Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
14 marzo 2002
Spett. ADUC
desidero sottoporre alla vostra valutazione una mia riflessione, allegata in appendice, in quanto ritengo che i miei diritti e quelli di molti ammalati non sono garantiti; inoltre ritengo che milioni di cittadini siano vittime dell'arroganza di quanti non fanno quanto dovrebbero.
Distinti saluti
20/6/2001 Onorevole Primo Ministro.
Onorevoli Ministri.
Onorevoli Parlamentari.
Pregiatissimi Rappresentanti delle Forze dell'ordine.
Spettabili Redazioni.
Egregi Direttori.
Egregi Signori.
Oggetto: Cercasi persone intellettualmente oneste per riflettere sul Tabagismo. Buongiorno. Mi chiamo G*** T***, sono un cittadino qualsiasi e desidero sottoporre a tutti Voi una mia articolata riflessione. Sono trascorsi gia' molti anni da quando e' stato dimostrato che il fumo e' causa di molteplici patologie, la piu' nefasta delle quali e' il cancro al polmone, ma non meno importanti sono altre malattie, direttamente e indirettamente, riconducibili al tabagismo: bronchiti, asma, enfisema, arteriosclerosi, ipertensione, infarti cardiaci e cerebrali. Tutte sono responsabili di elevatissimi costi sanitari e sociali, che si ripercuotono negativamente sulle risorse economiche del paese e alle quali tutti i cittadini sono obbligati a concorrere.
Un aspetto del problema, dal mio punto di vista, e' dato dal fatto che il "giusto guadagno" dell'Ente Tabacchi e le imposte introitate con il consumo del tabacco non sono sufficienti per pagare le spese di una buona assistenza che il nostro sistema sanitario e sociale cerca di fornire a chi si ammala in seguito all'esposizione al fumo.
Vi chiedo cortesemente di seguire il mio ragionamento: provate a calcolare, con gli elementi in vostro possesso, quale puo' essere la cifra netta che un fumatore medio fornisce alle casse italiane e quale e' la spesa che la collettivita' sosterra' nel tempo per curarlo dal giorno in cui comincera' a presentare i primi sintomi di una patologia fumo correlata o, peggio, quando sara' affetto da un cancro che non lascia speranze di sopravvivenza. Se in questo momento, pero', non riuscite a focalizzare concretamente fattori ed addendi permettete che, partendo dalle informazioni datate anno 2000 sotto esposte, io collabori fin dove mi e' dato sapere. Secondo le stime, dell'Istituto superiore di sanita', sarebbero 18 milioni i fumatori in Italia contro i 14 milioni dichiarati dall'ISTAT. E sempre per far parlare le cifre, nel nostro paese sono circa 90.000 mila le persone che muoiono ogni anno per malattie fumo correlate, mentre nel mondo, per il tabagismo, muoiono 3 milioni di persone, 500 mila solo in Europa. CALCOLO: 90.000 (italiani che muoiono ogni anno in ospedale a causa di patologie fumo correlate) moltiplicato per xxx.xxx mila lire (costo medio giornaliero per una degenza ospedaliera, il dato aggiornato non e' in mio possesso: chiediamolo al Ministro della Sanita') moltiplicato per xx giorni (durata media di una degenza ospedaliera prima del decesso, il dato aggiornato non e' in mio possesso: chiediamolo al Ministro della Sanita') =???.???.???.???. Ma non basta ancora: ci sono anche i vivi che prima di morire hanno piu' volte bisogno di ricorrere al Servizio Sanitario Nazionale: per indagini diagnostiche, farmaci e ricoveri; quanto costano? Chiediamolo al Ministro della Sanita'. Queste sono solo le spese dirette. Ora facciamo un piccolo sforzo e focalizziamo i costi sociali riferiti alla malattia e all'eventuale prematuro decesso del fumatore:
1) retribuzioni garantite agli assenti dal lavoro perche' affetti da malattie fumo correlate, moltiplicate per un xx numero medio di giorni per un x numero medio di anni (non possiedo dati, chiediamoli ai datori di lavoro e all'INPS)
2) spese pensionistiche per l'invalidita' instauratasi in seguito ad un evento morboso fumo correlato (es. ipertensioneictus = paralisi) da pagare per un x numero medio di anni (non possiedo dati, chiediamoli all'INPS);
3) spese per le pensioni erogate ai coniugi in caso di morte del fumatore per un x numero medio di nni (non possiedo dati, chiediamoli all'INPS);
4) mancato introito riferito alle imposte sul reddito che il defunto avrebbe continuato a versare al fisco se non fosse stato escluso dal ciclo produttivo (non possiedo dati, chiediamoli all'INPS).
A Voi tutti, Gentili Interlocutori, immaginare come sarebbe piu' etico impiegare il denaro andato in fumo per il fumo.
Ma, dal mio punto di vista, esistono anche i sentimenti: vogliamo calcolare i costi affettivi? La mia calcolatrice non e' dotata di tasti idonei a questo calcolo, cosi' chiedo:
"Quanto vale il pianto di una madre anziana che vede suo figlio morire prima di lei? E quello della vedova o del vedovo? E infine quello dei figli, quanto vale il pianto dei figli?" Forse mi state considerando patetico! Quanto scritto, fin qui, mi conduce ad una semplice conclusione: "Fino ad oggi il tabagismo non e' stato affrontato con la determinazione necessaria".
Ben vengano gli interventi di prevenzione, i divieti, le ammende, le scritte e le immagini sui pacchetti di sigari e sigarette, ma chi vuole affrontare e scoraggiare il consumo di tabacco deve agire anche su altri fronti. A tal proposito ho un mio punto di vista, e permettete che lo palesi gradualmente. "e' etico che lo Stato chieda ai non fumatori di concorrere alle spese necessarie per curare coloro i quali volontariamente si sono esposti e/o continuano ad esporsi all'azione nociva che il tabacco esercita sul loro corpo? Io credo che questo comportamento non sia etico. Io credo fermamente nel libero arbitrio e quindi che il fumatore debba essere considerato responsabile in prima persona degli effetti che ha o sta cagionando direttamente su se stesso e che, a mio avviso altrettanto direttamente, riversa sulla comunita' intera sottraendo risorse che potrebbero essere impiegate diversamente (es. finanziamento della ricerca per individuare nuove cure da fornire a chi non ha alcuna responsabilita' di essere ammalato). Io, cittadino italiano, rivendico il diritto di esprimere la mia volonta' sul come vorrei fosse utilizzato il denaro che verso al fisco. Vorrei che l'amministrazione pubblica, per certi versi, si ispirasse all'oculatezza con cui le compagnie assicurative studiano le proprie tariffe e bilanci; chissa' quanti sono a conoscenza del fatto che le medesime si rifiutano di stipulare contratti assicurativi con i soggetti tossico dipendenti (alcool, droga).
Vorrei che ai fumatori, e perche' no anche agli etilisti sufficientemente integrati nel mondo produttivo, dopo aver gratuitamente dato loro la possibilita' di disassuefarsi, fosse intimato, in caso di rifiuto o insuccesso del trattamento, di versare alle casse dello Stato, gradualmente ed in anticipo mediante trattenute sullo stipendio, quanto sara' poi necessario spendere per assisterli nella malattia. Sono profondamente convinto che prospettando la richiesta di "denaro sonante" si possa ottenere un'azione repressiva non indifferente. Porto in me un'altra convinzione: i genitori, di quei minori che talvolta cosi' presto si avvicinano al fumo e all'alcool, sarebbero piu' attenti ai comportamenti dei loro figli, perche' chiamati direttamente al pagamento delle spese a cui la societa' odierna sta provvedendo. Mi si potrebbe fare obiezione chiedendo come individuare piu' o meno precocemente fumatori ed etilisti, qui mi limito a dire: "Mediante una legittima azione di sorveglianza nell'ambito di interventi di prevenzione primaria e secondaria". Vado ad evidenziare un'altra sfaccettatura del problema fumo.
Credo sia oltremodo interessante analizzare una recentissima sentenza di un tribunale statunitense con la quale e' stato fatto obbligo ad una multinazionale del tabacco di risarcire, con oltre 6.000 miliardi di lire, un uomo in quanto ritenuto ingannato dalla volontaria disinformazione, sui reali effetti del tabacco, che la multinazionale in questione avrebbe attuato. A quando il primo risarcimento in Italia per fatti analoghi?
Chi pagherebbe? L'Ente Tabacchi forse? Ma chi e' l'unico azionista dell'Ente Tabacchi? Lo Stato o chi altri? Ma da chi e' formato lo Stato se non dai cittadini! Il cerchio si chiude: noi cittadini non fumatori dovremmo concorrere al pagamento degli eventuali risarcimenti a soggetti che pur sapendo della nocivita' del fumo ne hanno continuato il consumo. Lasciatemi affermare che tutto questo sarebbe aberrante.
Egregi Tutti Voi, come avrete notato in precedenza, nello scrivere dell'insufficienza di quanto introitato con il commercio del tabacco in rapporto a cio' che la Sanita' spende, ho virgolettato e sottolineato - "il giusto guadagno"
-. L'ho fatto perche' mi chiedo quanto sia etico, al giorno d'oggi, considerando le conoscenze scientifiche in nostro possesso, che uno Stato moderno continui a perseguire entrate economiche vendendo: dipendenza fisica, sofferenza e morte. Ho provato a darmi una risposta e l'unica che ho trovato e' questa: "I nostri rappresentanti politici dimostrano di non riflettere, oppure sono convinti, ma non lo hanno ancora spiegato ai cittadini, che mantenendo efficiente lo spaccio legalizzato della nicotina (ricordiamolo: sostanza che determina dipendenza fisica), compie un'azione moralmente accettabile perche' va a contrastare i guadagni illeciti di alcuni malavitosi. Ma se cosi' fosse, perche' lo Stato italiano, presso le rivendite di tabacco, non vende anche altre droghe? Quanto falso moralismo, un pizzico di coerenza in piu' non farebbe male! "Non piu' Onorevoli, ma solo gentili politici: "Trovate un accordo, uscite dallo stallo, agite, o reprimete il consumo di tabacco con lo stesso dispendio di forze e risorse che sono impiegate contro il narcotraffico, senza peraltro raggiungere effetti risolutivi, oppure legalizzate, al pari della nicotina, lo spaccio di altre droghe leggere, perche', a ben vedere, c'e' da chiedersi quali dei due fenomeni sia piu' nefasto e piu' oneroso per la collettivita'". Da parte mia, in quanto cittadino italiano, chiedo con fermezza che il nostro Stato, non potendo distruggere fisicamente le coltivazioni di tabacco e le industrie che lo lavorano (metterebbe in difficolta' un bel numero di persone che soddisfano i propri bisogni, piu' o meno primari, sfruttando chi fuma) provveda a privatizzare quanto prima L'Ente Tabacchi.
La cessione di tale Ente, a soggetti privati, dovrebbe permettere alla nostra Nazione di realizzare un ricavo da destinarsi a scopi piu' etici, ripianando cosi', purtroppo solo in parte, un immenso debito morale ed economico, che le coscienze di coloro i quali ci hanno governato fino ad oggi hanno accumulato nei confronti di tutti i cittadini, senza distinzione, questa volta, tra fumatori e non. Ricordando elementi come la conoscenza, la consapevolezza e la responsabilita', che ogni individuo dovrebbe avere, mi permetto di suggerire quanto segue: "Continuiamo a dare informazioni, favoriamo i processi critici negli individui, ma iniziamo ad esigere fermamente l'accettazione delle conseguenze, con relativi costi morali ed economici, riferite al comportamento di: fumatori, etilisti e tossicodipendenti in genere. Visto che, per motivi storici e culturali, e' impensabile considerare il consumo di tabacco alla stregua del consumo di altre droghe, penso si debba ancora, purtroppo, convivere con tale fenomeno, ma cio' non vuole dire che dobbiamo subirlo. Possiamo, quindi, riconoscere a tutti la "liberta' e il piacere di fumare", ma a tutti coloro che fumano, e mai piu' a quelli che non fumano, lo Stato deve imporre il pagamento delle conseguenze di questo loro e sottolineo solo loro comportamento. Cosi' come, ad esempio, ogni possessore di un'auto di lusso sa che la stessa costa e consuma piu' di una utilitaria, e la preferisce a quest'ultima facendosi carico del maggior costo di gestione, il fumatore deve farsi carico del proprio costo sanitario e sociale. Come? Pagando allo Stato il giusto! Altre possibilita'?
1) Si suggerisca al fumatore di individuare una compagnia assicurativa disponibile alla stipula di una polizza che lo copra dai rischi conseguenti al suo comportamento.
2) Aiutiamo i 14 o 18 milioni di fumatori affinche' si associno e fondino una propria compagnia assicurativa, una propria cassa mutua che possa coprire tutte le spese sanitarie e sociali conseguenti al loro stile di vita.
Ultime considerazioni fumo correlate:
1) le sigarette sono comprese nel "paniere" di quei prodotti tenuti in considerazione per il calcolo dell'inflazione, quindi ogni loro aumento di prezzo puo' concorre ad una diminuzione del potere d'acquisto dei nostri salari. Credo che tale presenza sia quantomeno discutibile, anacronistica e ancora una volta perniciosa per il cittadino e le finanze dello Stato; 2) nessuno ha mai pensato che ogni qualvolta si aumentano le imposte sui tabacchi cio' si possa tradurre in nuova linfa per il contrabbando (vedere disputa: Unione Europea contro multinazionali del tabacco statunitensi) con conseguente aumento delle spese per reprimere efficacemente tale fenomeno? e' cosi' utopistico pensare di agire in senso opposto? Ottenendo una maggior partecipazione alle spese sanitarie direttamente da coloro i quali, con consapevolezza, continuano a fare uso di tabacco, e fintantoche' lo Stato non privatizzera' l'attuale Ente Tabacchi, non Vi sembra perseguibile la riduzione immediata, anche drastica, del costo delle sigarette e affini? Non Vi sembra che, cosi' agendo, otterremo un effetto domino che potrebbe determinare:
1) riduzione dell'inflazione se le sigarette saranno ancora presenti nel "paniere";
2) contrasto naturale del contrabbando;
3) riduzione delle spese per il contrasto del medesimo;
4) reimpiego delle liberate risorse, umane e tecniche, per perseguire altri obiettivi socialmente.
utili. Onorevole Primo Ministro.
Onorevoli Ministri.
Onorevoli Parlamentari.
Pregiatissimi Rappresentanti delle Forze dell'ordine.
Spettabili Redazioni.
Egregi Direttori.
Egregi Signori. Desidero concludere ricordando a tutti Noi che:... a seguito di eventi ben documentati (e narrati anche dal cinema con INSIDER -Dietro la verita'-) l'industria del tabacco statunitense ha liquidato le cause a lei intentate da tutti i 50 stati per 246 miliardi di dollari. Fatte le dovute proporzioni, l'Italia potrebbe permettersi un esborso simile? Confido mi abbiate letto benevolmente, grazie, in ogni caso, per l'attenzione che avrete voluto accordarmi,
Vi auguro un proficuo lavoro.
Allego le risposte di alcuni destinatari della mia riflessione.
Per ovvi motivi di riservatezza in questo momento i firmatari sono "oscurati".
Egregio Sig. T***,
faro' tesoro delle sue interessanti riflessioni su un argomento cosi' delicato.
Cordialita'
Deputato xxxxx xxxxx
Caro Tonet,
vi sono spunti interessanti nella sua lettera di protesta/proposta, che a mio avviso merita di essere perfezionata e pubblicata permanentemente in Intenet. Consideri per esempio fra i costi anche quelli di un contingente della Guardia di Finanza, di uomini e mezzi, permanentemente dislocati per osteggiare il contrabbando di sigarette.
Sarebbe disposto a fare una revisione del testo, corredandolo di fonti documentative, per una pubblicazione su www.xxxxx.xxxxx.it
Cordiali saluti. xxxxx xxxxx
Egregio Signor Giorgio,
le Sue riflessioni sul fumo mi coinvolgono, mi invitano a non prendere alla leggera i problemi che sono connessi e a intervenire in modo conseguente.
Le motivazioni parzialmente inconsce del fumare, le ragioni di insoddisfazione che l'accompagnano, richiederebbero un supplemento di analisi e di studio. E' infatti difficile intervenire su problemi come questo - il tifo sportivo, in particolare del calcio, ha qualche cosa in comune - e modificare i comportamenti senza modificare in profondita' le aspirazioni e i comportamenti delle persone. In ogni caso approvo la ricerca avviata e chiederei che ad approfondirla fossero chiamate associazioni, movimenti e gruppi presenti nel 'terzo settore'.
Non tocca a me, come Vescovo, pronunciarmi sugli aspetti piu' politici del fenomeno.
Con simpatica partecipazione, un saluto. xxxxx xxxxx vescovo di xxxxx
Signor T***,
ho letto la sua missiva. Interessante. Non sono, e nessuno in casa mia e' fumatore, quindi nessuna presa di posizione, nessuna preclusione.
Per la pubblicazione su un quotidiano la sua riflessione andrebbe pero' ridotta a 20-30 righe complessivamente.
Anche cosi' sara' probabile che in redazione taglino di brutto.
Penso invece che i politici la leggeranno sicuramente, ma dovrebbe inviarla e poi contattarli poi personalmente, per vedere "l'effetto che fa".
Magari partecipare ai dibattiti, agli incontri pubblici ed intervenire nelle assemblee con quest'argomento potrebbe essere incisivo e magari potrebbe ottenere risposte.
Distinti saluti xxxxx xxxxx
Giornalista di
Gentile sig. T***
siamo assolutamente d'accordo con la sostanza della lettera.
Con l'aito dell'avv. xxx (Ass. xxx - Soc. xxx) e del dr. xxx se ne potrebbe tirare fuori un documento da pubblicare sul n° 2 di xxxxxxx (quindi per maggio...zona rovente!) a patto di ridurre il testo e di documentare tutte le varie voci INPS etc.
Che ne pensate?! A me l'idea piace molto.
Salutoni
Caro T***,
La invito a partecipare personalmente alla Consulta sul Tabagismo, il 31 Ottobre prossimo a Bologna, presso la Regione Emilia Romagna. Cosi' potra' presentare direttamente le sue tesi, oltre a prendere visione altrettanto diretta di cioe' che seriamente si sta facendo. Cordiali saluti.
xxxxx xxxxx
desidero sottoporre alla vostra valutazione una mia riflessione, allegata in appendice, in quanto ritengo che i miei diritti e quelli di molti ammalati non sono garantiti; inoltre ritengo che milioni di cittadini siano vittime dell'arroganza di quanti non fanno quanto dovrebbero.
Distinti saluti
20/6/2001 Onorevole Primo Ministro.
Onorevoli Ministri.
Onorevoli Parlamentari.
Pregiatissimi Rappresentanti delle Forze dell'ordine.
Spettabili Redazioni.
Egregi Direttori.
Egregi Signori.
Oggetto: Cercasi persone intellettualmente oneste per riflettere sul Tabagismo. Buongiorno. Mi chiamo G*** T***, sono un cittadino qualsiasi e desidero sottoporre a tutti Voi una mia articolata riflessione. Sono trascorsi gia' molti anni da quando e' stato dimostrato che il fumo e' causa di molteplici patologie, la piu' nefasta delle quali e' il cancro al polmone, ma non meno importanti sono altre malattie, direttamente e indirettamente, riconducibili al tabagismo: bronchiti, asma, enfisema, arteriosclerosi, ipertensione, infarti cardiaci e cerebrali. Tutte sono responsabili di elevatissimi costi sanitari e sociali, che si ripercuotono negativamente sulle risorse economiche del paese e alle quali tutti i cittadini sono obbligati a concorrere.
Un aspetto del problema, dal mio punto di vista, e' dato dal fatto che il "giusto guadagno" dell'Ente Tabacchi e le imposte introitate con il consumo del tabacco non sono sufficienti per pagare le spese di una buona assistenza che il nostro sistema sanitario e sociale cerca di fornire a chi si ammala in seguito all'esposizione al fumo.
Vi chiedo cortesemente di seguire il mio ragionamento: provate a calcolare, con gli elementi in vostro possesso, quale puo' essere la cifra netta che un fumatore medio fornisce alle casse italiane e quale e' la spesa che la collettivita' sosterra' nel tempo per curarlo dal giorno in cui comincera' a presentare i primi sintomi di una patologia fumo correlata o, peggio, quando sara' affetto da un cancro che non lascia speranze di sopravvivenza. Se in questo momento, pero', non riuscite a focalizzare concretamente fattori ed addendi permettete che, partendo dalle informazioni datate anno 2000 sotto esposte, io collabori fin dove mi e' dato sapere. Secondo le stime, dell'Istituto superiore di sanita', sarebbero 18 milioni i fumatori in Italia contro i 14 milioni dichiarati dall'ISTAT. E sempre per far parlare le cifre, nel nostro paese sono circa 90.000 mila le persone che muoiono ogni anno per malattie fumo correlate, mentre nel mondo, per il tabagismo, muoiono 3 milioni di persone, 500 mila solo in Europa. CALCOLO: 90.000 (italiani che muoiono ogni anno in ospedale a causa di patologie fumo correlate) moltiplicato per xxx.xxx mila lire (costo medio giornaliero per una degenza ospedaliera, il dato aggiornato non e' in mio possesso: chiediamolo al Ministro della Sanita') moltiplicato per xx giorni (durata media di una degenza ospedaliera prima del decesso, il dato aggiornato non e' in mio possesso: chiediamolo al Ministro della Sanita') =???.???.???.???. Ma non basta ancora: ci sono anche i vivi che prima di morire hanno piu' volte bisogno di ricorrere al Servizio Sanitario Nazionale: per indagini diagnostiche, farmaci e ricoveri; quanto costano? Chiediamolo al Ministro della Sanita'. Queste sono solo le spese dirette. Ora facciamo un piccolo sforzo e focalizziamo i costi sociali riferiti alla malattia e all'eventuale prematuro decesso del fumatore:
1) retribuzioni garantite agli assenti dal lavoro perche' affetti da malattie fumo correlate, moltiplicate per un xx numero medio di giorni per un x numero medio di anni (non possiedo dati, chiediamoli ai datori di lavoro e all'INPS)
2) spese pensionistiche per l'invalidita' instauratasi in seguito ad un evento morboso fumo correlato (es. ipertensioneictus = paralisi) da pagare per un x numero medio di anni (non possiedo dati, chiediamoli all'INPS);
3) spese per le pensioni erogate ai coniugi in caso di morte del fumatore per un x numero medio di nni (non possiedo dati, chiediamoli all'INPS);
4) mancato introito riferito alle imposte sul reddito che il defunto avrebbe continuato a versare al fisco se non fosse stato escluso dal ciclo produttivo (non possiedo dati, chiediamoli all'INPS).
A Voi tutti, Gentili Interlocutori, immaginare come sarebbe piu' etico impiegare il denaro andato in fumo per il fumo.
Ma, dal mio punto di vista, esistono anche i sentimenti: vogliamo calcolare i costi affettivi? La mia calcolatrice non e' dotata di tasti idonei a questo calcolo, cosi' chiedo:
"Quanto vale il pianto di una madre anziana che vede suo figlio morire prima di lei? E quello della vedova o del vedovo? E infine quello dei figli, quanto vale il pianto dei figli?" Forse mi state considerando patetico! Quanto scritto, fin qui, mi conduce ad una semplice conclusione: "Fino ad oggi il tabagismo non e' stato affrontato con la determinazione necessaria".
Ben vengano gli interventi di prevenzione, i divieti, le ammende, le scritte e le immagini sui pacchetti di sigari e sigarette, ma chi vuole affrontare e scoraggiare il consumo di tabacco deve agire anche su altri fronti. A tal proposito ho un mio punto di vista, e permettete che lo palesi gradualmente. "e' etico che lo Stato chieda ai non fumatori di concorrere alle spese necessarie per curare coloro i quali volontariamente si sono esposti e/o continuano ad esporsi all'azione nociva che il tabacco esercita sul loro corpo? Io credo che questo comportamento non sia etico. Io credo fermamente nel libero arbitrio e quindi che il fumatore debba essere considerato responsabile in prima persona degli effetti che ha o sta cagionando direttamente su se stesso e che, a mio avviso altrettanto direttamente, riversa sulla comunita' intera sottraendo risorse che potrebbero essere impiegate diversamente (es. finanziamento della ricerca per individuare nuove cure da fornire a chi non ha alcuna responsabilita' di essere ammalato). Io, cittadino italiano, rivendico il diritto di esprimere la mia volonta' sul come vorrei fosse utilizzato il denaro che verso al fisco. Vorrei che l'amministrazione pubblica, per certi versi, si ispirasse all'oculatezza con cui le compagnie assicurative studiano le proprie tariffe e bilanci; chissa' quanti sono a conoscenza del fatto che le medesime si rifiutano di stipulare contratti assicurativi con i soggetti tossico dipendenti (alcool, droga).
Vorrei che ai fumatori, e perche' no anche agli etilisti sufficientemente integrati nel mondo produttivo, dopo aver gratuitamente dato loro la possibilita' di disassuefarsi, fosse intimato, in caso di rifiuto o insuccesso del trattamento, di versare alle casse dello Stato, gradualmente ed in anticipo mediante trattenute sullo stipendio, quanto sara' poi necessario spendere per assisterli nella malattia. Sono profondamente convinto che prospettando la richiesta di "denaro sonante" si possa ottenere un'azione repressiva non indifferente. Porto in me un'altra convinzione: i genitori, di quei minori che talvolta cosi' presto si avvicinano al fumo e all'alcool, sarebbero piu' attenti ai comportamenti dei loro figli, perche' chiamati direttamente al pagamento delle spese a cui la societa' odierna sta provvedendo. Mi si potrebbe fare obiezione chiedendo come individuare piu' o meno precocemente fumatori ed etilisti, qui mi limito a dire: "Mediante una legittima azione di sorveglianza nell'ambito di interventi di prevenzione primaria e secondaria". Vado ad evidenziare un'altra sfaccettatura del problema fumo.
Credo sia oltremodo interessante analizzare una recentissima sentenza di un tribunale statunitense con la quale e' stato fatto obbligo ad una multinazionale del tabacco di risarcire, con oltre 6.000 miliardi di lire, un uomo in quanto ritenuto ingannato dalla volontaria disinformazione, sui reali effetti del tabacco, che la multinazionale in questione avrebbe attuato. A quando il primo risarcimento in Italia per fatti analoghi?
Chi pagherebbe? L'Ente Tabacchi forse? Ma chi e' l'unico azionista dell'Ente Tabacchi? Lo Stato o chi altri? Ma da chi e' formato lo Stato se non dai cittadini! Il cerchio si chiude: noi cittadini non fumatori dovremmo concorrere al pagamento degli eventuali risarcimenti a soggetti che pur sapendo della nocivita' del fumo ne hanno continuato il consumo. Lasciatemi affermare che tutto questo sarebbe aberrante.
Egregi Tutti Voi, come avrete notato in precedenza, nello scrivere dell'insufficienza di quanto introitato con il commercio del tabacco in rapporto a cio' che la Sanita' spende, ho virgolettato e sottolineato - "il giusto guadagno"
-. L'ho fatto perche' mi chiedo quanto sia etico, al giorno d'oggi, considerando le conoscenze scientifiche in nostro possesso, che uno Stato moderno continui a perseguire entrate economiche vendendo: dipendenza fisica, sofferenza e morte. Ho provato a darmi una risposta e l'unica che ho trovato e' questa: "I nostri rappresentanti politici dimostrano di non riflettere, oppure sono convinti, ma non lo hanno ancora spiegato ai cittadini, che mantenendo efficiente lo spaccio legalizzato della nicotina (ricordiamolo: sostanza che determina dipendenza fisica), compie un'azione moralmente accettabile perche' va a contrastare i guadagni illeciti di alcuni malavitosi. Ma se cosi' fosse, perche' lo Stato italiano, presso le rivendite di tabacco, non vende anche altre droghe? Quanto falso moralismo, un pizzico di coerenza in piu' non farebbe male! "Non piu' Onorevoli, ma solo gentili politici: "Trovate un accordo, uscite dallo stallo, agite, o reprimete il consumo di tabacco con lo stesso dispendio di forze e risorse che sono impiegate contro il narcotraffico, senza peraltro raggiungere effetti risolutivi, oppure legalizzate, al pari della nicotina, lo spaccio di altre droghe leggere, perche', a ben vedere, c'e' da chiedersi quali dei due fenomeni sia piu' nefasto e piu' oneroso per la collettivita'". Da parte mia, in quanto cittadino italiano, chiedo con fermezza che il nostro Stato, non potendo distruggere fisicamente le coltivazioni di tabacco e le industrie che lo lavorano (metterebbe in difficolta' un bel numero di persone che soddisfano i propri bisogni, piu' o meno primari, sfruttando chi fuma) provveda a privatizzare quanto prima L'Ente Tabacchi.
La cessione di tale Ente, a soggetti privati, dovrebbe permettere alla nostra Nazione di realizzare un ricavo da destinarsi a scopi piu' etici, ripianando cosi', purtroppo solo in parte, un immenso debito morale ed economico, che le coscienze di coloro i quali ci hanno governato fino ad oggi hanno accumulato nei confronti di tutti i cittadini, senza distinzione, questa volta, tra fumatori e non. Ricordando elementi come la conoscenza, la consapevolezza e la responsabilita', che ogni individuo dovrebbe avere, mi permetto di suggerire quanto segue: "Continuiamo a dare informazioni, favoriamo i processi critici negli individui, ma iniziamo ad esigere fermamente l'accettazione delle conseguenze, con relativi costi morali ed economici, riferite al comportamento di: fumatori, etilisti e tossicodipendenti in genere. Visto che, per motivi storici e culturali, e' impensabile considerare il consumo di tabacco alla stregua del consumo di altre droghe, penso si debba ancora, purtroppo, convivere con tale fenomeno, ma cio' non vuole dire che dobbiamo subirlo. Possiamo, quindi, riconoscere a tutti la "liberta' e il piacere di fumare", ma a tutti coloro che fumano, e mai piu' a quelli che non fumano, lo Stato deve imporre il pagamento delle conseguenze di questo loro e sottolineo solo loro comportamento. Cosi' come, ad esempio, ogni possessore di un'auto di lusso sa che la stessa costa e consuma piu' di una utilitaria, e la preferisce a quest'ultima facendosi carico del maggior costo di gestione, il fumatore deve farsi carico del proprio costo sanitario e sociale. Come? Pagando allo Stato il giusto! Altre possibilita'?
1) Si suggerisca al fumatore di individuare una compagnia assicurativa disponibile alla stipula di una polizza che lo copra dai rischi conseguenti al suo comportamento.
2) Aiutiamo i 14 o 18 milioni di fumatori affinche' si associno e fondino una propria compagnia assicurativa, una propria cassa mutua che possa coprire tutte le spese sanitarie e sociali conseguenti al loro stile di vita.
Ultime considerazioni fumo correlate:
1) le sigarette sono comprese nel "paniere" di quei prodotti tenuti in considerazione per il calcolo dell'inflazione, quindi ogni loro aumento di prezzo puo' concorre ad una diminuzione del potere d'acquisto dei nostri salari. Credo che tale presenza sia quantomeno discutibile, anacronistica e ancora una volta perniciosa per il cittadino e le finanze dello Stato; 2) nessuno ha mai pensato che ogni qualvolta si aumentano le imposte sui tabacchi cio' si possa tradurre in nuova linfa per il contrabbando (vedere disputa: Unione Europea contro multinazionali del tabacco statunitensi) con conseguente aumento delle spese per reprimere efficacemente tale fenomeno? e' cosi' utopistico pensare di agire in senso opposto? Ottenendo una maggior partecipazione alle spese sanitarie direttamente da coloro i quali, con consapevolezza, continuano a fare uso di tabacco, e fintantoche' lo Stato non privatizzera' l'attuale Ente Tabacchi, non Vi sembra perseguibile la riduzione immediata, anche drastica, del costo delle sigarette e affini? Non Vi sembra che, cosi' agendo, otterremo un effetto domino che potrebbe determinare:
1) riduzione dell'inflazione se le sigarette saranno ancora presenti nel "paniere";
2) contrasto naturale del contrabbando;
3) riduzione delle spese per il contrasto del medesimo;
4) reimpiego delle liberate risorse, umane e tecniche, per perseguire altri obiettivi socialmente.
utili. Onorevole Primo Ministro.
Onorevoli Ministri.
Onorevoli Parlamentari.
Pregiatissimi Rappresentanti delle Forze dell'ordine.
Spettabili Redazioni.
Egregi Direttori.
Egregi Signori. Desidero concludere ricordando a tutti Noi che:... a seguito di eventi ben documentati (e narrati anche dal cinema con INSIDER -Dietro la verita'-) l'industria del tabacco statunitense ha liquidato le cause a lei intentate da tutti i 50 stati per 246 miliardi di dollari. Fatte le dovute proporzioni, l'Italia potrebbe permettersi un esborso simile? Confido mi abbiate letto benevolmente, grazie, in ogni caso, per l'attenzione che avrete voluto accordarmi,
Vi auguro un proficuo lavoro.
Allego le risposte di alcuni destinatari della mia riflessione.
Per ovvi motivi di riservatezza in questo momento i firmatari sono "oscurati".
Egregio Sig. T***,
faro' tesoro delle sue interessanti riflessioni su un argomento cosi' delicato.
Cordialita'
Deputato xxxxx xxxxx
Caro Tonet,
vi sono spunti interessanti nella sua lettera di protesta/proposta, che a mio avviso merita di essere perfezionata e pubblicata permanentemente in Intenet. Consideri per esempio fra i costi anche quelli di un contingente della Guardia di Finanza, di uomini e mezzi, permanentemente dislocati per osteggiare il contrabbando di sigarette.
Sarebbe disposto a fare una revisione del testo, corredandolo di fonti documentative, per una pubblicazione su www.xxxxx.xxxxx.it
Cordiali saluti. xxxxx xxxxx
Egregio Signor Giorgio,
le Sue riflessioni sul fumo mi coinvolgono, mi invitano a non prendere alla leggera i problemi che sono connessi e a intervenire in modo conseguente.
Le motivazioni parzialmente inconsce del fumare, le ragioni di insoddisfazione che l'accompagnano, richiederebbero un supplemento di analisi e di studio. E' infatti difficile intervenire su problemi come questo - il tifo sportivo, in particolare del calcio, ha qualche cosa in comune - e modificare i comportamenti senza modificare in profondita' le aspirazioni e i comportamenti delle persone. In ogni caso approvo la ricerca avviata e chiederei che ad approfondirla fossero chiamate associazioni, movimenti e gruppi presenti nel 'terzo settore'.
Non tocca a me, come Vescovo, pronunciarmi sugli aspetti piu' politici del fenomeno.
Con simpatica partecipazione, un saluto. xxxxx xxxxx vescovo di xxxxx
Signor T***,
ho letto la sua missiva. Interessante. Non sono, e nessuno in casa mia e' fumatore, quindi nessuna presa di posizione, nessuna preclusione.
Per la pubblicazione su un quotidiano la sua riflessione andrebbe pero' ridotta a 20-30 righe complessivamente.
Anche cosi' sara' probabile che in redazione taglino di brutto.
Penso invece che i politici la leggeranno sicuramente, ma dovrebbe inviarla e poi contattarli poi personalmente, per vedere "l'effetto che fa".
Magari partecipare ai dibattiti, agli incontri pubblici ed intervenire nelle assemblee con quest'argomento potrebbe essere incisivo e magari potrebbe ottenere risposte.
Distinti saluti xxxxx xxxxx
Giornalista di
Gentile sig. T***
siamo assolutamente d'accordo con la sostanza della lettera.
Con l'aito dell'avv. xxx (Ass. xxx - Soc. xxx) e del dr. xxx se ne potrebbe tirare fuori un documento da pubblicare sul n° 2 di xxxxxxx (quindi per maggio...zona rovente!) a patto di ridurre il testo e di documentare tutte le varie voci INPS etc.
Che ne pensate?! A me l'idea piace molto.
Salutoni
Caro T***,
La invito a partecipare personalmente alla Consulta sul Tabagismo, il 31 Ottobre prossimo a Bologna, presso la Regione Emilia Romagna. Cosi' potra' presentare direttamente le sue tesi, oltre a prendere visione altrettanto diretta di cioe' che seriamente si sta facendo. Cordiali saluti.
xxxxx xxxxx
Risposta ADUC
Ringraziamo per l'opinione espressa, che pubblicheremo.
Non essendo -quella da lei trattata- un'attivita' specifica del nostro settore, possiamo trattare l'argomento solo marginalmente, correlato cioe' alla eventuale violazione delle normative sull'argomento, in specifiche circostanze.
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