Lunedì 8 giugno 2026
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La Colombia paga i contadini per sradicare la coca: sfida ai narcos

Vitadacani · Redazione ·
Susan Duran - Unsplash
Foto: Susan Duran — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Con la produzione di cocaina ai massimi storici, il governo colombiano sperimenta un approccio inedito al problema degli stupefacenti: pagare i coltivatori perché estirpino volontariamente le piantagioni di coca, la materia prima della droga. Come riporta il Digital Journal (articolo originale AFP), tra i beneficiari del programma ci sono Alirio Caicedo e suo figlio Nicolás, che un decennio fa avevano scommesso il loro futuro sulla coca, coltivandone un'ampia estensione contando sul costante appoggio delle organizzazioni criminali. Oggi stanno estirpando quelle stesse piante.

 

I Caicedo e circa 4.000 altre famiglie colombiane hanno stretto un accordo con lo Stato per sostituire la coca con colture alternative, come cacao e caffè. L'iniziativa rientra in un progetto da 14,4 milioni di dollari destinato a ridurre l'offerta di un prodotto ritenuto responsabile di immense sofferenze in un paese dove i gruppi armati costringono le comunità rurali a coltivare coca e a disboscare foreste per farlo. L'obiettivo è eradicare la produzione di coca su 45.000 ettari nelle tre regioni più tormentate dal conflitto, tra cui il Canyon Micay, nel sudovest del paese, dove operano proprio i Caicedo.

 

Per i contadini si tratta di una scommessa rischiosa. Non possono essere certi che le nuove piantagioni — nel caso dei Caicedo si tratta di caffè — andranno a buon fine, né che guerriglieri e altri gruppi armati, i cui proventi dipendono dal traffico di cocaina, li lasceranno lavorare in pace. Con la coca, i Caicedo garantivano alla famiglia un reddito di circa 800 dollari al mese; con il nuovo programma hanno ricevuto un primo pagamento di circa 300 dollari per avviare la coltivazione del caffè, con altri contributi promessi in futuro.

 

Un altro agricoltore, che ha parlato ad AFP a condizione di anonimato, ha espresso dubbi sulla reale efficacia del progetto nelle zone come Argelia, dove i gruppi illegali superano le forze dello Stato in numero di combattenti e armi: i gruppi armati che vivono della coca non avranno alcun interesse a che i contadini smettano di coltivarla.

 

Non mancano le perplessità anche sul piano istituzionale. Il segretario comunale di Argelia, Pablo Daza, ha avvertito che alcuni agricoltori potrebbero tentare di frodare il programma, intascando i soldi e continuando a coltivare coca. Emilio Archila, che ha seguito un progetto analogo — poi fallito — sotto l'ex presidente Iván Duque, ha ricordato che senza un controllo adeguato "le probabilità di sprecare denaro sono piuttosto alte". Gloria Miranda, responsabile del programma colombiano di sostituzione delle coltivazioni illegali, assicura che verrà attivato un monitoraggio satellitare meticoloso e che chiunque non rispetti gli accordi verrà espulso dall'iniziativa. Miranda stessa ha comunque riconosciuto all'AFP che sarebbe ingenuo pensare che questo programma possa mettere fine al narcotraffico "finché esiste un mercato di 20 milioni di consumatori e la cocaina rimane illegale".

 

Il contesto politico è cruciale: Gustavo Petro, primo presidente di sinistra nella storia della Colombia, è entrato in carica nel 2022 con l'obiettivo di sottrarre il paese alla "guerra alla droga" guidata dagli Stati Uniti, ritenuta responsabile di una doppia vittimizzazione delle comunità rurali colombiane, già oppresse dalla violenza dei gruppi criminali. Sotto la sua presidenza, la produzione di cocaina in Colombia — il maggiore esportatore mondiale — ha raggiunto livelli record, trainata da una domanda crescente in Europa e negli Stati Uniti. Diversi tentativi precedenti di convincere i coltivatori a cambiare coltura sono falliti: i gruppi armati hanno seminato il caos e i pagamenti statali si sono presto esauriti.

 

Va ricordato, infine, che la foglia di coca non è usata solo per produrre cocaina: nei paesi andini viene masticata come stimolante o bevuta in infuso per combattere il mal di montagna. La Colombia ha più volte chiesto alle Nazioni Unite di rimuovere la foglia di coca dall'elenco degli stupefacenti nocivi, per poterla commercializzare in prodotti alternativi come fertilizzanti o bevande, ma finora senza risultato.

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