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Autotutela tributaria: non è protezione del contribuente ma potere dell'amministrazione (Corte Costituzionale sentenza n.181 del 13/7/2017)
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Sentenza 
19 settembre 2019 10:15
 

Caso: una commissione tributaria solleva dubbi sulla legittimità costituzionale dell’art. 2-quater c.1 del Dl 564/94 (autotutela) e dell’art. 19 c.1 del Dlgs 546/92 (atti impugnabili davanti al giudice tributario), nell'ambito di un processo instaurato da un contribuente contro il silenzio-rifiuto formatosi su un'istanza di autotutela riguardante atti tributari non impugnati davanti all'autorità giudiziaria.   

La questione riguarda due aspetti rilevanti, ovvero se l'amministrazione sia tenuta a pronunciarsi esplicitamente su un'istanza di autotutela e se il silenzio-rifiuto possa essere impugnato giudizialmente.

Ambedue le risposte sono negative. La Corte Costituzionale argomenta in modo dettagliato tutte le proprie considerazioni che, in estrema sintesi, si possono riassumere così: l'autotutela tributaria conosce una disciplina articolata e specifica, distinta da quella dell'autotutela amministrativa generale, ma non se ne discosta nel fatto che si tratta di un potere esercitabile d'ufficio da parte delle Agenzie fiscali sulla base di valutazioni discrezionali e non di uno stumento di protezione del contribuente. Ciò secondo molta giurisprudenza di Cassazione, anche di sezioni unite. Non si tratta di un procedimento su istanza di parte da concludere con un provvedimento espresso. Il silenzio dell'amministrazione non equivale quindi ad inadempimento nè può essere considerato un diniego.

In conclusione la Corte ritiene che NON vi sia fondatezza nelle censure ipotizzate dal giudice tributario, e dichiara quindi la legittimità costituzionale degli articoli di legge suddetti. 

 

 
 
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