Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
4 aprile 2001
Subject: sciopero Alitalia e lesione dei diritti dei consumatori e delle mamme in allattamento. Desidero sottoporre alla cortese attenzione di codesta associazione la lettera, che allego, da me inviata all'Ufficio Relazioni con la clientela Alitalia (con raccomandata A.R.spedita il 2.4.01); in tale lettera descrivo il comportamento, gravemente lesivo dei miei diritti di consumatore e di mamma in allattamento, tenuto dall'Alitalia in occasione del recente sciopero dei controllori di volo Alitalia.
Come Vi sara' gia' noto l'Alitalia pretende di non risarcire alcun danno derivante dal suo inadempimento; inoltre nessuna tutela e' prevista per le mamme in allattamento.
Sarei molto lieta se la vicenda da me vissuta fosse oggetto della vostra cortese attenzione.
Distinti saluti.
"Spett.le ALITALIA
Ufficio Relazioni con la Clientela
Centro Direzionale Alitalia
Ho 30 anni e sono avvocato e mamma in allattamento: con questa lettera intendo rendere nota una vicenda da me recentemente vissuta, che ritengo decisamente lesiva dei miei diritti di consumatore, in generale, e di donna e madre in particolare.
In data 17 marzo 2001 acquistavo un biglietto aereo Alitalia per recarmi, in data 19 marzo 2001, da Catania, citta' ove risiedo, a Roma (col volo Az 1750 delle 16.50) e tornare da Roma a Catania in data 20 marzo 2001 (col volo AZ 1757 delle 21.55).
Al fine di recarmi a Roma, per motivi di lavoro, provvedevo, d'accordo con il pediatra, ad organizzare la permanenza di mio figlio Riccardo a Catania, tenendo conto del fatto che si trovava in regime di allattamento misto (prendeva il latte materno la mattina e la sera) e prevedendo di saltare soltanto due poppate: quella della sera del 19 e quella del mattino del 20 marzo.
In sede di acquisto del biglietto (17 marzo 2001) nulla mi veniva comunicato in ordine alla previsione di uno sciopero dell'Alitalia: se ne avessi avuto notizia, infatti,, data l'essenzialita' del rispetto delle suddette date e orari non avrei mai acquistato biglietti Alitalia (compagnia, finora, da me prediletta, anche perche' sono socia Millemiglia), ma mi sarei rivolta alla British Airways, altra compagnia che effettua tratte aeree Roma -Catania, a condizioni sostanzialmente analoghe a quelle dell'Alitalia.
In data 19 marzo 2001, quando facevo il check-in all'aeroporto, nessuno mi avvertiva della previsione di uno sciopero. Una volta arrivata a Roma, pero', la mia agenzia mi informava di uno sciopero proclamato esclusivamente dai controllori di volo della sola Alitalia e dell'avvenuta cancellazione del mio volo di ritorno, ma al contempo mi rassicurava in ordine alla sussistenza in capo alla suddetta compagnia aerea di specifici obblighi di protezione, in caso di sciopero dei propri dipendenti. Tuttavia, per scrupolo, la mia agenzia mi prenotava un posto sull'ultimo aereo della British del 20 marzo in volo da Roma a Catania: in tal modo, infatti, l'Alitalia avrebbe potuto adempiere l'obbligazione contrattuale assunta con la vendita del biglietto o facendomi volare su altro volo Alitalia, o autorizzandomi, a sue spese, a volare con la British.
Il 20 marzo 2001 alle ore 19.50 (due ore prima del volo per cui avevo acquistato il biglietto) arrivavo all'aeroporto dove, in sede di accettazione, un dipendente molto gentile (l'unico da me incontrato in tale vicenda) mi comunicava che il mio volo era cancellato, ma che al momento i passeggeri in lista di attesa erano pochissimi (testuali parole), sicche' sarei, quasi certamente, partita col volo delle 21.00.
Venivo, comunque, invitata a recarmi al banco lista di attesa delle uscite A18 e A19, dove mi aspettava una dipendente di cui non ho segnato il nome e che, invece, era tutt'altro che gentile. Questa signora mi comunicava che solo alle 20.35 avrei saputo se rientravo tra i fortunati che sarebbero partiti col volo delle 21.00 Le chiedevo, quindi, se essere mamma in allattamento, con urgenza di tornare a casa per allattare, nonche' socio Millemiglia fosse titolo di precedenza nella lista di attesa e mi rispondeva con una risata sarcastica, comunicandomi che l'unico titolo di precedenza consiste nell'essere passeggeri in transito da altre destinazioni. Alle 20.00, del resto, sembravamo essere pochi i passeggeri in lista di attesa e il ritorno a casa sembrava assicurato
Facevo, inoltre, presente a quella signora che avevo una prenotazione sul volo British delle 21.20, ma lei mi rispondeva che fino alle 20.35 l'Alitalia non poteva autorizzare nessun altra forma di utilizzo del biglietto da me acquistato e che, comunque, conoscendo l'esito della lista di attesa alle 20.35, avrei avuto modo, nella malaugurata (e a quel momento poco probabile) ipotesi di mancato inserimento nel volo Alitalia delle 21.00, di utilizzare la mia prenotazione con la British e volare con questa compagnia (a spese dell'Alitalia, almeno cosi' sembrava).
Col passare del tempo aumentava la lista di attesa, come era assolutamente prevedibile, dato che man mano arrivavano tutti i passeggeri che, come me, avevano acquistato un biglietto per il volo delle 21.50, cancellato in seguito allo sciopero. A tal punto la signora in servizio alla lista di attesa, cedendo alle insistenti (da lei dichiarate assolutamente insopportabili) richieste dei sempre piu' numerosi passeggeri in lista di attesa (alle 20.20 eravamo divenuti 30) si informava se l'amministrazione stesse prevedendo qualche forma di protezione per quelli (numerosi) che non avrebbero potuto utilizzare il volo Alitalia delle 21.00.
Dopo tale telefonata la suddetta dipendente ci comunicava di non avere nessuna notizia per i passeggeri in lista di attesa, ma al telefono con una collega criticava la risposta ricevuta dall'amministrazione, osservando testualmente: "ti rendi conto come mi ha risposto? Ha detto che lui e' solo il supervisore e quindi non compete a lui prendere provvedimenti". Durante queste (e altre) telefonate della signora, intervallate da richieste di non assillarla e di non aspettare davanti al banco della lista di attesa perche' le toglievamo l'aria (poveretta!), il tempo passava e si facevano le 20.35, ma della lista degli eletti che sarebbero partiti non si sapeva nulla e giungeva la notizia che anche la lista del volo British delle 21.20, unica alternativa, era ormai stracolma.
La signora rispondeva che non poteva far nulla per accelerare i tempi e rimaneva, quindi al telefono (e anche questo e' verificabile), sicche' solo alle 20.45, con una flemma anglosassone e, credo, con un po' di sadismo la signora leggeva, molto lentamente, i nomi dei circa 10-15 fortunati. Nulla diceva, invece, sulla sorte degli esclusi, tra cui rientravo anche io, sfortunatamente e anche inspiegabilmente dato che al momento dell'accettazione mi era stato assicurato di essere tra i primi passeggeri in lista di attesa per il volo delle 21.00.
A quel punto un ragazzo (rientrato nella lista dei fortunati che sarebbero potuti tornare a casa), in considerazione della mia necessita' di tornare a Catania per allattare mio figlio e data la sua necessita' di partire con una ragazza non rientrata nella lista degli "eletti", si offriva di cedermi il suo posto, ma la signora impediva tale "scambio".
Alla fine della lettura la signora riteneva di avere finito il suo lavoro, sicche' solo dopo mie pressanti richieste mi riconsegnava il mio biglietto e mi diceva che per tentare (era ormai evidentemente troppo tardi) di partire con la British, dovevo andare di corsa in amministrazione per farmi autorizzare ad usare il biglietto sul volo British, altrimenti avrei perso ogni diritto al rimborso del medesimo.
Contro ogni speranza, come ogni madre che desidera qualcosa di bene per i propri figli e che vede sfumare l'occasione per fornirglielo, speravo ancora di partire e mi sono recata di corsa all'amministrazione dove arrivavo alle 20.55 e trovavo il signor ****** V***a cui, trafelata, mi rivolgevo, chiedendogli la fatidica autorizzazione a cercare di partire con British.
A questo punto la vicenda si contorna di tratti che hanno veramente del grottesco e, peggio ancora, del disumano: il signor ****** V***si dichiarava fortemente offeso perche' ero entrata nella sua stanza, peraltro aperta, di corsa, disturbandolo mentre parlava con una collega. Ho tentato di spiegargli le ragioni della mia urgenza e lui, dopo aver guardato il mio biglietto con sguardo quasi compassionevole poiche' trattavasi di biglietto economy, mi diceva che poiche' questo tipo di biglietto era a tariffa scontata (orrore e raccapriccio!) non avevo diritto proprio a nulla. Inoltre, proseguiva il signor Valeri, l'Alitalia aveva fatto il suo dovere perche' tre giorni prima (cosi' ha detto lui) aveva comunicato lo sciopero e attivato un numero verde, quindi io avevo il preciso dovere di organizzarmi in altro modo, per far fronte allo sciopero. Io gli rispondevo che avevo comprato il biglietto tre giorni prima (il 17 marzo) e nulla si sapeva dello sciopero e che nulla mi era stato detto nemmeno il giorno prima (19 marzo) all'atto dell'accettazione del volo Catania-Roma. Mi chiedeva, inoltre, come mai non avessi chiamato al numero verde per lo sciopero e gli rispondevo che sia io che l'agenzia avevamo tentato di usufruire di tale servizio, ma che lo stesso era risultato continuamente fuori uso. Concludeva, infine, che non poteva immaginarsi che l'Alitalia dovesse provvedere a trovarmi una sistemazione per la notte, poiche' erano problemi miei dove andare a dormire; inoltre concludeva che, data la brusca interruzione da me perpetrata, dovevo lasciarlo finire di parlare in pace con la sua collega e solo dopo mi avrebbe dato conto.
Mentre il tempo scorreva, allibita e' dir poco, telefonavo a mio padre che mi sarebbe dovuto venire a prendere all'aeroporto (mentre mio marito restava a casa col bambino) e gli raccontavo di come mi avevano trattata, del fatto che mi avevano dato notizia della lista di attesa in un orario tale da farmi perdere la prenotazione British, del fatto che in un paese civile come l'Italia l'essere madri in allattamento non sia titolo di priorita', della mia impressione di essere comunque stata scavalcata da persone che avevano fatto l'accettazione dopo di me (e sarebbe interessante condurre una verifica di cio' tramite i terminali Alitalia), e che, insomma, mi avevano trattato da "caini".
Non vi dico la reazione del signor ****** Valeri, apparentemente impegnato in una conversazione con una collega, tanto importante da venir prima del mio urgente problema, ma, probabilmente, non cosi' interessante (se e' vero che al contempo ascoltava la mia conversazione telefonica) per avere sentito che io mi ero permessa di dire (a mio padre!) di aver subito un trattamento da "caini". Chiedeva, quindi, di parlare per telefono con mio padre, per biasimare il mio comportamento e confermava anche a lui che non c'era nulla da fare: dovevo provvedere, a mie spese a recarmi in un albergo, ivi pernottare e quindi tornare all'aeroporto l'indomani, al fine di usufruire di un volo che lui, mi concedeva di spostare graziosamente, visto che lo sciopero era stato pubblicizzato e quindi, a suo dire, io avevo avuto la possibilita' di trovarmi (sempre a mie spese, e' ovvio) un'alternativa. Inoltre, con grande magnanimita' e comprensione, mi diceva che l'Alitalia non mi avrebbe lasciato per strada in quanto lui mi avrebbe fatto la cortesia di indicarmi il nome di alcuni alberghi romani, ove pernottare a mie spese (ma che prezioso aiuto!).
Alle 21.30 circa il signor ****** V***mi congedava, visibilmente soddisfatto di avere esonerato la Compagnia dall'adempimento di un suo preciso obbligo di protezione e di avere superato l'imprevisto sciopero a costi zero.
I genitori che hanno vissuto l'esperienza dell'allattamento sanno quanti sacrifici essa porta con se', quante notti insonni, quante corse per cercare un posto dove fermarsi col proprio bambino che improvvisamente ha fame, ma anche quante gioie da', quale legame che si crea tra mamma e figlio e il benessere che, a detta di tutti i pediatri, arreca al bambino: accettare di interrompere traumaticamente, all'improvviso e, per di piu' per colpa di altri questa esperienza e' vicenda assai dolorosa e che mi riservo di tutelare in altra sede
Fin qui ho esposto i fatti che mi inducono a compiere alcune considerazioni:
1) l'esistenza di uno sciopero, che riguarda esclusivamente personale interno all'Alitalia, non mi sembra che possa configurarsi come "causa non imputabile" all'Alitalia stessa e giustificarne l'inadempimento del contratto di trasporto stipulato con la vendita del biglietto aereo;
2) e' palesemente ingiusto che tutti i danni, morali ed economici, causati dal predetto sciopero rimangano a carico esclusivo dei clienti che hanno contrattato con l'Alitalia, senza che questa subisca alcun danno ne' sopporti alcun costo;
3) appare assolutamente infondata, oltre che evidentemente ingiusta, l'affermazione che l'acquisto di biglietti a tariffa scontata esonera la compagnia area da ogni responsabilita' per inadempimento: tale tesi, infatti, risulterebbe a dir poco aberrante nelle ipotesi di risarcimento del danno biologico conseguente a incidenti o disastri quasi che la dignita' e i diritti delle persone valgano proporzionalmente a quanto hanno pagato il biglietto;
4) l'assenza di una tutela delle donne in allattamento, in circostanze come quella da me vissuta, induce alla considerazione che in un Paese civile come l'Italia permangono ancora tanti ostacoli al raggiungimento di una piena parita' tra uomini e donne, tuttora spesso costrette, soprattutto se libere professioniste, a dover scegliere tra lavoro e maternita';
5) in un sistema volto ad assicurare la libera concorrenza, l'Alitalia assume tuttora comportamenti che rappresentano abusi di posizione dominante, sia in sede di conclusione del contratto, sia in sede di esecuzione del medesimo.
Chiedo che le SS.LL. mi forniscano vogliano, per quanto di competenza, indagare sulla legittimita' del comportamento assunto dalla Alitalia in occasione della vicenda sopra descritta e mi forniscano adeguate risposte all'indirizzo sopra indicato.
Catania, li 30 marzo 2001.
Come Vi sara' gia' noto l'Alitalia pretende di non risarcire alcun danno derivante dal suo inadempimento; inoltre nessuna tutela e' prevista per le mamme in allattamento.
Sarei molto lieta se la vicenda da me vissuta fosse oggetto della vostra cortese attenzione.
Distinti saluti.
"Spett.le ALITALIA
Ufficio Relazioni con la Clientela
Centro Direzionale Alitalia
Ho 30 anni e sono avvocato e mamma in allattamento: con questa lettera intendo rendere nota una vicenda da me recentemente vissuta, che ritengo decisamente lesiva dei miei diritti di consumatore, in generale, e di donna e madre in particolare.
In data 17 marzo 2001 acquistavo un biglietto aereo Alitalia per recarmi, in data 19 marzo 2001, da Catania, citta' ove risiedo, a Roma (col volo Az 1750 delle 16.50) e tornare da Roma a Catania in data 20 marzo 2001 (col volo AZ 1757 delle 21.55).
Al fine di recarmi a Roma, per motivi di lavoro, provvedevo, d'accordo con il pediatra, ad organizzare la permanenza di mio figlio Riccardo a Catania, tenendo conto del fatto che si trovava in regime di allattamento misto (prendeva il latte materno la mattina e la sera) e prevedendo di saltare soltanto due poppate: quella della sera del 19 e quella del mattino del 20 marzo.
In sede di acquisto del biglietto (17 marzo 2001) nulla mi veniva comunicato in ordine alla previsione di uno sciopero dell'Alitalia: se ne avessi avuto notizia, infatti,, data l'essenzialita' del rispetto delle suddette date e orari non avrei mai acquistato biglietti Alitalia (compagnia, finora, da me prediletta, anche perche' sono socia Millemiglia), ma mi sarei rivolta alla British Airways, altra compagnia che effettua tratte aeree Roma -Catania, a condizioni sostanzialmente analoghe a quelle dell'Alitalia.
In data 19 marzo 2001, quando facevo il check-in all'aeroporto, nessuno mi avvertiva della previsione di uno sciopero. Una volta arrivata a Roma, pero', la mia agenzia mi informava di uno sciopero proclamato esclusivamente dai controllori di volo della sola Alitalia e dell'avvenuta cancellazione del mio volo di ritorno, ma al contempo mi rassicurava in ordine alla sussistenza in capo alla suddetta compagnia aerea di specifici obblighi di protezione, in caso di sciopero dei propri dipendenti. Tuttavia, per scrupolo, la mia agenzia mi prenotava un posto sull'ultimo aereo della British del 20 marzo in volo da Roma a Catania: in tal modo, infatti, l'Alitalia avrebbe potuto adempiere l'obbligazione contrattuale assunta con la vendita del biglietto o facendomi volare su altro volo Alitalia, o autorizzandomi, a sue spese, a volare con la British.
Il 20 marzo 2001 alle ore 19.50 (due ore prima del volo per cui avevo acquistato il biglietto) arrivavo all'aeroporto dove, in sede di accettazione, un dipendente molto gentile (l'unico da me incontrato in tale vicenda) mi comunicava che il mio volo era cancellato, ma che al momento i passeggeri in lista di attesa erano pochissimi (testuali parole), sicche' sarei, quasi certamente, partita col volo delle 21.00.
Venivo, comunque, invitata a recarmi al banco lista di attesa delle uscite A18 e A19, dove mi aspettava una dipendente di cui non ho segnato il nome e che, invece, era tutt'altro che gentile. Questa signora mi comunicava che solo alle 20.35 avrei saputo se rientravo tra i fortunati che sarebbero partiti col volo delle 21.00 Le chiedevo, quindi, se essere mamma in allattamento, con urgenza di tornare a casa per allattare, nonche' socio Millemiglia fosse titolo di precedenza nella lista di attesa e mi rispondeva con una risata sarcastica, comunicandomi che l'unico titolo di precedenza consiste nell'essere passeggeri in transito da altre destinazioni. Alle 20.00, del resto, sembravamo essere pochi i passeggeri in lista di attesa e il ritorno a casa sembrava assicurato
Facevo, inoltre, presente a quella signora che avevo una prenotazione sul volo British delle 21.20, ma lei mi rispondeva che fino alle 20.35 l'Alitalia non poteva autorizzare nessun altra forma di utilizzo del biglietto da me acquistato e che, comunque, conoscendo l'esito della lista di attesa alle 20.35, avrei avuto modo, nella malaugurata (e a quel momento poco probabile) ipotesi di mancato inserimento nel volo Alitalia delle 21.00, di utilizzare la mia prenotazione con la British e volare con questa compagnia (a spese dell'Alitalia, almeno cosi' sembrava).
Col passare del tempo aumentava la lista di attesa, come era assolutamente prevedibile, dato che man mano arrivavano tutti i passeggeri che, come me, avevano acquistato un biglietto per il volo delle 21.50, cancellato in seguito allo sciopero. A tal punto la signora in servizio alla lista di attesa, cedendo alle insistenti (da lei dichiarate assolutamente insopportabili) richieste dei sempre piu' numerosi passeggeri in lista di attesa (alle 20.20 eravamo divenuti 30) si informava se l'amministrazione stesse prevedendo qualche forma di protezione per quelli (numerosi) che non avrebbero potuto utilizzare il volo Alitalia delle 21.00.
Dopo tale telefonata la suddetta dipendente ci comunicava di non avere nessuna notizia per i passeggeri in lista di attesa, ma al telefono con una collega criticava la risposta ricevuta dall'amministrazione, osservando testualmente: "ti rendi conto come mi ha risposto? Ha detto che lui e' solo il supervisore e quindi non compete a lui prendere provvedimenti". Durante queste (e altre) telefonate della signora, intervallate da richieste di non assillarla e di non aspettare davanti al banco della lista di attesa perche' le toglievamo l'aria (poveretta!), il tempo passava e si facevano le 20.35, ma della lista degli eletti che sarebbero partiti non si sapeva nulla e giungeva la notizia che anche la lista del volo British delle 21.20, unica alternativa, era ormai stracolma.
La signora rispondeva che non poteva far nulla per accelerare i tempi e rimaneva, quindi al telefono (e anche questo e' verificabile), sicche' solo alle 20.45, con una flemma anglosassone e, credo, con un po' di sadismo la signora leggeva, molto lentamente, i nomi dei circa 10-15 fortunati. Nulla diceva, invece, sulla sorte degli esclusi, tra cui rientravo anche io, sfortunatamente e anche inspiegabilmente dato che al momento dell'accettazione mi era stato assicurato di essere tra i primi passeggeri in lista di attesa per il volo delle 21.00.
A quel punto un ragazzo (rientrato nella lista dei fortunati che sarebbero potuti tornare a casa), in considerazione della mia necessita' di tornare a Catania per allattare mio figlio e data la sua necessita' di partire con una ragazza non rientrata nella lista degli "eletti", si offriva di cedermi il suo posto, ma la signora impediva tale "scambio".
Alla fine della lettura la signora riteneva di avere finito il suo lavoro, sicche' solo dopo mie pressanti richieste mi riconsegnava il mio biglietto e mi diceva che per tentare (era ormai evidentemente troppo tardi) di partire con la British, dovevo andare di corsa in amministrazione per farmi autorizzare ad usare il biglietto sul volo British, altrimenti avrei perso ogni diritto al rimborso del medesimo.
Contro ogni speranza, come ogni madre che desidera qualcosa di bene per i propri figli e che vede sfumare l'occasione per fornirglielo, speravo ancora di partire e mi sono recata di corsa all'amministrazione dove arrivavo alle 20.55 e trovavo il signor ****** V***a cui, trafelata, mi rivolgevo, chiedendogli la fatidica autorizzazione a cercare di partire con British.
A questo punto la vicenda si contorna di tratti che hanno veramente del grottesco e, peggio ancora, del disumano: il signor ****** V***si dichiarava fortemente offeso perche' ero entrata nella sua stanza, peraltro aperta, di corsa, disturbandolo mentre parlava con una collega. Ho tentato di spiegargli le ragioni della mia urgenza e lui, dopo aver guardato il mio biglietto con sguardo quasi compassionevole poiche' trattavasi di biglietto economy, mi diceva che poiche' questo tipo di biglietto era a tariffa scontata (orrore e raccapriccio!) non avevo diritto proprio a nulla. Inoltre, proseguiva il signor Valeri, l'Alitalia aveva fatto il suo dovere perche' tre giorni prima (cosi' ha detto lui) aveva comunicato lo sciopero e attivato un numero verde, quindi io avevo il preciso dovere di organizzarmi in altro modo, per far fronte allo sciopero. Io gli rispondevo che avevo comprato il biglietto tre giorni prima (il 17 marzo) e nulla si sapeva dello sciopero e che nulla mi era stato detto nemmeno il giorno prima (19 marzo) all'atto dell'accettazione del volo Catania-Roma. Mi chiedeva, inoltre, come mai non avessi chiamato al numero verde per lo sciopero e gli rispondevo che sia io che l'agenzia avevamo tentato di usufruire di tale servizio, ma che lo stesso era risultato continuamente fuori uso. Concludeva, infine, che non poteva immaginarsi che l'Alitalia dovesse provvedere a trovarmi una sistemazione per la notte, poiche' erano problemi miei dove andare a dormire; inoltre concludeva che, data la brusca interruzione da me perpetrata, dovevo lasciarlo finire di parlare in pace con la sua collega e solo dopo mi avrebbe dato conto.
Mentre il tempo scorreva, allibita e' dir poco, telefonavo a mio padre che mi sarebbe dovuto venire a prendere all'aeroporto (mentre mio marito restava a casa col bambino) e gli raccontavo di come mi avevano trattata, del fatto che mi avevano dato notizia della lista di attesa in un orario tale da farmi perdere la prenotazione British, del fatto che in un paese civile come l'Italia l'essere madri in allattamento non sia titolo di priorita', della mia impressione di essere comunque stata scavalcata da persone che avevano fatto l'accettazione dopo di me (e sarebbe interessante condurre una verifica di cio' tramite i terminali Alitalia), e che, insomma, mi avevano trattato da "caini".
Non vi dico la reazione del signor ****** Valeri, apparentemente impegnato in una conversazione con una collega, tanto importante da venir prima del mio urgente problema, ma, probabilmente, non cosi' interessante (se e' vero che al contempo ascoltava la mia conversazione telefonica) per avere sentito che io mi ero permessa di dire (a mio padre!) di aver subito un trattamento da "caini". Chiedeva, quindi, di parlare per telefono con mio padre, per biasimare il mio comportamento e confermava anche a lui che non c'era nulla da fare: dovevo provvedere, a mie spese a recarmi in un albergo, ivi pernottare e quindi tornare all'aeroporto l'indomani, al fine di usufruire di un volo che lui, mi concedeva di spostare graziosamente, visto che lo sciopero era stato pubblicizzato e quindi, a suo dire, io avevo avuto la possibilita' di trovarmi (sempre a mie spese, e' ovvio) un'alternativa. Inoltre, con grande magnanimita' e comprensione, mi diceva che l'Alitalia non mi avrebbe lasciato per strada in quanto lui mi avrebbe fatto la cortesia di indicarmi il nome di alcuni alberghi romani, ove pernottare a mie spese (ma che prezioso aiuto!).
Alle 21.30 circa il signor ****** V***mi congedava, visibilmente soddisfatto di avere esonerato la Compagnia dall'adempimento di un suo preciso obbligo di protezione e di avere superato l'imprevisto sciopero a costi zero.
I genitori che hanno vissuto l'esperienza dell'allattamento sanno quanti sacrifici essa porta con se', quante notti insonni, quante corse per cercare un posto dove fermarsi col proprio bambino che improvvisamente ha fame, ma anche quante gioie da', quale legame che si crea tra mamma e figlio e il benessere che, a detta di tutti i pediatri, arreca al bambino: accettare di interrompere traumaticamente, all'improvviso e, per di piu' per colpa di altri questa esperienza e' vicenda assai dolorosa e che mi riservo di tutelare in altra sede
Fin qui ho esposto i fatti che mi inducono a compiere alcune considerazioni:
1) l'esistenza di uno sciopero, che riguarda esclusivamente personale interno all'Alitalia, non mi sembra che possa configurarsi come "causa non imputabile" all'Alitalia stessa e giustificarne l'inadempimento del contratto di trasporto stipulato con la vendita del biglietto aereo;
2) e' palesemente ingiusto che tutti i danni, morali ed economici, causati dal predetto sciopero rimangano a carico esclusivo dei clienti che hanno contrattato con l'Alitalia, senza che questa subisca alcun danno ne' sopporti alcun costo;
3) appare assolutamente infondata, oltre che evidentemente ingiusta, l'affermazione che l'acquisto di biglietti a tariffa scontata esonera la compagnia area da ogni responsabilita' per inadempimento: tale tesi, infatti, risulterebbe a dir poco aberrante nelle ipotesi di risarcimento del danno biologico conseguente a incidenti o disastri quasi che la dignita' e i diritti delle persone valgano proporzionalmente a quanto hanno pagato il biglietto;
4) l'assenza di una tutela delle donne in allattamento, in circostanze come quella da me vissuta, induce alla considerazione che in un Paese civile come l'Italia permangono ancora tanti ostacoli al raggiungimento di una piena parita' tra uomini e donne, tuttora spesso costrette, soprattutto se libere professioniste, a dover scegliere tra lavoro e maternita';
5) in un sistema volto ad assicurare la libera concorrenza, l'Alitalia assume tuttora comportamenti che rappresentano abusi di posizione dominante, sia in sede di conclusione del contratto, sia in sede di esecuzione del medesimo.
Chiedo che le SS.LL. mi forniscano vogliano, per quanto di competenza, indagare sulla legittimita' del comportamento assunto dalla Alitalia in occasione della vicenda sopra descritta e mi forniscano adeguate risposte all'indirizzo sopra indicato.
Catania, li 30 marzo 2001.
Risposta ADUC
Per quanto concerne lo sciopero, non ci sembra di per se' contestabile e decisamente costituisce causa di forza maggiore; se sia o meno legittimo e' altra questione, ma se lo si ammette e ne si accetta esistenza e regolamentazione all'interno del diritto, allora lo si deve accettare nei termini effettivi in cui esiste.
Cio' che invece pare contestabile e' la mancanza di informazione, la disinformazione, il negligente ritardo e la mancanza di professionalita' che le hanno causato l'impossibilita' di utilizzare il volo coperto con British.
Ne consegue che oltre alla contestazione formale su questi punti, potrebbe presentare esposto alla Magistratura per valutare il comportamento tenuto ed intervenire se ci fossero gli estremi di un illecito -potendo cosi' muovere successivi facendosi forza di questo esposto.
Per quanto concerne le tariffe scontate, occorre distinguere tra i diversi obblighi: il riferimento a responsabilita' penali poco ha a che fare con un'eventuale responsabilita' contrattuale, i cui termini debbono essere valutati di caso in caso -non riteniamo, comunque, che la tariffa scontata comporti in questo caso diversita' di trattamento.
Cio' che invece pare contestabile e' la mancanza di informazione, la disinformazione, il negligente ritardo e la mancanza di professionalita' che le hanno causato l'impossibilita' di utilizzare il volo coperto con British.
Ne consegue che oltre alla contestazione formale su questi punti, potrebbe presentare esposto alla Magistratura per valutare il comportamento tenuto ed intervenire se ci fossero gli estremi di un illecito -potendo cosi' muovere successivi facendosi forza di questo esposto.
Per quanto concerne le tariffe scontate, occorre distinguere tra i diversi obblighi: il riferimento a responsabilita' penali poco ha a che fare con un'eventuale responsabilita' contrattuale, i cui termini debbono essere valutati di caso in caso -non riteniamo, comunque, che la tariffa scontata comporti in questo caso diversita' di trattamento.
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