Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
12 agosto 2001
19:56 13/08/2001
Sono una Laureata di Alessandria che per motivi di lavoro ha la necessita' di trasferirsi entro fine mese a Napoli. Dopo alcuni giorni di ricerca, ho trovato un appartamento in affitto e ne ho contattato la proprietaria, cosi' da accordarci per prendere visione dell'appartamento. La prima sorpresa e' arrivata subito, ed e' stata quella di trovare all'appuntamento un "intermediario" anzicche' uno dei proprietari.
Dopo aver preso visione dell'immobile, andata in casa del "mediatore" (come egli stesso s'e' definito), alla presenza del mio fidanzato e di un testimone della controparte, io e lo stesso mediatore abbiamo firmato la ricevuta della caparra di lire 200.000 che mi e' stata richiesta di depositare (se interessata all'immobile) e che io ho subito versato.
Riporto fedelmente i termini di tale ricevuta: "Il sottoscrtitto G.C., per conto della signora D.G., ricevo £200.000 dalla signorina A.T., a titolo di caparra per la stipula del contratto di locazione dell'immobile sito in Napoli, Via..... Il canone mensile e' fissato in lire 700.000". Ebbi poi, in tale circostanza, anche occasione di parlare telefonicamente con la signora D.G., che riconobbe il ruolo primario di tale mediatore. Sempre nella stessa circostanza parlammo delle "garanzie" che io avrei dovuto fornire per assicurare il versamento della somma stipulata mensilmente. All'intermediario, pero', non basto' come garanzia la mia busta paga, ma volle sapere se in caso di necessita' i miei genitori avrebbero potuto farmi da garante. La risposta fu positiva e il primo incontro si concluse. Tuttavia, stamane, ho telefonato all'intermediario per fissare l'incontro per firmare il contratto di locazione, e con mia immensa meraviglia ho appreso che, secondo le sue richiste, il contratto sarebbe dovuto essere firmato da uno dei miei genitori o che comunque, come garanzia, avrebbe voluto vedere la loro dichiarazione dei redditi. Dopo il mio rifiuto ad un tale "pasticcio", ho proposto di firmare un contratto nel quale si fa riferimento ad un "foglio di garanzia" che i miei genitori avrebbero potuto inviare via fax, fermo restando l'assoluta indispoibilita' alla visione della loro dichiarazione dei redditi, in base al diritto alla privacy. A tale punto sono stata sballottata telefonicamente tra la signora D.G. e un'altra "comproprietaria". In conclusione di un acceso giro di telefonate, dopo essere paragonata ad una prostituta polacca che viene in Italia con un lavoro ma che non e' in grado di garantire il pagamento della pigione, dopo aver sentito dire tutto ed il contrario di tutto da questi tre miei interlocutori, ho finalmnte concluso con l'intermediario (quarta telefonata) il quale sostiene che non posso entrare nell'appartamento finche' qualcuno che garanitisce per me non gli fa visionare "ad personam" la propria dichiarazione dei redditi. Insomma, nonostante sia disposta a versare in anticipo ben DUE mensilita' come cauzione e pagare l'affitto del mese corrente, per un totale di ben lire 2.100.000, il tutto in danaro sonante, non posso comunque entrare nell'appartamento per il quale avevo gia' acquistato dei mobili, che mi avrebbe consentito di lavorare e per il quale, comunque, avevo sostenuto numerose spese. Vi chiedo quindi:
a) la "ricevuta" sottostritta da me e dal "mediatore", ha valore legale o meno? E se si, in che termini?
b) posso chiedere i danni morali e materiali (visto che mi ero anche procurata mobili per un appartamento che difficilmente andro' ad abitare) a queste persone, che all'ultimo momento avanzano richieste assurde lasciandomi cosi' senza casa e di conseguenza senza lavoro?
Grazie per la vostra cortese attenzione e spero di ricevere vostre notizie il prima possibile.
Sono una Laureata di Alessandria che per motivi di lavoro ha la necessita' di trasferirsi entro fine mese a Napoli. Dopo alcuni giorni di ricerca, ho trovato un appartamento in affitto e ne ho contattato la proprietaria, cosi' da accordarci per prendere visione dell'appartamento. La prima sorpresa e' arrivata subito, ed e' stata quella di trovare all'appuntamento un "intermediario" anzicche' uno dei proprietari.
Dopo aver preso visione dell'immobile, andata in casa del "mediatore" (come egli stesso s'e' definito), alla presenza del mio fidanzato e di un testimone della controparte, io e lo stesso mediatore abbiamo firmato la ricevuta della caparra di lire 200.000 che mi e' stata richiesta di depositare (se interessata all'immobile) e che io ho subito versato.
Riporto fedelmente i termini di tale ricevuta: "Il sottoscrtitto G.C., per conto della signora D.G., ricevo £200.000 dalla signorina A.T., a titolo di caparra per la stipula del contratto di locazione dell'immobile sito in Napoli, Via..... Il canone mensile e' fissato in lire 700.000". Ebbi poi, in tale circostanza, anche occasione di parlare telefonicamente con la signora D.G., che riconobbe il ruolo primario di tale mediatore. Sempre nella stessa circostanza parlammo delle "garanzie" che io avrei dovuto fornire per assicurare il versamento della somma stipulata mensilmente. All'intermediario, pero', non basto' come garanzia la mia busta paga, ma volle sapere se in caso di necessita' i miei genitori avrebbero potuto farmi da garante. La risposta fu positiva e il primo incontro si concluse. Tuttavia, stamane, ho telefonato all'intermediario per fissare l'incontro per firmare il contratto di locazione, e con mia immensa meraviglia ho appreso che, secondo le sue richiste, il contratto sarebbe dovuto essere firmato da uno dei miei genitori o che comunque, come garanzia, avrebbe voluto vedere la loro dichiarazione dei redditi. Dopo il mio rifiuto ad un tale "pasticcio", ho proposto di firmare un contratto nel quale si fa riferimento ad un "foglio di garanzia" che i miei genitori avrebbero potuto inviare via fax, fermo restando l'assoluta indispoibilita' alla visione della loro dichiarazione dei redditi, in base al diritto alla privacy. A tale punto sono stata sballottata telefonicamente tra la signora D.G. e un'altra "comproprietaria". In conclusione di un acceso giro di telefonate, dopo essere paragonata ad una prostituta polacca che viene in Italia con un lavoro ma che non e' in grado di garantire il pagamento della pigione, dopo aver sentito dire tutto ed il contrario di tutto da questi tre miei interlocutori, ho finalmnte concluso con l'intermediario (quarta telefonata) il quale sostiene che non posso entrare nell'appartamento finche' qualcuno che garanitisce per me non gli fa visionare "ad personam" la propria dichiarazione dei redditi. Insomma, nonostante sia disposta a versare in anticipo ben DUE mensilita' come cauzione e pagare l'affitto del mese corrente, per un totale di ben lire 2.100.000, il tutto in danaro sonante, non posso comunque entrare nell'appartamento per il quale avevo gia' acquistato dei mobili, che mi avrebbe consentito di lavorare e per il quale, comunque, avevo sostenuto numerose spese. Vi chiedo quindi:
a) la "ricevuta" sottostritta da me e dal "mediatore", ha valore legale o meno? E se si, in che termini?
b) posso chiedere i danni morali e materiali (visto che mi ero anche procurata mobili per un appartamento che difficilmente andro' ad abitare) a queste persone, che all'ultimo momento avanzano richieste assurde lasciandomi cosi' senza casa e di conseguenza senza lavoro?
Grazie per la vostra cortese attenzione e spero di ricevere vostre notizie il prima possibile.
Risposta ADUC
La dichiarazione dei redditi non era menzionata come condizione: dunque, non c'e' modo di pretenderla. Se pero' i suoi genitori hanno dato disponibilita' esplicita e scritta a firmare una fidejussione, devono farlo (ma senza ulteriori precisazioni). Per quanto le concerne, l'obbligata alla stipula del contratto -anche sulla base del fatto che la ricevuta e' a suo nome- e' solamente lei.
Consigliamo di chiarire questi punti, per raccomandata A/R, alla controparte-proprietaria, intimando di confermarle o meno (alle condizioni originarie e riportate) entro un termine di giorni, la propria disponibilita' ad adempiere.
Consigliamo di chiarire questi punti, per raccomandata A/R, alla controparte-proprietaria, intimando di confermarle o meno (alle condizioni originarie e riportate) entro un termine di giorni, la propria disponibilita' ad adempiere.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti