Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
9 aprile 2003
Grazie per il vostro interessamento.
Il problema e' che non esiste un vero contratto tra le giocatrici minorenni o i rispettivi genitori e la societa' sportive. Quando il genitore firma il modello prestampato della FIP (federazione italiana pallacanestro) vi e' un punto in cui viene richiesta una firma con la quale si dichiara di conoscere il regolamento FIP. Anche se il genitore chiede alla societa' maggiori delucidazioni, gli viene risposto che non e' nulla di importante, ma la prassi richiesta dalla federazione. Solo nel momento in cui ci siamo trovati a voler cambiare societa' ci siamo trovati di fronte ad un ricatto, ci venivano chiesti, da prima 7.500 euro, diventati in seguito 2.500 euro.
Nel regolamento FIP vi e' un articolo ove si dice che la giocatrice restera' di proprieta' della societa' sportiva che la tessera sino a quando la stessa societa' concedera' lo svincolo. Nello stesso regolamento troverete che se nel momento in cui la giocatrice che non ottenendo lo svincolo vuole fare causa alla societa' sportiva viene automaticamente espulsa dalla federazione e quindi non puo' giocare piu' a basket, almeno riguardo i campionati nazionali.
Vi sono altri campionati minori, UISP, dove puoi giocare, ma devi trovare una societa' che lo faccia. Se nella tua citta' non c'e' nessuna societa' che gioca campionati UISP, sei tagliato fuori. O vai in altre citta' vicine (3 o 4 allenamenti alla settimana) ma devi avere un papa o una mamma che abbia mezzi e disponibilita' di tempo per farlo (40 o 50 km ogni volta), altrimenti si cambia, dal basket passi alla pallavolo, dalla pallavolo passi al basket, oppure all'atletica, al nuoto.... comunque ripieghi su altre cose perche' ti viene negata la possibilita' di essere libero di divertirti e giocare con chi vuoi.
E se invece sei una giocatrice dal serie C o B o addirittura A, le cifre dei ricatti aumentano, i giri sono ancora piu' loschi e piu' neri, tutto e' in proporzione............... allora cosa fai? cambi sport.?..... e in nome di che cosa... del dio denaro.
Quando vi avevo scritto (febbraio) ancora non sapevamo che il nostro problema era poi un problema sommerso (di cui nessuno vuole parlare, primi i giornali) molte famiglie si trovano nella nostra situazione, e spesso i giovani atleti sono costretti a cambiare disciplina sportiva perche' tra societa' sportive non si accordano sulla cifra. Naturalmente stiamo parlando di soldi in nero, anche perche' la vendita dei dilettanti e' vietata dalla mamma di tutte le federazioni, il CONI, da una parte lo vieta e dall'altra lo "copre" Cio' crea un giro di soldi notevoli, soprattutto per le piccole societa' che trovatosi tra i propri iscritti, una "promessa dello sport" sfruttano la situazione e chiedono soldi a societa' (magari di serie B o C) che sarebbero in grado di far giocare e migliorare questa nuova promessa. Purtroppo se l'accordo non c'e', il giocatore resta al paesello.
Ho girato parecchio sia su internet che tra i giornali, nessuno mi ha risposto, voi siete l'unica associazione di consumatori che mi ha risposto.
Gira che ti gira, ho trovato ASSIST (www. atlete. it) una associazione a tutela dei giocatori vittime di questi ricatti. Luisa Rizzitelli, il presidente, ci e' stata di grande aiuto e ci ha messo in contatto con un avvocato di Pordenone, che da anni si interessa della problematica dello svincolo sportivo. Ci ha inviato un libro scritto da lui, ove spiega che questo vincolo sportivo e' contrario a tutti i piu' sani principi di liberta'. Ho scoperto cosi' il caso Catarina Pollini, bravissima giocatrice italiana, che ora gioca in Spagna perche' legata alla societa' sportiva Comense e che da 4 anni ha promosso una azione giudiziaria contro tutti, Comense, FIP, CONI, Istituzioni ecc.
Sono stata contattata anche dalla redazione di MIMANDARAITRE ma purtroppo anche se hanno capito che il problema e' grosso, purtroppo non hanno avuto il coraggio di portare in TV questa storia e tutte le altre.
In fondo in Italia a chi ti puoi rivolgere quando l'ingiustizia e' cosi' grande, che tocca i vertici ed un losco giro di soldi in nero? Alla televisione!, MIMANDARAITRE, STRISCIA LA NOTIZIA, LE IENE. E se neppure loro hanno il coraggio di affrontare queste grosse federazioni, chi puo' farlo?
Sono proprio Le Iene che hanno trasmesso un mese fa una trattativa tra genitore e presidente di una societa' sportiva, naturalmente a telecamere nascoste, veniva chiesto per un ragazzo 15enne, la bellezza di 15.000.000 delle vecchie lire. Poi il nulla?! perche'?! Pressioni esterne?!
Mi ricordo che a scuola, studiando storia avevamo trattato l'argomento delle federazioni di lavoratori, praticamente per lavorare come minatore dovevi essere iscritto alla Lega Minatori, per esempio, diversamente non potevi lavorare. Quale grande vittoria, almeno si legge sui libri, fu quando vennero abolite queste federazioni, perche' era ingiusto subire un ricatto per poter essere libero di lavorare. Purtroppo, dopo centinaia di anni, pare si sia liberi di lavorare ma non di giocare. Per assurdo se io che lavoro per esempio per la BENETTON volessi andare a lavorare per la FIORUCCI, la BENETTON potrebbe non lasciarmi libera e chiedere alla FIORUCCI una quid a titolo di ricompensa perche' se sono una brava lavoratrice lo si deve alla BENETTON. Cosi' se io gioco per la COMENSE volessi giocare per la NIGUARDESE, la COMENSE chiede un quid, perche' se sono una brava giocatrice lo devo alla COMENSE, non vi e' nulla di piu' assurdo. E piu' la cosa e' assurda meno le istituzioni se ne interessano.
Se volete avere copia dei moduli di sottoscrizione dei cartellini sportivi, potete direttamente scaricarli da internet sul sito della www. fip. it.
Questa e-mail la mando per copia anche alle altre associazioni di consumatori. Chissa se, per puro senso di colpa, mi rispondono e si muovo.
C'E' QUALCUNO CHE HA IL CORAGGIO DI AFFRONTARE LA FIP E IL CONI E DI PORTARE ALLA LUCE QUESTA INGIUSTIZIA?
Grazie ancora e spero che il mio sasso lanciato nello stagno, faccia onde cosi' grosse da provocare un maremoto.
Il problema e' che non esiste un vero contratto tra le giocatrici minorenni o i rispettivi genitori e la societa' sportive. Quando il genitore firma il modello prestampato della FIP (federazione italiana pallacanestro) vi e' un punto in cui viene richiesta una firma con la quale si dichiara di conoscere il regolamento FIP. Anche se il genitore chiede alla societa' maggiori delucidazioni, gli viene risposto che non e' nulla di importante, ma la prassi richiesta dalla federazione. Solo nel momento in cui ci siamo trovati a voler cambiare societa' ci siamo trovati di fronte ad un ricatto, ci venivano chiesti, da prima 7.500 euro, diventati in seguito 2.500 euro.
Nel regolamento FIP vi e' un articolo ove si dice che la giocatrice restera' di proprieta' della societa' sportiva che la tessera sino a quando la stessa societa' concedera' lo svincolo. Nello stesso regolamento troverete che se nel momento in cui la giocatrice che non ottenendo lo svincolo vuole fare causa alla societa' sportiva viene automaticamente espulsa dalla federazione e quindi non puo' giocare piu' a basket, almeno riguardo i campionati nazionali.
Vi sono altri campionati minori, UISP, dove puoi giocare, ma devi trovare una societa' che lo faccia. Se nella tua citta' non c'e' nessuna societa' che gioca campionati UISP, sei tagliato fuori. O vai in altre citta' vicine (3 o 4 allenamenti alla settimana) ma devi avere un papa o una mamma che abbia mezzi e disponibilita' di tempo per farlo (40 o 50 km ogni volta), altrimenti si cambia, dal basket passi alla pallavolo, dalla pallavolo passi al basket, oppure all'atletica, al nuoto.... comunque ripieghi su altre cose perche' ti viene negata la possibilita' di essere libero di divertirti e giocare con chi vuoi.
E se invece sei una giocatrice dal serie C o B o addirittura A, le cifre dei ricatti aumentano, i giri sono ancora piu' loschi e piu' neri, tutto e' in proporzione............... allora cosa fai? cambi sport.?..... e in nome di che cosa... del dio denaro.
Quando vi avevo scritto (febbraio) ancora non sapevamo che il nostro problema era poi un problema sommerso (di cui nessuno vuole parlare, primi i giornali) molte famiglie si trovano nella nostra situazione, e spesso i giovani atleti sono costretti a cambiare disciplina sportiva perche' tra societa' sportive non si accordano sulla cifra. Naturalmente stiamo parlando di soldi in nero, anche perche' la vendita dei dilettanti e' vietata dalla mamma di tutte le federazioni, il CONI, da una parte lo vieta e dall'altra lo "copre" Cio' crea un giro di soldi notevoli, soprattutto per le piccole societa' che trovatosi tra i propri iscritti, una "promessa dello sport" sfruttano la situazione e chiedono soldi a societa' (magari di serie B o C) che sarebbero in grado di far giocare e migliorare questa nuova promessa. Purtroppo se l'accordo non c'e', il giocatore resta al paesello.
Ho girato parecchio sia su internet che tra i giornali, nessuno mi ha risposto, voi siete l'unica associazione di consumatori che mi ha risposto.
Gira che ti gira, ho trovato ASSIST (www. atlete. it) una associazione a tutela dei giocatori vittime di questi ricatti. Luisa Rizzitelli, il presidente, ci e' stata di grande aiuto e ci ha messo in contatto con un avvocato di Pordenone, che da anni si interessa della problematica dello svincolo sportivo. Ci ha inviato un libro scritto da lui, ove spiega che questo vincolo sportivo e' contrario a tutti i piu' sani principi di liberta'. Ho scoperto cosi' il caso Catarina Pollini, bravissima giocatrice italiana, che ora gioca in Spagna perche' legata alla societa' sportiva Comense e che da 4 anni ha promosso una azione giudiziaria contro tutti, Comense, FIP, CONI, Istituzioni ecc.
Sono stata contattata anche dalla redazione di MIMANDARAITRE ma purtroppo anche se hanno capito che il problema e' grosso, purtroppo non hanno avuto il coraggio di portare in TV questa storia e tutte le altre.
In fondo in Italia a chi ti puoi rivolgere quando l'ingiustizia e' cosi' grande, che tocca i vertici ed un losco giro di soldi in nero? Alla televisione!, MIMANDARAITRE, STRISCIA LA NOTIZIA, LE IENE. E se neppure loro hanno il coraggio di affrontare queste grosse federazioni, chi puo' farlo?
Sono proprio Le Iene che hanno trasmesso un mese fa una trattativa tra genitore e presidente di una societa' sportiva, naturalmente a telecamere nascoste, veniva chiesto per un ragazzo 15enne, la bellezza di 15.000.000 delle vecchie lire. Poi il nulla?! perche'?! Pressioni esterne?!
Mi ricordo che a scuola, studiando storia avevamo trattato l'argomento delle federazioni di lavoratori, praticamente per lavorare come minatore dovevi essere iscritto alla Lega Minatori, per esempio, diversamente non potevi lavorare. Quale grande vittoria, almeno si legge sui libri, fu quando vennero abolite queste federazioni, perche' era ingiusto subire un ricatto per poter essere libero di lavorare. Purtroppo, dopo centinaia di anni, pare si sia liberi di lavorare ma non di giocare. Per assurdo se io che lavoro per esempio per la BENETTON volessi andare a lavorare per la FIORUCCI, la BENETTON potrebbe non lasciarmi libera e chiedere alla FIORUCCI una quid a titolo di ricompensa perche' se sono una brava lavoratrice lo si deve alla BENETTON. Cosi' se io gioco per la COMENSE volessi giocare per la NIGUARDESE, la COMENSE chiede un quid, perche' se sono una brava giocatrice lo devo alla COMENSE, non vi e' nulla di piu' assurdo. E piu' la cosa e' assurda meno le istituzioni se ne interessano.
Se volete avere copia dei moduli di sottoscrizione dei cartellini sportivi, potete direttamente scaricarli da internet sul sito della www. fip. it.
Questa e-mail la mando per copia anche alle altre associazioni di consumatori. Chissa se, per puro senso di colpa, mi rispondono e si muovo.
C'E' QUALCUNO CHE HA IL CORAGGIO DI AFFRONTARE LA FIP E IL CONI E DI PORTARE ALLA LUCE QUESTA INGIUSTIZIA?
Grazie ancora e spero che il mio sasso lanciato nello stagno, faccia onde cosi' grosse da provocare un maremoto.
Risposta ADUC
ringraziamo per la comunicazione inviataci per conoscenza. Se tuttavia la risposta e' quella che presumiamo le sia stata inviata dall'Acu, cui la comunicazione e' indirizzata, temiamo di dover confermare quanto gia' riferitole in merito all'esistenza degli obblighi di cartellino, che sicuramente ci sono e sono dovuti al "know how" acquisito. Vederlo come un diritto personale e' sbagliato: per giocare in squadre di federazione occorre rispettare le normative delle stesse. Una cosa e' "giocare e divertirsi": quello si fa con gli amici. Altro, e' un'attivita' come questa.
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