Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
4 gennaio 2001
Subject: Servizio civile e ragazzi del 99
Anch'io sono un 99ers. Per la questione riportata qui sotto (cioe' per insabbiare tutto) e' stato chiuso il forum del sito istituzionale del governo www.serviziocivile.it ed e' stata stravolta all'ultimo momento, dopo le sentenze del TAR, l'ultima puntata del 2000 della trasmissione "Mi manda RAI3" che doveva appunto parlare del servizio civile. E questo perche' se troppi sanno per il servizio (in)civile sarebbe un disastro. Si veda anche il sito clicca qui dove si trovano tutte le questioni legali legate alla scandalosa vicenda.
Cordiali saluti e tanti auguri
IL MANIFESTO DEI RAGAZZI DEL '99
Chi sono "i ragazzi del 99"?
Sono quei giovani che hanno presentato domanda di obiezione di coscienza prima del 1° gennaio 2000, senza rinnovare il rinvio della chiamata. Hanno scelto questo nome perche' e' semplice, immediato e perche' e' spontaneamente nato sulla rete (e non ha alcun intento provocatorio o dissacrante verso gli altri "ragazzi del '99", quelli che partirono per la Prima Guerra Mondiale piu' di ottant'anni fa). Amano anche farsi chiamare "99ers", perche' agiscono con spirito di squadra.
Per quale motivo si sono dati una sigla?
Perche' intendono coordinarsi nel tentativo di resistere ad una grave discriminazione che li vede, loro malgrado, protagonisti. E intendono farlo attraverso internet e attraverso quei mezzi di comunicazione che vorranno raccontare la loro singolare storia.
Perche' si ritengono gravemente discriminati?
Perche' l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC), l'ente pubblico preposto all'assegnazione degli obiettori presso gli enti convenzionati, vorrebbe avviare in servizio i ragazzi del '99 oltre i termini fissati dalla legge.
Quali sono questi termini?
Nove mesi (quindi fino al 30 settembre scorso), come stabilito dall'articolo
1, comma 5 del Decreto Legislativo 504 del 1997.
Perche' l'UNSC non rispetta il Decreto Legislativo 504?
Perche' l'UNSC ha preteso di interpretare l'articolo 1, comma 5 del Decreto 504, attribuendogli un significato che non solo e' ingiustificatamente restrittivo, ma e' anche palesemente assurdo e incostituzionale. In cosa consiste l'interpretazione dell'UNSC? L'UNSC sostiene che il termine di nove mesi va applicato solo a quei ragazzi che abbiano presentato domanda di obiezione di coscienza a partire dal 1° gennaio 2000. Per tutti quelli che hanno presentato domanda precedentemente,
Secondo l'UNSC andrebbe applicata la legge n. 230 del 1998.
Che cosa prevede la legge 230?
Questa legge prevedeva che la domanda di obiezione di coscienza fosse sottoposta, fino al 31 dicembre 1999, alla valutazione del Ministero della Difesa, che era tenuto a verificare l'assenza di cause che invalidassero la domanda stessa. L'articolo 5 fissava i termini per l'accoglimento della domanda in 6 mesi; la mancata decisione entro i 6 mesi comportava l'automatico accoglimento della domanda (silenzio-assenso).
E dopo l'accoglimento della domanda?
Gli obiettori dovevano essere assegnati entro il termine massimo di 1 anno; trascorso inutilmente questo periodo senza essere stati chiamati, essi avrebbero maturato il diritto al congedo. L'articolo 9, comma 2 della legge 230 si applicava fino al 31 dicembre 1999 e si riferiva agli "obiettori di coscienza ammessi al servizio civile". In altre parole, la legge 230, i cui effetti, relativamente ai termini di chiamata, sono cessati con il 1° gennaio 2000, si rivolgeva solo ai ragazzi le cui domande di obiezione fossero state accolte entro il 1999, per esplicito decreto ministeriale o per silenzio-assenso Considerando che i casi di accoglimento esplicito da parte del Ministero (cioe' prima dello scadere dei 6 mesi) sono rarissimi, la legge 230 poteva trovare applicazione, di fatto, soltanto per i ragazzi che avevano presentato domanda nel primo semestre 1999, la cui domanda e' stata automaticamente accolta per silenzio-assenso prima della fine del 1999 stesso. Si tenga conto, comunque, che anche i ragazzi con domanda risalente al primo semestre 1999 non dovrebbero in ogni caso essere chiamati oltre il 30 settembre 2000, pur ricadendo perfettamente nel disposto della legge 230; cio' in ossequio al principio di uguaglianza sostanziale sancito dall'articolo 3 della Costituzione, che impone eguale trattamento giuridico da parte dello stato nei confronti dei cittadini soggetti a procedure amministrative, specialmente se relative a limitazioni della liberta' personale. Tralasciando comunque i ragazzi che hanno presentato domanda nel primo semestre '99, i loro colleghi con domanda presentata nel semestre successivo non possono certo essere fatti rientrare nei termini fissati dalla legge 230, dal momento che nessuno di loro e' stato formalmente riconosciuto obiettore entro il 31 dicembre 1999, non avendo ricevuto il relativo decreto ministeriale, ne' avendo visto trascorrere per intero, prima della fine dell'anno, i noti 6 mesi, necessari per il silenzio-assenso, dalla presentazione della domanda.
In sostanza quale sarebbe il termine ultimo di chiamata per i ragazzi del '99 secondo l'UNSC?
Dato che l'UNSC pretende di ricomprendere nella sfera d'azione della legge 230 tutti i ragazzi del '99, essi si troverebbero vincolati per 18 mesi (6+12).
Perche' l'interpretazione dell'UNSC, sin qui esposta, non e' corretta?
Perche' il Decreto Legislativo 504 afferma testualmente che "Il periodo di nove mesi complessivi previsto come limite massimo per l'impiego si applica anche agli obiettori di coscienza a partire dall'anno 2000". Dunque il Parlamento non ha stabilito procedure differenti in base alla data di presentazione delle domande. Quindi il termine di nove mesi si deve intendere valido a prescindere dalla data di presentazione della domanda; esso e' un termine assoluto valido per tutte le chiamate pendenti alla data del 1° gennaio 2000 e per tutte quelle che, naturalmente, verranno presentate successivamente.
Perche' quindi il richiamo alla legge 230 del 1998 non puo' essere considerato valido?
Per molti motivi, che qui di seguito esponiamo.1) Da una legge all'altra: i termini sono assoluti Il primo motivo deriva direttamente dall'articolo 5, comma 3 e dall'articolo 9, comma 2 di questa legge, secondo i quali la procedura di accoglimento della domanda da parte del Ministero della Difesa nonche' il termine successivo di un anno per la chiamata si applicano fino al 31 dicembre 1999. Anche in questo caso, come visto in precedenza per il Decreto Legislativo 504, i termini temporali indicati sono assoluti, non fanno cioe' alcun riferimento al fatto che le domande siano state concretamente presentate nel corso del 1999 o del 2000. Dunque tali termini vanno intesi come riferiti in generale a tutti i ragazzi soggetti alla chiamata, e non solo ad alcuni di essi.2) Contraddizioni e discriminazioni nel procedimento di accoglimento delle domande Il secondo motivo deriva dall'analisi delle procedure per l'accoglimento della domanda di obiezione. Poiche' a far data dal 1° gennaio 2000 la gestione del servizio civile e' passata all'UNSC, non si vede per quale motivo dovrebbero persistere disparita' fra i metodi di accoglimento delle domande di obiezione di coscienza in base alla data della loro presentazione. Il Decreto Legislativo 504 infatti prevede che il termine di nove mesi "comprende anche il periodo necessario per il riconoscimento della posizione di obiettore di coscienza". Questa procedura, che ha equiparato in tutto e per tutto la leva civile a quella militare, relativamente ai tempi di attesa della chiamata in servizio, discende da interventi giurisprudenziali tendenti a porre in rilievo la disuguaglianza cui erano in precedenza sottoposti gli obiettori rispetto ai militari, dal momento che i primi dovevano attendere anche il periodo del riconoscimento (proprio quello richiamato dalla legge 230) per cominciare il proprio "conto alla rovescia". Per quale motivo i ragazzi del '99 dovrebbero subire ancora questa pesante discriminazione, questa volta non soltanto nei confronti dei militari (che attendono per nove mesi), ma addirittura anche nei confronti dei propri colleghi obiettori che abbiano presentato domanda dal 1° gennaio 2000? In altre parole, perche' i ragazzi del '99 dovrebbero considerare ancora validi i famosi 6 mesi necessari per l'accoglimento delle loro domande?
Un esempio potrebbe chiarire l'esito surreale di questa conclusione, perseguita incomprensibilmente dall'UNSC:
1) Tizio presenta domanda il 31 dicembre 1999; la sua domanda viene valutata per 6 mesi... finche', la mattina del 1° luglio 2000, puo' finalmente
cominciare a contare i 12 mesi entro i quali puo' essere chiamato...;
2) Caio, che ha fatto rinvio anche per il 2000, decide il 1° gennaio dello stesso anno di rinunciarvi e contestualmente presenta domanda di obiezione di
coscienza; il 2 luglio 2000 sa che gli restano da aspettare soltanto 3 mesi, e poi, se non sara' stato chiamato in servizio, potra' ritenersi congedato. Come si vede dall'esempio, mentre il povero Tizio deve sorbirsi 6 inutili mesi di attesa per una risposta che nemmeno gli arriva (e infatti diventa obiettore in virtu' del famoso silenzio-assenso), Caio sa che, grazie alla corretta applicazione dei termini fissati dal Decreto Legislativo 504, ogni giorno che passa e' un giorno di attesa in meno, e non il triste consumarsi di una lunga anticamera, preludio di un ancor piu' lunga attesa.
3)Le conseguenze assurde dell'interpretazione UNSC Il terzo motivo consiste nelle conseguenze assurde che l'applicazione della legge 230, oltre a quelle particolari relative all'accoglimento della domanda, che abbiamo appena descritto al punto 2), avrebbe per i ragazzi del '99. Infatti tutti i ragazzi con domanda presentata negli ultimi mesi del 1999 dovrebbero aspettare la fine della primavera 2001 per ritenersi automaticamente congedati nel caso non siano stati chiamati in servizio; al contrario, i loro colleghi con domanda presentata anche soltanto pochi giorni o poche settimane dopo, nei primi mesi del 2000, potrebbero ritenersi liberi, se non chiamati, a partire dal 1° ottobre 2000 in avanti (in base al periodo di presentazione della domanda).E' evidente in questo caso l'assurdita' di una interpretazione che tratta i cittadini in due modi completamente distinti, mettendo in atto una vera e propria discriminazione. Per giunta in una materia, quale quella della leva civile, che e' sempre stata oggetto di interventi normativi e giurisprudenziali tesi alla progressiva equiparazione di trattamento con la corrispondente leva militare. E l'aspetto piu' odioso di questa vicenda consiste proprio nel fatto che la discriminazione non avverrebbe piu' soltanto in relazione ai ragazzi chiamati in servizio militare, ma anche soprattutto agli stessi obiettori, sulla pura base della data di presentazione della domanda (che rimane, e' bene ricordarlo, un atto formale, e non sostanziale, cioe' attributivo di differenti diritti ed obblighi a seconda del periodo di presentazione).4) incostituzionalita'. La scelta di non applicare la legge nella maniera corretta genera i risultati che abbiamo appena descritto e quindi discrimina i cittadini in maniera vessatoria in base ad un criterio puramente formale. Il servizio civile, cosi' come la leva militare, corrisponde ad una limitazione della liberta' personale. Il periodo di attesa della chiamata va considerato alla stessa stregua (infatti e' un periodo in cui si deve essere obbligatoriamente disponibili, senza diritto di sottrarsi se non nei casi previsti dalla legge). Pertanto qualsiasi norma piu' favorevole al cittadino va applicata indistintamente a tutti coloro che si trovino a svolgere il servizio o ad attendere la chiamata. Inoltre nessuna interpretazione delle leggi potrebbe generare una situazione in cui decine di migliaia di cittadini si trovino oggetti ad un obbligo per un tempo che, in molti casi, e' perfino quasi doppio rispetto a quello di numerosissimi altri cittadini. Insomma, non e' accettabile il fatto che Tizio abbia presentato domanda di obiezione di coscienza prima di Caio e che tuttavia debba aspettare la chiamata in servizio ben oltre il tempo cui resta soggetto lo stesso Caio.
Cosa intendono fare allora i ragazzi del '99?
Innanzitutto far conoscere questa situazione, attraverso qualsiasi canale utile (internet, quotidiani, settimanali, periodici locali, televisioni, radio, esponenti politici); farla conoscere soprattutto ai tanti 99ers inconsapevoli di esserlo, moderni schiavi maltrattati dalla burocrazia statale, costretti a tempi di attesa biblici e a chiamate in servizio fuori termine.I primi risultati sono gia' molto buoni: sempre piu' ragazzi sono informati dei loro diritti e sempre piu' mezzi di informazione hanno dato spazio ad articoli e lettere dei 99ers. Inoltre il Deputato Roberto Calderoli (Lega Nord per l'Indipendenza della Padania) ha presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni al governo sulla questione.
Ma nel caso di effettiva chiamata oltre il 30 settembre 2000?
Naturalmente si sono gia' verificati casi simili. In queste situazioni esiste soltanto un mezzo per resistere alle pretese dell'UNSC. Questo mezzo e' il ricorso amministrativo al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale). Tale ricorso, che va presentato entro e non oltre 60 giorni dalla ricevimento della cartolina precetto, puo' essere sostenuto mediante propri avvocati di fiducia oppure affidandosi all'AON (Associazione Obiettori Nonviolenti), un gruppo organizzato che ha promosso la campagna "novemesi". Con questa campagna l'AON ha invitato tutti i 99ers a spedire un'esplicita diffida all'UNSC al fine di non essere chiamati in servizio e, in caso comunque di ricezione della cartolina precetto, a presentare un "ricorso di massa" al TAR del Lazio, attraverso uno studio legale di fiducia dell'AON (con costi economici ridotti).
Anch'io sono un 99ers. Per la questione riportata qui sotto (cioe' per insabbiare tutto) e' stato chiuso il forum del sito istituzionale del governo www.serviziocivile.it ed e' stata stravolta all'ultimo momento, dopo le sentenze del TAR, l'ultima puntata del 2000 della trasmissione "Mi manda RAI3" che doveva appunto parlare del servizio civile. E questo perche' se troppi sanno per il servizio (in)civile sarebbe un disastro. Si veda anche il sito clicca qui dove si trovano tutte le questioni legali legate alla scandalosa vicenda.
Cordiali saluti e tanti auguri
IL MANIFESTO DEI RAGAZZI DEL '99
Chi sono "i ragazzi del 99"?
Sono quei giovani che hanno presentato domanda di obiezione di coscienza prima del 1° gennaio 2000, senza rinnovare il rinvio della chiamata. Hanno scelto questo nome perche' e' semplice, immediato e perche' e' spontaneamente nato sulla rete (e non ha alcun intento provocatorio o dissacrante verso gli altri "ragazzi del '99", quelli che partirono per la Prima Guerra Mondiale piu' di ottant'anni fa). Amano anche farsi chiamare "99ers", perche' agiscono con spirito di squadra.
Per quale motivo si sono dati una sigla?
Perche' intendono coordinarsi nel tentativo di resistere ad una grave discriminazione che li vede, loro malgrado, protagonisti. E intendono farlo attraverso internet e attraverso quei mezzi di comunicazione che vorranno raccontare la loro singolare storia.
Perche' si ritengono gravemente discriminati?
Perche' l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC), l'ente pubblico preposto all'assegnazione degli obiettori presso gli enti convenzionati, vorrebbe avviare in servizio i ragazzi del '99 oltre i termini fissati dalla legge.
Quali sono questi termini?
Nove mesi (quindi fino al 30 settembre scorso), come stabilito dall'articolo
1, comma 5 del Decreto Legislativo 504 del 1997.
Perche' l'UNSC non rispetta il Decreto Legislativo 504?
Perche' l'UNSC ha preteso di interpretare l'articolo 1, comma 5 del Decreto 504, attribuendogli un significato che non solo e' ingiustificatamente restrittivo, ma e' anche palesemente assurdo e incostituzionale. In cosa consiste l'interpretazione dell'UNSC? L'UNSC sostiene che il termine di nove mesi va applicato solo a quei ragazzi che abbiano presentato domanda di obiezione di coscienza a partire dal 1° gennaio 2000. Per tutti quelli che hanno presentato domanda precedentemente,
Secondo l'UNSC andrebbe applicata la legge n. 230 del 1998.
Che cosa prevede la legge 230?
Questa legge prevedeva che la domanda di obiezione di coscienza fosse sottoposta, fino al 31 dicembre 1999, alla valutazione del Ministero della Difesa, che era tenuto a verificare l'assenza di cause che invalidassero la domanda stessa. L'articolo 5 fissava i termini per l'accoglimento della domanda in 6 mesi; la mancata decisione entro i 6 mesi comportava l'automatico accoglimento della domanda (silenzio-assenso).
E dopo l'accoglimento della domanda?
Gli obiettori dovevano essere assegnati entro il termine massimo di 1 anno; trascorso inutilmente questo periodo senza essere stati chiamati, essi avrebbero maturato il diritto al congedo. L'articolo 9, comma 2 della legge 230 si applicava fino al 31 dicembre 1999 e si riferiva agli "obiettori di coscienza ammessi al servizio civile". In altre parole, la legge 230, i cui effetti, relativamente ai termini di chiamata, sono cessati con il 1° gennaio 2000, si rivolgeva solo ai ragazzi le cui domande di obiezione fossero state accolte entro il 1999, per esplicito decreto ministeriale o per silenzio-assenso Considerando che i casi di accoglimento esplicito da parte del Ministero (cioe' prima dello scadere dei 6 mesi) sono rarissimi, la legge 230 poteva trovare applicazione, di fatto, soltanto per i ragazzi che avevano presentato domanda nel primo semestre 1999, la cui domanda e' stata automaticamente accolta per silenzio-assenso prima della fine del 1999 stesso. Si tenga conto, comunque, che anche i ragazzi con domanda risalente al primo semestre 1999 non dovrebbero in ogni caso essere chiamati oltre il 30 settembre 2000, pur ricadendo perfettamente nel disposto della legge 230; cio' in ossequio al principio di uguaglianza sostanziale sancito dall'articolo 3 della Costituzione, che impone eguale trattamento giuridico da parte dello stato nei confronti dei cittadini soggetti a procedure amministrative, specialmente se relative a limitazioni della liberta' personale. Tralasciando comunque i ragazzi che hanno presentato domanda nel primo semestre '99, i loro colleghi con domanda presentata nel semestre successivo non possono certo essere fatti rientrare nei termini fissati dalla legge 230, dal momento che nessuno di loro e' stato formalmente riconosciuto obiettore entro il 31 dicembre 1999, non avendo ricevuto il relativo decreto ministeriale, ne' avendo visto trascorrere per intero, prima della fine dell'anno, i noti 6 mesi, necessari per il silenzio-assenso, dalla presentazione della domanda.
In sostanza quale sarebbe il termine ultimo di chiamata per i ragazzi del '99 secondo l'UNSC?
Dato che l'UNSC pretende di ricomprendere nella sfera d'azione della legge 230 tutti i ragazzi del '99, essi si troverebbero vincolati per 18 mesi (6+12).
Perche' l'interpretazione dell'UNSC, sin qui esposta, non e' corretta?
Perche' il Decreto Legislativo 504 afferma testualmente che "Il periodo di nove mesi complessivi previsto come limite massimo per l'impiego si applica anche agli obiettori di coscienza a partire dall'anno 2000". Dunque il Parlamento non ha stabilito procedure differenti in base alla data di presentazione delle domande. Quindi il termine di nove mesi si deve intendere valido a prescindere dalla data di presentazione della domanda; esso e' un termine assoluto valido per tutte le chiamate pendenti alla data del 1° gennaio 2000 e per tutte quelle che, naturalmente, verranno presentate successivamente.
Perche' quindi il richiamo alla legge 230 del 1998 non puo' essere considerato valido?
Per molti motivi, che qui di seguito esponiamo.1) Da una legge all'altra: i termini sono assoluti Il primo motivo deriva direttamente dall'articolo 5, comma 3 e dall'articolo 9, comma 2 di questa legge, secondo i quali la procedura di accoglimento della domanda da parte del Ministero della Difesa nonche' il termine successivo di un anno per la chiamata si applicano fino al 31 dicembre 1999. Anche in questo caso, come visto in precedenza per il Decreto Legislativo 504, i termini temporali indicati sono assoluti, non fanno cioe' alcun riferimento al fatto che le domande siano state concretamente presentate nel corso del 1999 o del 2000. Dunque tali termini vanno intesi come riferiti in generale a tutti i ragazzi soggetti alla chiamata, e non solo ad alcuni di essi.2) Contraddizioni e discriminazioni nel procedimento di accoglimento delle domande Il secondo motivo deriva dall'analisi delle procedure per l'accoglimento della domanda di obiezione. Poiche' a far data dal 1° gennaio 2000 la gestione del servizio civile e' passata all'UNSC, non si vede per quale motivo dovrebbero persistere disparita' fra i metodi di accoglimento delle domande di obiezione di coscienza in base alla data della loro presentazione. Il Decreto Legislativo 504 infatti prevede che il termine di nove mesi "comprende anche il periodo necessario per il riconoscimento della posizione di obiettore di coscienza". Questa procedura, che ha equiparato in tutto e per tutto la leva civile a quella militare, relativamente ai tempi di attesa della chiamata in servizio, discende da interventi giurisprudenziali tendenti a porre in rilievo la disuguaglianza cui erano in precedenza sottoposti gli obiettori rispetto ai militari, dal momento che i primi dovevano attendere anche il periodo del riconoscimento (proprio quello richiamato dalla legge 230) per cominciare il proprio "conto alla rovescia". Per quale motivo i ragazzi del '99 dovrebbero subire ancora questa pesante discriminazione, questa volta non soltanto nei confronti dei militari (che attendono per nove mesi), ma addirittura anche nei confronti dei propri colleghi obiettori che abbiano presentato domanda dal 1° gennaio 2000? In altre parole, perche' i ragazzi del '99 dovrebbero considerare ancora validi i famosi 6 mesi necessari per l'accoglimento delle loro domande?
Un esempio potrebbe chiarire l'esito surreale di questa conclusione, perseguita incomprensibilmente dall'UNSC:
1) Tizio presenta domanda il 31 dicembre 1999; la sua domanda viene valutata per 6 mesi... finche', la mattina del 1° luglio 2000, puo' finalmente
cominciare a contare i 12 mesi entro i quali puo' essere chiamato...;
2) Caio, che ha fatto rinvio anche per il 2000, decide il 1° gennaio dello stesso anno di rinunciarvi e contestualmente presenta domanda di obiezione di
coscienza; il 2 luglio 2000 sa che gli restano da aspettare soltanto 3 mesi, e poi, se non sara' stato chiamato in servizio, potra' ritenersi congedato. Come si vede dall'esempio, mentre il povero Tizio deve sorbirsi 6 inutili mesi di attesa per una risposta che nemmeno gli arriva (e infatti diventa obiettore in virtu' del famoso silenzio-assenso), Caio sa che, grazie alla corretta applicazione dei termini fissati dal Decreto Legislativo 504, ogni giorno che passa e' un giorno di attesa in meno, e non il triste consumarsi di una lunga anticamera, preludio di un ancor piu' lunga attesa.
3)Le conseguenze assurde dell'interpretazione UNSC Il terzo motivo consiste nelle conseguenze assurde che l'applicazione della legge 230, oltre a quelle particolari relative all'accoglimento della domanda, che abbiamo appena descritto al punto 2), avrebbe per i ragazzi del '99. Infatti tutti i ragazzi con domanda presentata negli ultimi mesi del 1999 dovrebbero aspettare la fine della primavera 2001 per ritenersi automaticamente congedati nel caso non siano stati chiamati in servizio; al contrario, i loro colleghi con domanda presentata anche soltanto pochi giorni o poche settimane dopo, nei primi mesi del 2000, potrebbero ritenersi liberi, se non chiamati, a partire dal 1° ottobre 2000 in avanti (in base al periodo di presentazione della domanda).E' evidente in questo caso l'assurdita' di una interpretazione che tratta i cittadini in due modi completamente distinti, mettendo in atto una vera e propria discriminazione. Per giunta in una materia, quale quella della leva civile, che e' sempre stata oggetto di interventi normativi e giurisprudenziali tesi alla progressiva equiparazione di trattamento con la corrispondente leva militare. E l'aspetto piu' odioso di questa vicenda consiste proprio nel fatto che la discriminazione non avverrebbe piu' soltanto in relazione ai ragazzi chiamati in servizio militare, ma anche soprattutto agli stessi obiettori, sulla pura base della data di presentazione della domanda (che rimane, e' bene ricordarlo, un atto formale, e non sostanziale, cioe' attributivo di differenti diritti ed obblighi a seconda del periodo di presentazione).4) incostituzionalita'. La scelta di non applicare la legge nella maniera corretta genera i risultati che abbiamo appena descritto e quindi discrimina i cittadini in maniera vessatoria in base ad un criterio puramente formale. Il servizio civile, cosi' come la leva militare, corrisponde ad una limitazione della liberta' personale. Il periodo di attesa della chiamata va considerato alla stessa stregua (infatti e' un periodo in cui si deve essere obbligatoriamente disponibili, senza diritto di sottrarsi se non nei casi previsti dalla legge). Pertanto qualsiasi norma piu' favorevole al cittadino va applicata indistintamente a tutti coloro che si trovino a svolgere il servizio o ad attendere la chiamata. Inoltre nessuna interpretazione delle leggi potrebbe generare una situazione in cui decine di migliaia di cittadini si trovino oggetti ad un obbligo per un tempo che, in molti casi, e' perfino quasi doppio rispetto a quello di numerosissimi altri cittadini. Insomma, non e' accettabile il fatto che Tizio abbia presentato domanda di obiezione di coscienza prima di Caio e che tuttavia debba aspettare la chiamata in servizio ben oltre il tempo cui resta soggetto lo stesso Caio.
Cosa intendono fare allora i ragazzi del '99?
Innanzitutto far conoscere questa situazione, attraverso qualsiasi canale utile (internet, quotidiani, settimanali, periodici locali, televisioni, radio, esponenti politici); farla conoscere soprattutto ai tanti 99ers inconsapevoli di esserlo, moderni schiavi maltrattati dalla burocrazia statale, costretti a tempi di attesa biblici e a chiamate in servizio fuori termine.I primi risultati sono gia' molto buoni: sempre piu' ragazzi sono informati dei loro diritti e sempre piu' mezzi di informazione hanno dato spazio ad articoli e lettere dei 99ers. Inoltre il Deputato Roberto Calderoli (Lega Nord per l'Indipendenza della Padania) ha presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni al governo sulla questione.
Ma nel caso di effettiva chiamata oltre il 30 settembre 2000?
Naturalmente si sono gia' verificati casi simili. In queste situazioni esiste soltanto un mezzo per resistere alle pretese dell'UNSC. Questo mezzo e' il ricorso amministrativo al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale). Tale ricorso, che va presentato entro e non oltre 60 giorni dalla ricevimento della cartolina precetto, puo' essere sostenuto mediante propri avvocati di fiducia oppure affidandosi all'AON (Associazione Obiettori Nonviolenti), un gruppo organizzato che ha promosso la campagna "novemesi". Con questa campagna l'AON ha invitato tutti i 99ers a spedire un'esplicita diffida all'UNSC al fine di non essere chiamati in servizio e, in caso comunque di ricezione della cartolina precetto, a presentare un "ricorso di massa" al TAR del Lazio, attraverso uno studio legale di fiducia dell'AON (con costi economici ridotti).
Risposta ADUC
La ringraziamo per queste precise informazioni.
Le comunichiamo -forse le fara' piacere saperlo- che gia' vi conoscevamo e che siete linkati al nostro sito, nel settore dedicato alla leva.
Le comunichiamo -forse le fara' piacere saperlo- che gia' vi conoscevamo e che siete linkati al nostro sito, nel settore dedicato alla leva.
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