Cara ADUC
Anziana non autosufficiente: ASL sospende l'ADI e non propone RSA idonee
Domanda
8 ottobre 2026
Salve, vi sottopongo il caso di una mia zia di anni 96 invalida 100% con accompagnamento e legge 104, allettata e con demenza. Essendo vedova e senza figli me ne prendo cura solo io, circa tre anni addietro ha manifestato crisi di agitazione, poi trattata con farmaci, e non è più purtroppo stato possibile tenerla nella sua casa. All'epoca mi sono rivolta all'ASL Napoli ma mi è stato detto che al momento non c'erano posti disponibili in RSA per ricovero quindi mi sono rivolta a una struttura per anziani, registrata come alberghiera, vicino casa mia dove viene trattata bene, ho chiesto all'ASL le 3 ore di assistenza domiciliare integrata con partecipazione dell'utente e le sono state concesse. Da inizio anno sono state sospese, dopo mie rimostranze sono stata chiamata e mi è stato detto che la struttura alberghiera non è idonea per lei e quindi non possono fornire l'assistenza in quel posto, in verità ho percepito che stanno tagliando a tutti l'Adi per questioni di costi. Ho chiesto allora di propormi una RSA idonea a lei ma nulla, sembra ci fosse soltanto una che ha purtroppo pessime referenze. È lecito tutto ciò lasciare una anziana di 96 anni con condizioni scadute, che si fa carico di una retta onerosa, senza un poco di assistenza? Grazie mille e saluti
Rita, dalla provincia di NA
Rita, dalla provincia di NA
Risposta ADUC
Gentile Rita,
La situazione che descrive è molto pesante, e comprendiamo la sua preoccupazione per sua zia.
Veniamo al merito. L'assistenza domiciliare integrata (ADI) è per definizione normativa un servizio pensato per il domicilio della persona assistita, inteso come abitazione privata o comunque luogo di vita non sanitario/assistenziale strutturato. L'amministrazione non può lasciare sua zia senza alcuna assistenza sanitaria o socio-assistenziale: se le condizioni cliniche di sua zia (invalidità al 100% con accompagnamento, legge 104, allettamento, demenza) configurano una non autosufficienza che richiede assistenza continuativa in setting residenziale, la ASL ha comunque un dovere di presa in carico, prevista dai livelli essenziali di assistenza (LEA).
Il punto critico che lei solleva, cioè che le viene proposta solo una struttura con pessime referenze, è un elemento che può e deve essere messo per iscritto. Le consigliamo di presentare una richiesta scritta e formale alla ASL (non solo telefonica) chiedendo esplicitamente: la valutazione multidimensionale aggiornata di sua zia (UVM), l'indicazione scritta delle soluzioni assistenziali alternative disponibili, e le motivazioni puntuali della sospensione dell'ADI e di formulare la richiesta di accomodamento ragionevole. In mancanza di risposta o di fronte a un diniego, può presentare reclamo formale all'Ufficio Relazioni con il Pubblico della ASL e, se necessario, un esposto al difensore civico regionale o chiedere la tutela attraverso un legale esperto in diritto sanitario, poiché la materia tocca diritti soggettivi alla salute e all'assistenza che eccedono il nostro ambito di competenza diretta.
Per questioni specifiche su rette, contratti e diritti degli ospiti nelle strutture residenziali, può consultare anche la nostra guida sulle rette nelle RSA.
Ha risposto Claudia Moretti: il profilo di Claudia Moretti
La situazione che descrive è molto pesante, e comprendiamo la sua preoccupazione per sua zia.
Veniamo al merito. L'assistenza domiciliare integrata (ADI) è per definizione normativa un servizio pensato per il domicilio della persona assistita, inteso come abitazione privata o comunque luogo di vita non sanitario/assistenziale strutturato. L'amministrazione non può lasciare sua zia senza alcuna assistenza sanitaria o socio-assistenziale: se le condizioni cliniche di sua zia (invalidità al 100% con accompagnamento, legge 104, allettamento, demenza) configurano una non autosufficienza che richiede assistenza continuativa in setting residenziale, la ASL ha comunque un dovere di presa in carico, prevista dai livelli essenziali di assistenza (LEA).
Il punto critico che lei solleva, cioè che le viene proposta solo una struttura con pessime referenze, è un elemento che può e deve essere messo per iscritto. Le consigliamo di presentare una richiesta scritta e formale alla ASL (non solo telefonica) chiedendo esplicitamente: la valutazione multidimensionale aggiornata di sua zia (UVM), l'indicazione scritta delle soluzioni assistenziali alternative disponibili, e le motivazioni puntuali della sospensione dell'ADI e di formulare la richiesta di accomodamento ragionevole. In mancanza di risposta o di fronte a un diniego, può presentare reclamo formale all'Ufficio Relazioni con il Pubblico della ASL e, se necessario, un esposto al difensore civico regionale o chiedere la tutela attraverso un legale esperto in diritto sanitario, poiché la materia tocca diritti soggettivi alla salute e all'assistenza che eccedono il nostro ambito di competenza diretta.
Per questioni specifiche su rette, contratti e diritti degli ospiti nelle strutture residenziali, può consultare anche la nostra guida sulle rette nelle RSA.
Ha risposto Claudia Moretti: il profilo di Claudia Moretti
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