Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
3 agosto 2001
Gentili signori,
mi chiamo S*** G*** e vivo e lavoro a Roma. Nel 1998 ho presentato domanda per svolgere il servizio di leva com O.d.c., domanda regolarmente accettata a cui e' seguito, nel 1999, un regolare servizio di assistenza in una casa famiglia. Ottenuto il congedo chiudo tutte le scartoffie in un cassetto e non ci penso piu'...la mia obiezione era in realta' piu' contro la divisa e la costrizione della vita di caserma che contro l'uso delle armi per le quali non ho mai nascosto una certa passione. Sono infatti molti anni che esercito lo sport di tiro a segno sia con arco che con carabina e pistola. E, per quanto mi riguarda, solo di sport si tratta. Nel 2001, trovandomi nella necessita' di competere in alcune gare con un arma di mia proprieta', mi decido a chiedere il porto d'armi. Dopo estenuanti percorsi burocratici (Visite mediche, ricerche al casellario giudiziario, marche da bollo dalle 25.000 in su ed altre angherie del genere) finalmente ottengo il documento di licenza per il porto di fucile. Questo tipo di licenza sportiva permette l'acquisto di qualsiasi tipo di arma comune da sparo e di trasportare l'arma scarica e chiusa in una scatola esclusivamente sul tragitto piu' breve dal luogo di detenzione (casa mia) fino al poligono. Immediatamente acquisto una pistola cal.22 (Sportiva) e ne faccio regolare denuncia e aspetto che venga vidimata dalla questura. Oltre un mese dopo questo fatto vengo chiamato dal commissariato di zona che mi avverte che la denuncia e' pronta ma...a questo punto il delirio: non posso essere titolare del porto d'armi che loro stesso mi hanno concesso in quanto e' saltato fuori che anni prima ho fatto l'obiettore e non il servizio militare. Premesso che:
* praticavo questo sport prima durante e dopo il servizio civile
* nessuno, durante le estenuanti pratiche di richiesta del porto d'armi mi ha mai chiesto nulla riguardo al servizio militare
* nessuno (Carabinieri compresi) ha mai avuto da ridire sul fatto che fossi, prima durante e dopo, iscritto al Tiro a Segno Nazionale di Roma
* l'obiezione di coscienza e' stata una scelta alternativa all'obiezione totale ed e' stata giustificata con una motivazione di comodo
* e comunque e' un episodio della mia vita risalente a piu' di tre anni fa e da me non piu' condiviso
E' possibile che un servizio civile svolto ormai piu' di tre anni fa mi impedisca di ottenere un porto d'armi per uso sportivo?
Se c'e' qualche cavillo giuridico al quale posso attaccarmi vi prego di farmelo sapere!!
Grazie dell'aiuto che spero potrete darmi.
mi chiamo S*** G*** e vivo e lavoro a Roma. Nel 1998 ho presentato domanda per svolgere il servizio di leva com O.d.c., domanda regolarmente accettata a cui e' seguito, nel 1999, un regolare servizio di assistenza in una casa famiglia. Ottenuto il congedo chiudo tutte le scartoffie in un cassetto e non ci penso piu'...la mia obiezione era in realta' piu' contro la divisa e la costrizione della vita di caserma che contro l'uso delle armi per le quali non ho mai nascosto una certa passione. Sono infatti molti anni che esercito lo sport di tiro a segno sia con arco che con carabina e pistola. E, per quanto mi riguarda, solo di sport si tratta. Nel 2001, trovandomi nella necessita' di competere in alcune gare con un arma di mia proprieta', mi decido a chiedere il porto d'armi. Dopo estenuanti percorsi burocratici (Visite mediche, ricerche al casellario giudiziario, marche da bollo dalle 25.000 in su ed altre angherie del genere) finalmente ottengo il documento di licenza per il porto di fucile. Questo tipo di licenza sportiva permette l'acquisto di qualsiasi tipo di arma comune da sparo e di trasportare l'arma scarica e chiusa in una scatola esclusivamente sul tragitto piu' breve dal luogo di detenzione (casa mia) fino al poligono. Immediatamente acquisto una pistola cal.22 (Sportiva) e ne faccio regolare denuncia e aspetto che venga vidimata dalla questura. Oltre un mese dopo questo fatto vengo chiamato dal commissariato di zona che mi avverte che la denuncia e' pronta ma...a questo punto il delirio: non posso essere titolare del porto d'armi che loro stesso mi hanno concesso in quanto e' saltato fuori che anni prima ho fatto l'obiettore e non il servizio militare. Premesso che:
* praticavo questo sport prima durante e dopo il servizio civile
* nessuno, durante le estenuanti pratiche di richiesta del porto d'armi mi ha mai chiesto nulla riguardo al servizio militare
* nessuno (Carabinieri compresi) ha mai avuto da ridire sul fatto che fossi, prima durante e dopo, iscritto al Tiro a Segno Nazionale di Roma
* l'obiezione di coscienza e' stata una scelta alternativa all'obiezione totale ed e' stata giustificata con una motivazione di comodo
* e comunque e' un episodio della mia vita risalente a piu' di tre anni fa e da me non piu' condiviso
E' possibile che un servizio civile svolto ormai piu' di tre anni fa mi impedisca di ottenere un porto d'armi per uso sportivo?
Se c'e' qualche cavillo giuridico al quale posso attaccarmi vi prego di farmelo sapere!!
Grazie dell'aiuto che spero potrete darmi.
Risposta ADUC
A parte le sue considerazioni sui motivi per cui ha deciso di svolgere il servizio civile invece di quello militare (le sconsigliamo vivamente di portarle a motivo per giustificare la sua esigenza di avere il porto d'armi, in qualunque sede), resta immutato il suo diritto a cambiare idea. Perche' di questo si tratta, in quanto, presupponiamo, a suo tempo, quando ha motivato l'obiezione di coscienza, avra' affermato di essere contrario all'uso personale e collettivo di qualunque arma... altrimenti non le avrebbero accettato la domanda.
E cambiare idea non ci sembra sia un reato o un impedimento, ma questo, purtroppo, deve scontrarsi con l'ottusita' giudiziale di chi applica le leggi, anche perche' non ben confortato sullo specifico.
Se l'autorita' preposta non vuole sentire ragioni, bisogna intentare un ricorso a questa autorita' amministrativa che le nega l'accettazione. Quindi si faccia redigere un rifiuto ufficiale, sulla base del quale dovra' poi fare opposizione per cercare di avere ragione.
Consideri che non e' escluso che, dopo un primo ricorso magari fatto senza ausilio di un legale, per andare avanti occorrera' averne uno. Non crediamo ci siano automatismi che le possano consentire di ottenere cio' che vuole, ma solo sentenze che impongano all'autorita' di polizia e amministrativa di far rispettare il suo diritto ad essere uguale agli altri di fronte alla legge.
E cambiare idea non ci sembra sia un reato o un impedimento, ma questo, purtroppo, deve scontrarsi con l'ottusita' giudiziale di chi applica le leggi, anche perche' non ben confortato sullo specifico.
Se l'autorita' preposta non vuole sentire ragioni, bisogna intentare un ricorso a questa autorita' amministrativa che le nega l'accettazione. Quindi si faccia redigere un rifiuto ufficiale, sulla base del quale dovra' poi fare opposizione per cercare di avere ragione.
Consideri che non e' escluso che, dopo un primo ricorso magari fatto senza ausilio di un legale, per andare avanti occorrera' averne uno. Non crediamo ci siano automatismi che le possano consentire di ottenere cio' che vuole, ma solo sentenze che impongano all'autorita' di polizia e amministrativa di far rispettare il suo diritto ad essere uguale agli altri di fronte alla legge.
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