Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
5 marzo 2001
Pongo alla vostra gentile attenzione ciò che è accaduto a seguito di una causa civile contro mia madre, la quale, avendola già persa in partenza, si è vista punita in maniera a dir poco esagerata. Mi chiedo se l'istituzione giudiziaria in ambito civile può, con che fini e perché penalizzare così duramente chi ha sbagliato, senza tenere in debito conto l'entità di tale sbaglio.
Mia madre è comproprietaria assieme a due figli di un terzo di un appartamento sito in una casa consortale abitata da altre tre famiglie.
Mia madre, seguendo purtroppo per un'unica volta il cattivo esempio dato da vicini litigiosi che, conoscendo la sua non belligeranza, hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo, eseguendo lavori e modifiche alla struttura della casa decisamente discutibili, un anno fa, ha avuto la malaugurata idea di spostare di non più di 20cm uno stenditoio fornito di carrucole che si trovava sotto una finestra di sua proprietà e che raggiungeva la finestra del proprietario della stessa.
Sono stato tranquillamente informato dai proprietari che nonostante l'appartamento fosse allora non abitato, si esigeva il suo ripristino immediato chiarificandomi tranquillamente che non si trattava dell'averli privati di un uso ormai vecchio ma di una questione di principio propria degli arroganti ma, si capisce, sono questioni che non interessano a nessuno e fin qui, lo sappiamo, i nervosismi sono cattivi consiglieri.
Non avendo assolutamente risposto ad una logica di discussione, altrimenti si sarebbe evitato tutto, è stata fatta causa nei confronti di mia madre, la quale, si è presentata in udienza senza avvocato difensore avendo speranza nella comprensione del giudice che per una cosa così piccola si potesse risolvere il tutto semplicemente con il buon senso.
Condannata al ripristino dello stenditoio, contestato tra l'altro dai neo inquilini dell'appartamento in questione a dimostrazione che la sistemazione fatta da mia madre non precludeva affatto l'utilizzo dello stesso, anzi ne migliorava l'utilizzo, si è vista presentare a seguito del ripristino forzato, la somma di poco più di L.2 milioni per un lavoro che a lei era costato cinquanta mila lire.
Una lezione che penso possa certamente bastare. E invece no.
In seguito, dopo l'avvenuto pagamento, è arrivata la fattura dell'avvocato della controparte che, con atto di precetto, peraltro inutile, visto l'ormai avvenuto ripristino, non si è certo risparmiato, poichè porta la spesa effettiva del tutto (soldi che deve pagare mia madre vedova pensionata) a quasi
£.9.000.000!!!
Mi domando se questo è giusto! 9 milioni per venti centimetri di filo di nylon! peraltro reintegrati. Chiunque, dico chiunque, vedendo coi propri occhi capirebbe al volo la volontà di fare un dispetto e, come si suol dire, di "farla pagare".
La mia domanda a cui vorrei una risposta è la seguente: "è giusto che si possa far pagare un torto subito senza tener debito conto delle PROPORZIONI della questione con l'aiuto di chi dovrebbe credo per etica professionale non gettare acqua sul fuoco ma spegnerla ove possibile? "
Se posso fare qualcosa per rimediare a questa assurda spesa sarei lieto di conoscerla, in caso di interesse, sono pronto a fornire tutti i ragguagli possibili ma, avendo riconosciuto la colpa per quello che è, non vi è null'altro che giustifichi una spesa del genere se non una fattura di un avvocato che mi permetto di dire è scandalosa.
Chiedo scusa della mia rabbia, ma ho diritti e doveri come cittadino della Repubblica italiana, come tutti, ma non trovo giusto gettare i soldi faticosamente guadagnati dalla finestra, credo che questo non faccia piacere a nessuno e che, anche per queste piccole questioni, se la Giustizia interviene, Giustizia sia.
Mia madre è comproprietaria assieme a due figli di un terzo di un appartamento sito in una casa consortale abitata da altre tre famiglie.
Mia madre, seguendo purtroppo per un'unica volta il cattivo esempio dato da vicini litigiosi che, conoscendo la sua non belligeranza, hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo, eseguendo lavori e modifiche alla struttura della casa decisamente discutibili, un anno fa, ha avuto la malaugurata idea di spostare di non più di 20cm uno stenditoio fornito di carrucole che si trovava sotto una finestra di sua proprietà e che raggiungeva la finestra del proprietario della stessa.
Sono stato tranquillamente informato dai proprietari che nonostante l'appartamento fosse allora non abitato, si esigeva il suo ripristino immediato chiarificandomi tranquillamente che non si trattava dell'averli privati di un uso ormai vecchio ma di una questione di principio propria degli arroganti ma, si capisce, sono questioni che non interessano a nessuno e fin qui, lo sappiamo, i nervosismi sono cattivi consiglieri.
Non avendo assolutamente risposto ad una logica di discussione, altrimenti si sarebbe evitato tutto, è stata fatta causa nei confronti di mia madre, la quale, si è presentata in udienza senza avvocato difensore avendo speranza nella comprensione del giudice che per una cosa così piccola si potesse risolvere il tutto semplicemente con il buon senso.
Condannata al ripristino dello stenditoio, contestato tra l'altro dai neo inquilini dell'appartamento in questione a dimostrazione che la sistemazione fatta da mia madre non precludeva affatto l'utilizzo dello stesso, anzi ne migliorava l'utilizzo, si è vista presentare a seguito del ripristino forzato, la somma di poco più di L.2 milioni per un lavoro che a lei era costato cinquanta mila lire.
Una lezione che penso possa certamente bastare. E invece no.
In seguito, dopo l'avvenuto pagamento, è arrivata la fattura dell'avvocato della controparte che, con atto di precetto, peraltro inutile, visto l'ormai avvenuto ripristino, non si è certo risparmiato, poichè porta la spesa effettiva del tutto (soldi che deve pagare mia madre vedova pensionata) a quasi
£.9.000.000!!!
Mi domando se questo è giusto! 9 milioni per venti centimetri di filo di nylon! peraltro reintegrati. Chiunque, dico chiunque, vedendo coi propri occhi capirebbe al volo la volontà di fare un dispetto e, come si suol dire, di "farla pagare".
La mia domanda a cui vorrei una risposta è la seguente: "è giusto che si possa far pagare un torto subito senza tener debito conto delle PROPORZIONI della questione con l'aiuto di chi dovrebbe credo per etica professionale non gettare acqua sul fuoco ma spegnerla ove possibile? "
Se posso fare qualcosa per rimediare a questa assurda spesa sarei lieto di conoscerla, in caso di interesse, sono pronto a fornire tutti i ragguagli possibili ma, avendo riconosciuto la colpa per quello che è, non vi è null'altro che giustifichi una spesa del genere se non una fattura di un avvocato che mi permetto di dire è scandalosa.
Chiedo scusa della mia rabbia, ma ho diritti e doveri come cittadino della Repubblica italiana, come tutti, ma non trovo giusto gettare i soldi faticosamente guadagnati dalla finestra, credo che questo non faccia piacere a nessuno e che, anche per queste piccole questioni, se la Giustizia interviene, Giustizia sia.
Risposta ADUC
La cifra dovuta da sua madre all'avvocato di controparte e' quella liquidata dal giudice: il resto e' infatti contestabile e conseguentemente sarebbe possibile opporsi al decreto ingiuntivo, dimostrando con la sentenza la cifra effettivamente sancita dal giudice a carico della parte soccombente -rimanendo, il resto, a carico della controparte.
Tuttavia, questa opposizione va presentata in Tribunale, con avvocato: il quale potra' anche valutare l'opportunita' o meno, nel caso specifico, di fare opposizione (che noi supporremmo possibile, ma sembra necessario valutare sui documenti).
Se non si fosse gia' al decreto ingiuntivo, avrebbe potuto decidere il consiglio degli avvocati.
Tuttavia, questa opposizione va presentata in Tribunale, con avvocato: il quale potra' anche valutare l'opportunita' o meno, nel caso specifico, di fare opposizione (che noi supporremmo possibile, ma sembra necessario valutare sui documenti).
Se non si fosse gia' al decreto ingiuntivo, avrebbe potuto decidere il consiglio degli avvocati.
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