Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
13 maggio 2003
Gentile Aduc, ringraziandovi in anticipo per i vostri preziosi suggerimenti e per l'utilita' del vostro sito, necessiterei di un vostro consiglio in merito alla mia vicenda.
Circa due settimane fa abbiamo notato un forte calo di pressione e di quantita' di acqua dai rubinetti, tanto da non riuscire neppure piu' ad accendere la caldaia per l'acqua calda e notando difficolta' nel funzionamento della lavatrice.
Decido quindi di contattare la SMAT (Societa' Metropolitana Acque Torino) di Torino per chiedere un controllo e dopo una settimana esce un loro tecnico che non solo non ha controllato la situazione ma ci ha detto subito che dobbiamo richiedere un aumento della presa. Da premettere che sul contratto risulta che siamo 3 famiglie ad usufruire dell'acqua che loro dovrebbero fornirci, ma in realta' essendo ora solo la mia famiglia a vivere in questo stabile di vecchia costruzione e un tempo diviso in 3 parti, siamo solo noi a pagare le maggiori spese per il "minimo impiegato" e che loro da contratto dovrebbero fornirci (non c'e' neppure acqua per mezza famiglia).
Ricontattata la SMAT, mi rispondono che devo essere io a richiedere a loro un aumento della presa per porre fine a tale inconveniente che ci provoca non pochi disagi (impossibile lavarsi), e pagarmi interamente i relativi costi di rifacimento della tubatura dalla strada al loro contatore, che comunque non sarebbero modesti. A me tutto cio' non pare corretto, visto che sono loro a non erogarmi adeguatamente il servizio che fino a poco tempo fa non creava problemi, e se la tubatura che conduce l'acqua alla mia abitazione e' vecchia e obsoleta, essendo prima del contatore che e' situato sul ciglio della mia abitazione sono loro che si devono far carico delle relative spese di sostituzione affinche' possa avere l'acqua sufficiente.
Colgo l'occasione per salutarvi gentilmente e ringraziarvi.
Circa due settimane fa abbiamo notato un forte calo di pressione e di quantita' di acqua dai rubinetti, tanto da non riuscire neppure piu' ad accendere la caldaia per l'acqua calda e notando difficolta' nel funzionamento della lavatrice.
Decido quindi di contattare la SMAT (Societa' Metropolitana Acque Torino) di Torino per chiedere un controllo e dopo una settimana esce un loro tecnico che non solo non ha controllato la situazione ma ci ha detto subito che dobbiamo richiedere un aumento della presa. Da premettere che sul contratto risulta che siamo 3 famiglie ad usufruire dell'acqua che loro dovrebbero fornirci, ma in realta' essendo ora solo la mia famiglia a vivere in questo stabile di vecchia costruzione e un tempo diviso in 3 parti, siamo solo noi a pagare le maggiori spese per il "minimo impiegato" e che loro da contratto dovrebbero fornirci (non c'e' neppure acqua per mezza famiglia).
Ricontattata la SMAT, mi rispondono che devo essere io a richiedere a loro un aumento della presa per porre fine a tale inconveniente che ci provoca non pochi disagi (impossibile lavarsi), e pagarmi interamente i relativi costi di rifacimento della tubatura dalla strada al loro contatore, che comunque non sarebbero modesti. A me tutto cio' non pare corretto, visto che sono loro a non erogarmi adeguatamente il servizio che fino a poco tempo fa non creava problemi, e se la tubatura che conduce l'acqua alla mia abitazione e' vecchia e obsoleta, essendo prima del contatore che e' situato sul ciglio della mia abitazione sono loro che si devono far carico delle relative spese di sostituzione affinche' possa avere l'acqua sufficiente.
Colgo l'occasione per salutarvi gentilmente e ringraziarvi.
Risposta ADUC
si consiglia di formalizzare per iscritto la propria contestazione: invii una raccomandata A/R di messa in mora, dettando un termine di 15 gg entro cui provvedere ad iniziare l'intervento di sostituzione delle tubature, in quanto di loro competenza, in cattive condizioni e comunque a fronte di un improvviso peggioramento dell'erogazione, verificatosi recentemente ed in assenza di modifiche. Avvisi che in difetto adira' le vie legali. Potra' rivolgersi poi al giudice di pace, inizialmente in conciliazione.
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