Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
17 febbraio 2007
In questi giorni gira la notizia che la RAI stia inviando emissari presso abitazioni e uffici (si', anche quelli!) invitando al pagamento del Canone RAI anche i non possessori di apparecchi TV che pero' possiedono dei computer. Ne fa fede tra l'altro la lettera inviata al Corriere della Sera del 12 febbraio dal Sig. Rolando che sostiene di essere stato costretto al pagamento (pur non possedendo apparecchio TV) per aver ammesso di possedere un PC. Credo che la pretesa della RAI dipenda dalla vecchia norma della Legge 103/75 art. 15: "Il canone di abbonamento e la tassa di concessione governativa, di cui al n. 125 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, sono dovuti anche dai detentori di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni sonore o televisive via cavo o provenienti dall'estero. " Questa norma (che riprende una vecchia dicitura del RD 246/38) e' stata redatta in un'epoca in cui non si aveva neanche idea di cosa fossero i PC, per cui gli apparecchi "adattabili" (e commercialmente disponibili) non potevano essere molto diversi da un apparecchio TV. Oggi la tecnologia e' talmente evoluta che un'interpretazione estensiva della norma coinciderebbe con la definizione del Canone RAI come una vera e propria Tassa che deve essere pagata da tutti i cittadini come i contributi per il Servizio Sanitario Nazionale. Mi pare che qualcuno abbia deciso in RAI che sia arrivato il momento di far soldi interpretando la norma nel senso estensivo della possibilita' di ricevere trasmissioni TV anche tramite PC. Credo che la faccenda fara' un po' di rumore: quale e' la giurisprudenza in merito? Come si puo' cercare di resistere a questa vera e propria truffa ai danni di chi non ha apparecchi TV e non desidera usare i servizi della RAI?
Nicola, da Bari
Nicola, da Bari
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