Sabato 13 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

1 novembre 2002
Domanda 1 novembre 2002
Invio alla Vostra Associazione questa mia mail di reclamo presentata all'Azienda ospedaliera di Verona, B. go Trento piu' di un mese fa. Non avendo ancora ricevuto dai destinatari alcuna risposta chiedo consiglio a Voi su come comportarmi per ricevere, almeno, una cortese risposta che mi renda plausibile il comportamento da loro adottato.
Vi ringrazio e Vi auguro buon lavoro.
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Con la presente intendo segnalarVi un disservizio da me subito presso l'ufficio Ticket della maternita' dell'Ospedale Civile maggiore.
Mi chiamo Sarigu Daniela, ho 37 anni e sono in stato interessante,: ad agosto 2002 mi sono recata presso il centro di analisi chimiche dell'ospedale per eseguire i normali controlli del sangue, l'esame delle urine e l'urinocoltura, previsti per il quinto mese di gravidanza.
Quando mi sono recata a ritirare i referti dei suddetti esami mi e' stato richiesto il pagamento del ticket pari a circa 60 euro.
Sono rimasta sorpresa dal fatto che mi fosse stato richiesto il pagamento, dato che, secondo l'attuale legislazione, gli esami di routine previsti per specifici momenti della gravidanza (come il 5° ed il 7° mese ad esempio) sono esenti dal contributo da parte della gestante. Mi sono informata ed ho letto a tale riferimento, il Decreto Bindi del 98 e le successive modifiche.
Ho chiesto la ragione e mi e' stato detto che non si trattava di gravidanza a rischio, e che, inoltre il medico curante non aveva riportato sulle impegnative il mese relativo alla mia gravidanza: ho chiesto come dovessi fare per avere la restituzione di quanto pagato e mi e' stato risposto di fare scrivere una certificazione da parte del mio medico curante, dalla quale risultasse il mio stato di gravidanza ed il mese della stessa.
Al medico ho spiegato la situazione nella quale mi ero venuta a trovare e, dopo avere anch'egli letto le disposizioni di legge, ha compilato il foglio della fattura dell'ospedale con quanto previsto per la restituzione del ticket pagato. Sia il medico, sia io, comunque, eravamo assolutamente certi che fosse stato indicato sulle impegnative richiedenti gli esami, la settimana di gravidanza nella quale mi trovavo.
Sono nuovamente tornata presso lo sportello ticket della maternita' e mi e' stato risposto che dato che non era certificato il mio stato di gravidanza a rischio, non mi avrebbero rimborsato l'importo pagato.
Vorrei sottolineare il comportamento maleducato, arrogante ed irrispettoso dell'impiegata dello sportello, la quale con toni tutt'altro che pacati, ribadiva il mio supposto o mancato stato di gravidanza a rischio: e la delicatezza per certi argomenti chi la dovrebbe conoscere se non gli operatori che per diritto alla privacy, giustamente, sono tenuti a rilasciare i referti solo ai diretti interessati? Si tratta della stessa cosa: ossia di rispetto della persona!
Vorrei capire, inoltre, perche' mi e' stato richiesta la certificazione che poi ho portato, fatta da parte del mio medico, se poi non era sufficiente?
Soprattutto vorrei avere chiarezza, e, in questo caso Vi chiederei di darne notizia anche ai medici di famiglia ed ai ginecologi, circa la normativa sul pagamento del ticket per gli esami che devono essere eseguiti in gravidanza.
Confido in una Vostra risposta.
Vi auguro buon lavoro e porgo distinti saluti.




Risposta ADUC
in primo luogo, occorre che la contestazione avvenga -e' tassativo- a mezzo raccomandata A/R. In secondo luogo, deve intimare di risponderle entro 30 gg, avvisando che in difetto si riserva di adire le vie legali. Ad ogni modo, consigliamo -per ottenere rispeote ed interventi- di rivolgersi al Difensore Civico Regionale.

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