Mercoledì 10 giugno 2026
Menu
Cara ADUC

Lettera del consumatore

4 aprile 2002
Domanda 4 aprile 2002
4 Apr 2002
Oggetto: abuso Telecom
Spettabile Associazione,
sono un utente Telecom che nell'Ottobre del 1999 si è fatta installare una linea ISDN nella sua abitazione di Roma.
A distanza di circa 9 mesi (Giugno 2000) ho deciso che la doppia linea non mi serviva e che potevo risparmiare il canone, pertanto ho chiamato il 187 per sapere cosa fare per la disdetta del contratto e per l'attivazione di una linea normale.
Mi è stato risposto di inviare un fax di disdetta al numero 800267404 e così ho fatto il giorno 6 Luglio 2000.
Poichè il tempo passava e io continuavo a pagare le bollette, ho sollecitato più volte il 187 per venire ad eseguire i lavori: gli impiegati mi rassicuravano gentilmente che avrebbero fissato l'appuntamento e che, comunque, avrei ottenuto il rimborso dei canoni pagati successivamente al mio fax di disdetta.
Dopo ulteriori sollecitazioni, nel mese di Ottobre del 2000 mi fissano un appuntamento. Dal momento che si trattava di un orario nel quale lavoro e dal momento che vivo da sola, ho pagato una persona di fiducia per rimanere in casa ad aspettarli.
I tecnici non solo non sono andati ma non mi hanno neppure avvisato.
Alle mie proteste sull'inqualificabile comportamento e sul mio rifiuto di essere presa in giro nuovamente, gli impiegati del 187 rispondevano dicendomi che avrebbero parlato con la squadra dei tecnici in quanto il problema poteva essere risolto anche intervenendo all'esterno dell'abitazione (!).
A distanza di ulteriori sei mesi chiamavo nuovamente (e continuavo a pagare) il 187 per sapere che fine avesse fatto la mia richiesta di disdetta e, incredibile, la signorina mi informava che la mia disdetta era stata annullata.
Infuriata, ho detto di non aver mai scritto una lettera di disdetta al mio fax di disdetta e la candida telefonista mi rispondeva che l'annullamento era stato fatto da me telefonicamente!
Ho chiarito con fermezza che era evidente una volontà di truffa e che esigevo il rispetto della mia richiesta e il rimborso di quanto anticipato.
In Ottobre del 2001 ho smesso di pagare le bollette della Telecom (delle quali il canone ISDN costituisce il 90% della spesa) dopo aver saputo dall'ennesimo telefonista del 187 che non si ritrovava neanche più il mio fax del 6 Luglio 2000 e il 25 Febbraio di quest'anno ricevo una raccomandata dalla Telecom di risoluzione contrattuale per non aver pagato 3 bollette per un totale di 147,66 euro (circa 286.000 lire a fronte di quasi due anni di canone ISDN del quale risulto creditore!). Tra l'altro, la lettera che mi è stata inviata riportava l'intestazione "xxxxx  mentre il contratto è stato fatto come xxxxxx.
Ho inviato in data 11 Marzo 2002 una raccomandata alla Telecom Italia che vi invio in allegato, riepilogando la situazione e chiedendo l'immediata applicazione della mia richiesta.
Il 20 Marzo 2002 la mia linea telefonica è stata interrotta e al mio numero xxxxx risponde un messaggio registrato che chiarisce che il numero di telefono è inesistente.
Nessuna risposta da parte della Telecom.
Come è possibile che chi gestisce un servizio di pubblica utilità possa comportarsi in tale maniera nei confronti di un utente?
Perchè diventa necessario che per una questione così banale si debba creare un tale danno a un cittadino fino a costringerlo a rivolgersi a un legale per la salvaguardia di un suo diritto?
Sinceramente, sono senza parole.
Vi sarò grata per gli eventuali suggerimenti.
Con profonda stima Spett.le Telecom Italia SpA
Fatturazione Crediti Territoriale Centro
Via Cristoforo Colombo, 142
00147 ROMA
OGGETTO: RICHIESTA RIMBORSO E CHIARIMENTI
Roma, 11 Marzo 2002
Spett.le Azienda
Vi trasmetto in allegato copia della vostra lettera del 25 Febbraio 2002 avente per oggetto "risoluzione contrattuale" e indirizzata a xxxxx nonché copia del fax a voi inviato dalla sottoscritta in data 6 Luglio 2000 alla vostra azienda e ancora rimasto inevaso nonostante i miei numerosi solleciti al vostro servizio 187.
Premesso che la sottoscritta ha un solo contratto con la vostra azienda, corrispondente al numero 0650917932, e che lo stesso è intestato xxx e non xxxxin quanto trattasi della mia abitazione e non di un ufficio, rilevo stupefatta il coraggio da voi dimostrato nel pretendere il pagamento delle ultime 3 bollette a fronte del rimborso di circa due anni che mi spetta sul canone da voi ingiustamente incassato per il servizio ISDN da me disdetto nel Luglio del 2000.
Dal momento che mi sono stancata di comunicare con i vostri gentilissimi quanto inattendibili operatori del vostro servizio 187 che, ogni volta, aggiungono stupore a stupore (tanto per ricordare: fissato nel Settembre 2000 appuntamento per venire ad asportare la "scatola" dai vostri tecnici, la sottoscritta -che lavora- pagava una persona per rimanere in casa ad attendere l'intervento che non c'è stato né quel giorno né mai; tre mesi fa una vostra gentilissima operatrice mi diceva che sì, le risultava il mio fax di disdetta ma che le risultava anche una mia fantomatica telefonata in cui davo la disdetta della disdetta! Oggi pomeriggio il vostro Signor Tommaso del 187 è arrivato a dirmi che il mio fax non esiste addirittura più) chiedo immediato riscontro alla mia richiesta di annullamento del servizio ISDN e il rimborso totale di quanto versato in eccesso negli ultimi 2 anni.
In caso contrario non rimarrà che adire per vie legali.

Risposta ADUC
il problema -per nulla risibile- concerne il fatto che pur se in astratto lei ha ragione, in concreto ha commesso errori sostanziali che inficiano totalmente la questione.
In primo luogo, doveva recedere dal contratto per raccomandata A/R e non per fax: il quale non ha alcuna valenza probatoria se il ricevimento non viene ammesso dal destinatario.
Formalmente -non avendo lei mai contestato, in tutti questi anni- il contratto e' operativo. Alla luce di cio', l'omesso pagamento (che anche nel caso tutto fosse stato regolare non sarebbe assolutamente stato consigliabile e comunque andava come minimo previamente comunicato in modo ufficiale) risulta di fatto costituire un'inadempienza a suo carico: da qui, il distacco -che potrebbe essere contestato in caso ne fosse mancato il preavviso, ma comunque nel contesto di cui sopra.
Ad ogni modo, poiche' gli errori fatti non sono correggibili, non si vede altra possibilita' che continuare a sostenere la versione gia' espressa, che fortunatamente ha infine formalizzato per raccomandata A/R.
In conseguenza, dovrebbe rivolgersi all'Ufficio del giudice di pace, tentando una conciliazione -unico modo per tentare di risolvere informalmente la questione.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →