Giovedì 15 ottobre 2026
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Cara ADUC

Rimborso cure odontoiatriche non eseguite: come agire senza avvocato

15 ottobre 2026
Domanda 15 ottobre 2026
Ho anticipato complessivamente € 6.951 per cure implantari ad Hdental di Trento, ma il percorso ha riscontrato gravissimi problemi: il primo impianto è stato inserito con un orientamento trasversale errato e il secondo ha subìto un rigetto clinico.
Inoltre, la somma di € 1.951,50 era stata versata specificamente per l'inserimento di un ulteriore elemento dentale. Ad aprile 2026 ho comunicato formalmente al Direttore della struttura la volontà di non procedere con quest'ultima prestazione. Il Direttore mi ha assicurato verbalmente la restituzione di tale cifra entro due mesi, promessa che non è mai stata mantenuta.
A seguito di ciò, in data 27.07.2026 ho inviato una PEC formale di recesso alla sede centrale di Milano chiedendo il rimborso delle somme non dovute. Ad oggi, la sede di Milano ignora la mia PEC e l'azienda trattiene indebitamente diverse migliaia di euro per prestazioni mai eseguite.
Come posso recuperare le somme indebitamente trattenute da Hdental senza ricorrere ad avvocati che sono molto costosi?
Grazie
Giancarlo, dalla provincia di TN

Risposta ADUC
Gentile Giancarlo,
La situazione che lei descrive, se i fatti sono andati come racconta, configura un diritto chiaro al rimborso delle prestazioni non eseguite: se l'impianto dentale è stato inserito con un errore di posizionamento e un secondo impianto ha subito un rigetto, questo rientra nella responsabilità professionale della struttura sanitaria per inadempimento o cattiva esecuzione della prestazione; a ciò si aggiunge che la somma di 1.951,50 euro per l'elemento dentale mai inserito, su cui lei ha comunicato formalmente la rinuncia, è dovuta per intero, trattandosi di importo versato per un servizio che non è mai stato reso.

Sul piano pratico, la PEC di recesso già inviata costituisce una valida messa in mora: da quel momento decorrono gli interessi legali e matura la base per un'eventuale azione giudiziale. Le consigliamo, se non lo ha già fatto, di inviare un'ulteriore diffida scritta (sempre a mezzo PEC o raccomandata A/R) che riepiloghi in modo analitico le somme richieste, il dettaglio delle prestazioni non eseguite o mal eseguite, e fissi un termine perentorio di 15 giorni per il pagamento, avvertendo che in difetto si procederà con azione legale e segnalazione alle autorità sanitarie competenti.

Riguardo al timore dei costi legali, purtroppo non ci sono molte alternative nel suo caso per riavere indietro quanto le spetta. Può certamente fare una segnalazione all'AGCM per pratica commerciale scorretta, ma l'Autorità non ha il potere di obbligare la controparte a rimborsarla, ma solo di multarla. Può semmai valutare, prima di fare causa dal Giudice di pace, un tentativo di mediazione, che può fare anche senza avvocato, ad esempio presso la Camera di commercio o presso altro organismo in zona. Vale la pena tentare quest'opzione prima di investire in un'azione legale.

Per la quota riferita al finanziamento Compass, può anche far valere il collegamento negoziale tra il contratto di cura e il finanziamento, chiedendo alla banca la sospensione delle rate per la parte non erogata: trattandosi di credito al consumo, la banca ha un interesse diretto a verificare che il finanziamento corrisponda a prestazioni effettivamente rese. Le consigliamo quindi di scrivere per PEC o raccomandata alla finanziaria, spiegando l'accaduto, allegando la corrispondenza con il fornitore, e chiedendo l'eliminazione delle rate relative a servizi non goduti.

Per approfondire: la nostra guida su credito al consumo, finanziamenti e carte revolving e la nostra guida sulla messa in mora.
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