Sabato 13 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

6 febbraio 2006
Domanda 6 febbraio 2006
Per Vostra opportuna conoscenza Vi giro quanto da me inviato al Ministero della Giustizia. Cordiali saluti.
Carlo Alberto, da Calcagno
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Spett.le Ministero. Sottopongo un quesito che credo sia di grande interesse per tutti gli operatori della giustizia. Credo sia di dominio comune il fatto che i provider telefonici per impedire il passaggio dell'utente ad altro gestore, anche in presenza di gravi disservizi:
1) inizialmente sospendono la possibilita' di scaricare la posta elettronica tramite outlook (consentendo il solo accesso al server) e chiudono la possibilita' di utilizzare l'indirizzo di posta elettronica in uscita.
2) successivamente sospendono ogni possibilita' di utilizzo dell'indirizzo di posta elettronica (e quindi anche l'accesso al server) e degli eventuali servizi ad esso connesso che sono stati utilizzati dall'utente (siti collegati all'uso di una data mail), senza tenere in nessun conto che il professionista magari ha usato per anni un dato indirizzo elettronico (e ben prima di aver acceduto ad un servizio internet a pagamento), il quale connota anche la sua attivita' professionale.
O meglio e per essere piu' precisi, alcuni provider consentono la prosecuzione del mero servizio di posta elettronica a pagamento: altri invece chiudono il collegamento e da quel momento chi utilizzasse quell'indirizzo non puo' piu' raggiungere il destinatario. La situazione appare intollerabile: se un professionista apponeva la sua targa professionale fuori dal suo studio e poi non pagava la tassa sulle affissioni, i messi comunali non venivano a strappare la targa dalla porta, ma il Comune recuperava coattivamente le somme dovute. I provider invece se provocano dei disservizi e l'utente a buon diritto vuole passare ad altro gestore, non vanno dal giudice a chiedere di recuperare il loro eventuale credito, ma strappano la targa dalla porta e fanno saltare pure lo studio professionale, dato che non e' piu' raggiungibile. Nonostante le indubbie violazioni sia sul piano civilistico, sia sul piano penalistico (che non sto qui certo a ricordare allo Spettabile Ministero) la problematica viene risolta attualmente dalla Polizia postale (e da chi evidentemente ha dato loro determinate direttive) semplicemente dicendo all'utente professionale come al privato, che ognuno puo' utilizzare le strategie commerciali che desidera. Di conseguenza in queste ore viene consigliato a tutti gli utenti di inviare semplicemente una mail a tutti i propri contatti per segnalare che si e' cambiato indirizzo. Con cio' dimenticando che soltanto questo atto comporta una perdita di immagine, in certi casi irreparabile, e che comunque un professionista come un'azienda, come un Ente deve compiere degli atti ben piu' complessi e spesso non e' assolutamente in grado di raggiungere tutti i propri destinatari. Ora tutto cio' diventa davvero incompatibile con il sistema giustizia: in presenza di una tale politica infatti non e' possibile parlare di processo elettronico. Non e' possibile depositare una qualunque difesa con l'indicazione della mail, perche' se l'indirizzo cambia, il destinatario non e' piu' raggiungibile; ne si vorra' pretendere che un avvocato vada a ricercare tutte le pratiche professionali in tutte le cancellerie per comunicare in atti che quello depositato non e' piu' il suo indirizzo elettronico. Allo scrivente sembra poi davvero "comico" parlare di firma elettronica e di mail certificata, quando il provider, a sua discrezione e senza una causa di forza maggiore, puo' spegnere l'indirizzo mail e l'identita' elettronica di una persona, di un'impresa o di un Ente. Personalmente e' chiaro sono stato vittima di quanto esposto che definisco davvero un grave sopruso: ho adito il Co. re. com Liguria come vuole la legge, ho richiesto provvedimenti al Garante per le comunicazioni, ma ho semplicemente buttato via il mio tempo ed il mio denaro, perche' non ho ricevuto risposta alcuna, se non un verbale di non avvenuta conciliazione, perche' il provider non ha nemmeno ritenuto di partecipare all'udienza. Spero che lo Spett. le Ministero possa farsi promotore di modifiche legislative che impediscano le "strategie commerciali" in oggi imperanti: l'attivita' giudiziale in un paese civile non puo' essere legata alla volonta' dei provider, senza contare che ci sono paesi ad es. dell'Est europeo nei quali l'indirizzo mail di ogni cittadino connota la sua attivita' dalla nascita alla morte e nessuno si sognerebbe di impedirne l'utilizzo. Cordiali saluti.

Risposta ADUC
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