Sabato 24 ottobre 2026
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Cara ADUC

Revisione auto: è legittima la voce "spese amministrative" in fattura?

24 ottobre 2026
Domanda 24 ottobre 2026
Buongiorno,
ho riscontrato la presenza di una voce relativa a "spese amministrative" nella fattura dell'ultima revisione effettuata; essa è presente anche nelle revisioni effettuate negli anni passati, dal 2020 in poi, su tre veicoli differenti, presso lo stesso centro autorizzato.
La voce presenta un importo di 2.15€, tale da arrotondare perfettamente il costo totale ad 80€, ad eccezione di una revisione effettuata nel 2020, pre-aumento delle tariffe, il cui importo era di 4.12€, tale da portare il totale a 71€.
Le fatture presentano già la tariffa obbligatoria, i diritti fissi, ed il bollettino postale; la voce "spese amministrative" sembra pertanto essere un extra.
Potreste confermare se la voce aggiuntiva sia legittima, relativa a concrete spese effettivamente fatturabili in fase di revisione ministeriale, ovvero se si tratti di un'integrazione per arrotondare l'importo?
Tale maggiorazione è consentita?
Allego un estratto delle voci dell'ultima fattura.
Grazie, cordialmente,
Davide, dalla provincia di MI

Risposta ADUC
Gentile Davide,
La revisione ministeriale periodica ha una tariffa fissata per legge (decreto ministeriale), composta dalla tariffa obbligatoria vera e propria e dai diritti fissi dovuti alla Motorizzazione, oggi riscossi tramite bollettino: questi importi sono inderogabili e identici su tutto il territorio nazionale, qualunque sia il centro di revisione scelto.

La voce "spese amministrative" che lei segnala non rientra invece tra gli importi fissati dal decreto: si tratta di un costo che il centro di revisione aggiunge autonomamente per il servizio di gestione della pratica (apertura fascicolo, invio dati alla Motorizzazione, gestione dell'appuntamento). Questo tipo di addebito non è di per sé vietato, perché le officine e i centri autorizzati possono applicare un sovrapprezzo per servizi accessori ulteriori rispetto alla tariffa ministeriale, a condizione che il costo complessivo sia stato comunicato in modo chiaro e trasparente al cliente prima dell'erogazione del servizio, ad esempio tramite preventivo o cartello prezzi esposto in sede.

Il punto quindi non è se la voce sia "vietata in assoluto", ma se le sia stata preventivamente comunicata con chiarezza. Se il centro non ha mai esposto né comunicato tale sovrapprezzo, e lei lo scopre solo in fattura a consuntivo, può contestarlo come pratica scorretta sotto il profilo della trasparenza informativa, chiedendo di conoscere la natura esatta del servizio fatturato e la base che ne giustifica l'importo. Le consigliamo di richiedere per iscritto al centro revisioni di specificare a cosa corrisponda concretamente quella voce, e di verificare se tale importo fosse indicato nel preventivo o nel cartello prezzi esposto al pubblico. Se la risposta non fosse soddisfacente o il costo risultasse non trasparente, può presentare reclamo scritto al centro e, in mancanza di riscontro, rivolgersi allo sportello del consumatore della Camera di Commercio competente o, per importi contenuti, valutare un'istanza al Giudice di Pace.

Può utilizzare il nostro modulo di reclamo generico.

Per approfondire: la nostra guida sul Giudice di Pace e la nostra guida sulla conciliazione in Camera di Commercio.
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