Sabato 13 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

25 novembre 2006
Domanda 25 novembre 2006
Cara Aduc, grazie a voi per la risposta che pero', vi confesso, ha rischiato di gettarmi nello sconforto. Nella mia lettera Vi parlavo di fatica operazionale, mancanza di prevenzione, carenze tecnico/culturali degli organismi regolatori e aggiungo ora, cronica scarsita' di risorse in uomini e mezzi. Accennavo inoltre al problema squisitamente politico di uno Stato che disinteressandosi di fatto al sistema del trasporto aereo, lo ha lasciato nel caos e nella fragilita' piu' totali. A fronte di queste considerazioni Voi mi venite a parlare di "stessi standard e controlli delle compagnie tradizionali"? Mi duole dirvelo ma state confondendo la forma con la sostanza! La forma e' che tutti i Paesi hanno leggi e regolamenti e hanno personale che controlla che vengano rispettate. La sostanza e' che in seguito al violento ed incontrollato sviluppo del mercato queste leggi, regolamenti ed enti di controllo sono diventai obsoleti perche' tarati su realta' industriali di alto spessore (compagnie di bandiera). Per dirlo in altri termini, le leggi erano meno restrittive dei contratti e delle norme interne delle compagnie che e' bene non dimenticarlo, molto spesso sono state le prime ad introdurre il concetto di sicurezza delle operazioni, molto in anticipo sulle autorita' nazionali. La sostanza e' che le compagnie low cost impiegano sistematicamente il personale navigante ai limiti delle ore previste per legge, snaturando di fatto la filosofia stessa di questi limiti, che dovrebbero rappresentare un salvagente per l'incolumita' di equipaggi e passeggeri in casi eccezionali. Si tratta in buona sostanza, non tanto di violazione ma di elusione delle regole. Senza contare che in Europa questi limiti non sono uniformi e capita di salire a bordo di aeroplani con equipaggi ai comandi da 13 ore e piu'. Nessun "consumatore" entrerebbe in sala operatoria sapendo che il chirurgo sta operando da 13 ore; curioso che nessuno si ponga il problema quando affida la propria vita a dei tizi che per complessita' e pericolosita' svolgono un lavoro molto simile. La sostanza e' che in queste compagnie non esiste un contratto di lavoro, gli avanzamenti di carriera e la retribuzione sono a discrezione della compagnia, l'appartenenza ad un sindacato e' considerata quantomeno disdicevole; questo si traduce in una notevole sudditanza psicologica del lavoratore nei confronti del datore di lavoro. Il fatto che in Irlanda non esista una statuto dei lavoratori non vi inquieta un pochino? Il 12 Luglio 2006 una corte di giustizia Irlandese ha rigettato , definendola "intimidatoria", la richiesta di Ryan Air di conoscere l'identita' di alcuni suoi dipendenti che in un sito privato, discutevano, tra le altre cose, delle condizioni di lavoro allucinanti nelle quali si trovano ad operare. La sostanza e' che anche per quanto riguarda i piloti, si stanno diffondendo a macchia d'olio gli impieghi a tempo determinato; secondo voi, se un comandante "precario" si trova a dover decidere tra il tutelare la sicurezza di un volo e recare un'ingente danno economico alla compagnia, cosa decidera' di fare, con la prospettiva di ritrovarsi di li a breve sul mercato? La sostanza e' che a bordo delle cabine di pilotaggio di tanti aerei low cost, ci sono piloti che non parlano la stessa lingua; per lavorare in Air France, in Lufhtansa, in Iberia, ecc. ecc. i piloti devono poter comunicare in francese, tedesco e spagnolo, con un linguaggio cioe' piu' evoluto e completo dell'inglese tecnico necessario a comunicare via radio. Certo, la legge non lo vieta, ma gli aerei non sapendolo, cadono comunque; vi ricorderete di quell'aereo che ha vagato per Grecia e Macedonia prima di cadere con i serbatoi vuoti: la commissione d'inchiesta ha stabilito che una delle cause del disastro e' stata la scarsa comunicazione tra pilota e comandante, di nazionalita' e idiomi diversi. In seguito all'incidente le autorita' europee, ENAC compresa, hanno vietato alla compagnia di operare sul territorio di competenza: mirabile esempio di organizzazione e lungimiranza! Certo, nel frattempo qualcuno ci ha lasciato le penne, ma perche' spaccare il capello, che pedanteria! La sostanza, come accennavo prima, e' che gli enti di controllo hanno risorse limitate in mezzi e personali: l'ENAC e' in sotto organico del 30%.Gli strumenti che hanno sono pochi e spuntati. Non c'e' da stupirsi se gli stessi ispettori dell'ente confessano, a microfoni spenti, che in queste condizioni riescono a malapena ad effettuare meri controlli burocratici su validita' di licenze e certificazioni . A microfoni ancora piu' spenti, qualcuno arriva a farti capire che dovendo scegliere, preferisce controllare aeromobili e personale che solitamente sono in regola. La sostanza e' che per molte ragioni, parte delle quali ho cercato di spiegarvi, il mercato e' oramai saturo di operatori che non hanno alcuna cultura industriale per operare nel delicato mondo del trasporto aereo. I fallimenti di Minerva, Gandalf, Azzurra e Volare non vi dicono nulla? Per capire quello che sta succedendo, ammesso che lo si voglia fare, non occorrono fantasia ne conoscenze specifiche: basta andarsi a riguardare quello che e' successo negli Stati Uniti. Buona lettura! Per finire, vi lascio una chicca che spero saprete valutare. Qualche anno fa una famosa e rispettata compagnia, la SAS (nulla a che fare ovviamente con i cattivi e corrotti di Alitalia!), fece una feroce campagna stampa in Svezia, denunciando una singolare coincidenza riguardante le avarie avute da aeroplani Ryan Air: da indagini statistiche fatte dagli enti di controllo risultava che gli aeromobili della compagnia ricorrevano alle cure dei tecnici solo presso la base di armamento, l'aeroporto cioe' dove erano presenti i tecnici e i pezzi di ricambio della compagnia. Negli altri aeroporti, gli aeroplani erano sempre in perfetta forma. Curioso no? Intendiamoci, sulla carta nessuna violazione delle regole e degli standard che vi sono tanto cari! Quello che vi posso dire pero' e' che se mi capita di riscontrare una grave avaria sull'aeroplano sul quale volo, non riparto fino a quando non viene messo in condizione di volare in sicurezza, anche se questo comporta la cancellazione del volo con conseguenti danni economici e d'immagine per la compagnia. Nessuno verra' mai a contestare la mia decisione; questo intendo quando parlo di cultura industriale. Nel rispetto della forma, anche in Ryan Air si comportano sicuramente cosi'; e in sostanza, tutte balle?

Risposta ADUC
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