Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
24 dicembre 1999
Spett. le L'ARREDO PIU' S.r.l.
RACCOMANDATA A.R. San Lorenzo, 23 Dicembre 1999 A.C.A.: Responsabile Amministrativo Responsabile Commerciale
Oggetto: contestazione e formale recesso dal contratto per l'acquisto di un salotto.
Gentilissimi Signori, siamo a scrivere semplicemente per renderVi partecipi della nostra amarezza e delusione. Come ben saprete (ci auguriamo siate al corrente della situazione che ci riguarda), siamo venuti a farVi visita lo scorso sabato 18 Dicembre, a seguito di Vostro invito telefonico per verificare quanto valutato con la Vostra arredatrice incaricata di sondare le nostre esigenze e proporre la Vs. offerte. Siamo quindi arrivati fino a Voi con la tranquillità di chi può scegliere un prodotto tra la vasta gamma offerta (come preannunciataci) e la certezza dell'aiuto competente dell'arredatrice. Le sorprese sono cominciate sin dall'arrivo al concordato appuntamento: l'arredatrice che conoscevamo, dopo l'accoglienza, ci consegnava, letteralmente, ad una Vostra venditrice, la quale non era ancora al corrente delle nostre esigenze (modello di divano, misure, etc.).
Ci siamo quindi trovati a vagare nell'esposizione cercando di selezionare grossolanamente modelli di nostro interesse: precisiamo che siamo arrivati da Voi con l'intenzione di verificare modelli di divano con penisola, CERTI di trovarne in esposizione, come confermatoci dall'arredatrice, perché in caso contrario non saremmo nemmeno venuti (siamo dell'idea che è impossibile scegliere un prodotto che piace senza verificarne fisicamente la realizzazione, la presentazione estetica). Sta di fatto che scegliendo alcuni tra i modelli esposti in versione standard, abbiamo finalmente verificato che c'era la possibilità della versione con penisola che a noi interessava. Tutto questo con gran fatica della Signora venditrice, alla quale è venuta in soccorso la Signora G*** per ammorbidire la trattativa già spigolosa dall'esordio. Una volta nell'ufficio, sentita l'entità del preventivo (senza peraltro che ci sia stato fatto vedere un listino prezzi), abbiamo espresso chiaramente la nostra titubanza all'acquisto, anche perché volevamo certamente spendere di meno, ma soprattutto volevamo prima verificare in casa le esatte misure del divano, oltre che rifletterci un attimo sopra prima di procedere ad una spesa di una certa importanza.
Alla nostra volontà di prendere tempo, ci è stato prospettato di fermare intanto il prezzo e l'ordine (vista che la promozione in atto sarebbe scaduta il giorno successivo); è qui nasce il problema: di fronte alla nostra esplicita citazione della possibilità di recesso, visti i dubbi che avevamo, non ci è stato detto nulla riguardo al fatto che ci veniva sottoposto un contratto di compravendita vero e proprio (a proposito, è un contratto senza data di stipula), il quale riportava tra le condizioni il recesso con penale del 25% del prezzo (oltre alla perdita della caparra)!!! Per non parlare del finanziamento senza interessi propostoci, che era legato, ahi noi, come abbiamo scoperto subito dopo, alla firma di 12 "arcaiche" cambiali!!! (perché non dirlo subito??). Noi firmando quel "contratto" abbiamo peccato di ingenuità (visto che dovevamo leggerlo): ma non potete immaginare come ci siamo sentiti noi che, certi di essere usciti dalla Vostra esposizione con un pre-ordine con riserva di conferma di tutto quanto faticosamente concordato, ci siamo ritrovati in mano un contratto bello e buono, con tanto di clausole capestro. Se un cliente è insicuro e titubante fino alla fine, se non lo vedete completamente convinto dell'affare che gli state offrendo, NON È FORSE UN VOSTRO PRECISO DOVERE, DI ETICA PROFESSIONALE, pretendere la Sua completa soddisfazione? ?? Se il cliente Vi espone tutti i Suoi dubbi sull'acquisto NON È FORSE UN VOSTRO DOVERE, DI ETICA PROFESSIONALE, informarlo che sta FIRMANDO un CONTRATTO di compravendita e tutto ciò che ne consegue (clausole, impegni, ecc.)???
Il giorno dopo (Domenica 19 c.m.) abbiamo contattato telefonicamente la Sig.ra G***, spiegandole in breve le nostre perplessità sulla situazione, e lei ci ha confermato la Sua correttezza: non vedendoci né convinti né soddisfatti, trovava giusto risolvere il contratto anche perché non era stato ancora inoltrato alcun ordine alla ditta produttrice. Il giorno seguente, Lunedì 20 quindi, ci siamo ripresentati presso la Vostra sede (altri 90 km) per comunicare verbalmente la nostra intenzione di recedere e per manifestarVi quanto sin qui detto. La risposta del signor B*** è stata che il contratto non è rescindibile senza penale e che, per venirci incontro, si sospendeva il contratto fino alla fine di gennaio 2000, ci sarebbe stato un ulteriore sconto per il pagamento in contanti, oltre a rilasciare una mezza promessa (il tutto redatto su Vostra carta intestata ed allegato al "contratto") di praticare anche uno sconto sulla penale qualora non avessimo proprio deciso per l'acquisto. Ora riteniamo già troppo perdere la caparra per una firma apposta su un foglio, anche se, considerando il disturbo arrecatoVi (forse i clienti che non trovano soddisfazione nelle Vostre proposte, o che non vogliono proprio firmare l'ordine che Voi suggerite, sono un disturbo?), possiamo anche convenire che è il giusto prezzo da pagare. Considerando invece i grandi vizi della trattativa e di forma (la data non c'è), ci sono i presupposti per intentare un annullamento del contratto e, quanto alla penale del 25%, abbiamo molte perplessità della sua validità legale alla luce della DIRETTIVA 93/13/CEE (clausole vessatorie di un contratto) recepita con la legge n. 52 del 6 febraio1996, che ha trovato poi applicazione nell'art. 1469 bis e seguenti del Codice Civile, della quale citiamo (allegato 3 della Direttiva stessa) due delle definizioni di clausola vessatoria:
- punto d) permettere al professionista (impresa) di trattenere somme versate dal consumatore qualora quest'ultimo rinunci a concludere o a eseguire il contratto, senza prevedere il diritto per il consumatore di ottenere dal professionista un indennizzo per un importo equivalente qualora sia questi che recede dal contratto;
- punto e) imporre al consumatore che non adempie ai propri obblighi, un indennizzo per un importo sproporzionatamente elevato.
Con la presente siamo pertanto a richiederVi formale disdetta del contratto in oggetto, per la quale non abbiamo nessuna intenzione di pagare la penale, considerando la caparra di 100 mila lire già congrua quale indennizzo per la risoluzione del rapporto. Per finire, noi siamo giunti alla conclusione che il Vostro modo di lavorare e di portare a termine l'affare non è stato proprio dei migliori: noi personalmente ci sentiamo clienti insoddisfatti, trattati come dei polli da spennare: credevamo che un contratto firmato dovesse suggellare il felice e soddisfacente incontro della domanda di un cliente e l'offerta del venditore. Noi abbiamo purtroppo firmato una carta con eccessiva leggerezza, ma Voi ci avete solamente forzati, con poco rispetto e senza pensare alle conseguenze. Ne usciamo amareggiati, imbestialiti e Voi non fate una bella figura: ci avete contattati con la garanzia del NON vincolo all'acquisto, ma solo per un sopralluogo al fine di verificare le offerte; abbiamo accolto la Vostra venditrice credendo in ciò che avremmo trovato in Sede, poi disatteso; abbiamo infine ceduto alla pressione ponendo una firma di troppo. A noi non serve saper che potremmo cambiare modello, cambiare misure, come confermatoci dal Vostro Sig. B***: noi non vogliamo acquistare niente da Voi.
In attesa di riscontro della presente, porgiamo distinti saluti.
RACCOMANDATA A.R. San Lorenzo, 23 Dicembre 1999 A.C.A.: Responsabile Amministrativo Responsabile Commerciale
Oggetto: contestazione e formale recesso dal contratto per l'acquisto di un salotto.
Gentilissimi Signori, siamo a scrivere semplicemente per renderVi partecipi della nostra amarezza e delusione. Come ben saprete (ci auguriamo siate al corrente della situazione che ci riguarda), siamo venuti a farVi visita lo scorso sabato 18 Dicembre, a seguito di Vostro invito telefonico per verificare quanto valutato con la Vostra arredatrice incaricata di sondare le nostre esigenze e proporre la Vs. offerte. Siamo quindi arrivati fino a Voi con la tranquillità di chi può scegliere un prodotto tra la vasta gamma offerta (come preannunciataci) e la certezza dell'aiuto competente dell'arredatrice. Le sorprese sono cominciate sin dall'arrivo al concordato appuntamento: l'arredatrice che conoscevamo, dopo l'accoglienza, ci consegnava, letteralmente, ad una Vostra venditrice, la quale non era ancora al corrente delle nostre esigenze (modello di divano, misure, etc.).
Ci siamo quindi trovati a vagare nell'esposizione cercando di selezionare grossolanamente modelli di nostro interesse: precisiamo che siamo arrivati da Voi con l'intenzione di verificare modelli di divano con penisola, CERTI di trovarne in esposizione, come confermatoci dall'arredatrice, perché in caso contrario non saremmo nemmeno venuti (siamo dell'idea che è impossibile scegliere un prodotto che piace senza verificarne fisicamente la realizzazione, la presentazione estetica). Sta di fatto che scegliendo alcuni tra i modelli esposti in versione standard, abbiamo finalmente verificato che c'era la possibilità della versione con penisola che a noi interessava. Tutto questo con gran fatica della Signora venditrice, alla quale è venuta in soccorso la Signora G*** per ammorbidire la trattativa già spigolosa dall'esordio. Una volta nell'ufficio, sentita l'entità del preventivo (senza peraltro che ci sia stato fatto vedere un listino prezzi), abbiamo espresso chiaramente la nostra titubanza all'acquisto, anche perché volevamo certamente spendere di meno, ma soprattutto volevamo prima verificare in casa le esatte misure del divano, oltre che rifletterci un attimo sopra prima di procedere ad una spesa di una certa importanza.
Alla nostra volontà di prendere tempo, ci è stato prospettato di fermare intanto il prezzo e l'ordine (vista che la promozione in atto sarebbe scaduta il giorno successivo); è qui nasce il problema: di fronte alla nostra esplicita citazione della possibilità di recesso, visti i dubbi che avevamo, non ci è stato detto nulla riguardo al fatto che ci veniva sottoposto un contratto di compravendita vero e proprio (a proposito, è un contratto senza data di stipula), il quale riportava tra le condizioni il recesso con penale del 25% del prezzo (oltre alla perdita della caparra)!!! Per non parlare del finanziamento senza interessi propostoci, che era legato, ahi noi, come abbiamo scoperto subito dopo, alla firma di 12 "arcaiche" cambiali!!! (perché non dirlo subito??). Noi firmando quel "contratto" abbiamo peccato di ingenuità (visto che dovevamo leggerlo): ma non potete immaginare come ci siamo sentiti noi che, certi di essere usciti dalla Vostra esposizione con un pre-ordine con riserva di conferma di tutto quanto faticosamente concordato, ci siamo ritrovati in mano un contratto bello e buono, con tanto di clausole capestro. Se un cliente è insicuro e titubante fino alla fine, se non lo vedete completamente convinto dell'affare che gli state offrendo, NON È FORSE UN VOSTRO PRECISO DOVERE, DI ETICA PROFESSIONALE, pretendere la Sua completa soddisfazione? ?? Se il cliente Vi espone tutti i Suoi dubbi sull'acquisto NON È FORSE UN VOSTRO DOVERE, DI ETICA PROFESSIONALE, informarlo che sta FIRMANDO un CONTRATTO di compravendita e tutto ciò che ne consegue (clausole, impegni, ecc.)???
Il giorno dopo (Domenica 19 c.m.) abbiamo contattato telefonicamente la Sig.ra G***, spiegandole in breve le nostre perplessità sulla situazione, e lei ci ha confermato la Sua correttezza: non vedendoci né convinti né soddisfatti, trovava giusto risolvere il contratto anche perché non era stato ancora inoltrato alcun ordine alla ditta produttrice. Il giorno seguente, Lunedì 20 quindi, ci siamo ripresentati presso la Vostra sede (altri 90 km) per comunicare verbalmente la nostra intenzione di recedere e per manifestarVi quanto sin qui detto. La risposta del signor B*** è stata che il contratto non è rescindibile senza penale e che, per venirci incontro, si sospendeva il contratto fino alla fine di gennaio 2000, ci sarebbe stato un ulteriore sconto per il pagamento in contanti, oltre a rilasciare una mezza promessa (il tutto redatto su Vostra carta intestata ed allegato al "contratto") di praticare anche uno sconto sulla penale qualora non avessimo proprio deciso per l'acquisto. Ora riteniamo già troppo perdere la caparra per una firma apposta su un foglio, anche se, considerando il disturbo arrecatoVi (forse i clienti che non trovano soddisfazione nelle Vostre proposte, o che non vogliono proprio firmare l'ordine che Voi suggerite, sono un disturbo?), possiamo anche convenire che è il giusto prezzo da pagare. Considerando invece i grandi vizi della trattativa e di forma (la data non c'è), ci sono i presupposti per intentare un annullamento del contratto e, quanto alla penale del 25%, abbiamo molte perplessità della sua validità legale alla luce della DIRETTIVA 93/13/CEE (clausole vessatorie di un contratto) recepita con la legge n. 52 del 6 febraio1996, che ha trovato poi applicazione nell'art. 1469 bis e seguenti del Codice Civile, della quale citiamo (allegato 3 della Direttiva stessa) due delle definizioni di clausola vessatoria:
- punto d) permettere al professionista (impresa) di trattenere somme versate dal consumatore qualora quest'ultimo rinunci a concludere o a eseguire il contratto, senza prevedere il diritto per il consumatore di ottenere dal professionista un indennizzo per un importo equivalente qualora sia questi che recede dal contratto;
- punto e) imporre al consumatore che non adempie ai propri obblighi, un indennizzo per un importo sproporzionatamente elevato.
Con la presente siamo pertanto a richiederVi formale disdetta del contratto in oggetto, per la quale non abbiamo nessuna intenzione di pagare la penale, considerando la caparra di 100 mila lire già congrua quale indennizzo per la risoluzione del rapporto. Per finire, noi siamo giunti alla conclusione che il Vostro modo di lavorare e di portare a termine l'affare non è stato proprio dei migliori: noi personalmente ci sentiamo clienti insoddisfatti, trattati come dei polli da spennare: credevamo che un contratto firmato dovesse suggellare il felice e soddisfacente incontro della domanda di un cliente e l'offerta del venditore. Noi abbiamo purtroppo firmato una carta con eccessiva leggerezza, ma Voi ci avete solamente forzati, con poco rispetto e senza pensare alle conseguenze. Ne usciamo amareggiati, imbestialiti e Voi non fate una bella figura: ci avete contattati con la garanzia del NON vincolo all'acquisto, ma solo per un sopralluogo al fine di verificare le offerte; abbiamo accolto la Vostra venditrice credendo in ciò che avremmo trovato in Sede, poi disatteso; abbiamo infine ceduto alla pressione ponendo una firma di troppo. A noi non serve saper che potremmo cambiare modello, cambiare misure, come confermatoci dal Vostro Sig. B***: noi non vogliamo acquistare niente da Voi.
In attesa di riscontro della presente, porgiamo distinti saluti.
Risposta ADUC
La lettera va bene, vista la situazione. La intesti p.c. anche a noi in quanto associazione di consumatori, nonche' alla Camera di Commercio (cui la invierete in copia). Scrivete anche che vi riservate di presentare un esposto alla magistratura, perche' vengano valutati gli estremi della situazione e venga evidenziata l'esistenza di un qualche comportamento scorretto. Per il resto, formalmente da contestare e' la data mancante (citando giustamente l'accenno alla penale che potrebbe venire valutata come eccessiva ai sensi dell'art. 1469 bis -e ss- c.c.).
L’induzione a firmare non ha invece molto rilievo -salvo il caso in cui venga riconosciuta rilevanza penale che purtroppo andrebbe dimostrata, quantomeno con testimoni- poiche' a carico del cliente c'e' l'onere di verificare cio' che viene stipulato, essendo tra l'altro consentito al commerciante di tentare di convincere alla vendita (e non venendo riconosciuta la soggezione come motivo di annullamento del contratto). E' inoltre vero che non esiste diritto di recesso nel caso di contratto effettuato nei locali commerciali.
L’induzione a firmare non ha invece molto rilievo -salvo il caso in cui venga riconosciuta rilevanza penale che purtroppo andrebbe dimostrata, quantomeno con testimoni- poiche' a carico del cliente c'e' l'onere di verificare cio' che viene stipulato, essendo tra l'altro consentito al commerciante di tentare di convincere alla vendita (e non venendo riconosciuta la soggezione come motivo di annullamento del contratto). E' inoltre vero che non esiste diritto di recesso nel caso di contratto effettuato nei locali commerciali.
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