Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
22 settembre 2003
Abbiamo affittato in aprile in un residence formato da sette villette a schiera, una di queste.
Siamo stati i primi ad arrivare e con il contratto di affitto non ci e' stato consegnato nessun regolamento che disciplinasse la vita del residence.
A distanza di cinque mesi le villette sono tutte affittate ma in mancanza di un regolamento, vige l'anarchia totale.
Ho mandato gia' due raccomandate all'amministratore e ai proprietari del Residence (L'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero) per far presente cio', ma non ho avuto nessuna risposta, nel frattempo ognuno degli affittuari fa quello che gli pare: dalle tende esterne di tutti i colori, ai cani nei cortiletti esterni che sono diventati orti di campagna etc..
Come posso fare per ottenere che venga redatto un regolamento che disciplini la vita del residence?
Grazie Mille.
Siamo stati i primi ad arrivare e con il contratto di affitto non ci e' stato consegnato nessun regolamento che disciplinasse la vita del residence.
A distanza di cinque mesi le villette sono tutte affittate ma in mancanza di un regolamento, vige l'anarchia totale.
Ho mandato gia' due raccomandate all'amministratore e ai proprietari del Residence (L'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero) per far presente cio', ma non ho avuto nessuna risposta, nel frattempo ognuno degli affittuari fa quello che gli pare: dalle tende esterne di tutti i colori, ai cani nei cortiletti esterni che sono diventati orti di campagna etc..
Come posso fare per ottenere che venga redatto un regolamento che disciplini la vita del residence?
Grazie Mille.
Risposta ADUC
visto il numero di affittuari, non e' previsto obbligo alcuno di regolamento. Inoltre, il tipo di disposizione (villette a schiera e non palazzo condominiale) rende decisamente meno utile che in altri casi la regolamentazione. Le cose cui lei si riferisce, inoltre, attengono la liberta' dei singoli: forse si confonde sul significato di regolamento (gestione e suddivisione delle spese per le parti comuni) che non puo' essere redatto con la finalita' di imporre come una persona debba vivere in casa propria. Un regolamento che fosse stato contrattuale, avrebbe anche potuto imporre dei limiti piu' stringenti (senza comunque poter violare i diritti soggettivi, quali tenere animali etc..) ma non un regolamento postumo assembleare, ne' -in questo caso- un'integrazione del contratto di affitto successiva e non accettata espressamente al momento della sottoscrizione. Per fortuna, l'imposizione che lei auspica non e' possibile. Forse, il suo problema e' di non essere abituato a vivere vicino ad altri ed a tollerare le esigenze altrui, e questo e' perfettamente comprensibile. Pero', la soluzione e' quella di affittare o acquistare una abitazione unica, non quella di imporre che gli altri facciano cio' che vuole lei, in quanto di questo si tratta: non vuole un regolamento qualsiasi, ma un regolamento che imponga quello che pare opportuno a lei. Ma se gli altri imponessero delle regole diverse (fermo restando che per fortuna neanche loro possono farlo) che a lei non andassero bene, cosa penserebbe, se dovesse subirle? Come vede, e' giusto che non ci siano imposizioni, in quanto non e' detto che si possa imporre la propria volonta' sugli altri, ma si potrebbe doverla subire ed in quel caso sarebbe uno spiacevole inferno. Lo stesso spiacevole inferno che pero' lei vorrebbe imporre ai suoi vicini, che non hanno sottoscritto un contratto accettando certe condizioni e che se le troverebbero (comunque non accettate, quindi non applicabili) imposte dopo il contratto.
Pertanto, fermo restando che per fortuna in casa propria ognuno di voi potra' fare quello che gli pare (e il giardino e' anch'esso casa) in caso vi fossero dei comportamenti di oggettivo fastidio nei suoi confronti -ad esempio rumori molesti oltre la normale tollerabilita'- o di alterazione del decoro delle parti comuni, sara' possibile agire senza necessita' di alcun regolamento. Nel primo caso, agira' lei direttamente, nel secondo l'assemblea potra' dare mandato ad agire al condominio, anche intentando una -piu' che legittima- azione legale.
Pertanto, anche il regolamento che dovesse essere alla fine redatto, ove violasse i diritti dei singoli sarebbe inapplicabile: si potra' occupare solo di regolare le ripartizioni di spesa e la gestione della parte comune, lasciando comunque il pieno diritto ai singoli di utilizzare in ogni caso anche le parti comuni per il normale uso, purche' senza alterarne la destinazione. In caso di danneggiamenti, subiranno le meritate conseguenze: non c'e' bisogno di un regolamento per difendersi dall'ovvio.
O se preferisce, molto in sintesi, cio' che puo' imporre per regolamento a questo punto e' gia' tutelato dalla legge, il resto non e' imponibile pertanto e' inutile inserirlo.
Pertanto, fermo restando che per fortuna in casa propria ognuno di voi potra' fare quello che gli pare (e il giardino e' anch'esso casa) in caso vi fossero dei comportamenti di oggettivo fastidio nei suoi confronti -ad esempio rumori molesti oltre la normale tollerabilita'- o di alterazione del decoro delle parti comuni, sara' possibile agire senza necessita' di alcun regolamento. Nel primo caso, agira' lei direttamente, nel secondo l'assemblea potra' dare mandato ad agire al condominio, anche intentando una -piu' che legittima- azione legale.
Pertanto, anche il regolamento che dovesse essere alla fine redatto, ove violasse i diritti dei singoli sarebbe inapplicabile: si potra' occupare solo di regolare le ripartizioni di spesa e la gestione della parte comune, lasciando comunque il pieno diritto ai singoli di utilizzare in ogni caso anche le parti comuni per il normale uso, purche' senza alterarne la destinazione. In caso di danneggiamenti, subiranno le meritate conseguenze: non c'e' bisogno di un regolamento per difendersi dall'ovvio.
O se preferisce, molto in sintesi, cio' che puo' imporre per regolamento a questo punto e' gia' tutelato dalla legge, il resto non e' imponibile pertanto e' inutile inserirlo.
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