Ue. Un’adesione Potemkin per l’Ucraina?

Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha formalizzato in una lettera di quattro pagine la sua proposta di concedere all’Ucraina una “membership associata” all’Unione europea. L’idea era già stata avanzata al vertice informale di Cipro di fine aprile. L’obiettivo è di accelerare l’integrazione di fatto di Kyiv nell’Ue, anche alla luce dei negoziati in corso con la Russia. L’Ucraina potrebbe sentirsi membro della famiglia anche se ancora in guerra. Secondo Merz, sarebbe una tappa verso la piena adesione. Ma, dietro al pragmatismo, si nasconde una pericolosa trappola: creare una nuova sala d’attesa dove tenere gli ucraini ancora a lungo, forse per sempre. Perché l’Ue non è ancora in grado di riformarsi per un nuovo grande allargamento e manca della volontà politica per affrontare i problemi legati all’adesione dell’Ucraina.
Ventidue anni dopo la riunificazione con i paesi dell’ex blocco di Varsavia e tredici anni dopo l’ultima adesione della Croazia, la domanda rimane sempre la stessa: l’Ue è in grado di mantenere le sue promesse sull’allargamento? La “membership associata” proposta da Merz agli ucraini assomiglia a un’adesione fittizia, come i villaggi di cartapesta fatti costruire dal principe Potemkin per Caterina II di Russia.
Con la sconfitta di Viktor Orban nelle elezioni in Ungheria e l’arrivo di Peter Magyar come primo ministro, il principale ostacolo al processo di adesione dell’Ucraina è stato rimosso. Il veto di Budapest è caduto. A giugno i ventisette Stati membri dovrebbero aprire il primo “cluster” – il primo gruppo di capitoli negoziali – per l’Ucraina e la Moldavia. Nella sua lettera Merz assicura che la “membership associata” per l’Ucraina “significherebbe un passo decisivo nel percorso dell’Ucraina verso la piena membership”. Ma l’uscita di scena di Orban non significa che ci sarà un’adesione accelerata di Kyiv. Dietro le dichiarazioni ufficiali di sostegno all’allargamento, diversi paesi hanno obiezioni legate al livello di corruzione, allo Stato di diritto, alla dimensione del settore agricolo ucraino e alle necessità finanziarie della ricostruzione impossibili da coprire con i fondi del bilancio dell’Ue.
Lo status di membro associato, secondo Merz, dovrebbe includere la partecipazione dei rappresentanti dell’Ucraina al Consiglio europeo, al Consiglio dell’Ue, alla Commissione e al Parlamento europeo, ma senza diritto di voto. L’Ucraina dovrebbe essere integrata gradualmente nell’acquis comunitario, mentre sarebbe esclusa dal bilancio dell’Ue. L’articolo 42.7 del trattato - la clausola di assistenza reciproca in caso di attacco - verrebbe esteso all’Ucraina per creare una garanzia di sicurezza sostanziale, ma solo sulla base di un “impegno politico degli Stati membri”. Merz propone anche un meccanismo di ritorno indietro (”snapback”) in caso di arretramento sullo Stato di diritto da parte dell’Ucraina. Il tutto dovrebbe essere formalizzato da un semplice “accordo politico”, senza trattati di adesione o riforme dei trattati. La membership associata” serve a inviare “un forte segnale politico” di cui l’Ucraina e i suoi cittadini hanno urgentemente bisogno per continuare a difendersi dall’aggressione della Russia, ha scritto Merz
Volodymyr Zelensky ha già rigettato più volte l’idea di una “adesione light” o di una “membership associata”. “Tutti in Europa conoscono la nostra posizione: non abbiamo bisogno di una ‘Ue light’”, ha detto il presidente ucraino a Merz il 14 aprile a Berlino. “Per favore, non cercate un’adesione simbolica all’Ue per l’Ucraina”, ha aggiunto a Cipro il 24 aprile, dopo le discussioni con i leader dell’Ue sulla “membership associata”. “Io non la sostengo. Il popolo non la sostiene. Ne abbiamo avuto abbastanza di alleanze simboliche: il Memorandum di Budapest, garanzie di sicurezza simboliche, un percorso simbolico verso la Nato. Meritiamo la piena adesione a diverse alleanze, certamente all’Ue”, ha detto Zelensky. Il presidente ucraino ritiene di essere in una posizione di forza. Con gli Stati Uniti che stanno abbandonando la sicurezza dell’Europa, l’Ucraina diventa essenziale per la deterrenza di fronte alla minaccia della Russia. Sul piano tecnologico, industriale e militare, è l’unico paese del continente europeo che ha dimostrato di poter combattere una guerra ad alta intensità.
Lungi dal rilanciare le speranze dell’Ucraina di una rapida adesione, la lettera di Merz mostra le difficoltà dell’Ue a mantenere le sue promesse sul processo di allargamento. Il problema principale non sono le riforme che i paesi candidati sono chiamati a realizzare per aderire. E’ lo stesso cancelliere tedesco a indicare la ragione tutta interna che rende il prossimo grande allargamento irrealizzabile. “È ovvio che non saremo in grado di completare il processo di adesione a breve, visti gli innumerevoli ostacoli e le complessità politiche dei processi di ratifica nei vari Stati membri”, ha scritto Merz.
Tra i paesi dei Balcani ci sono stati progressi significativi verso l’adesione. Nei paesi dei Balcani occidentali, persistono problemi seri con Serbia e Macedonia del Nord. La Bosnia-Erzegovina non ha ancora istituzioni in grado di gestire il processo. Il Kosovo non è riconosciuto da tutti gli Stati membri dell’Ue. Ma l’Ue e il Montenegro hanno iniziato il lavoro tecnico per scrivere il trattato di adesione, che potrebbe essere firmato nel 2027 per un’adesione effettiva l’anno successivo. L’Albania è il secondo della fila in termini di riforme e punta a un ingresso entro il 2029. Al ritmo attuale di riforme, la Moldavia e l’Ucraina potrebbero firmare nel 2030.
A non essere pronta all’allargamento è l’Ue. In un discorso il 18 novembre del 2025 al Forum sull’allargamento, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, aveva insistito sulla necessità delle “riforme interne” per permettere all’Ue di continuare a funzionare. Gli Stati membri non hanno ancora iniziato formalmente a discutere. Come evitare la paralisi in un’Ue a 34? Quali conseguenze per il bilancio dell’Ue, la politica di coesione e la politica agricola comune? Il diritto di veto o il numero di commissari attuali hanno ancora senso?
La Commissione avrebbe dovuto presentare una serie di proposte nell’ottobre 2025. Ma Ursula von der Leyen ha deciso di rinviare. Al Consiglio europeo di dicembre, i capi di stato e di governo hanno “invitato” di nuovo alla Commissione di presentare le sue proposte sulle riforme interne (nel giargone dell’Ue “in-depth policy reviews”). Sono passati più di cinque mesi e la Commissione non ha ancora presentato nulla sui “compiti a casa” che l’Ue deve fare per l’allargamento.
Alle riforme interne dell’Ue, si aggiunge il problema Ucraina, considerata da alcuni come troppo grande, pericolosa o corrotta per essere ammessa nell’Ue. Alcuni Stati membri – in particolare quelli più distanti – sono recettivi alla propaganda e alla disinformazione russa. “L’Ucraina è il paese più corrotto d’Europa”, ci ha detto un diplomatico. “Con la libera circolazione ci troveremmo con un milione di ex combattenti, capaci di maneggiare le armi, che possono circolare nell’Ue”, ci ha detto un altro diplomatico. Le accuse, per quanto infondate, riflettono le percezioni in alcune capitali. Tuttavia, l’ostacolo più grande rimane l’ostilità delle opinioni pubbliche nazionali. Nessun leader è disposto a rischia di perdere un referendum o le elezioni per far entrare l’Ucraina.
“Il Montenegro possiamo assorbirlo senza problemi. Forse anche l’Albania. Per l’Ucraina è un altro discorso”, ha spiegato al Mattinale Europeo un alto funzionario della Commissione. L’agricoltura ucraina fa paura: di fronte alle proteste degli agricoltori, l’Ue ha fatto marcia indietro sull’abolizione di tutti i dazi sui prodotti agricoli ucraini, introdotta dopo l’invasione nel 2022. La scorsa settimana, la Commissione ha annunciato che ridurrà le quote di importazione di acciaio esente da dazi dall’Ucraina per proteggersi dalla sovracapacità mondiale. Gli aiuti della coesione per l’Italia, la Spagna e gran parte dei membri dell’Europa centrale e orientale verrebbero spazzati via dalle necessità di ricostruzione ucraine.
Charles Michel, il predecessore di Antonio Costa come presidente del Consiglio europeo, aveva proposto una data “big bang” per il prossimo allargamento: 2030. Il suo obiettivo era mostrare un chiaro traguardo ai paesi candidati, ma anche costringere gli Stati membri dell’Ue ad affrontare le riforme interne politicamente difficili per funzionare con nuovi paesi. C’era un precedente: il grande allargamento del 2004. Von der Leyen e gli altri leader hanno rigettato un nuovo big bang, continuando a nascondersi dietro la formula di “allargamento basato sul merito”. L’Ue non sarà in grado di realizzare le sue ambizioni geopolitiche, finché avrà paura di diventare più grande.
(Dadid Carretta su Il Mattinale europeo)