Mercoledì 10 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

6 febbraio 2002
Domanda 6 febbraio 2002
Tipo_Form - CONSIGLI
RICHIESTA - Lunedì 04.02.2002 mi sono recata in un negozio per acquistare un capo di biancheria intima. Ho richiesto alla commessa la taglia seconda e l'ho provato, all'interno della coppa avrei dovuto ancora aggiungere una "tettina", la commessa di ha detto che me l'avrebbe data lei ma che non era il caso di provarle che tanto andava bene. Prendo il capo, pago e tornata a casa me lo riprovo con la tettina: andava ancora troppo grande, ho guardato la taglia ed era una terza. Il giorno dopo vado al negozio dicendo che c'è stato un'equivoco e mi è stata data la terza anzichè la seconda; la signora mi dice che di seconde non ne ha e che se la voglio me la può ordinare con un sovraprezzo perchè deve ordinare solo quel capo e non le fanno lo sconto abituale. Io le ho detto che soldi in più non gliene do perchè quello era il prezzo pattuito (L.190.000 senza sconto) e che al massimo se preferiva mi poteva resitituire i soldi. Lei si è rifiutata.
Vorrei sapere se il suo comportamento è corretto dal punto di vista giuridico e se io posso pretendere il cambio del capo con lo stesso articolo, considerando la situazione, o evenutalmente la restituzione dei soldi. Grazie

Risposta ADUC
In questo caso e' opportuno e necessario dimostrare la sua richiesta, altrimenti vale la sua parola quanto quella della negoziante.
Puo' anche dare per scontata la sua richiesta e tentare ugualmente la contestazione, chiedendo la sostituzione dell'oggetto o il rimborso, facendo presente la errata indicazione dell'etichetta a fronte della sua richiesta specifica, dettando il termine di 15 giorni per ricevere quanto richiesto e adendo le vie legali in difetto.
Si rechera' dal giudice di pace, inizialmente per una conciliazione.
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