e-mail, che e' rimasta priva di ogni riscontro. Insomma, la conclusione che deve necessariamente trarsi e' che l'unico deputato, su centodiciassette, che aveva avuto "l'imprudenza" di volersi interessare di una questione di cosi' alto interesse politico e sociale, ma coperta da criminale censura, ha dovuto fare precipitosamente marcia indietro, rendendosi irreperibile come tutti gli altri 616 "rappresentanti del popolo sovrano".
Che fare di fronte ad un'intera Camera dei deputati, di un Paese che si definisce democratico e fondato sul diritto, che con il suo comportamento favorice obiettivamente inauditi crimini contro la salute e la vita di milioni di cittadini, tenuti rigorosamente all'oscuro di eventi tanto gravi?
Intanto, la progressiva spoliazione dei diritti civili, di cui i cittadini godevano, acquista aspetti "strutturali" sempre piu' impressionanti.
Il codice di procedura penale, a garanzia della trasparenza e correttezza dell'attivita' dei pubblici ministeri, tra le altre norme, prevede che "il pubblico ministero, se la notizia di reato e' infondata, presenta al giudice richiesta di archiviazione". "L'avviso della richiesta e' notificata, a cura del pubblico ministero, alla persona offesa che, nella notizia di reato abbia dichiarato di volere essere informato circa l'eventuale archiviazione. " Tale procedura, garantendo la possibilita' per la persona offesa di presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini preliminari, garantisce, o, per meglio dire, garantiva il controllo del giudice sulle decisioni del pubblico ministero.
Ma la Corte Suprema di Cassazione a sezioni unite, con sentenza n. 34/2000 depositata il 15 gennaio 2001 (relativa ai criteri di iscrizione a modello 45 e di trasmissione diretta all'archivio delle segnalazioni che vengono valutate dal procuratore della repubblica sin dall'origine come non costituenti "notizia di reato"), ha praticamente abolito il controllo del giudice sull'operato del procuratore della repubblica relativamente all'archiviazione delle denunzie penali. E' stato cosi' reso possibile che il pubblico ministero di Milano, al quale era giunta una mia nuova denunzia, abbia potuto archiviare direttamente, e senza neanche ascoltarmi, la mia segnalazione di fatti indubbiamente gravi. Concludendo che non costituissero "notizia di reato": l'esplosione di una molotov nella redazione di un settimanale per impedire la pubblicazione sul malaffare relativo al diabete; le gravi e costanti omissioni e rifiuti di doveri di ufficio da parte di ministri e di presidenti di istituti pubblici di ricerca, con esiziali conseguenze per la salute e la vita di milioni di cittadini; il rifiuto, privo di ogni motivazione, da parte di dieci enti regione, ai quali compete per legge la prevenzione e la cura del diabete mellito, di svolgere qualsiasi accertamento sulla validita' di una terapia che salverebbe la vita di innumerevoli ammalati, oggi condannati a morte precoce.
Cosi', mentre il pubblico ministero dispone direttamente l'archiviazione della mia denunzia, perche' "trattasi di esposto privo di rilievi penalmente rilevanti", i diabetici continuano ad aumentare di numero, a subire la perdita della vista, le amputazioni degli arti, a soffrire di insufficienza renale che li costringe alla dialisi ed al trapianto dei reni, a morire di infarto e, le donne, ad abortire, nell'indifferenza e nel lugubre silenzio di tutte le pubbliche istituzioni e di tutta l'informazione pubblica e privata.
Domenico Fico
Ha sentito mai parlare dello straordinario massacro di informazione e di vite umane che sottopongo alla Sua attenzione? E mi rispondera'?
Mi scusi, ma ne dubito molto.
Cordialmente
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Il diabete mellito e' una grave malattia, considerata eminentemente cronica e di alto interesse sociale, caratterizzata da complicanze assai serie, che provocano lunghe e penose sofferenze e la morte precoce. Oggi nel mondo vi sono circa centocinquanta milioni di diabetici, e soltanto negli USA, dove ve ne sono circa quindici milioni, si verificano mille morti al giorno per diabete, il che vuol dire circa diecimila morti al giorno in tutto il mondo per quella grave malattia. Per tali motivi, nel 1989 fu firmata la Dichiarazione di Saint Vincent, sotto l'egida della Organizzazione Mondiale della Sanita', dai rappresentanti di tutti i Paesi europei, che si impegnarono ad "avviare programmi per mettere in atto misure efficaci per la prevenzione delle complicanze, diminuendo di almeno un terzo i casi di cecita' e di insufficienza renale, abbattendo la meta' del numero di amputazioni degli arti per cancrena diabetica, riducendo morbilita' e mortalita' per malattie coronariche e, infine, raggiungendo fra le donne diabetiche esiti di gravidanza vicini a quelli delle non diabetiche. " Ma oggi si registra il pieno fallimento di quel programma perche' nessuno degli obiettivi e' stato conseguito, e si prevede statisticamente che il numero dei diabetici raddoppiera' nel prossimo decennio. A chiara dimostrazione dell'assoluta inefficacia delle misure di prevenzione e delle terapie attuali.
Nel 1968, a seguito di un mio studio teorico sulla struttura microscopica e sulle funzioni del fegato, fui in grado di formulare una ipotesi scientifica che dimostrava, sempre teoricamente ma su solide basi scientifiche, che il diabete non e', come si riteneva allora e si continua a ritenere "ufficialmente" oggi, una malattia autonoma, ma che e' l'espressione di una malattia del fegato, che puo' essere ben prevenuta, validamente curata ed anche guarita (http: //www. diabetenews.8m. com).
Nel 1968 avevo organizzato un'equipe per dimostrare sperimentalmente la validita' dell'ipotesi, ma l'effettuazione dell'esperimento venne arrogantemente vietata.
Nel 1976 rivolsi al ministro per la ricerca scientifica la richiesta di farmi effettuare quella verifica sperimentale. Il ministro rispose di aver mandato al presidente del CNR la mia richiesta, e che mi avrebbe comunicato le decisioni assunte appena gli fossero pervenute. ma non ebbi piu' risposta.
Nel 1978 scrissi al Presidente Pertini, denunziando i fatti. Il segretariato generale della Presidenza invito' il CNR a provvedere, ma il CNR tacque.
Nel! 991 inviai al presidente del CNR, il prof. Luigi Rossi Bernardi, una vivace lettera di protesta per l'irremovibile silenzio di quell'ente pubblico. Il prof. Rossi Bernardi rispose di aver chiesto al competente Comitato scientifico di consulenza di esprimere un parere in merito, e che sarebbe stata sua premura comunicarmi tale parere appena pervenutogli. Ma non ho avuto piu' alcuna notizia, nonostante le mie vivaci sollecitazioni.
Nel 1993, il deputato di centrosinistra Alfonso Pecoraro Scanio presento' interrogazione parlamentare sulla grave questione, che fu poi reiterata altre due volte nel 1994 e nel 1996, ma rimasta sempre senza risposta.
Nel 1995, il giornalista Fabrizio de Jorio, direttore del settimanale "la peste" edito a Roma, accetto' di pubblicare la questione in tre o quattro articoli sul suo settimanale. La notte successiva alla pubblicazione del primo articolo, fu fatta esplodere una molotov nella redazione del settimanale, accompagnata da un avvertimento di carattere mafioso. Il giornalista, terrorizzato, non pubblico' i successivi articoli.
Nel 1996, Furio Colombo, allora deputato del centrosinistra, rispose ad una mia lettera, consigliandomi, in considerazione dell'importanza della questione, di presentare una petizione alla Commissione parlamentare competente. Lo informai che avevo gia' scritto qualche anno prima alla deputata Marida Bolognesi, che era divenuta poi presidente di quella Commissione, senza aver risposta. Furio Colombo replico' che prima la Bolognesi era semplice deputata, ma ora, da presidente della Commissione Affari Sociali e Sanita', aveva l'obbligo di rispondere. Mi assicurava che avrebbe seguito di persona l'iter della mia petizione e mi assicurava che questa volta non ci sarebbe stato disattenzione e silenzio. Mandai la petizione, non ebbi alcuna risposta. Dopo alcuni mesi scrissi di nuovo a Furio Colombo facendogli notare il silenzio irremovibile. Mi rispose che lui aveva fatto quel che aveva promesso, si era interessato personalmente della questione, ma non poteva rispondere del comportamento di altri.
Recentemente, quando e' divenuto direttore dell'Unita'. gli ho scritto di nuovo, pregandolo di informare i cittadini della possibilita' di curare il diabete. Mi ha risposto cortesemente ma negativamente: la questione scientifica e' troppo complessa per essere pubblicata da un quotidiano non specializzato.
Nel 1998, scrissi al deputato di destra Mirko Tremaglia, che presento' anche lui una interrogazione parlamentare, naturalmente rimasta senza risposta. Nel frattempo, il deputato di centrosinistra Pecoraro Scanio era divenuto ministro del governo Amato. Gli scrissi: ora, da ministro, avrebbe potuto finalmente avere i dovuti chiarimenti dai suoi colleghi di governo sul losco affare del diabete.
Non ho avuto risposta.
Successivamente, anche Mirko Tremaglia e' diventato ministro del governo Berlusconi. Ho scritto a lui un'analoga lettera. La sua segretaria particolare mi ha mandato copia della lettera ricevuta in risposta alla sua richiesta di informazioni al ministero della Salute, con la quale il direttore generale di quel ministero le assicurava che avrebbe fornito le informazioni richieste appena gli fossero pervenute. Ma non ho avuto piu' notizie. Ho allora scritto nuovamente al ministro Mirko Tremaglia, dicendomi sorpreso che su questa grave questione i ministri interessati rifiutassero la risposta anche a ministri dello stesso governo. Il silenzio continua.
Intanto, nel 2000, avevo inoltrato a dieci presidenti di regione, ente al quale la legge demanda la prevenzione e la cura del diabete, richiesta di far valutare la mia ipotesi scientifica da esperti della materia, per stabilire, come era loro dovere istituzionale, se quello studio rappresentasse la soluzione del gravissimo problema del diabete. Tale impegno rientrava pienamente nei loro poteri, ed era privo di costi e di responsabilita'. Nessuno dei dieci presidenti di regione ha dato risposta o seguito alla mia istanza.
Nel 1997 avevo inoltrato denunzia penale alla procura della repubblica di Roma sui fatti che consideravo legittimamente reati omissivi. Quella procura non richiese l'archiviazione della denunzia per manifesta infondatezza. Preferi' ignorarla.
Nel 1998 denunziai questo comportamento illegittimo della procura di Roma alla competente procura di Perugia. Anche questa procura non chiese l'archiviazione, ma cestino' la denunzia.
Nel 1999, inviai al Presidente Ciampi un esposto, lamentando questo inammissibile comportamento illegale delle procure. Il Presidente fece trasmettere il mio esposto al CSM "per le valutazioni e le eventuali iniziative di competenza, con la preghiera di fornire direttamente all'interessato notizie circa l'esito della trattazione".
Dopo quasi due anni, perdurando il silenzio assoluto del CSM, ho nuovamente scritto al Presidente, lamentando questo incredibile silenzio del CSM, nonostante la disposizione data dal Presidente della Repubblica che e' il Presidente del CSM.
Il 6 dicembre 2001, con estrema correttezza, il segretariato generale ha risposto, informandomi che la mia lettera era stata trasmessa al CSM "con l'invito a voler fornire, in quanto possibile, notizie sullo stato della pratica". Anche questa lettera e' stata ignorata dal CSM.
Nel frattempo, ho ripetutamente ed insistentemente scritto ai ministri della sanita' e della ricerca scientifica, senza aver risposta.
Nel 1991, ho inoltrato a cinque diverse procure della repubblica d'Italia denunzie su tutti questi allarmanti accadimenti. Tutte e cinque le procure hanno cestinato le mie denunzie, violando la Costituzione e le leggi, oramai arrogantemente ignorate.
Ho scritto centinaia di lettere a giornali e radiotelevisioni, tutte rimaste senza risposta, ad eccezione, di una. Caso particolarmente interessante perche' riguarda il piu' "autorevole" e diffuso quotidiano d'Italia, il Corriere della Sera. Avevo scritto recentemente una delle mie solite lettere di viva protesta per il silenzio irremovibile della stampa. Dopo pochi giorni mi e' giunta risposta da parte del direttore Ferruccio de Bortoli, che forse distratto, forse non ancora al corrente della rigorosa censura di carattere mafioso che grava sulla questione, mi ha imprudentemente scritto: "Grazie della Sua lettera, che pubblicheremo. Non esiti a segnalarci iniziative e notizie. Le siamo grati anche come cittadini. p. s. Ho segnalato il vostro sito al responsabile di Corriere Salute, Riccardo Renzi raggiungibile attraverso il sito www. Corriere. it. Grazie " Naturalmente, ho tentato inutilmente di mettermi in contatto telefonico con Riccardo Renzi, la mia lettera non e' stata pubblicata e Ferruccio de Bortoli non ha piu' risposto.
E di recente si e' verificato un altro sorprendente espisodio di drammatico silenzio collettivo.
Nell'aprile del 2002, ho inviato 617 e-mail personali a tutti i 617 deputati italiani, con il significativo titolo di "attentato alla Costituzione", con cui denunziavo questi sconcertanti accadimenti. Ho ricevuto risposta soltanto da tre deputati: Emerenzio Barbieri, Marco Stradiotto, Paolo Lucchese. Ma i primi due parlamentari, certamente pentiti di aver dato imprudentemente risposta, seppur generica, su questione tanto grave, si sono poi immediatamente rifugiati in un silenzio irremovibile. Il deputato Lucchese, invece, mi ricevette a Montecitorio e mi chiese di sottoporre il mio studio sul diabete ad un diabetologo di sua fiducia, il dottor Vincenzo Provenzano di Partinico. Se quel medico avesse espresso un parere favorevole sullo studio, il deputato Lucchese, che e' anche lui medico, si sarebbe occupato "politicamente" della grave questione.
Inviai il mio studio al dottor Provenzano, che espresse il suo pieno apprezzamento sullo studio, con parere favorevole alla doverosa verifica sperimentale.
Comunicai subito al deputato Lucchese, lasciando un messaggio alla sua segreteria telefonica, il parere favorevole del diabetologo di sua fiducia. Successivamente, non avendo ricevuto alcuna risposta, gli inviai una e-mail, che e' rimasta priva di ogni riscontro. Insomma, la conclusione che deve necessariamente trarsi e' che l'unico deputato, su centodiciassette, che aveva avuto "l'imprudenza" di volersi interessare di una questione di cosi' alto interesse politico e sociale, ma coperta da criminale censura, ha dovuto fare precipitosamente marcia indietro, rendendosi irreperibile come tutti gli altri 616 "rappresentanti del popolo sovrano".
Che fare di fronte ad un'intera Camera dei deputati, di un Paese che si definisce democratico e fondato sul diritto, che con il suo comportamento favorice obiettivamente inauditi crimini contro la salute e la vita di milioni di cittadini, tenuti rigorosamente all'oscuro di eventi tanto gravi?
Intanto, la progressiva spoliazione dei diritti civili, di cui i cittadini godevano, acquista aspetti "strutturali" sempre piu' impressionanti.
Il codice di procedura penale, a garanzia della trasparenza e correttezza dell'attivita' dei pubblici ministeri, tra le altre norme, prevede che "il pubblico ministero, se la notizia di reato e' infondata, presenta al giudice richiesta di archiviazione". "L'avviso della richiesta e' notificata, a cura del pubblico ministero, alla persona offesa che, nella notizia di reato abbia dichiarato di volere essere informato circa l'eventuale archiviazione. " Tale procedura, garantendo la possibilita' per la persona offesa di presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini preliminari, garantisce, o, per meglio dire, garantiva il controllo del giudice sulle decisioni del pubblico ministero.
Ma la Corte Suprema di Cassazione a sezioni unite, con sentenza n. 34/2000 depositata il 15 gennaio 2001 (relativa ai criteri di iscrizione a modello 45 e di trasmissione diretta all'archivio delle segnalazioni che vengono valutate dal procuratore della repubblica sin dall'origine come non costituenti "notizia di reato"), ha praticamente abolito il controllo del giudice sull'operato del procuratore della repubblica relativamente all'archiviazione delle denunzie penali. E' stato cosi' reso possibile che il pubblico ministero di Milano, al quale era giunta una mia nuova denunzia, abbia potuto archiviare direttamente, e senza neanche ascoltarmi, la mia segnalazione di fatti indubbiamente gravi. Concludendo che non costituissero "notizia di reato": l'esplosione di una molotov nella redazione di un settimanale per impedire la pubblicazione sul malaffare relativo al diabete; le gravi e costanti omissioni e rifiuti di doveri di ufficio da parte di ministri e di presidenti di istituti pubblici di ricerca, con esiziali conseguenze per la salute e la vita di milioni di cittadini; il rifiuto, privo di ogni motivazione, da parte di dieci enti regione, ai quali compete per legge la prevenzione e la cura del diabete mellito, di svolgere qualsiasi accertamento sulla validita' di una terapia che salverebbe la vita di innumerevoli ammalati, oggi condannati a morte precoce.
Cosi', mentre il pubblico ministero dispone direttamente l'archiviazione della mia denunzia, perche' "trattasi di esposto privo di rilievi penalmente rilevanti", i diabetici continuano ad aumentare di numero, a subire la perdita della vista, le amputazioni degli arti, a soffrire di insufficienza renale che li costringe alla dialisi ed al trapianto dei reni, a morire di infarto e, le donne, ad abortire, nell'indifferenza e nel lugubre silenzio di tutte le pubbliche istituzioni e di tutta l'informazione pubblica e privata.
Domenico Fico
Risposta ADUC
mi dispiace doverla "deludere", ma ecco la mia risposta!
La storia che ci ha raccontato e' molto interessante, e verra' pubblicata integralmente nel settore "Cara Aduc". Non avendo ne' le conoscenze specifiche, ne' altri poteri per poterle essere di aiuto in altra maniera, lo consideri un piccolo contributo a quell'informazione mancata e tanto necessaria per la conoscenza.
Mi permetta, tuttavia, un paio di considerazioni. Non esito e non stento a credere che le cose siano andate esattamente come Lei ce le ha raccontate, e la sua tenacia e' da considerarsi ammirevole nel non volersi arrendere davanti alle porte che le venivano sbattute in faccia. Cosi' come non esito a concordare con lei in merito ai limiti, ai difetti, alle mancanze, se non quando alle vere e proprie ferite che il sistema democratico puo' infliggere alla stessa democrazia e ai diritti dei propri cittadini, spesso scritti sulla carta e poi negati nella pratica.
Detto questo, e precisato anche che un regime democratico, non e' perfetto ma attualmente e' il mio preferito, per chiudere laddove Lei ha iniziato e ha preso lo spunto per scrivere la sua lettera: a Cuba non credo che Lei sarebbe andato oltre la seconda lettera, e la porta invece che chiuderglisi davanti se la sarebbe vista sbattere dietro alle spalle, una porta di una qualche cella di un qualche penitenziario, che ancora oggi sono pieni di uomini e donne che come Lei avevano la sola colpa di dire e di scrivere storie diverse da quelle ufficiali.
Donatella Poretti
(ps Si ricordi che a Cuba questo scambio di email non sarebbe potuto avvenire in quanto sono vietati i computer, le stampanti, i modem e l'accesso ad Internet!).
La storia che ci ha raccontato e' molto interessante, e verra' pubblicata integralmente nel settore "Cara Aduc". Non avendo ne' le conoscenze specifiche, ne' altri poteri per poterle essere di aiuto in altra maniera, lo consideri un piccolo contributo a quell'informazione mancata e tanto necessaria per la conoscenza.
Mi permetta, tuttavia, un paio di considerazioni. Non esito e non stento a credere che le cose siano andate esattamente come Lei ce le ha raccontate, e la sua tenacia e' da considerarsi ammirevole nel non volersi arrendere davanti alle porte che le venivano sbattute in faccia. Cosi' come non esito a concordare con lei in merito ai limiti, ai difetti, alle mancanze, se non quando alle vere e proprie ferite che il sistema democratico puo' infliggere alla stessa democrazia e ai diritti dei propri cittadini, spesso scritti sulla carta e poi negati nella pratica.
Detto questo, e precisato anche che un regime democratico, non e' perfetto ma attualmente e' il mio preferito, per chiudere laddove Lei ha iniziato e ha preso lo spunto per scrivere la sua lettera: a Cuba non credo che Lei sarebbe andato oltre la seconda lettera, e la porta invece che chiuderglisi davanti se la sarebbe vista sbattere dietro alle spalle, una porta di una qualche cella di un qualche penitenziario, che ancora oggi sono pieni di uomini e donne che come Lei avevano la sola colpa di dire e di scrivere storie diverse da quelle ufficiali.
Donatella Poretti
(ps Si ricordi che a Cuba questo scambio di email non sarebbe potuto avvenire in quanto sono vietati i computer, le stampanti, i modem e l'accesso ad Internet!).
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