Cara ADUC
Incredibili vicende dell’utenza TIM xxxxx
Domanda
30 ottobre 2008
Ho attivato Alice Mobile Broadband UMTS sulla SIM in oggetto, domiciliando le rate sulla mia MasterCard.
In estate il mio istituto di credito mi ha costretto a sostituire detta carta di credito con altra. Ero convinto che detta operazione (unilateralmente imposta dalla banca) comportasse l'eredità sulla nuova carta degli impegni sottoscritti con regolare contratto sulla precedente. A settembre ho ricevuto da TIM - mediante comunicazione criptica, in cui l'unico elemento comprensibile era il numero di telefono xxxxx e dove non figurava alcun riferimento a cui rivolgersi per avere spiegazioni e/o contestare la richiesta, un addebito per un non meglio specificato recesso anticipato, che comportava una penale. Avendo ipotizzato che si trattasse della SIM con Alice UMTS, che era in quel momento funzionante, ho telefonato al 119, dove mi si è confermato che si trattava di quell'utenza e che il problema era il fatto che le rate successive al cambio di carta di credito non erano state pagate. Avendo io fatto presente la mia buona fede e che non riuscivo a capire come potesse essere in atto un recesso su un servizio attivo, la mia interlocutrice - chiamata del 22.9.2008 - mi rassicurava, dicendo che il problema della sostituzione delle carte era diffuso, e che era sufficiente che io mi recassi in un centro TIM per fare richiesta di riattivazione sulla nuova carta e che tutto si sarebbe sistemato. Così ho fatto il 23 settembre, con apposito fax da centro TIM, al quale veniva allegata tutta la necessaria documentazione. Il data 2.10 tentavo di connettermi, ma il collegamento a Internet durava pochi secondi e successivamente risultava impossibile. Il 3.10 ho telefonato al 119, ho rifatto presente la questione, e mi è stato detto che l'accumulo di problemi simili al mio aveva provocato un ritardo, ma che sarei stato contattato per la riattivazione al più presto. Il 18 ottobre sollecitavo la riattivazione via fax all'800600119, fino a decidere in data 23 ottobre di ritirare la richiesta di riattivazione, per rivolgermi ad altro fornitore di servizio più rapido ed efficiente, dichiarandomi ovviamente disponibile al saldo di quanto dovuto per servizi ricevuti, ma diffidando TIM da qualsiasi esazione di penale, dal momento che non vi era stata da parte mia alcuna intenzione di recedere, ma piuttosto sollecitazioni a riattivare il servizio, non soddisfatte. Venivo finalmente contattato in data 27 u.s. e mi veniva perentoriamente dichiarato che quanto in precedenza affermato dal 119 era falso, che quanto da me richiesto era impossibile da soddisfare e che nei casi come il mio la sola soluzione è la penale. Dichiaravo di non aver alcuna intenzione di sottostare a un simile sopruso commerciale.
Ritengo infatti tutta la vicenda molto poco corretta e lesiva dei miei diritti di consumatore:
- mi sono trovato privo di un servizio a cui tenevo particolarmente, al punto di aver prenotato tra fine 2007 e inizio 2008 la necessaria strumentazione con anticipo rispetto alla sua effettiva distribuzione;
- a quale titolo TIM mi invia una richiesta di penale senza mai avermi in precedenza richiesto il pagamento delle singole rate non percepite?
- a quale titolo il mio istituto di credito (Cariparma) e MasterCard (i quali hanno ricevuto copia dell'autorizzazione al prelievo mensile delle rate di un'utenza telefonica) non mi avvisa del problema, pur ricevendo sulla mia vecchia carta di credito più richieste di pagamento omogenee per importo, scadenza e soggetto richiedente?
- a quale titolo i call center del 119 diffondono informazioni false o per lo meno imprecise?
- quante sono le persone nelle mie stesse condizioni alle quali si vorrà imporre un immorale balzello?.
Esigo scuse formali da TIM, MasterCard e Cariparma, oltre all'ovvio annullamento della richiesta di penale. Per parte mia sono disposto a saldare le rate fino all'ultima connessione realizzata - compresi i pochi secondi del 2 ottobre 2008 - e a restituire il materiale in mio possesso che sia di proprietà di TIM.
Marco, da Pino Torinese (TO)
In estate il mio istituto di credito mi ha costretto a sostituire detta carta di credito con altra. Ero convinto che detta operazione (unilateralmente imposta dalla banca) comportasse l'eredità sulla nuova carta degli impegni sottoscritti con regolare contratto sulla precedente. A settembre ho ricevuto da TIM - mediante comunicazione criptica, in cui l'unico elemento comprensibile era il numero di telefono xxxxx e dove non figurava alcun riferimento a cui rivolgersi per avere spiegazioni e/o contestare la richiesta, un addebito per un non meglio specificato recesso anticipato, che comportava una penale. Avendo ipotizzato che si trattasse della SIM con Alice UMTS, che era in quel momento funzionante, ho telefonato al 119, dove mi si è confermato che si trattava di quell'utenza e che il problema era il fatto che le rate successive al cambio di carta di credito non erano state pagate. Avendo io fatto presente la mia buona fede e che non riuscivo a capire come potesse essere in atto un recesso su un servizio attivo, la mia interlocutrice - chiamata del 22.9.2008 - mi rassicurava, dicendo che il problema della sostituzione delle carte era diffuso, e che era sufficiente che io mi recassi in un centro TIM per fare richiesta di riattivazione sulla nuova carta e che tutto si sarebbe sistemato. Così ho fatto il 23 settembre, con apposito fax da centro TIM, al quale veniva allegata tutta la necessaria documentazione. Il data 2.10 tentavo di connettermi, ma il collegamento a Internet durava pochi secondi e successivamente risultava impossibile. Il 3.10 ho telefonato al 119, ho rifatto presente la questione, e mi è stato detto che l'accumulo di problemi simili al mio aveva provocato un ritardo, ma che sarei stato contattato per la riattivazione al più presto. Il 18 ottobre sollecitavo la riattivazione via fax all'800600119, fino a decidere in data 23 ottobre di ritirare la richiesta di riattivazione, per rivolgermi ad altro fornitore di servizio più rapido ed efficiente, dichiarandomi ovviamente disponibile al saldo di quanto dovuto per servizi ricevuti, ma diffidando TIM da qualsiasi esazione di penale, dal momento che non vi era stata da parte mia alcuna intenzione di recedere, ma piuttosto sollecitazioni a riattivare il servizio, non soddisfatte. Venivo finalmente contattato in data 27 u.s. e mi veniva perentoriamente dichiarato che quanto in precedenza affermato dal 119 era falso, che quanto da me richiesto era impossibile da soddisfare e che nei casi come il mio la sola soluzione è la penale. Dichiaravo di non aver alcuna intenzione di sottostare a un simile sopruso commerciale.
Ritengo infatti tutta la vicenda molto poco corretta e lesiva dei miei diritti di consumatore:
- mi sono trovato privo di un servizio a cui tenevo particolarmente, al punto di aver prenotato tra fine 2007 e inizio 2008 la necessaria strumentazione con anticipo rispetto alla sua effettiva distribuzione;
- a quale titolo TIM mi invia una richiesta di penale senza mai avermi in precedenza richiesto il pagamento delle singole rate non percepite?
- a quale titolo il mio istituto di credito (Cariparma) e MasterCard (i quali hanno ricevuto copia dell'autorizzazione al prelievo mensile delle rate di un'utenza telefonica) non mi avvisa del problema, pur ricevendo sulla mia vecchia carta di credito più richieste di pagamento omogenee per importo, scadenza e soggetto richiedente?
- a quale titolo i call center del 119 diffondono informazioni false o per lo meno imprecise?
- quante sono le persone nelle mie stesse condizioni alle quali si vorrà imporre un immorale balzello?.
Esigo scuse formali da TIM, MasterCard e Cariparma, oltre all'ovvio annullamento della richiesta di penale. Per parte mia sono disposto a saldare le rate fino all'ultima connessione realizzata - compresi i pochi secondi del 2 ottobre 2008 - e a restituire il materiale in mio possesso che sia di proprietà di TIM.
Marco, da Pino Torinese (TO)
Risposta ADUC
crediamo che tutto nasca dal fatto che lei dava per scontato che, col cambio di carta di credito, automaticamente i servizi che gravavano sulla precedente carta finissero sulla nuova. Aveva avuto conferma di questo? Se si', il suo interlocutore e' la banca, altrimenti rimane la sua inadempienza per non aver onorato gli impegni col gestore. Ovviamente, pero', questo non giustifica il tempo che le hanno fatto perdere dandole informazioni sbagliate e contrastanti fra loro. Quindi crediamo che debba pagare il dovuto al gestore per quello che deve fino a quando ha usufruito del servizio, il resto no. Si faccia valere con una lettera raccomandata A/R di diffida:
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