Cara ADUC
I "patti chiari" del Monte dei Paschi di Siena
Domanda
18 febbraio 2004
Dopo aver a lungo riflettuto ho deciso di rendere pubbliche queste mie "disavventure" ritenendo che sia giusto che certi comportamenti "poco trasparenti" siano portati a conoscenza della maggior parte possibile della clientela dei servizi bancari.
In un'epoca in cui le istituzioni finanziarie, genericamente classificate, hanno la pretesa di riempirsi indiscriminatamente la bocca di termini quali correttezza, fiducia, trasparenza e simili le arroganze nei comportamenti che andro' ad illustrare dovrebbero far riflettere tutti sulle reali intenzioni delle controparti bancarie di mettere in essere quei "Patti chiari" dichiarati ai quattro venti da una pubblicita' martellante e continua quanto nella sostanza ingannevole.
Vorrei brevemente parlare in questa sede del diniego da parte di una notoria istituzione bancaria nazionale (sto parlando del MPS, da qualche tempo assurto ai fasti della cronaca per una serie di operazioni finanziarie che hanno destato anche l'interesse della magistratura penale) di fornire le piu' elementari documentazioni, peraltro previste da specifiche normative (anche recenti) in materia di trasparenza delle operazioni.
Un breve resoconto servira' a chiarire gli antefatti.
Siamo nel marzo 2002 e la nostra banca MPS comincia ad incorporare buona parte delle filiali della Banca del Salento (rinominata Banca 121 dopo l'acquisizione avvenuta a fine 2001 da parte del MPS, che l'aveva strappata a caro prezzo al San Paolo), "Trasferimento di ramo d'azienda" e' la terminologia tecnica a seguito della quale moltissimi dei correntisti della banca acquisita vedono i loro conti "migrare" in nuovi conti del MPS.
Il presupposto sotto cui avviene tale migrazione e' normato dall'art. 58 del D. Leg. 1.9.93 n. 385, universalmente noto come Testo Unico delle Leggi in Materia Bancaria e Creditizia (T. U. B.). In parole povere chi sopravviene nel rapporto garantisce tutte le obbligazioni precedentemente esistenti nei riguardi del correntista; a questi vanno, quindi, garantite le medesime condizioni in essere con il rapporto precedentemente instaurato.
Sembrerebbe chiaro se non che una significativa percentuale dei conti aperti dalla Banca del Salento/Banca 121 aveva delle peculiarita' invero singolari per il sistema creditizio nazionale (e risultate inaccettabili ed inapplicabili da parte del MPS): erano conti senza spese.
Ma, si badi bene, non senza le comuni spese che vengono normalmente richieste per la gestione del rapporto o per le singole operazioni ovvero a fronte di servizi erogati: queste tipologie di conti non prevedevano neppure le spese postali per l'invio degli eseguiti ovvero degli estratti conto ed, in alcuni casi, si spingevano al punto da non prevedere financo la corresponsione dei bolli di legge, che restavano, pertanto, a carico della banca.
Nel conto da me aperto, ad esempio, durante tutto il periodo di "gestione Banca del Salento" non mi era stata addebitata mai una lira (successivamente mai un euro) che fosse una lira a qualsivoglia titolo: nessun costo, nessuna spesa, nessuna tassa. Percepivo solo gli interessi sui depositi e pagavo unicamente le commissioni sulle eventuali operazioni di compravendita.
Mia madre poi (che aveva acceso un conto similare su mia indicazione), che non eseguiva operazioni finanziarie, percepiva solo gli interessi sui depositi e non sopportava alcun tipo di costi: un po' come avviene attualmente con il Conto Arancio di Ing Direct, ad esempio, con in piu' il vantaggio di avere disponibile una filiale, in cui colloquiare con i dipendenti della banca e poter disporre di tutti i comuni servizi bancari (canalizzazione della pensione, domiciliazione delle utenze, bancomat, carta di credito, libretto degli assegni e quant'altro) senza costi o spese.
Questo modo di agire non e' sembrato plausibile al MPS che, pertanto, fin dal momento della migrazione ha cominciato immediatamente ad addebitare quantomeno i bolli, le spese di spedizione e quelle di scrittura.
Le prime lamentele dei clienti ex Salento hanno avuto subito immediato seguito presso le vecchie filiali di appartenenza, con lo storno senza colpo ferire delle somme "indebitamente" trattenute (forse anche perche' si parlava con i vecchi dipendenti 121 che ben conoscevano le abitudini della loro precedente banca).
Via via che i normali avvicendamenti del personale hanno cambiato i volti (e l'origine) degli interlocutori delle filiali e' stato sempre piu' difficile per i clienti ex121 far valere le proprie ragioni: dapprima si sono dovuti formalizzare i reclami per vederseli accolti e, poi, addirittura si e' stati costretti a rivolgersi alla tutela dell'Ombudsman bancario per vedere accettate quelle che erano semplicemente clausole contrattuali pattuite e, peraltro, mai formalmente modificate dalla banca subentrante.
Personalmente dal marzo 2002 al marzo 2003, in una maniera a in un'altra, sono riuscito a farmi stornare tutte le spese ed i costi che in ciascun dei trimestri succedutisi mi sono stati inopinatamente e pervicacemente addebitati.
Poi la svolta.
L'ennesimo reclamo proposto sugli estratti conto di giugno e poi di settembre, per i soliti motivi, mi e' stato respinto dalla Direzione Generale con la seguente testuale motivazione: "confermiamo la legittimita' di quanto percepito nelle liquidazioni del 30.6.03 e 30.9.2003 in quanto la nostra Banca ha provveduto, in ottemperanza alla trasparenza delle operazioni bancarie (sich!), a darLe comunicazione, con l'estratto conto al 31.3.2003, delle variazioni intervenute alle condizioni applicate al conto corrente in questione".
E' inutile sottolineare che tale comunicazione non era affatto intervenuta, cosa implicitamente confermata dalla stessa addetta ai rapporti con la clientela a cui mi sono prontamente rivolto con una copia dell'estratto conto incriminato per farmi indicare, ove mai non fossi stato in grado di individuarlo da solo, dove le citate variazioni alle condizioni fossero state riportate (ma anche di questo sara' l'Ombudsman ad occuparsene, a tempo debito).
Cosa piu' preoccupante, pero', (dal punto di vista che io ho sulla trasparenza) e' che nella filiale non erano riusciti a fornirmi copia dei fogli informativi analitici relativi alle condizioni in essere per la tipologia di conto da me intrattenuta, nonostante una serie di avvisi a lettere cubitali affissi in ogni parte della filiale (in ossequio alle recenti discipline di cui alla Delibera 4.3.03 del CICR e relativa Istruzione della Banca d'Italia del 25.7.03) pubblicizzassero i miei diritti in tal senso.
La mia tipologia di conto non era piu' proposta dalla Banca, era stata la motivazione data per giustificare l'impossibilita' di stamparmi i previsti fogli informativi.
Se in filiale non li hanno, ho pensato io, la Direzione Generale sara' in grado di fornirmeli. In tal senso ho, quindi, avanzato formale richiesta il 28.11.2003, a cui e' seguito un esplicito sollecito 2 mesi dopo (esteso anche per conoscenza agli anzidetti due Istituti di Vigilanza).
Niente, nessun riscontro da parte di nessuno; come se io non fossi esistito, come se quello che avevo richiesto non fosse un atto dovuto, come se.... e qui mi fermo per non trascendere.
Ah, dimenticavo, nel frattempo una raccomandata AR mi ha informato che il MPS aveva deciso "a norma delle disposizioni vigenti" di procedere alla chiusura del conto corrente; come dire (mia personale interpretazione dell'evento): " che vogliono questi seccatori, perche' mai dovremmo trattare con loro, perche' dovremmo essere disturbati da tutte queste stupide richieste, che finiscono per diventare pretese alle quali siamo (a volte) costretti a soggiacere, meglio chiudere ogni rapporto e smetterla di essere infastiditi".
Ecco: questo serie di atteggiamenti rappresenta in buona sintesi il mio concetto di arroganza. Nel contempo non vorrei che diventassero per le banche il modus operandi della "trasparenza" o di quei "Patti chiari", come oggi si usano etichettare i rapporti con la clientela.
Grazie della pazienza di essere giunti fino a qui'.
Carmine, da Napoli
In un'epoca in cui le istituzioni finanziarie, genericamente classificate, hanno la pretesa di riempirsi indiscriminatamente la bocca di termini quali correttezza, fiducia, trasparenza e simili le arroganze nei comportamenti che andro' ad illustrare dovrebbero far riflettere tutti sulle reali intenzioni delle controparti bancarie di mettere in essere quei "Patti chiari" dichiarati ai quattro venti da una pubblicita' martellante e continua quanto nella sostanza ingannevole.
Vorrei brevemente parlare in questa sede del diniego da parte di una notoria istituzione bancaria nazionale (sto parlando del MPS, da qualche tempo assurto ai fasti della cronaca per una serie di operazioni finanziarie che hanno destato anche l'interesse della magistratura penale) di fornire le piu' elementari documentazioni, peraltro previste da specifiche normative (anche recenti) in materia di trasparenza delle operazioni.
Un breve resoconto servira' a chiarire gli antefatti.
Siamo nel marzo 2002 e la nostra banca MPS comincia ad incorporare buona parte delle filiali della Banca del Salento (rinominata Banca 121 dopo l'acquisizione avvenuta a fine 2001 da parte del MPS, che l'aveva strappata a caro prezzo al San Paolo), "Trasferimento di ramo d'azienda" e' la terminologia tecnica a seguito della quale moltissimi dei correntisti della banca acquisita vedono i loro conti "migrare" in nuovi conti del MPS.
Il presupposto sotto cui avviene tale migrazione e' normato dall'art. 58 del D. Leg. 1.9.93 n. 385, universalmente noto come Testo Unico delle Leggi in Materia Bancaria e Creditizia (T. U. B.). In parole povere chi sopravviene nel rapporto garantisce tutte le obbligazioni precedentemente esistenti nei riguardi del correntista; a questi vanno, quindi, garantite le medesime condizioni in essere con il rapporto precedentemente instaurato.
Sembrerebbe chiaro se non che una significativa percentuale dei conti aperti dalla Banca del Salento/Banca 121 aveva delle peculiarita' invero singolari per il sistema creditizio nazionale (e risultate inaccettabili ed inapplicabili da parte del MPS): erano conti senza spese.
Ma, si badi bene, non senza le comuni spese che vengono normalmente richieste per la gestione del rapporto o per le singole operazioni ovvero a fronte di servizi erogati: queste tipologie di conti non prevedevano neppure le spese postali per l'invio degli eseguiti ovvero degli estratti conto ed, in alcuni casi, si spingevano al punto da non prevedere financo la corresponsione dei bolli di legge, che restavano, pertanto, a carico della banca.
Nel conto da me aperto, ad esempio, durante tutto il periodo di "gestione Banca del Salento" non mi era stata addebitata mai una lira (successivamente mai un euro) che fosse una lira a qualsivoglia titolo: nessun costo, nessuna spesa, nessuna tassa. Percepivo solo gli interessi sui depositi e pagavo unicamente le commissioni sulle eventuali operazioni di compravendita.
Mia madre poi (che aveva acceso un conto similare su mia indicazione), che non eseguiva operazioni finanziarie, percepiva solo gli interessi sui depositi e non sopportava alcun tipo di costi: un po' come avviene attualmente con il Conto Arancio di Ing Direct, ad esempio, con in piu' il vantaggio di avere disponibile una filiale, in cui colloquiare con i dipendenti della banca e poter disporre di tutti i comuni servizi bancari (canalizzazione della pensione, domiciliazione delle utenze, bancomat, carta di credito, libretto degli assegni e quant'altro) senza costi o spese.
Questo modo di agire non e' sembrato plausibile al MPS che, pertanto, fin dal momento della migrazione ha cominciato immediatamente ad addebitare quantomeno i bolli, le spese di spedizione e quelle di scrittura.
Le prime lamentele dei clienti ex Salento hanno avuto subito immediato seguito presso le vecchie filiali di appartenenza, con lo storno senza colpo ferire delle somme "indebitamente" trattenute (forse anche perche' si parlava con i vecchi dipendenti 121 che ben conoscevano le abitudini della loro precedente banca).
Via via che i normali avvicendamenti del personale hanno cambiato i volti (e l'origine) degli interlocutori delle filiali e' stato sempre piu' difficile per i clienti ex121 far valere le proprie ragioni: dapprima si sono dovuti formalizzare i reclami per vederseli accolti e, poi, addirittura si e' stati costretti a rivolgersi alla tutela dell'Ombudsman bancario per vedere accettate quelle che erano semplicemente clausole contrattuali pattuite e, peraltro, mai formalmente modificate dalla banca subentrante.
Personalmente dal marzo 2002 al marzo 2003, in una maniera a in un'altra, sono riuscito a farmi stornare tutte le spese ed i costi che in ciascun dei trimestri succedutisi mi sono stati inopinatamente e pervicacemente addebitati.
Poi la svolta.
L'ennesimo reclamo proposto sugli estratti conto di giugno e poi di settembre, per i soliti motivi, mi e' stato respinto dalla Direzione Generale con la seguente testuale motivazione: "confermiamo la legittimita' di quanto percepito nelle liquidazioni del 30.6.03 e 30.9.2003 in quanto la nostra Banca ha provveduto, in ottemperanza alla trasparenza delle operazioni bancarie (sich!), a darLe comunicazione, con l'estratto conto al 31.3.2003, delle variazioni intervenute alle condizioni applicate al conto corrente in questione".
E' inutile sottolineare che tale comunicazione non era affatto intervenuta, cosa implicitamente confermata dalla stessa addetta ai rapporti con la clientela a cui mi sono prontamente rivolto con una copia dell'estratto conto incriminato per farmi indicare, ove mai non fossi stato in grado di individuarlo da solo, dove le citate variazioni alle condizioni fossero state riportate (ma anche di questo sara' l'Ombudsman ad occuparsene, a tempo debito).
Cosa piu' preoccupante, pero', (dal punto di vista che io ho sulla trasparenza) e' che nella filiale non erano riusciti a fornirmi copia dei fogli informativi analitici relativi alle condizioni in essere per la tipologia di conto da me intrattenuta, nonostante una serie di avvisi a lettere cubitali affissi in ogni parte della filiale (in ossequio alle recenti discipline di cui alla Delibera 4.3.03 del CICR e relativa Istruzione della Banca d'Italia del 25.7.03) pubblicizzassero i miei diritti in tal senso.
La mia tipologia di conto non era piu' proposta dalla Banca, era stata la motivazione data per giustificare l'impossibilita' di stamparmi i previsti fogli informativi.
Se in filiale non li hanno, ho pensato io, la Direzione Generale sara' in grado di fornirmeli. In tal senso ho, quindi, avanzato formale richiesta il 28.11.2003, a cui e' seguito un esplicito sollecito 2 mesi dopo (esteso anche per conoscenza agli anzidetti due Istituti di Vigilanza).
Niente, nessun riscontro da parte di nessuno; come se io non fossi esistito, come se quello che avevo richiesto non fosse un atto dovuto, come se.... e qui mi fermo per non trascendere.
Ah, dimenticavo, nel frattempo una raccomandata AR mi ha informato che il MPS aveva deciso "a norma delle disposizioni vigenti" di procedere alla chiusura del conto corrente; come dire (mia personale interpretazione dell'evento): " che vogliono questi seccatori, perche' mai dovremmo trattare con loro, perche' dovremmo essere disturbati da tutte queste stupide richieste, che finiscono per diventare pretese alle quali siamo (a volte) costretti a soggiacere, meglio chiudere ogni rapporto e smetterla di essere infastiditi".
Ecco: questo serie di atteggiamenti rappresenta in buona sintesi il mio concetto di arroganza. Nel contempo non vorrei che diventassero per le banche il modus operandi della "trasparenza" o di quei "Patti chiari", come oggi si usano etichettare i rapporti con la clientela.
Grazie della pazienza di essere giunti fino a qui'.
Carmine, da Napoli
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