Cara ADUC
Caso della discriminazione razziale e di riduzione in schiavitu'
Domanda
30 dicembre 2009
Buon giorno,
Vi sto scrivendo per raccontarVi di un caso limite di discriminazione
razziale e di sfruttamento di manodopera illegale di cui sono stato soggetto
diversi anni fa e per chiedere l’aiuto per risolvere problemi legali quali i
miei aguzzini mi hanno creato in vendetta per la mia disobbedienza e le mie
denunce alle autorità sul caso in questione.
In dicembre 1998 sono venuto in Italia con un visto turistico per 90 giorni.
Prima di venire in Italia conoscevo dove devo andare. Tutti questi 90 gg.
sono stato a lavorare come cameriere, lavapiatti, giardiniere, pulitore,
tuttofare ecc. presso un’azienda agrituristica della provincia di Lecce. Mi
pagavano 10.000 lire (5,16 Euro) al giorno (la durata della giornata
lavorativa di solito variava tra 10 e 12 ore) e mi toglievano anche questi
spiccioli sotto qualsiasi pretesto (un piatto rotto, un lavoro non eseguito
in pochi minuti ecc.). Lavoravo anche tutti i sabati e festivi. Non ho mai
avuto un giorno libero. Alla fine mi pagavano circa 200.000 lire/ (102 Euro)
al mese. Sono stato d’accordo con queste condizioni di lavoro in quanto mi
avevano promesso (ed anche hanno mantenuto questa promessa) di fare
l’autorizzazione al lavoro. Dopo 3 mesi di lavoro in nero, tornai nel mio paese con questo documento in tasca e subito presentai i documenti presso il consolato
italiano. Dopo aver ricevuto il visto, subito, il 5 aprile 1999 sono tornato
in Italia sul mio “posto di lavoro”. Entro 8 giorni dal mio arrivo, ho presentato i documenti in questura per un permesso di soggiorno temporaneo (3 mesi) in attesa della regolarizzazione del rapporto di lavoro.
Purtroppo ai miei “datori di lavoro” non piaceva affatto l’idea di fare un
contratto di lavoro regolare, di pagarmi uno stipendio, di pagare le tasse e
contributi. Loro non volevano parlare del contratto - sempre rispondevano
“dopo vedremo”, mi facevano lavorare per 12-13 ore/giorno ad aprile e
maggio, pero' a giugno e luglio, con arrivo di tanti turisti, è iniziato un
vero inferno per me – mi facevano lavorare per 14-16 ore al giorno, sempre
per quella misera paga in nero (10.000 lire o 5,16 Euro al giorno), anche
ancora più diminuita a causa delle diverse “multe” e i miei “errori”
nell’esecuzione dei lavori e a causa delle spese (cena di un funzionario
della questura ecc.) per la mia regolarizzazione. Di fatto, mi hanno ridotto
in schiavitù.
Solo dopo quasi 1 mese dopo la scadenza del mio primo permesso di soggiorno
temporaneo loro mi hanno dato i documenti da presentare alla questura per il
rinnovo del permesso di soggiorno con la stessa causa (attesa del contratto)
ancora solo per 3 mesi. Vedendo che non vogliono fare un contratto con me e
fanno tutte le cose per continuare la mia riduzione in schiavitù ed evasione
dei contributi, dopo la presentazione dei documenti in questura sono
scappato via da quell’inferno. Questo è successo un giorno, tra l’11 e il 16
agosto 1999 e subito dopo presentai una denuncia all’Ispettorato di Lavoro
di Lecce, denunciando i fatti sopraindicati. Questa mia denuncia in sostanza
è stata accolta ed io sono stato assunto e assicurato (post factum) da
12.04.99 al 10.08.99. Pero' per quel lavoro svolto da me non ho ricevuto
anche fino a oggi nessun stipendio.
Dopo la mia denuncia all’Ispettorato di Lavoro sono andato presso il Centro
di Permanenza Temporanea degli immigrati irregolari “Regina Pacis”. Dopo
aver spiegato la mia tragica situazione al direttore del Centro Don Cesare
Lodeserto, mi hanno permesso di stare nel Centro e di poter uscire fuori per
alcune ore (visto che avevo la ricevuta della presentazione del permesso di
soggiorno). Li' sono stato ad aspettare il rinnovo effettivo del mio permesso
di soggiorno (di nuovo solo per 3 mesi, da quali 1,5 mese erano già passati)
fino al fine del mese di agosto 1999.
Durante la mia permanenza nel suddetto centro 1 volta sola sono tornato
vicino all’azienda agrituristica dei miei aguzzini per prendere alcune mie
cose, che avevo nascosto nei cespugli vicini all’agriturismo. Durante quella
visita non ho visto e non ho parlato con nessuno di quei “datori di lavoro”.
Uscendo dal Centro di Permanenza Temporanea, ho trovato un’altra
sistemazione provvisoria presso una famiglia fuori dalla provincia di Lecce.
All'inizio volevo fare le pratiche giudiziarie contro i miei “datori di
lavoro”. Una volta sola, ai primi di settembre 1999, sono venuto dai “datori
di lavoro” (avvisandoli prima del mio arrivo) per richiedere il pagamento
di almeno qualcosa per i mesi di lavoro svolto in nero. Ho detto a loro
della denuncia effettuata e loro mi hanno proposto circa 250.000 lire (132
Euro) e io dovevo firmare un documento che non ho le pretese contro di loro.
Quando avevo risposto che questa somma è ridicola per 7 mesi di lavoro
(almeno 80-85 ore/settimana) senza festivi e che non firmerò niente, loro
che erano in 3 (marito, moglie - titolari dell’azienda e loro figlio di circa
22 anni, più alto e più forte di me), loro hanno iniziato di gridare che
chiameranno i carabinieri che mi faranno espulsione perché non sono in
regola. Li avevo risposto di chiamarli pure, perché sono a posto e conosco i
miei diritti. Hanno chiamato i carabinieri e hanno detto a loro che io ho
minacciato la signora “ti faccio fuori” e avevo la picchiata. Sicuramente
non sono un campione di karate o di pugilato per poter picchiare da solo 3
persone, tra cui almeno 1 è più giovane e più sportivo di me. Davvero, non
avevo troppo amore per queste persone per quello che mi hanno fatto ed avevo
detto “ti faccio pagare” considerando che secondo la legislazione e la
Costituzione Italiana il lavoro deve essere pagato in denaro. Il senso della
frase “ti faccio fuori” (che non ho mai pronunciato) in ogni caso in quel
momento non potevo neanche comprendere, non avendo delle conoscenze
linguistiche particolari dell’italiano e specialmente delle espressioni
usati negli ambienti malavitosi. Sentendo questa frase detta dalla “datrice
di lavoro” ho pensato che significa qualcosa come “ti faccio buttare fuori”
(come in una discoteca). Quando sono arrivati i carabinieri, mi hanno
accompagnato in caserma, dove ho mostrato i miei documenti e ho fatto una
denuncia ai carabinieri contro i miei “datori di lavoro” per lo sfruttamento
del lavoro irregolare e le condizioni disumane di questo “lavoro”.
Quando sono passati alcuni mesi, avevo lasciato stare tutta questa
situazione, in quanto è un argomento che mi fa molto male ed ho preferito di
dimenticare gli abusi subiti. Nel frattempo ho trovato mia strada, sono
andato in Emilia Romagna, mi sono iscritto all’università, ho iniziato la
vera attività lavorativa. Sono passati più di 10 anni da quando questa
storia era successa. E fino ad oggi, la cercavo di non ricordare. Pero pochi
giorni fa mi arrivata una bella lettera in quale era scritto che sono stato
condannato dal Tribunale di Lecce (sezione di Maglie) di pagare le spese
processuali. Dopo la mia chiamata in tribunale mi hanno risposto, che
secondo una sentenza del aprile 2006 sono stato ritenuto colpevole di aver
causato lesioni personali e di aver minacciato di morte in data 1 settembre
1999 questa mia “datrice di lavoro”.
Ma questo è già sopra ogni pazienza! Sono passati già più di 3,5 anni dopo
di quella sentenza, e solo oggi io la conosco! Dopo il 1999 ho avuto sempre
una residenza stabile in Emilia Romagna, ho sempre pagato le tasse, i
contributi, ho svolto anni di attività lavorativa legale. E adesso conosco
che sono un criminale che ha causato le lesioni ad una signora innocente!
Nessuno dal tribunale mi ha cercato prima di emettere questa sentenza
assurda! Dov’è la giustizia? Come si può condannare uno cittadino (anche se
straniero) senza avvisarlo. A questo punto, in Italia qualsiasi tribunale di
qualsiasi provincia può condannare qualsiasi cittadino residente in un’altra
provincia per un fatto mai commesso e questo cittadino dormirà in calma
ancora per alcuni anni prima che gli arriverà una lettera del tribunale?
Sono “irreperibile”. Per quale motivo? O fosse sono stato un clandestino o
un latitante nel 2006?,
Adesso, dopo di 10 anni di residenza regolare in Italia, di lavoro e di
tasse pagate non ho diritto di fare la domanda per la cittadinanza Italiana
in quanto sono stato condannato per un fatto che non avevo mai commesso.
Prego di aiutarmi di dimostrare la mia innocenza contro le accuse ridicole e
contro una sentenza combinata. Inoltre a questo punto sono costretto di fare
procedimenti conto i miei aguzzini per quanto riguarda l’utilizzo del lavoro
in nero, per quanto riguarda la riduzione in schiavitù e prima di tutto per
quanto riguarda le calunnie.
Saluti distinti
Vi sto scrivendo per raccontarVi di un caso limite di discriminazione
razziale e di sfruttamento di manodopera illegale di cui sono stato soggetto
diversi anni fa e per chiedere l’aiuto per risolvere problemi legali quali i
miei aguzzini mi hanno creato in vendetta per la mia disobbedienza e le mie
denunce alle autorità sul caso in questione.
In dicembre 1998 sono venuto in Italia con un visto turistico per 90 giorni.
Prima di venire in Italia conoscevo dove devo andare. Tutti questi 90 gg.
sono stato a lavorare come cameriere, lavapiatti, giardiniere, pulitore,
tuttofare ecc. presso un’azienda agrituristica della provincia di Lecce. Mi
pagavano 10.000 lire (5,16 Euro) al giorno (la durata della giornata
lavorativa di solito variava tra 10 e 12 ore) e mi toglievano anche questi
spiccioli sotto qualsiasi pretesto (un piatto rotto, un lavoro non eseguito
in pochi minuti ecc.). Lavoravo anche tutti i sabati e festivi. Non ho mai
avuto un giorno libero. Alla fine mi pagavano circa 200.000 lire/ (102 Euro)
al mese. Sono stato d’accordo con queste condizioni di lavoro in quanto mi
avevano promesso (ed anche hanno mantenuto questa promessa) di fare
l’autorizzazione al lavoro. Dopo 3 mesi di lavoro in nero, tornai nel mio paese con questo documento in tasca e subito presentai i documenti presso il consolato
italiano. Dopo aver ricevuto il visto, subito, il 5 aprile 1999 sono tornato
in Italia sul mio “posto di lavoro”. Entro 8 giorni dal mio arrivo, ho presentato i documenti in questura per un permesso di soggiorno temporaneo (3 mesi) in attesa della regolarizzazione del rapporto di lavoro.
Purtroppo ai miei “datori di lavoro” non piaceva affatto l’idea di fare un
contratto di lavoro regolare, di pagarmi uno stipendio, di pagare le tasse e
contributi. Loro non volevano parlare del contratto - sempre rispondevano
“dopo vedremo”, mi facevano lavorare per 12-13 ore/giorno ad aprile e
maggio, pero' a giugno e luglio, con arrivo di tanti turisti, è iniziato un
vero inferno per me – mi facevano lavorare per 14-16 ore al giorno, sempre
per quella misera paga in nero (10.000 lire o 5,16 Euro al giorno), anche
ancora più diminuita a causa delle diverse “multe” e i miei “errori”
nell’esecuzione dei lavori e a causa delle spese (cena di un funzionario
della questura ecc.) per la mia regolarizzazione. Di fatto, mi hanno ridotto
in schiavitù.
Solo dopo quasi 1 mese dopo la scadenza del mio primo permesso di soggiorno
temporaneo loro mi hanno dato i documenti da presentare alla questura per il
rinnovo del permesso di soggiorno con la stessa causa (attesa del contratto)
ancora solo per 3 mesi. Vedendo che non vogliono fare un contratto con me e
fanno tutte le cose per continuare la mia riduzione in schiavitù ed evasione
dei contributi, dopo la presentazione dei documenti in questura sono
scappato via da quell’inferno. Questo è successo un giorno, tra l’11 e il 16
agosto 1999 e subito dopo presentai una denuncia all’Ispettorato di Lavoro
di Lecce, denunciando i fatti sopraindicati. Questa mia denuncia in sostanza
è stata accolta ed io sono stato assunto e assicurato (post factum) da
12.04.99 al 10.08.99. Pero' per quel lavoro svolto da me non ho ricevuto
anche fino a oggi nessun stipendio.
Dopo la mia denuncia all’Ispettorato di Lavoro sono andato presso il Centro
di Permanenza Temporanea degli immigrati irregolari “Regina Pacis”. Dopo
aver spiegato la mia tragica situazione al direttore del Centro Don Cesare
Lodeserto, mi hanno permesso di stare nel Centro e di poter uscire fuori per
alcune ore (visto che avevo la ricevuta della presentazione del permesso di
soggiorno). Li' sono stato ad aspettare il rinnovo effettivo del mio permesso
di soggiorno (di nuovo solo per 3 mesi, da quali 1,5 mese erano già passati)
fino al fine del mese di agosto 1999.
Durante la mia permanenza nel suddetto centro 1 volta sola sono tornato
vicino all’azienda agrituristica dei miei aguzzini per prendere alcune mie
cose, che avevo nascosto nei cespugli vicini all’agriturismo. Durante quella
visita non ho visto e non ho parlato con nessuno di quei “datori di lavoro”.
Uscendo dal Centro di Permanenza Temporanea, ho trovato un’altra
sistemazione provvisoria presso una famiglia fuori dalla provincia di Lecce.
All'inizio volevo fare le pratiche giudiziarie contro i miei “datori di
lavoro”. Una volta sola, ai primi di settembre 1999, sono venuto dai “datori
di lavoro” (avvisandoli prima del mio arrivo) per richiedere il pagamento
di almeno qualcosa per i mesi di lavoro svolto in nero. Ho detto a loro
della denuncia effettuata e loro mi hanno proposto circa 250.000 lire (132
Euro) e io dovevo firmare un documento che non ho le pretese contro di loro.
Quando avevo risposto che questa somma è ridicola per 7 mesi di lavoro
(almeno 80-85 ore/settimana) senza festivi e che non firmerò niente, loro
che erano in 3 (marito, moglie - titolari dell’azienda e loro figlio di circa
22 anni, più alto e più forte di me), loro hanno iniziato di gridare che
chiameranno i carabinieri che mi faranno espulsione perché non sono in
regola. Li avevo risposto di chiamarli pure, perché sono a posto e conosco i
miei diritti. Hanno chiamato i carabinieri e hanno detto a loro che io ho
minacciato la signora “ti faccio fuori” e avevo la picchiata. Sicuramente
non sono un campione di karate o di pugilato per poter picchiare da solo 3
persone, tra cui almeno 1 è più giovane e più sportivo di me. Davvero, non
avevo troppo amore per queste persone per quello che mi hanno fatto ed avevo
detto “ti faccio pagare” considerando che secondo la legislazione e la
Costituzione Italiana il lavoro deve essere pagato in denaro. Il senso della
frase “ti faccio fuori” (che non ho mai pronunciato) in ogni caso in quel
momento non potevo neanche comprendere, non avendo delle conoscenze
linguistiche particolari dell’italiano e specialmente delle espressioni
usati negli ambienti malavitosi. Sentendo questa frase detta dalla “datrice
di lavoro” ho pensato che significa qualcosa come “ti faccio buttare fuori”
(come in una discoteca). Quando sono arrivati i carabinieri, mi hanno
accompagnato in caserma, dove ho mostrato i miei documenti e ho fatto una
denuncia ai carabinieri contro i miei “datori di lavoro” per lo sfruttamento
del lavoro irregolare e le condizioni disumane di questo “lavoro”.
Quando sono passati alcuni mesi, avevo lasciato stare tutta questa
situazione, in quanto è un argomento che mi fa molto male ed ho preferito di
dimenticare gli abusi subiti. Nel frattempo ho trovato mia strada, sono
andato in Emilia Romagna, mi sono iscritto all’università, ho iniziato la
vera attività lavorativa. Sono passati più di 10 anni da quando questa
storia era successa. E fino ad oggi, la cercavo di non ricordare. Pero pochi
giorni fa mi arrivata una bella lettera in quale era scritto che sono stato
condannato dal Tribunale di Lecce (sezione di Maglie) di pagare le spese
processuali. Dopo la mia chiamata in tribunale mi hanno risposto, che
secondo una sentenza del aprile 2006 sono stato ritenuto colpevole di aver
causato lesioni personali e di aver minacciato di morte in data 1 settembre
1999 questa mia “datrice di lavoro”.
Ma questo è già sopra ogni pazienza! Sono passati già più di 3,5 anni dopo
di quella sentenza, e solo oggi io la conosco! Dopo il 1999 ho avuto sempre
una residenza stabile in Emilia Romagna, ho sempre pagato le tasse, i
contributi, ho svolto anni di attività lavorativa legale. E adesso conosco
che sono un criminale che ha causato le lesioni ad una signora innocente!
Nessuno dal tribunale mi ha cercato prima di emettere questa sentenza
assurda! Dov’è la giustizia? Come si può condannare uno cittadino (anche se
straniero) senza avvisarlo. A questo punto, in Italia qualsiasi tribunale di
qualsiasi provincia può condannare qualsiasi cittadino residente in un’altra
provincia per un fatto mai commesso e questo cittadino dormirà in calma
ancora per alcuni anni prima che gli arriverà una lettera del tribunale?
Sono “irreperibile”. Per quale motivo? O fosse sono stato un clandestino o
un latitante nel 2006?,
Adesso, dopo di 10 anni di residenza regolare in Italia, di lavoro e di
tasse pagate non ho diritto di fare la domanda per la cittadinanza Italiana
in quanto sono stato condannato per un fatto che non avevo mai commesso.
Prego di aiutarmi di dimostrare la mia innocenza contro le accuse ridicole e
contro una sentenza combinata. Inoltre a questo punto sono costretto di fare
procedimenti conto i miei aguzzini per quanto riguarda l’utilizzo del lavoro
in nero, per quanto riguarda la riduzione in schiavitù e prima di tutto per
quanto riguarda le calunnie.
Saluti distinti
Risposta ADUC
lei avrebbe dovuto ricevere tutti gli avvisi relativi al procedimento penale instaurato contro di lei, e se lei ha avuto una residenza stabile dal '99 ad oggi, non si capisce come mai ciò non sia avvenuto. Le consigliamo di consultare subito un legale per valutare il da farsi (eventualmente chiedendo all'avvocato se è disponibile a seguirla con il gratuito patrocinio):
http://sosonline.aduc.it/scheda/gratuito+patrocinio+nelle+cause+civili_15498.php
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